mercoledì 21 febbraio 2018

FRA BARTOLOMEO-IL TABERNACOLO DEL PUGLIESE-GALLERIA DEGLI UFFIZI FIRENZE

Il Tabernacolo Del Pugliese è un dipinto a tempera su tavola (31x30 cm) di Fra Bartolomeo, databile al 1500 circa.
L'opera è citata dal Vasari che la indica come dipinta per Piero Del Pugliese, che lo utilizzava per coprire una Madonna col Bambino di Donatello, forse la Madonna delle Nuvole a Boston (Janson) o, più probabilmente la Madonna Dudley al Victoria and Albert Museum di Londra (oggi attribuita a Desiderio da Settignano) o un rilievo perduto (Conti).
Quando lo storico aretino scriveva della Madonna si erano già perse le tracce e il tabernacolo si trovava nello scrittoio di Cosimo I. Nel 1589 l'opera era nella Tribuna degli Uffizi sistemata in quadretti a mo' di miniature, su cornici d'ebano.
Il tabernacolo chiuso mostra l'Annunciazione a monocromo e aperto la scena della Circoncisione e della Natività. Il gusto rimanda in più elementi alla pittura fiamminga, come il legno che nella scena della Natività appare proteso verso lo spettatore come se si proiettasse illusionisticamente fuori dalla tavola. Il paesaggio della Natività rimanda a esempi umbri, in particolare di Perugino,  che d'altronde derivano a loro volta dalla pittura fiamminga di Hans Memling e altri.
CARAVAGGIO-IL SACRIFICIO DI ISACCO-GALLERIA DEGLI UFFIZI 
FIRENZE 

Il Sacrificio di Isacco è conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. Secondo il biografo Giovanni Bellori, il dipinto venne commissionato dal cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. I documenti dell'archivio Barberini raccolgono i pagamenti effettuati al pittore, iniziati il 20 maggio 1603 e terminati l'8 gennaio 1604. Il compenso per quest'opera fu di 100 scudi. Nel 1672, Giovanni Pietro Bellori, biografo di Caravaggio, descrisse il dipinto come una raffigurazione di "Abramo, il quale tiene il ferro presso la gola del figliuolo che grida e cade". Sulla base delle analogie tra il modello adolescente che posò per il Sacrificio di Isacco e quello dell'Amore Vincitore di Berlino, ma anche tra il San Giovannino dei Musei Capitolini, e l'angelo della Conversione di Saulo della collezione Odescalchi, Claudio Strinati ha suggerito che il dipinto sia stato eseguito attorno al 1601.
Il modello adolescente che posò in veste di Isacco potrebbe, forse, essere il giovane Cecco Boneri. I suoi lineamenti, simili a quelli degli adolescenti in altri dipinti di Caravaggio, hanno portato ad ipotizzare che Cecco abbia posato per altre opere di questo periodo. Nel caso del Sacrificio di Isacco, il pittore lo avrebbe ritratto non solo in veste di Isacco, ma anche - sembra - in veste di angelo, i cui lineamenti furono però modificati per evitare la presenza di due figure identiche nella tela. Secondo alcuni studiosi (fra i quali Peter Robb)[Quali?], Cecco era anche uno degli amanti di Caravaggio ma le poche prove documentali sugli amanti di Caravaggio riguardano con certezza un certo Giovanni Battista (definito la “bardassa” di Caravaggio durante le deposizioni del processo per diffamazione del 1603) e Lena, una nota prostituta “che sta in piedi a Piazza Navona”, probabilmente modella per la Madonna dei Pellegrini. Va comunque specificato che non vi è alcuna certezza assoluta né circa l'identità dei modelli, né circa l'identità o l'esistenza di aiuti che abbiano posato anche come modelli. La questione resta, dunque, ancora aperta ed è tuttora oggetto di dibattito.
Il dipinto agli Uffizi giunse al museo, nel 1917, come donazione e proveniva dalla collezione della famiglia Sciarra di Roma, e ancora prima dalla Collezione Barberini, nel cui inventario compare già nel 1608.

martedì 20 febbraio 2018

E' VENUTO A MANCARE IL MAESTRO MARIO CACIOTTI.

Noto che a SESTO FIORENTINO questa triste notizia è passata quasi del tutto inosservata. Purtroppo per molti Sestesi l'arte e la cultura sono cose estremamente marginali da non prendere troppo in considerazione. Per questo straordinario pittore non sono state prese iniziative in vita figuriamoci se interessa da morto. Vogliamo far contenti gli abitanti della ridente cittadina della piana ? Allora parliamo di budella, pollo fritto ! Ma di pittura e pittori...... via lasciamo perdere son cose che interessano solo a pochi sfigati.

Per far capire l'importanza del maestro qui di seguito riporto alcuni stralci della sua biografia.
Nato a Calenzano il 24 settembre del 1923, Mario Caciotti si diploma in disegno tecnico alla Scuola Industriale Leonardo Da Vinci di Rifredi dove è allievo di Oreste Zuccoli.
Nel 1941, entrato come disegnatore alle Officine Meccaniche Galileo, comincia a dipingere: lo incoraggiano alcuni colleghi, anch'essi interessati alla pittura, poi i fratelli Ennio e Gino Pozzi con i quali espone a Villa Guicciardini, e Umberto Mannini.
Deve però alternare ai pennelli altre attività: trasferitosi a Sesto Fiorentino, aiuta il padre, trasportatore, e negli anni cinquanta modella e produce sculture ceramiche.
Dal 1960 può dedicarsi completamente alla pittura. Fino al '70 partecipa, spesso con riconoscimenti a numerosi premi e mostre collettive regionali e nazionali: a Firenze nel 1961 ("Mostra Nazionale del Ritratto e Mostra Nazionale arte e sport"), a Roma nel 1964 ("I Rassegna Nazionale di Arti Figurative" - Palazzo delle Esposizione), a Milano, a Piacenza e a Bologna nel 1968 ("Mostra Nazionale Arte Sacra" - Antoniano), a Roma 1967 (III Rassegna Nazionele di Arti Figurative - Palazzo delle Esposizioni), a Dizzasco 1968 (Biennale d'Arte Sacra).
La prima presonale risale al 1958 nella Galleria Proconsolo, a Firenze; ne seguira poi una successiva a Sesto Fiorentino nel 1962. Nel 1972 è accolto da Giovanni March nel gruppo Toscana Arte di Livorno.
Esegue in più occasioni opere di destinazione pubblica, come il grande pannello con ‘Interno notturno di bar‘ oggi ad Espelkamp, e di soggetto religioso, fra le quali la ‘Natività‘ nella Chiesa di S. Giuseppe Artigiano di Sesto Fiorentino; la ‘Via Crucis‘ nella Sacra Famiglia di Prato; l'‘Ultima Cena‘ per la Chiesa dell'Ascensione del signore di Firenze; ancune tele che, per volontà di monsignor Antonio Innocenti, arredano la sede del Ss.mo Sacramento in Vaticano; la ‘Via Crucis‘ nel portico del Santuario di Boccadirio.

Nel 1985 le sue tele sono presenti, accanto a quelle di Mannini e dell'amico Otello Fratoni, alla mostra "Cinque pittori di calenzano", organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Calenzano, a cura di Alessandro Parronchi e Giancarlo Gentilini.
Nel 1988 sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, espone 40 opere nella sala Medievale S. Jacopo a Prato; nel 1990 tiene una personale presso il Palazzo Pretorio di Sesto Fiorentino. Esce nel 1996 la monografia curata da Giancarlo Gentilini, accolta nelle biblioteche dei musei Pecci di Prato, MoMA di New York, e Prado di Madrid.
Nel 2006 il Comune di Calenzano organizza e ospita una mostra personale dal titolo "Genius Loci", grazie alla quale Caciotti sarà conosciuto dal curatore del Contemporary Folk Art Hurm Museum di Savannah, in Georgia; la struttura accoglierà nel 2008, in maniera permanente, una ventina di opere dell'artista.
Nello stesso anno e per volontà degli stessi curatori, è uno dei protagonisti di una mostra itinerante intitolata "Tuscany and its People" che durerà due anni e si sposterà all'interno di importanti musei negli Stati Uniti, da Maiami a New York e Philadelphia.
Nel 2008 vengono esposti una serie di dipinti, che hanno per tema le "bestie feroci". al Museo della Specola di Firenze. Nel 2009 presso la Sala delle Colonne di Pontassieve si tiene la personale del pittore fiorentino intitolata "Un naif espressionista".
Sempre il Comune di Calenzano ospita dal 2010 una mostra permanente di disegni e dipinti nel palazzo comunale e nella stessa sala consiliare.
Voglio ricordare che un opera del maestro CACIOTTI si trova in quel piccolo ed insignificante museo chiamato " GLI UFFIZI"
Oggi il giornale LA NAZIONE in un breve articolo a firma di una autorevole giornalista ha dato la notizia della scomparsa del maestro Caciotti che è stato definito " L'ULTIMO DEGLI IMPRESSIONISTI" al che mi son cadute le braccia e qualcosa d'altro. Io consiglierei l'autorevole giornalista di rinfrescare un po' le sue nozioni sulla storia dell'arte.
Pubblico alcune opere del maestro di ispirazione tipicamente impressionista sic
OTTO NUOVE SALE PER CARAVAGGIO ED IL '600-GALLERIA DEGLI UFFIZI FIRENZE 

Gli Uffizi, a Firenze, si arricchiscono di otto nuove sale per ospitare 50 capolavori di Caravaggio e della pittura del ’600. Si trovano al primo piano dell’ala di levante del museo e hanno nomi suggestivi: «Tra realtà e magia», «Caravaggio e Artemisia», «Caravaggio: La Medusa», «Caravaggio: Il Bacco», «Lume di notte», «Rembrandt e Rubens», «Galileo e i Medici», «Epica Fiorentina». Il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99) è il rosso, che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ’600.


«Otto nuove sale per 50 capolavori che, in qualsiasi altro Paese al mondo - sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt - basterebbero per realizzare un nuovo museo. Il nuovo allestimento si basa su un approccio tematico e artistico che ispira e stimola la curiosità del visitatore. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti, che per gli esperti della materia».

Tra le opere esposte, i tre capolavori di Caravaggio, «Scudo con la testa di Medusa», «Bacco con la coppa di vino» e «Il sacrificio d’Isacco», ma anche «Giuditta che decapita Oloferne» di Artemisia Gentileschi e dipinti celebri di Gherardo delle Notti, Bartolomeo Manfredi, Rubens e Rembrandt e il ritratto di Galileo Galilei di Justus Sustermans.

Matteo Renzi Newsletter


Martedì 20 febbraio 2018

Enews 515




Lunare. Così possiamo definire questa campagna elettorale: lunare.
Guardate i nostri avversari, che non a caso scappano da un confronto diretto.

Berlusconi propone in diretta TV da Fazio di sbloccare il contratto alle forze dell'ordine e fare il riordino delle carriere, incurante del piccolo particolare che questa cosa l'abbiamo fatta noi negli ultimi due anni.

Salvini si propone con la consueta eleganza per guidare il Paese scommettendo sulla vittoria al Sud, sperando che nessuno si ricordi che cosa ha detto per una vita lui del Sud. Qui il video della sua notevole dichiarazione d'amore per Napoli.

Di Maio ha candidato truffatori, scrocconi di case popolari, no vax, falsi dichiarati, santoni o aspiranti tali e persino qualche finto eroe. Però fanno la morale a noi che abbiamo candidato mezzo Governo, da Gentiloni a Padoan; personalità della società civile come Paolo Siani o Lucia Annibali; amministratori e parlamentari uscenti competenti e qualificati.

Lunare.

E in questa campagna lunare noi continuiamo a investire sul buon senso.
All'elettore deluso, incerto, indeciso chiediamo di pensarci bene.
A tutti chiediamo di conoscere il programma prima di decidere.
Pensaci Italia. Pensaci bene. Pensaci se affidarti agli estremisti.

Vogliono far credere che sono tutti uguali. Ma c'è una differenza abissale di concretezza e pragmatismo nelle cose che noi proponiamo e che propongono gli altri. Lo ha spiegato bene in questo post Dario Parrini. Del resto noi abbiamo dei risultati da portare, non solo promesse.
Se poi gli italiani vogliono credere alla flat tax o al reddito di cittadinanza, niente di personale: c'è chi crede anche a Babbo Natale o alla Befana. Noi crediamo alla realtà.
E la realtà ci dice che l'Italia sta cambiando.
Che, passo dopo passo, le cose migliorano come hanno dimostrato i dati economici di questi giorni e da ultimo, la vicenda Meridiana, ben seguita da Graziano Delrio.

Io sono reduce da decine di incontri e vedo un clima di fiducia crescere giorno dopo giorno.
Negli ultimi quattro giorni sono stato a Bari, Matera, Napoli, Giugliano, Roma (pazzesca l'atmosfera dell'Auditorium del Massimo, qui il link dell'evento), Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma. Chiedo a tutti di darci una mano perché la sfida per il primo posto si giocherà su qualche decimale di punto. E se il PD sarà il primo partito, sarà più facile assicurare un futuro prospero all'Italia. È vero che Berlusconi punta al Quirinale per il 2022, è vero che Salvini punta a fare il premier ma quando hanno governato Forza Italia e Lega è finita con lo spread ai massimi, il Paese inginocchiato e il grido di dolore dell'intero sistema industriale.

Nelle prossime ore sarò
  • A Firenze, con Graziano Delrio a parlare di infrastrutture. Mi trasformerò in intervistatore per vedere se riesco a tirar fuori a Graziano almeno alcune delle tante cose che abbiamo fatto senza nemmeno raccontarle. Diretta dalle 12.30 su Facebook. Il sindaco Nardella accompagnerà poi il ministro in un giro di prova della Tramvia. Ecco il link della diretta.
  • Da Giovanni Floris stasera con Eugenio Scalfari.
  • A Radio Capital domani mattina.
  • A Messina domani alle 16.00.
  • A Palermo domani alle 19.00.
  • A Firenze il 22 febbraio, quarto anniversario della nascita del mio governo, per fare un bilancio ma soprattutto parlare di futuro (in diretta su Facebook alle 11.00, sarà un discorso diverso dal solito).
  • A Montecatini con i candidati pistoiesi, alle 13.00.
  • A Siena con Pier Carlo Padoan alle 15.30.
  • Ad Arezzo con i candidati aretini alle 21.00.
  • Venerdì girerò molto di nuovo a Firenze (non vi arrabbiate, è il mio collegio, sono candidato qui). E invito tutti a partecipare alla serata dell'ObiHall di venerdì 23 alle ore 20.30: VOTA IL FUTURO, SCEGLI IL PD, una iniziativa provinciale del PD con tutti i candidati della provincia di Firenze. E chiedo a tutti di venire in compagnia di uno o due indecisi. Perché in queste ore si muovono gli indecisi e dunque ci giochiamo la vittoria e il primo posto.
Altre tappe: Grosseto, Livorno, Torino, Milano prima della fine della settimana.

Poi negli ultimi giorni voglio fare un salto in due collegi simbolici: Pesaro e Rimini dove sono candidati due tra i più visibili truffatori dei cinque stelle. Perché in queste ore i Cinque Stelle stanno provando a nascondere la vergogna di quello che hanno fatto parlando di altro e rilanciando in modo ossessivo scandali veri o presunti. L'uso giudiziario di alcune vicende fa letteralmente schifo. E lo dico oggi, proprio quando la notizia del comportamento incredibile di alcuni magistrati, nella vicenda Consip, finisce quasi nel dimenticatoio. Quando c'era da accusare mio padre o Luca Lotti per giorni la vicenda Consip ha aperto giornali e tg. Adesso che sta venendo fuori una verità raccapricciante, c'è il silenzio o quasi dei principali commentatori. Verrà il giorno in cui tutto sarà più chiaro. E se è vero che gli addetti ai lavori sono riusciti a rinviare il chiarimento a dopo le elezioni, chissà come mai, è altrettanto vero che noi non dimentichiamo ciò che è accaduto. Verrà il giorno della chiarezza.

Quanto a coloro che gridano allo scandalo ogni volta che si apre un'indagine, ripeto lo stesso concetto di sempre: valgono le sentenze, non gli articoli sui giornali. In queste ore l'assoluzione di Silvio Scaglia, nella vicenda raccontata benissimo da Mario Rossetti nel libro "Io non avevo l'avvocato", dovrebbe far vergognare chi in passato si espresse con titoli squallidi nei confronti di quei manager arrestati pur essendo totalmente innocenti.
Quando in campagna elettorale qualcuno sceglie il giustizialismo significa che non gli è rimasto nessun argomento, significa che ha già perso.
Io credo alla giustizia, non al giustizialismo.
E aspetto le sentenze.

Quanto alla vicenda di queste ore. Roberto De Luca si è dimesso da assessore a Salerno dichiarandosi innocente ma lo ha fatto per evitare polemiche pretestuose in campagna elettorale. Su come è stata fatta questa inchiesta, ognuno si farà un'opinione. Qui c'è solo un punto, semplice, chiedo a Luigi Di Maio: dopo aver detto che De Luca è un assassino, sei disponibile a rinunciare pubblicamente all'immunità parlamentare? Sì o no?
Qualcuno farà questa domanda al grillino anti casta?

Perché se i grillini dicono che loro sono il partito degli onesti, ricordo che il PD non prende lezioni da nessuno. Non le prende soprattutto da un partito fondato da un pregiudicato, che ha qualche problema di troppo con l'evasione fiscale e che ha inventato la sceneggiata dei rimborsi ma dimentica di dire che i cinque stelle hanno rinunciato (forse) a 23 milioni in 6 anni. Il PD abolendo la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, ha rinunciato a molto di più. Nel 2010 Bersani incassava 60 milioni di euro dal finanziamento pubblico. Nel 2011 Bersani incassava 57 milioni di euro dal finanziamento pubblico. Nel 2018 noi non incassiamo un centesimo. Chi è che rinuncia di più?
Ma non vi sembra una discussione infantile? Non sarebbe meglio confrontarsi sul futuro anziché sugli scrontrini?
Cari grillini, lasciate la guerra nel fango. E parlate di Europa, parlate di vaccini, parlate di crisi industriali e lavoro, parlate di infrastrutture. Parlate di politica. E vediamo chi ha i candidati credibili e chi no. Del resto basta vedere la presenza in aula in questa legislatura: cliccate qui

Noi continuiamo a parlare di argomenti concreti.
Qui ieri il mio discorso all'iniziativa sulla cultura.
Qui la chiacchierata con Marco Minniti ospiti di Lucia Annunziata.
Qui l'intervista con Massimo Giletti.

Varie dalla rassegna stampa
  • Se paghiamo tutti, paghiamo meno. Il Governo continua nella strada della riduzione del canone Rai.
  • Gli Uffizi sono letteralmente presi d'assalto dai visitatori, merito anche delle nuove sale dedicate al Caravaggio. Con la cultura si mangia, eccome se si mangia...
  • Una giornalista coraggiosa che ci ha onorato della sua presenza alla Leopolda è in prima linea nel testimoniare contro il clan Spada a Ostia. Noi siamo con Federica Angeli, non con Emanuele Dessì candidato dei Cinque Stelle in Lazio Due e amico del clan Spada.
  • Massimo Recalcati scrive un bell'articolo su Repubblica di oggi. Suggerisco la lettura.
  • Yoram Gutgeld è puntuale e preciso. Peccato che in questa campagna elettorale parlare di fatti e di numeri sembra inutile. Ma non lo è, amici. Alla fine la realtà è più forte di ogni mistificazione.
Un sorriso,
Matteo

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lunedì 19 febbraio 2018

LA SPORCA GUERRA DI MUSSOLINI IN GRECIA

Il 16 febbraio 1943 un convoglio di truppe d’occupazione italiana aveva rallentato in una curva, nelle vicinanze del villaggio di Domenikon, in Grecia. I partigiani ellenici, che attendevano il passaggio della colonna, fecero fuoco causando la morte di nove soldati. Come scrisse il gen. Cesare Benelli che comandava la divisione Pinerolo, bisognava dare una punizione esemplare, e così si stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche.

Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All’una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un’ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. La notte e l’indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l’occupazione
L’eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po’ meno scientifico. Domenikon fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali”. L’ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià.
Le autorità greche segnalarono stupri di massa. Azioni di cui praticamente non esistono immagini, memorie sepolte negli archivi militari. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Il capo della polizia di Elassona, Nikolaos Bavaris, scrisse una lettera di denuncia ai comandi italiani e alla Croce rossa internazionale: fu internato, torturato, deportato in Italia. Nel campo di concentramento di Larisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci. Molti morirono di fame, denutrizione, epidemie. Le brande con i materassi di foglie di granturco erano infestate dalle pulci. L’occupazione si caratterizzò per le prevaricazioni continue ai danni di innocenti. La Tessaglia era il granaio greco.

L’esercito italiano eseguiva confische, saccheggi, sequestri. Introdotta la valuta di occupazione, il mercato nero andò alle stelle. La razione di pane si ridusse a 30 grammi al giorno. la carestia indotta dall’amministrazione italiana fece tra i 40 e i 50 mila morti. Nell’intero periodo morirono di fame e malattie tra i 200 e i 300 mila greci. Un altro capitolo poco studiato è la prostituzione: migliaia di donne prese per fame e reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani”. Nel 1946 il ministero greco della Previdenza sociale, nel censire i danni di guerra, calcolò che 400 villaggi avevano subito distruzioni parziali o totali: 200 di questi causati da unità italiane e tedesche, 200 dai soli italiani.

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