giovedì 5 febbraio 2015

Buddismo e Società n.112 - settembre ottobre 2005
L'apertura degli occhi /7
Il devoto del Sutra del Loto
Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

Quando fondò il suo insegnamento (nel 1253), Nichiren Daishonin previde le grandi difficoltà e gli ostacoli che avrebbe inevitabilmente incontrato. Ciononostante, si alzò in piedi come devoto del Sutra del Loto, facendo il voto di risvegliare in sé «il potente e invincibile desiderio della salvezza di tutti gli esseri viventi e di non esitare mai nei [suoi] sforzi».1Questo punto è stato discusso dettagliatamente nella lezione precedente.
Di conseguenza - proprio come egli aveva predetto e come il Sutra del Loto confermava - dovette ingaggiare una battaglia contro un'interminabile serie di persecuzioni. Nichiren scrive: «Sono già passati più di vent'anni da quando ho cominciato a proclamare le mie dottrine. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno ho subìto ripetute persecuzioni. Le persecuzioni minori e le molestie sono troppo numerose per essere contate, ma le persecuzioni maggiori sono quattro».2

Feroci e implacabili persecuzioni sorgono dall'odio e dalla gelosia
«Le persecuzioni maggiori sono quattro», dice Nichiren. Nei due decenni successivi alla proclamazione del suo insegnamento aveva incontrato quattro grandi persecuzioni che minacciarono non solo la sua vita ma la stessa esistenza della comunità dei suoi seguaci. Inutile dire che le quattro grandi persecuzioni a cui si riferisce sono la persecuzione di Matsubagayatsu (1260), l'esilio di Izu (1261), la persecuzione di Komatsubara (1264) e la persecuzione di Tatsunokuchi con il conseguente esilio a Sado (1271).
La persecuzione di Tatsunokuchi e l'esilio a Sado costituiscono però la maggiore oppressione da parte delle autorità. Nichiren venne trascinato sul luogo dell'esecuzione e fu sul punto di essere decapitato, e i suoi seguaci vennero trattati come traditori. La repressione del governo fu talmente dura che il solo fatto di ascoltare gli insegnamenti di Nichiren era passibile di severe punizioni.3
Le quattro persecuzioni maggiori rivelarono chiaramente la malvagità e la brutalità di coloro che complottavano per liberarsi del Daishonin e per distruggere la comunità dei suoi seguaci.
Riguardo ai molti altri attacchi e ostacoli che incontrò, Nichiren scrive: «Le persecuzioni minori e le molestie sono troppo numerose per essere contate». Esse includono le calunnie e gli insulti, le false accuse e le vessazioni, comprese quelle subite dai suoi discepoli che furono gravati di pene pecuniarie o messi al bando. Persecuzioni di questo tipo - che Nichiren definisce «troppo numerose per essere contate» - continuarono senza tregua, mostrando l'implacabilità dei suoi persecutori.
Dopo aver dato una visione d'insieme delle difficoltà che aveva affrontato fino ad allora, Nichiren continua citando vari brani dei sutra e dei commentari per chiarire la vera natura di coloro che lo perseguitavano.
I suoi persecutori erano spinti essenzialmente dall'odio e dalla gelosia; la loro era un'ostilità profonda che scaturiva da un ribollente calderone di complesse emozioni negative. I preti e i seguaci laici delle altre scuole buddiste dell'epoca nutrivano forti sentimenti di risentimento e gelosia verso Nichiren a causa della sua pura e costante dedizione alla pratica dell'insegnamento corretto come devoto del Sutra del Loto. Essi lo odiavano apertamente anche perché aveva confutato gli errori delle loro scuole.
A questo punto Nichiren cita diversi brani del Sutra del Loto che spiegano che l'odio e la gelosia verso il devoto del sutra stanno alla radice delle persecuzioni che devono affrontare coloro che sostengono la Legge nell'Ultimo giorno.4 Tra questi brani troviamo i seguenti: «Poiché odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?»5 (capitolo decimo, Il maestro della Legge); «Vedendo coloro che leggono, recitano, copiano e sostengono questo sutra, [una persona che calunnia l'insegnamento corretto] li [disprezzerà, odierà, invidierà o proverà] rancore nei loro confronti»6 (capitolo terzo, Parabola); «[Il Sutra del Loto] dovrà fronteggiare molta ostilità e sarà difficile credervi»7 (capitolo quattordicesimo, Pratiche pacifiche).
Nichiren cita anche altri brani dei sutra del Loto e del Nirvana che evidenziano come l'odio e la gelosia diano origine a insidiose persecuzioni che si manifestano come calunnie e insulti, false accuse, bandi ed esili, o sotto altre forme di violenza diretta o indiretta mirate a far abbandonare l'insegnamento corretto. Per sottolineare ulteriormente questo punto Nichiren cita anche i commentari di T'ien-t'ai, Miao-lo, Dengyo, Chih-tu (l'autore del Tung-ch'un) e altri.8

Un'epoca in cui regna l'oscurità fondamentale
«Quando a un bambino viene fatto il trattamento con la moxa9 egli invariabilmente si risentirà con sua madre; quando a una persona gravemente malata viene data una buona medicina, questa senza dubbio si lamenterà del suo sapore amaro. Il Sutra del Loto suscita analoghe lamentele, persino durante la vita del Budda. Quanto più severa sarà l'opposizione dopo la sua morte, specialmente nel Medio e nell'Ultimo giorno della Legge e in un paese lontano come il Giappone? Come le montagne si sovrappongono alle montagne e le onde seguono le onde, così le persecuzioni si aggiungono alle persecuzioni e le critiche si aggiungono alle critiche. [...] Ora sono passati più di duecento anni da quando è iniziato l'Ultimo giorno della Legge. Il Budda predisse che le condizioni sarebbero state molto peggiori dopo la sua morte, e ne vediamo i segni nelle liti e nelle dispute che oggi si verificano, poiché prevalgono dottrine irragionevoli. E a riprova del fatto che viviamo in un'era confusa, anziché essere convocato per un dibattito dottrinale con i miei avversari io sono stato esiliato e la mia stessa vita è stata messa in pericolo».10

L'essenza dell'odio e della gelosia di cui parla Nichiren è l'oscurità fondamentale,11 cioè l'ignoranza della Legge mistica e la mancanza di fede in essa.
Come ho discusso nella scorsa lezione, l'Ultimo giorno è caratterizzato dal dilagare della miscredenza nell'insegnamento corretto e delle offese alla Legge. Quando il devoto del Sutra del Loto espone l'insegnamento corretto, l'oscurità fondamentale nella vita delle persone opera come una forza demoniaca. La società in quest'epoca impura rispecchia la descrizione delineata dal Sutra del Loto dei demoni malvagi che entrano nella vita delle persone per perseguitare i praticanti del sutra.
È proprio come dice Nichiren quando scrive: «L'oscurità fondamentale si manifesta come il re demone del sesto cielo».12 Inoltre, in accordo con la sua osservazione che «i demoni malvagi odiano le persone buone»,13 coloro la cui vita è posseduta dai demoni, o dalle funzioni demoniache, tormentano i praticanti dell'insegnamento corretto.
Nichiren afferma anche: «L'intera nazione giapponese odia me, Nichiren [...] tutti, dal sovrano alla gente comune, ribollono di rabbia contro di me come non si era mai visto prima. Questa è la prima volta che l'oscurità fondamentale è emersa nella vita delle persone comuni prigioniere delle illusioni del pensiero e del desiderio».14Nell'Ultimo giorno, quando nella società imperversano le offese alla Legge, i tre ostacoli e i quattro demoni sorgono con intensità ancora maggiore che nel Medio giorno della Legge, durante il quale vissero T'ien-t'ai e Dengyo. Il motivo è che il prevalere delle offese stimola la funzione dell'oscurità fondamentale e rafforza i tre veleni di avidità, collera e stupidità. Di conseguenza, si intensificano l'odio e la gelosia verso il devoto del Sutra del Loto che espone e propaga l'insegnamento corretto.
Nell'Apertura degli occhi Nichiren spiega questo meccanismo usando un'allegoria: «Quando a un bambino viene fatto il trattamento con la moxa, egli invariabilmente si risentirà con sua madre; quando a una persona gravemente malata viene data una buona medicina, essa senza dubbio si lamenterà del suo sapore amaro». Il fatto che uno pratichi il Sutra del Loto e diffonda senza errori la Legge mistica suscita un feroce risentimento in coloro che rifiutano di credervi. Come afferma Nichiren: «[Se i demoni non sorgessero], non ci sarebbe modo di sapere che questo è l'insegnamento corretto».15
Pur non avendo commesso alcun male, il devoto è colpito da continue persecuzioni
La diffamazione è il mezzo con cui gli arroganti cercano di screditare il giusto. Poiché vogliono evitare il dialogo e la discussione e cercano di preservare il proprio prestigio, gli individui di questa sorta ricorrono al meschino espediente di diffondere calunnie e menzogne sui propri nemici. Essi diffamano il giusto tacciandolo d'infamia.
Nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione, c'è la descrizione dei preti arroganti riveriti come santi - cioè il terzo dei tre potenti nemici - che si rivolgono al sovrano, ai ministri e ad altre persone influenti per diffamare il devoto del Sutra del Loto. Anche il Sutra del Nirvana riporta l'episodio di un folto gruppo di non buddisti che andarono dal re Ajatashatru16 per formulare false accuse contro Shakyamuni, affermando per esempio che era avido di danaro e che utilizzava il potere degli incantesimi e della magia. Dichiarando l'esatto opposto della verità, essi denunciarono il Budda come «un uomo di incomparabile malvagità».17
In una società sana ci sono naturalmente persone autorevoli capaci di smascherare queste bugie. Nichiren Daishonin osserva che nel Medio giorno della Legge T'ien-t'ai e Dengyo inizialmente incontrarono varie persecuzioni, ma i sovrani dell'epoca alla fine accertarono e chiarirono la verità, mettendo fine così a ogni vessazione.
Tuttavia, nell'Ultimo giorno della Legge, quando gli insegnamenti buddisti sono travisati e distorti da preti posseduti dai demoni, i governanti hanno perso tanto la capacità quanto la volontà di distinguere tra il bene e il male. Perciò Nichiren scrive: «[...] prevalgono dottrine irragionevoli. E a riprova del fatto che viviamo in un'epoca confusa, anziché essere convocato per un dibattito dottrinale con i miei avversari io sono stato esiliato e la mia stessa vita è stata messa in pericolo». Qui si sta riferendo alla maniera immorale con cui il governo amministrava la giustizia, come dimostra la sua condanna sommaria all'esilio - che equivaleva a una condanna a morte - senza che gli venisse data la legittima possibilità di difendersi dalle accuse che gli erano state mosse.
Nell'attuale epoca democratica, i sovrani che non distinguono la verità possono essere paragonati alle società in cui le persone accettano le menzogne e restano in silenzio quando altri vengono ingiustamente calunniati.
Se si permette che le bugie e i travisamenti circolino incontrollati, non si potrà impedire che le persone li immagazzinino nella loro mente come dei fatti. Una società che non combatte simili distorsioni andrà sicuramente incontro alla corruzione spirituale e al declino. Perciò, nel portare avanti kosen rufu nell'Ultimo giorno, è assolutamente vitale che noi ci impegniamo in discussioni e dialoghi energici e penetranti allo scopo di contrastare l'oscurità fondamentale nella vita degli individui e di combattere l'offesa alla Legge che distrugge lo spirito. Questa è la sola via che ci permetterà di risanare la salute spirituale della società.
Per quanto mi stia concentrando espressamente sull'esempio delle false accuse e delle menzogne usate per attaccare il devoto del Sutra del Loto, riconosco quanto non sia semplice parlare apertamente in ogni circostanza e proclamare la verità in una società corrotta, dove il giusto e l'ingiusto, il bene e il male, vengono confusi. Al contrario, più si difende la verità, più le persecuzioni si intensificano. È come il caso di qualcuno che nei tempi passati avesse sostenuto che la terra girava attorno al sole quando tutti erano fermamente convinti che fosse il sole a girare attorno alla terra. Coloro che difendono la verità incontreranno continue incomprensioni e persecuzioni. In effetti questo è un segno della loro veridicità e della loro integrità.
Discutendo le caratteristiche distintive del devoto del Sutra del Loto nell'Ultimo giorno della Legge, Nichiren scrive: «Se persecuzioni più grandi di quelle sorte durante la vita del Budda continuano a colpire ripetutamente una persona che non è colpevole del minimo errore, si dovrebbe capire che quella persona è un vero devoto del Sutra del Loto nell'epoca successiva alla scomparsa del Budda».18
Sebbene il devoto del Sutra del Loto non abbia commesso alcuna offesa, è continuamente colpito da grandi persecuzioni. Nichiren descrive vividamente questo fatto: «Come le montagne si sovrappongono alle montagne e le onde seguono le onde, così le persecuzioni si aggiungono alle persecuzioni e le critiche si aggiungono alle critiche».
Consapevole fin dall'inizio di dovere inevitabilmente incontrare persecuzioni, Nichiren si alzò da solo coraggiosamente come devoto del Sutra del Loto. Dopo avere condotto una lotta incessante per vent'anni, continuò a esporre l'insegnamento corretto con l'appassionato ruggito di un leone dal suo luogo di esilio nell'isola di Sado.

Sostenere la legge con perseveranza e compassione
«Per quanto riguarda la comprensione del Sutra del Loto, io ho solo una minima parte delle grandi capacità possedute da T'ien-t'ai e Dengyo, ma per la mia capacità di sopportare le persecuzioni e per la mia grande compassione credo che li farei vergognare».19

In questo brano Nichiren descrive la sua identità di devoto del Sutra del Loto. Anche supponendo che T'ien-t'ai e Dengyo fossero superiori a lui per la loro profonda comprensione del Sutra del Loto, Nichiren afferma che lui li supera per la sua perseveranza e la sua compassione.
Ovviamente, nel propagare la Legge mistica nell'Ultimo giorno è importante parlare agli altri sulla base di una profonda comprensione del Sutra del Loto, in altre parole presentare gli insegnamenti e le dottrine del sutra in modo logico e coerente. Perciò, anche se Nichiren riconosce di essere inferiore a T'ien-t'ai e Dengyo nel fornire spiegazioni teoriche lucide e razionali, non sta in alcun modo negando la necessità di simili spiegazioni.
Più importanti, però, sono la perseveranza (cioè la capacità di sopportare persecuzioni) e la compassione, che sono indispensabili per diffondere concretamente la Legge nell'epoca malvagia dell'Ultimo giorno e per aiutare anche coloro che soffrono maggiormente a raggiungere la vera felicità. La perseveranza e la compassione sono come le due facce di una stessa medaglia. La profonda compassione basata sul desiderio di liberare tutte le persone dalla sofferenza genera una forza ineguagliabile che permette di sopportare le persecuzioni e propagare la Legge.
La sopportazione delle persecuzioni e la perseveranza di fronte agli ostacoli non significano uno stato di passiva accettazione. L'Ultimo giorno è un'epoca in cui il male predomina. Coloro che sono consapevoli della propria missione di sconfiggere il male e di risvegliare gli altri alla fondamentale verità della vita devono essere disposti a continuare a lottare davanti a qualunque ostacolo e a qualunque difficoltà. Le loro azioni sono motivate essenzialmente da una compassione maestosa e incrollabile e dal conseguente desiderio di far sì che nell'Ultimo giorno nessuno cada nella sciagurata trappola dell'offesa alla Legge. Questa incrollabile compassione porta direttamente all'Illuminazione di tutte le persone nell'Ultimo giorno.

La gioia della fede basata sul principio di "assumere volontariamente il karma appropriato"
«Con questo mio corpo, ho realizzato le profezie del sutra. Più le autorità governative si accaniscono contro di me, più grande è la mia gioia. Per esempio, vi sono alcuni bodhisattva hinayana, non ancora liberi dall'illusione, che scelgono un cattivokarma per il loro voto compassionevole. Se vedono che il proprio padre e la propria madre sono caduti nell'inferno e stanno soffrendo molto, creeranno deliberatamente il karma appropriato nella speranza di cadere anch'essi nell'inferno per condividere e farsi carico delle loro sofferenze. Perciò la sofferenza per loro è una gioia. Lo stesso vale per me [nel realizzare le profezie]. Benché al presente io debba affrontare delle prove che posso a malapena sopportare, gioisco quando penso che nel futuro eviterò di rinascere nei cattivi sentieri».20

La compassione è la forza motrice che sta dietro la perseveranza, mentre la perseveranza è la prova di una profonda compassione. Per spiegare questo, Nichiren Daishonin introduce il principio di "assumere volontariamente il karma appropriato".
In questo brano Nichiren afferma che la sua perseveranza di fronte a grandi persecuzioni corrisponde al principio dei bodhisattva che assumono volontariamente il karma appropriato scegliendo di addossarsi sofferenze a causa del loro desiderio di condurre gli esseri viventi all'Illuminazione. E proprio come questi bodhisattva considerano una fonte di gioia le sofferenze sperimentate per amore degli esseri viventi, Nichiren dice che anche lui considera il dolore e le difficoltà derivanti dalle sue attuali persecuzioni come una causa di gioia, perché gli permetteranno di evitare di cadere nei cattivi sentieri nelle future esistenze.
L'affermazione di Nichiren che assumere volontariamente il karma appropriato è una fonte di gioia riecheggia il brano finale dell'Apertura degli occhi dove dichiara: «Per ciò che ho fatto, sono stato condannato all'esilio, ma è una piccola sofferenza da sopportare nella vita presente e non vale la pena lamentarsene. Nelle vite future godrò di immensa felicità, un pensiero che mi riempie di gioia».21

Il principio di "assumere volontariamente il karma appropriato" è la logica conclusione del concetto buddista della trasformazione del karma. Detto semplicemente, rappresenta un modo di vivere in cui trasformiamo il karma in missione.
Ogni cosa che accade nella nostra vita ha significato. D'altronde, il modo di vivere buddista è cercare e trovare un senso in tutte le cose. Nulla è futile o insensato. Qualunque possa essere il karma di una persona, esso ha senza alcun dubbio qualche significato profondo.
Non è una questione di mera prospettiva. Cambiare il mondo comincia col cambiare la propria condizione spirituale di base. Questo è un principio chiave del Buddismo. La forte determinazione di trasformare il karma negativo in missione può trasformare radicalmente il mondo reale. Cambiando la nostra condizione interiore possiamo trasformare qualunque sofferenza o difficoltà in una fonte di gioia, considerandola come un mezzo per forgiare e sviluppare la nostra vita. Trasformare persino il dolore in una sorgente di creatività - questo è il modo di vivere di un buddista.
È stato Nichiren Daishonin a insegnarci questa strada fondamentale, tramite la sua stessa vita e le sue azioni di devoto del Sutra del Loto.
Avere uno spirito combattivo è di per sé il sentiero diretto per la felicità. Solo attraverso le sfide e le lotte possiamo sviluppare la nostra forza interiore e costruire una vita veramente creativa. Inoltre, mantenendo una fede incrollabile nell'insegnamento corretto, quali che siano gli ostacoli e le difficoltà che incontriamo, possiamo entrare nell'orbita della felicità per tutta l'eternità. Conseguire la Buddità in questa vita significa stabilire quest'orbita nella nostra vita quotidiana durante l'esistenza presente.
Colui che pratica l'insegnamento corretto e lotta incessantemente per propagare la Legge può essere visto come il supremo modello di umanità che Nichiren Daishonin prospetta sulla base del Sutra del Loto.
Considerate dal punto di vista di una così nobile condizione vitale, tutte le difficoltà diventano l'autentico fondamento dello sviluppo e della crescita individuali. Chi pratica l'insegnamento corretto e sopporta gli ostacoli con la consapevolezza che «[Se i demoni non sorgessero], non ci sarebbe modo di sapere che questo è l'insegnamento corretto»22arriva immancabilmente a personificare la Legge mistica. Un tale individuo raggiunge la vasta condizione vitale in cui può considerare tutte le difficoltà che incontra come "pace e tranquillità"23 e può rallegrarsene con lo spirito trasmesso dal brano di Gosho che recita: «Quanto più grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede».24
Nell'Apertura degli occhi, rivelando chiaramente questa condizione vitale ai suoi seguaci e a tutto il paese, Nichiren cercò di aprire gli occhi di tutte le persone che erano avvolte nell'oscurità fondamentale, e si sforzò anche di trasmettere la gioia purissima sperimentata dal devoto del Sutra del Loto.