mercoledì 4 febbraio 2015

Buddismo e Società n.110 - maggio giugno 2005
L'apertura degli occhi /5
Le cinque comparazioni
Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

Nella prima metà dell'Apertura degli occhi Nichiren delinea l'insegnamento che in seguito [dopo essere stato sistematizzato da Nichikan Shonin] sarebbe stato conosciuto come "le cinque comparazioni". Questa volta vorrei esaminare il significato di queste comparazioni, riassumendo nel contempo quello che abbiamo discusso nelle lezioni precedenti.
Ho già sottolineato che le tre virtù di sovrano, maestro e genitore costituiscono il tema portante dell'Apertura degli occhi. Nichiren prende in esame i vari individui ed esseri che nelle principali filosofie e religioni del suo tempo venivano generalmente rispettati come sovrani, maestri o genitori. In particolare analizza: 1. il Confucianesimo e le altre filosofie e tradizioni religiose della Cina, indicati nel loro insieme come Confucianesimo o scritture non buddiste e definite "scritture esterne"; 2. gli insegnamenti pre-buddisti e non buddisti dell'India, incluso il Bramanesimo, che nel loro complesso sono definiti insegnamenti non buddisti o la "via esterna"; 3. gli insegnamenti del Buddismo, che sono definiti la "via interna". Nichiren analizza a fondo anche ciò che realmente insegnano queste filosofie e religioni, e quale atteggiamento verso la vita esse inducano nelle persone che le seguono. Il motivo della sua indagine è che per giudicare se qualcuno incarna veramente le qualità di sovrano, maestro e genitore bisogna considerare se il particolare insegnamento che egli rappresenta mette in grado chi lo segue di condurre una vita stabile e sicura.
Perciò nell'Apertura degli occhi, approfondendo il tema di sovrano, maestro e genitore, Nichiren analizza chiaramente il tipo di insegnamento e di approccio alla vita che ognuna di queste diverse filosofie e religioni propone. E la sua analisi si focalizza essenzialmente sulla legge causale della vita.

Il cuore della filosofia o della religione sta nel chiarire la causa e l'effetto

Lo scopo delle cinque comparazioni è chiarire quale religione o filosofia può realmente mettere in grado le persone di superare le proprie sofferenze e di raggiungere uno stato di indistruttibile felicità. Queste comparazioni implicano la valutazione dei differenti insegnamenti sulla base della loro interpretazione del funzionamento di causa ed effetto nella vita - in altre parole, della causalità della vita. La causalità della vita indica la causalità che determina la felicità o l'infelicità. In definitiva, corrisponde alla causalità dei dieci mondi, vale a dire alla causalità dell'ottenimento della Buddità che abbiamo esaminato nella scorsa lezione.
Detto con altre parole, le cinque comparazioni indagano sulla superiorità e la profondità relative dei diversi insegnamenti, valutando in che misura uno specifico insegnamento riconosce e segue la causalità che sta alla base della felicità e dell'infelicità.
Per esempio, quando un medico cerca di curare una malattia, se non basa la terapia sulla conoscenza approfondita della causa della malattia può solo aggravare le condizioni del paziente. Analogamente, a meno che le cause fondamentali della sofferenza e dell'infelicità non siano pienamente comprese, gli sforzi per superare la sofferenza e l'infelicità umana finiranno unicamente per peggiorare la situazione.
Il cuore di una religione o di una filosofia sta nel chiarire la causa e l'effetto.
Il Gran maestro T'ien-t'ai cita cinque caratteristiche salienti del Sutra del Loto, da lui definite i cinque principi maggiori di nome, essenza, qualità, funzione e insegnamento.1 Tra questi principi, "qualità" significa la dottrina o l'insegnamento centrale di un sutra, il suo cuore o il suo nucleo. Più specificamente, T'ien-t'ai afferma che esso non è altro che il principio di causa ed effetto.2Il principio di causa ed effetto a cui T'ien-t'ai si riferisce è in realtà la causalità della vita che permette agli individui, la cui vita è immersa nell'infelicità (causa), di rivelare il loro più sublime potenziale interiore, superando le proprie sofferenze e stabilendo uno stato di vita di indistruttibile felicità (effetto).
T'ien-t'ai definì la Legge fondamentale dell'Illuminazione come il "vero aspetto". Egli dice che questo "vero aspetto" (che corrisponde all'"essenza" dei cinque principi maggiori) è insondabile, cioè è al di là del potere di descrizione delle parole e al di là del potere di comprensione della mente. Tuttavia, puntualizza anche che il vero aspetto è inestricabilmente connesso alla causalità dell'ottenimento della Buddità.
Prendendo in prestito una metafora di T'ien-t'ai, il vero aspetto può essere paragonato a uno spazio vasto e sconfinato, mentre causa ed effetto possono essere paragonati ai pilastri e alle travi. Con i pilastri e le travi, lo spazio prende la forma di una stanza. Allo stesso tempo, i pilastri e le travi non possono essere definiti tali fin quando non danno allo spazio la forma di una stanza.3In altre parole, la profondità della dottrina della causalità esposta da un particolare insegnamento è correlata alla profondità della Legge dell'Illuminazione che costituisce la premessa di base di quell'insegnamento.
L'insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo propagato da Nichiren consiste nella fondamentale Legge mistica (myoho) e nella causa e nell'effetto su cui essa si basa (renge). Possiamo considerare quest'unica frase, Nam-myoho-renge-kyo, come l'espressione della Legge fondamentale di causa ed effetto dell'ottenimento della Buddità. Perciò, recitando Nam-myoho-renge-kyo anche una sola volta, in quel preciso istante realizziamo nella nostra vita la causa e l'effetto dell'Illuminazione.
Considerando le tradizioni religiose e filosofiche prese in esame da Nichiren, vediamo che esistono varie differenze tra le loro interpretazioni della causalità della vita. In questo trattato Nichiren valuta la relativa profondità dei loro insegnamenti per mezzo delle cinque comparazioni, chiarendo così che la causalità fondamentale dell'ottenimento della Buddità (Nam-myoho-renge-kyo) è l'insegnamento essenziale che conduce all'Illuminazione tutte le persone dell'Ultimo giorno della Legge.
Vorrei ora discutere il contenuto delle cinque comparazioni sulla base delle affermazioni di Nichiren.

L'insegnamento buddista che consente di costruire il proprio destino per mezzo della volontà e dell'azione

1. Il Buddismo è superiore agli insegnamenti non buddisti

La prima comparazione è tra il Buddismo, la "via interna", e gli insegnamenti non buddisti della Cina e dell'India, la "via esterna".
Il Buddismo insegna che la causa principale che determina la felicità o l'infelicità si trova dentro di noi, e che noi siamo i protagonisti della nostra vita e abbiamo il potere di decidere il nostro destino. Questo è il motivo per cui il Buddismo è chiamato la "via interna".
Per contro, uno sguardo attento alle religioni e alle filosofie non buddiste rivela prima di tutto che alcune di esse non riconoscono il principio di causalità quando si tratta della fortuna o della sfortuna individuali. Alcune espongono dottrine basate sulla casualità o l'indeterminismo, secondo cui ogni cosa è un caso o una coincidenza; altre espongono dottrine basate sul fatalismo o sul determinismo, sostenendo che a prescindere dagli sforzi e dalle azioni dell'individuo ogni cosa è predestinata o predeterminata. Ci sono anche dottrine che assumono una posizione intermedia tra queste due prospettive, come gli insegnamenti dei tre asceti,4 che sono considerati i fondatori delle filosofie non buddiste dell'India. Dottrine analoghe si possono trovare anche nelle varie filosofie e correnti di pensiero che predominano oggi.
Tra le filosofie esaminate da Nichiren ci sono anche quelle che, pur riconoscendo il principio di causalità entro i parametri dell'esistenza presente, non lo rintracciano nel periodo prima della nascita o dopo la morte perché asseriscono che ciò che succede allora è inconoscibile. Questo punto di vista è rappresentato da scuole di pensiero come il Confucianesimo e il Taoismo.5 Tra di esse andrebbe incluso anche il razionalismo occidentale, intimamente collegato allo sviluppo della scienza moderna.
Una filosofia di questo genere non può fornire spiegazioni soddisfacenti a domande del tipo «perché le persone nascono in circostanze differenti?» o «perché vi sono casi in cui gli effetti di azioni buone o cattive non appaiono in questa vita?». Di conseguenza, non sono neanche in grado di rispondere esaurientemente a domande esistenziali del tipo «perché sono nato?» o «qual è lo scopo della mia vita?».
Il Bramanesimo,6 le sei scuole filosofiche7 e gli altri insegnamenti dell'antica India espongono la causalità della vita che opera lungo le tre esistenze di passato, presente e futuro, ma la loro è una causalità tinta di determinismo e di fatalismo, e soggetta a forze esterne come la natura o una divinità che controlla il destino umano. Di conseguenza, questi insegnamenti limitano gravemente la volontà e l'autonomia degli esseri umani.
In sintesi, gli antichi insegnamenti non buddisti dell'India e della Cina o non spiegano la causalità o, se la spiegano, non vanno oltre una dottrina parziale e limitata. Questa è la conclusione di Nichiren. Perciò, nell'Apertura degli occhi, riguardo ai fondatori di queste religioni e filosofie, egli dice: «Sono come bambini che non riescono a capire i principi di causa ed effetto».8Il Buddismo, la "via interna", insegna invece che l'individuo è responsabile di tutto ciò che gli succede. In parole povere, si raccoglie ciò che si è seminato.
La ragione per cui possiamo accettare con serenità l'idea che nella nostra vita opera la severa legge di causa ed effetto è che sappiamo di possedere intrinsecamente dentro di noi un potenziale e un potere di trasformazione illimitati, cioè la natura di Budda. Per continuare a sforzarci di raggiungere la felicità, abbiamo bisogno di sapere che la possibilità di diventare felici esiste dentro di noi.
Il Buddismo, la "via interna", ci permette di risvegliare l'autonomia e la responsabilità personali, cioè di riconoscere che noi abbiamo il potere di costruire il nostro destino per mezzo della nostra volontà e delle azioni che compiamo nel presente.

Il Buddismo mahayana cerca di chiarire la causa per raggiungere la felicità

2. Il Buddismo mahayana è superiore al Buddismo hinayana

Il livello successivo delle cinque comparazioni è la comparazione tra il Buddismo mahayana e quello hinayana. Nell'Apertura degli occhi, però, Nichiren accenna appena a questa particolare comparazione. La menziona di passaggio nella comparazione tra il vero Mahayana e il Mahayana provvisorio, o più specificamente nella comparazione tra l'insegnamento teorico del Sutra del Loto e gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto, quando esprime riprovazione per le persone dei due veicoli (gli ascoltatori della voce e gli illuminati da sé) che praticavano gli insegnamenti hinayana.9 Perciò possiamo considerare inclusa in quest'ultima comparazione anche la comparazione tra il Buddismo mahayana e quello hinayana, benché quest'ultima non venga discussa singolarmente.
Il Buddismo è definito la "via interna"; nondimeno esso comprende un'ampia varietà di insegnamenti. Tra questi, gli insegnamenti hinayana mirano a mettere in grado le persone di liberarsi dai desideri terreni, che sono la causa della sofferenza, e di raggiungere il nirvana - uno stato di suprema pace e tranquillità - attraverso pratiche come l'osservanza dei precetti e la meditazione. Tuttavia, la felicità alla quale aspirano gli insegnamenti hinayana è passiva, poiché essi cercano esclusivamente di eliminare la causa dell'infelicità delle persone. Non cercano invece attivamente di mettere in grado le persone di aprire la strada alla propria felicità, tanto meno di aprire la strada alla felicità degli altri.
Inoltre, dal momento che il Buddismo hinayana individua la causa dell'infelicità nei desideri terreni dei nove mondi, che sono intrinseci alla nostra vita, la sola via per eliminare completamente questi desideri è estinguere totalmente la vita. L'approccio hinayana all'Illuminazione è stato conseguentemente definito come "ridurre il corpo in cenere e annullare la coscienza". Qui sta il limite degli insegnamenti hinayana.
Al contrario, gli insegnamenti mahayana, invece di cercare di eliminare i desideri terreni, sostengono che aprendo e manifestando la saggezza dell'Illuminazione nella nostra vita, contraddistinta dai desideri terreni, possiamo controllare adeguatamente questi desideri e costruire una vita forte, pura e automotivata. Questo è il principio che "i desideri terreni sono Illuminazione". Piuttosto che limitarsi a mettere in grado le persone di eliminare le cause dell'infelicità nella propria vita, gli insegnamenti mahayana mirano attivamente a metterle in grado di trasformare quelle cause in cause per la felicità e di guidare anche gli altri all'Illuminazione.

Il vero Mahayana rivela che tutti gli individui sono dotati della Buddità

3. Il vero Mahayana è superiore al Mahayana provvisorio

Gli insegnamenti mahayana, che cercano di mettere in grado le persone di manifestare le cause per la felicità, possono essere suddivisi in due ulteriori categorie: il vero Mahayana e il Mahayana provvisorio.
Il Sutra del Loto, che costituisce il vero Mahayana, spiega che la vita di tutti gli esseri umani è originariamente dotata del mondo di Buddità, la causa fondamentale della felicità. («Tutti gli esseri viventi possiedono egualmente la natura di Budda»). Il Sutra del Loto chiarisce anche che tutti possono attingere e rivelare la propria natura di Budda. (Nel secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti, sono esposti i quattro aspetti della saggezza del Budda: aprire, mostrare, risvegliare e indurre gli esseri viventi a intraprendere il sentiero della saggezza del Budda10).
Gli insegnamenti mahayana precedenti al Sutra del Loto, che costituiscono il Mahayana provvisorio, affermano che sia le persone dei due veicoli, che sono disprezzate perché cercano solo la propria Illuminazione, sia le persone malvagie e le donne, che sono ritenute incapaci di diventare felici, non sono originariamente dotate della natura buddica. Perciò, questi insegnamenti pongono limiti alle cause della felicità. Essi non sono quindi vero Mahayana ma insegnamenti esposti come espedienti per venire incontro alle convinzioni comuni a quel tempo. Non sono altro che insegnamenti provvisori.
D'altra parte il Sutra del Loto, il vero insegnamento, spiega che la reale Illuminazione del Budda riguarda il fatto che tutte le persone - comprese le persone dei due veicoli, le persone malvagie e le donne - possono egualmente ottenere la Buddità, chiarendo anche la dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita su cui questo insegnamento si basa.
La reale intenzione del Budda è che tutte le persone diventino felici. Ed è nel Sutra del Loto - dove si espone il principio che rende questo possibile - che la vera Illuminazione del Budda viene rivelata direttamente.

L'insegnamento essenziale supera gli errori degli insegnamenti precedenti

4. L'insegnamento essenziale del Sutra del Loto è superiore all'insegnamento teorico del Sutra del Loto

Anche se tutte le persone possiedono nella loro vita il mondo di Buddità - la causa fondamentale della felicità - che riescano o meno a farla emergere realmente è tutta un'altra questione.
Considerato nei termini dell'eternità della vita e del principio di causa ed effetto operante attraverso il passato, il presente e il futuro, lo stato vitale che sperimentiamo nel presente è dovuto alle nostre azioni (karma) di innumerevoli esistenze passate. I sutra precedenti, incluso l'insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto, insegnano che allo scopo di trasformare il nostro karma dobbiamo compiere costantemente buone azioni per un periodo di tempo estremamente lungo, e accumulare così nella nostra vita i benefici derivanti da quelle azioni. Secondo questa visione, per conseguire l'Illuminazione bisogna svolgere la pratica buddista per un periodo di innumerevoli kalpa.
Per di più, questi sutra insegnano che il Budda Shakyamuni ottenne l'Illuminazione per la prima volta nella sua vita in India come risultato di una pratica durata un periodo di tempo incalcolabile. Una simile visione del conseguimento della Buddità mantiene l'errore insito nell'approccio di "rifuggire dai desideri terreni innati nei nove mondi e cercare di eliminarli". Questo approccio afferma che solo estinguendo la nostra vita dei nove mondi (causa) possiamo far emergere la Buddità (effetto).
Al contrario, l'insegnamento essenziale (seconda metà) del Sutra del Loto spiega che Shakyamuni in realtà conseguì la Buddità nel remoto passato - lontano un numero di kalpa corrispondente alle particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi - e poiché la sua vita come bodhisattva è durata ininterrottamente da allora, egli è continuamente apparso in varie forme per insegnare agli esseri viventi. Questo rivela la vera immagine del Budda. In altre parole, sia i nove mondi sia il mondo di Buddità sono inerenti e perenni nella vita del Budda, Shakyamuni.
Con questa spiegazione, l'insegnamento essenziale rivela che noi possiamo manifestare il mondo di Buddità nella nostra vita dei nove mondi così come siamo, e apre in tal modo la via al conseguimento della Buddità nella nostra forma presente.

Fare del Gohonzon il nostro specchio e di Nichiren il nostro modello

5. Il Buddismo della semina è superiore al Buddismo del raccolto

L'insegnamento essenziale del Sutra del Loto apre dunque la via al conseguimento della Buddità nella nostra forma presente. Tuttavia, se consideriamo soltanto il contesto del suo significato letterale e superficiale, vediamo che Shakyamuni fu in grado di acquisire la vita eterna unicamente dopo avere praticato la via del bodhisattva prima della sua Illuminazione nel remoto passato. Per conseguire la vita eterna egli dovette raggiungere il primo stadio della sicurezza,11 che è lo stadio di non regressione. Poi, una volta raggiunto quello stadio, fu capace, con fede risoluta, di vincere totalmente l'oscurità fondamentale o l'illusione, di conseguire la saggezza e di percepire che i nove mondi e il mondo di Buddità sono innati e perenni nella sua vita.
Però, la pratica richiesta per raggiungere il primo stadio della sicurezza è estremamente difficile, come lo è il conseguire la saggezza per percepire realmente il mondo di Buddità nella propria vita. Ciò va molto al di là delle capacità delle persone comuni. Di conseguenza, dal punto di vista del significato letterale, l'insegnamento essenziale non apre direttamente alle persone comuni la via per l'ottenimento della Buddità nella forma presente e il conseguimento dell'Illuminazione in questa vita.
Ma l'insegnamento implicito nelle profondità del sutra - vale a dire il Buddismo di Nichiren - rivela direttamente Nam-myoho-renge-kyo, che è sia la forza motrice che sta alla base della pratica di bodhisattva svolta da Shakyamuni per conseguire il primo stadio della sicurezza nel remoto passato, sia la Legge fondamentale che egli percepì in quel momento. Ricercando e abbracciando con fede questa Legge, una persona comune può immediatamente ottenere il frutto della Buddità.
Nichiren Daishonin ci ha lasciato il Gohonzon, in cui ha raffigurato fedelmente il mondo di Buddità che egli realizzò nella sua stessa vita tramite Nam-myoho-renge-kyo restando al contempo una persona comune. Con il Gohonzon come nostro specchio e Nichiren come nostro modello, possiamo istantaneamente far emergere quello stato illuminato da dentro la nostra vita, attraverso una profonda fede e la fiducia che anche noi possediamo la Buddità.

L'insegnamento di causa ed effetto in un singolo istante di vita

Dunque, la causalità fondamentale è contenuta nella fede forte e profonda di una persona comune. Se la nostra fede è abbastanza forte da vincere l'oscurità fondamentale e l'illusione, allora la nostra vita dei nove mondi manifesterà la sua natura eterna (i nove mondi senza inizio) e noi saremo capaci di ottenere lo stato vitale della Buddità. Avevo parlato di questo alla fine della mia ultima lezione.
Nel Gosho Sul principio mistico della vera causa, Nichiren chiarisce sinteticamente la superiorità e la profondità relative dei vari insegnamenti buddisti sulla base del principio di causa ed effetto. Egli descrive quattro interpretazioni della causalità, la più elevata delle quali è l'«insegnamento di causa ed effetto in un singolo istante di vita».12Gli insegnamenti provvisori, precedenti al Sutra del Loto, che furono insegnati come espedienti temporanei, espongono una visione dell'Illuminazione che rifugge dai desideri terreni dei nove mondi e cerca di eliminarli. Questi insegnamenti sostengono che solo liberandosi dei nove mondi (causa) si può conseguire il mondo di Buddità (effetto). Di conseguenza, dice Nichiren, essi rappresentano un «insegnamento di causa ed effettodi natura difforme».
L'insegnamento teorico del Sutra del Loto, invece, poiché spiega che sia i nove mondi sia il mondo di Buddità sono inerenti nella nostra vita, rappresenta un «insegnamento di causa ed effetto di identica natura», mentre l'insegnamento essenziale del Sutra del Loto, poiché chiarisce che il vero corpo del Budda è caratterizzato sia dai nove mondi sia dal mondo di Buddità che durano eternamente attraverso il passato, il presente e il futuro, rappresenta un «insegnamento di causa ed effetto di eterna coesistenza».
A differenza di tutti questi, l'insegnamento di Nichiren, l'unico insegnamento essenziale nascosto nelle profondità del sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita del Tathagata, spiega che sia i nove mondi sia il mondo di Buddità sono contenuti nella mente di una persona comune che ha fede. Spiega anche che, attraverso la fede, si può manifestare il mondo di Buddità nella propria vita in qualunque momento e conseguire l'Illuminazione nella propria forma presente. Questa è la ragione per cui è chiamato «l'insegnamento di causa ed effetto in un singolo istante di vita».
Nel Buddismo di Nichiren la propria mente, o il proprio pensiero, è indubbiamente il punto fondamentale. Come dice Nichiren: «È il cuore quello che conta».13
Un io che incarna lo scopo fondamentale della vita

Con l'approfondirsi della concezione della causalità attraverso i gradi successivi delle cinque comparazioni, si approfondisce anche il significato del sovrano, maestro e genitore che tutte le persone dovrebbero riverire.
Benché nelle scritture, nelle filosofie e nelle religioni non buddiste dell'India e della Cina antiche vi fossero delle figure ritenute degne di essere rispettate come sovrani, maestri e genitori, i loro insegnamenti non furono in grado di esporre una chiara visione della causalità. Di conseguenza, per quanto ampiamente queste figure fossero riverite e venerate, e per quanto grande fosse l'onnipotenza o l'autorità che si attribuiva loro, esse non erano in grado di fornire alle persone un chiaro scopo nella vita, e i loro seguaci finirono col condurre vite di vana ricerca o di passiva obbedienza all'autorità.
Inoltre, anche all'interno del Buddismo ci sono gli insegnamenti hinayana e gli insegnamenti mahayana provvisori che espongono una visione del conseguimento della Buddità e della causalità che rifugge dai desideri terreni dei nove mondi e cerca di eliminarli. In questi insegnamenti il Budda è venerato come un essere straordinario. I seguaci di questi insegnamenti o si accontentano di vivere col piccolo obiettivo di eliminare semplicemente i propri desideri terreni (nel caso dello Hinayana), o (nel caso del Mahayana provvisorio) conducono una vita di vuota illusione, aspettando di venire salvati da qualche grande Budda di redenzione universale che esiste solo nell'immaginazione. In entrambi i casi, è inevitabile cadere in un modo di vivere passivo.
Il Sutra del Loto, che è il vero Mahayana, rivela invece il vero mutuo possesso dei dieci mondi. Esso chiarisce (nell'insegnamento teorico) che gli esseri viventi dei nove mondi sono dotati anche del mondo di Buddità, e (nell'insegnamento essenziale) che il Budda che conseguì realmente l'Illuminazione nel remoto passato possiede anche i nove mondi. Perciò il Sutra del Loto apre la via che permette alle persone comuni di condurre una vita piena di profonda speranza, grazie alla comprensione del proprio potere di manifestare il supremo stato vitale della Buddità nella propria vita.
Tuttavia, la descrizione del Budda che conseguì l'Illuminazione nel remoto passato è centrata principalmente sull'effetto dell'ottenimento della Buddità completa e perfetta. Di conseguenza, per le persone comuni il Budda rimane unicamente oggetto di venerazione e di idolatria, e non diventa un esempio da seguire cercando di realizzare la causalità dell'ottenimento della Buddità nella propria vita.
Invece, nel Buddismo di Nichiren, lo stesso Nichiren funge da esempio di persona comune che diventa un Budda attraverso il potere della fede, cioè di una forte determinazione interiore. Le lotte di Nichiren, la sua pratica altruista, i suoi voti, il suo cuore di leone - tutte queste cose, descritte nel Gosho, ci mostrano la determinazione risoluta e lo spirito necessari perché una persona comune consegua la Buddità. Ciò risulta chiaro da affermazioni come: «Non hai bisogno di cercare lontano per trovare un esempio»,14 o «Come Nichiren, per esempio».15 
Le cinque comparazioni, poiché chiariscono il principio fondamentale di causa ed effetto, rappresentano una dottrina che espone la meta più elevata e la direzione per migliorare costantemente la propria vita, e in ultima analisi mostrano il supremo sovrano, maestro, e genitore che funge da esempio fondamentale per il conseguimento della Buddità delle persone comuni dell'Ultimo giorno della Legge nella loro esistenza presente.
L'apertura degli occhi è uno scritto che proclama a tutte le persone dell'Ultimo giorno della Legge che Nichiren è il devoto del Sutra del Loto che funge da supremo modello di persona comune che consegue l'Illuminazione. Per questo motivo è considerato il trattato che chiarisce l'oggetto di devozione nei termini della Persona.