giovedì 21 settembre 2017

SILVIO LOFFREDO 

Silvio Loffredo nasce nel 1920 nel quartiere parigino di Montparnasse, da una famiglia italiana. Suo padre - Michele Loffredo, napoletano di Torre del Greco - è un pittore professionista e sarà proprio lui a insegnargli i primi segreti del mestiere.

Silvio è letteralmente affascinato dalla figura paterna. Del padre-maestro egli traccia un breve profilo in un libriccino di memorie: «Mio padre in quello studio fu il mio primo insegnante, mi aiutò a capire il colore, la forma e a cristallizzarne la luce sul sottile modellato. Da lui e dal suo realismo alla Corot - Courbet imparai il senso della misura e l'arte di dosare i valori. Era esigente e acuto e dalla sua parlata ironica scendevano come sentenze considerazioni e pensieri lucidi di un temperamento ardente e generoso.»
Dopo aver seguito i corsi di nudo a la Grand Chaumière, nel 1940 viene in Italia per perfezionare gli studi e frequenta l'Istituto d'Arte di Siena e l'Accademia di Belle Arti di Roma e di Firenze.
Nell'immediato dopoguerra torna a Parigi e infine trova a casa a Firenze, la città dove sceglie di rimanere per tutta la vita divenendo una delle figure di riferimento del panorama artistico, amico di Ottone Rosai e Ardengo Soffici, promotore di un continuo scambio di esperienze tra Italia e Francia.
Negli anni cinquanta si reca in Austria ed entra in contatto con Oskar Kokoschka, che diventerà da quel momento il suo maestro e il suo riferimento culturale e che influenzerà fortemente la sua ricerca stilistica.
Partecipa con un'esposizione personale alla XXXII Esposizione internazionale d'arte di Venezia e a numerose edizioni della Quadriennale di Roma. Titolare dal 1973 al 1990 della Cattedra di pittura all'Accademia di belle arti di Firenze, dopo aver insegnato educazione artistica nella scuola media "Piero Calamandrei" della stessa città.

La sua pittura, di impostazione figurativa, si caratterizza per uno stile ironico, libero, molto riconoscibile, di chiara matrice post espressionista. Temi ricorrenti i gatti, i ritratti, i battisteri, immagini di vita in città, i bestiari. Non mancano interpretazioni di nudo femminile, che riflettono la serietà degli specifici studi giovanili.
Sue opere sono conservate presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma e nei musei di New York, Parigi, Bruxelles, Milano, Pisa. Due autoritratti sono esposti alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Muore a Trebiano il 28 luglio 2013.
MELIORE DI JACOPO-IL REDENTORE-GALLERIA DEGLI UFFIZI 
FIRENZE

Il Redentore tra la Vergine e tre santi è un dipinto a tempera e oro su tavola (85x210 cm) firmato e datato 1271 da Meliore di Jacopo.
L'opera, della quale si ignora la collocazione originaria, costituisce forse il più antico esempio italiano di dossale d'altare rettangolare, con la parte centrale cuspidata e a figure allineate poste sotto arcate. Proviene dalla raccolta Stuart e finì a Parma, dove venne scambiata in epoca fascista, assieme ad altre due opere, per la Schiava turca del Parmigianino.
Nel secondo Quattrocento la tavola venne aggiornata con la pittura di serafini entro ghirlande tra gli archi, opera di fattura modesta, che il Longhi indicò nella mano di Cosimo Rosselli.
Dalla critica sono stati notati rapporti di Meliore di Jacopo con la pittura senese dell'epoca. In seguito vi è stata vista una commistione di elementi pisani e lucchesi ed infine Meliore è stato messo in diretto rapporto con i mosaicisti del Battistero fiorentino.
Il dossale, tramite applicazioni a rilievo in pastiglia, simula un'arcata con colonnine e archi trilobati da cui si affacciano quattro santi e, al centro, il Redentore, più alto con una vistosa aureola a rilievo decorata da pastiglie che simulano castoni di pietre preziose, con un motivo che si ritrova anche nel libro che egli tiene in mano. Da sinistra si riconoscono san Pietro (con le chiavi), la Vergine Maria, san Giovanni Evangelista (con il rotolo e con il tipico aspetto giovanile dai tratti quasi femminei) e san Paolo (con la spada). Iscrizioni aiutano a riconoscere le figure. Le figure sono allineate sotto le arcate, ma appaiono semplicemente giustapposte, nella loro iconica fissità bizantina e nella rigidità dei rimandi simmetrici; lontane appaiono ancora infatti le novità di Cimabue e due suoi profeti verosimilmente dislocati nella loggetta sotto il trono della Maestà di Santa Trinita (1280-1290 circa), nella stessa sala del museo.
Notevole è la decorazione dell'oro, sia nelle aureole, che in altri dettagli, come i motivi vegetali e le iscrizioni. I caratteri fisionomici sono abbastanza standardizzati e si ritrovano fedelmente replicati in tutta la produzione del pittore. Numerosi e raffinati sono i grafismi (negli schematici ma elaborati panneggi lumeggiati d'oro, nelle rughe d'espressione del volto, nei tratteggi chiari e scuri che definiscono le ombre), che decorano minuziosamente l'immagine, ma inevitabilmente ne appiattiscono la composizione.

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la Camera dei Deputati aveva approvato la legge sul testamento biologico, ma tutto si è bloccato in Senato. Con il mio "associato a delinquere", Marco Cappato, continuiamo ad aiutare chi vuole essere libero di scegliere, e il processo contro Marco inizierà a novembre.

E' importante non fermarsi ora.

Decideremo le prossime iniziative al XIV Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, che si terrà a Torino il 30 settembre e l'1 ottobre: qui tutte le informazioni.

Anche Carmen, la mamma di "Dj Fabo", sarà con noi.

Dedicheremo un approfondimento speciale al fine vita sabato 30 settembre dalle 14.30 alle 16.45, per confrontarci con rappresentanti di Dignitas, Exit e altre personalità, e per stabilire nuove azioni anche a livello locale.

Il giorno successivo, domenica 1 ottobre sarà invece possibile autenticare gratuitamente il proprio testamento biologico dalle 11.30 alle 14. Per farlo occorre produrre 2 copie del proprio testamento con allegate copie del documento d'identità e del tesserino del codice fiscale. Occorre anche esibire gli originali di questi documenti. 

Per tutta la durata del Congresso i lavori sono aperti a tutti. Sono previste condizioni speciali di pernottamento in albergo, o anche la possibilità di essere ospitati a casa di nostri torinesi.

Sarei felice di poterti incontrare a Torino. Fammi sapere, grazie :-)

Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni





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mercoledì 20 settembre 2017

DUE GRANDI AVVENIMENTI CULTURALI A FIRENZE



Il primo: una straordinaria mostra a PALAZZO STROZZI
Da Michelangelo a Rosso Fiorentino, da Andrea del Sarto a Pontormo e Bronzino, lo splendore del secondo '500 a Firenze sarà al centro di una grande mostra allestita dal 21 settembre al 21 gennaio a Palazzo Strozzi.
Esposte circa 70 opere che metteranno in primo piano la produzione dei più celebrati maestri del tempo, in un confronto serrato tra 'maniera moderna' e Controriforma, sacro e profano, nell'effervescenza culturale fiorita alla corte dei Medici.
Il secondo: una esposizione di opere dello scultore svizzero URS FISCHER in Piazza Signoria
Dopo la statua dorata di Jeff Koons e la maxi tartaruga di Jan Fabre, da settembre in piazza Signoria a Firenze arriva il 'colosso' di Urs Fischer. Si tratta di un'enorme scultura metallica di 12 metri, Big Clay: una sorta di gigantesco totem, che verrà installato in piazza il 22 settembre e ci resterà fino al 21 gennaio. A 'fargli compagnia', sull'arengario di Palazzo Vecchio, tra la riproduzione del David di Michelangelo e quella di Giuditta e Oloferne di Donatello, l'artista svizzero posizionerà due figure in cera, che si consumeranno lentamente per la la durata della mostra, simboli della finitezza umana e della durevolezza dell'arte.
Sono convinto che i miei concittadini, così conservatori e legati al passato, non sapranno apprezzare le opere dell’artista svizzero. Una città come Firenze deve essere legata, questo sì, al suo luminoso passato ma avere un occhio anche al presente ed al futuro. Firenze se non vogliamo vederla addormentarsi e perire specchiandosi in quella che fu deve sapersi aprire a nuove esperienze culturali. Secondo il mio modesto parere è bello vedere la statuaria rinascimentale dialogare con quella contemporanea.
Le opere di URS FISCHER possono o non possono piacere ma queste belle iniziative dobbiamo supportarle e svilupparle per il bene della cultura in generale e di Firenze in particolare.
Vorrei sommessamente porre una domanda: è meglio organizzare le iniziative che ho descritto o, come nella bella e raffinata Torino, un festival dedicato al rutto?


guido michi

FRA BARTOLOMEO-PALA DEL GRAN CONSIGLIO-MUSEO SAN MARCO FIRENZE

La Pala del Gran Consiglio (o Pala della Signoria) è un dipinto a olio su tavola (444x308 cm) di Fra Bartolomeo, databile al 1510 e conservato nel Museo nazionale di San Marco di Firenze.
La grande pala d'altare era stata originariamente commissionata a Filippino Lippi da Pier Soderini, per decorare l'altare su un lato della recentemente costruita Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio (oggi detta Salone dei Cinquecento), sul lato opposto a dove in quegli stessi anni lavoravano Leonardo e Michelangelo rispettivamente alla Battaglia di Anghiari e alla Battaglia di Cascina.
La morte del pittore, nel 1504, che non l'aveva neanche avviata, rese necessaria una nuova commissione, questa volta optando per Fra Bartolomeo, che firmò il contratto il 26 novembre 1510. Al 5 gennaio 1513 la pala doveva aver già raggiunto l'aspetto odierno, poiché è citata come già "disegnata di spalto" nell'atto di divisione della compagnia artistica tra il frate e Mariotto Albertinelli.
I lavori si dovettero irrimediabilmente interrompere con la caduta del governo repubblicano e il ritorno dei Medici nell'agosto 1512, sebbene il nuovo governo fiorentino provò a far completare la pala stanziando ben 100 fiorini il 10 giugno 1513, ma probabilmente l'artista temporeggiò per altri impegni presi e nel frattempo si andava ristrutturando la sala verso ormai nuove funzioni. La pala restò quindi sempre allo stato del disegno preparatorio, già definita nelle ombreggiature ma priva di colore. In seguito venne esposta in San Lorenzo.
Entro la nicchia di una chiesa, Maria si trova in trono col Bambino in grembo e sant'Anna dietro di lei, che ha un gesto di estasi verso l'apparizione della Trinità in alto, tra angeli musicanti e due putti reggi-libro, su cui dovevano probabilmente essere disegnate l'alfa e l'omega. Tutt'intorno si trovano vari santi, tra cui particolarmente vicini al trono san Giovannino e santa Reparata, mentre in basso, al di sotto dei gradini, campeggiano altri due santi inginocchiati uno dei quali, come nella Pala di San Marco dell'Angelico, è rivolto verso lo spettatore. Alla base del trono si trovano poi due angioletti, una citazione da Giovanni Bellini, come nella Pala di San Giobbe o nella Pala di San Zaccaria che Fra Bartolomeo doveva aver visto durante un viaggio a Venezia nel 1508.
Il Vasari lodò ampiamente il dipinto, riportando come vi fossero riportati "...tutti è protettori della città di Fiorenza, e que' Santi che nel giorno loro la città ha aute le sue vittorie", nonché un "ritratto d'esso fra Bartolomeo fattosi in uno specchio".
In base a tali suggerimenti i santi vennero riconosciuti dal Marchese come Anna (dietro la Madonna col Bambino sul trono, giorno della cacciata del Duca d'Atene), Giovanni Battista (patrono cittadino), Giovanni Gualberto (restauratore della diocesi), Reparata (vittoria su Totila), Zanobi (primo santo vescovo), Barnaba (giorno della battaglia di Campaldino), Vito (giorno della battaglia di Cascina) e Antonino Pierozzi (vescovo e santo fiorentino). Wilde vi lesse san Bernardo da Chiaravalle al posto di san Vito: dopotutto la battaglia di Anghiari era già celebrata su una delle pareti.
La preminenza di sant'Anna, protettrice nel cui giorno venne scacciato il tirannico Gualtieri di Brienne (26 luglio 1343) è stata letta come una presa di posizione antimedicea: ciò appare confermato dal fatto che davanti all'altare sarebbe dovuta essere collocata una scultura con il Salvatore di Andrea Sansovino, nel cui giorno, il 9 novembre, era stato cacciato Piero de' Medici nel 1494.
Il tuo aiuto è fondamentale




Ciao,
un potente terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il Messico centrale che ha dichiarato lo stato di emergenza.
Si contano centinaia di vittime tra le quali molti bambini.
I nostri operatori sono già sul posto per portare i primi aiuti.
In questo momento difficile abbiamo bisogno del tuo sostegno, il tuo aiuto è fondamentale.

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Foto di Mario Riccio





in occasione del 28 settembre, giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto, contro le morti per aborto clandestino, insieme ad AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), l’AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), AGITE, SMIC, Vitadidonna onlus, Libere tutte- Firenze, Coordinamento difesa 194-Toscana, Laboratorio per la laicità – Firenze, Il Giardino dei ciliegi – Firenze, Coro Lemusiquorum, Coro Mnemosine, Casa internazionale delle donne, LAIGA, Consulta di Bioetica e UAAR rilanciamo la richiesta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin di poter effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale.

Chiediamo alla Ministra Lorenzin e agli amministratori regionali, di allinearci alle buone pratiche cliniche degli altri paesi europei, ammettendo anche il regime ambulatoriale per la IVG farmacologica, in ragione del diritto delle donne a scegliere e della adeguatezza delle prestazioni.

Ciò comporterebbe un notevole risparmio di risorse, che potrebbero essere  meglio indirizzate per  il potenziamento della rete dei consultori e per la promozione di un più facile accesso alla contraccezione, unica reale prevenzione del ricorso all’aborto.
Mirella Parachini e Filomena Gallo, membro di Direzione e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

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