sabato 7 febbraio 2015

Buddismo e Società n.113 - novembre dicembre 2005
L'apertura degli occhi /8
Il profondo debito verso il Sutra del Loto
e la protezione ricevuta da coloro che propagano la Legge suprema di Illuminazione universale

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

I requisiti di un devoto del Sutra del LotoPrima di iniziare a discutere del prossimo argomento, vorrei riassumere i punti esaminati fino a qui relativi all'identità di Nichiren Daishonin come devoto del Sutra del Loto dell'Ultimo giorno della Legge.
Il primo e fondamentale requisito del devoto del Sutra del Loto citato da Nichiren è l'aver fatto un voto - il voto di mantenere una salda fede nel Sutra del Loto, l'insegnamento per conseguire l'Illuminazione, e di condividerlo con gli altri, senza curarsi delle difficoltà che potrà incontrare lungo il cammino.
Un secondo requisito è la perseveranza, intesa in particolare come capacità di sopportare persecuzioni. Le caratteristiche distintive di un devoto del Sutra del Loto sono la fedeltà al suo voto e la perseveranza di fronte a enormi ostacoli. Ma la perseveranza non indica una sopportazione passiva bensì una lotta incessante per superare qualunque prova e uscirne vittoriosi.
Come requisito fondamentale, insieme alla perseveranza, Nichiren enumera anche la compassione. Infatti la forza per sopportare le difficoltà deriva dalla compassione per gli altri. Nessuno può piegare la compassione di un devoto del Sutra del Loto determinato a condurre all'Illuminazione tutte le persone dell'Ultimo giorno. Di fronte a una simile compassione anche i più grandi ostacoli, dice Nichiren, «sono soltanto ... polvere al vento».1In ultimo, introducendo il principio buddista di "assumere volontariamente il karma appropriato",2 Nichiren spiega che un devoto che pratica esattamente come insegna il sutra supera serenamente tutte le sofferenze e le difficoltà che fanno parte della vita nell'epoca malvagia dell'Ultimo giorno, e ha una condizione vitale di gioia illimitata.

I dubbi degli altri e i dubbi di Nichiren
«E tuttavia la gente dubita di me e anch'io dubito di me stesso. Perché gli dèi non mi assistono? Gli dèi celesti e le altre divinità guardiane fecero un voto davanti al Budda. Anche se il devoto del Sutra del Loto fosse una scimmia invece che un uomo, dovrebbero trattarlo come il devoto del Sutra del Loto e accorrere per adempiere il voto che fecero davanti al Budda. Il fatto che non lo facciano significa che in realtà io non sono un devoto del Sutra del Loto? Questo dubbio è il punto essenziale di questo mio scritto. E poiché è la questione più importante di tutta la mia vita, lo solleverò più volte e lo approfondirò sempre di più prima di tentare di rispondervi».3
Nichiren aveva fatto un voto, ed era dotato di perseveranza, di compassione e di gioia. Il suo stato di vita era maestoso. Inutile dire, perciò, che egli lottò con la convinzione di essere il devoto del Sutra del Loto dell'Ultimo giorno della Legge. Ciononostante, nell'Apertura degli occhi, pur esprimendo questa ferma convinzione, Nichiren parla anche di seri dubbi. Scrive infatti: «E tuttavia la gente dubita di me e anch'io dubito di me stesso. Perché gli dèi non mi assistono? [...] Il fatto che non lo facciano significa che in realtà io non sono un devoto del Sutra del Loto?».
Si sta chiedendo come mai, se lui è il devoto del Sutra del Loto, le divinità celesti non lo proteggono. Indubbiamente le divinità, in presenza del Budda Shakyamuni, avevano promesso di proteggere immancabilmente il praticante del Sutra del Loto nell'Ultimo giorno, chiunque egli fosse. La mancanza della loro protezione significa dunque che Nichiren non è il devoto del Sutra del Loto?
Questo dubbio è intimamente legato allo scopo per cui Nichiren scrisse questo trattato.
La dura oppressione del governo nei confronti di Nichiren, che culminò nella persecuzione di Tatsunokuchi (la tentata decapitazione del 12 settembre 1271) e nel conseguente esilio a Sado, si rivolse anche all'intera comunità dei credenti. Molti dei suoi seguaci furono vessati e perseguitati. Le autorità li punirono comminando pene pecuniarie, bandendoli o confiscando le loro terre. Di conseguenza, la grande maggioranza dei suoi seguaci di Kamakura abbandonò la fede. Nichiren scrive: «Tra i miei discepoli e seguaci, coloro che sono codardi hanno, per la maggior parte, abbandonato la via o perso lo spirito della fede»,4 e «Novecentonovantanove persone su mille [...] abbandonarono la fede quando io fui arrestato».5Nella società molte persone si chiedevano sarcasticamente perché il Daishonin e i suoi discepoli non godessero della protezione del cielo se Nichiren, come pretendeva, era veramente il devoto del Sutra del Loto. Anche molti dei suoi seguaci di un tempo potrebbero avere nutrito gli stessi dubbi. Coloro che non avevano abbandonato la fede, d'altra parte, benché continuassero ad avere fiducia in lui e a portare avanti coraggiosamente la propria pratica buddista, non sapevano come confutare le critiche degli ex seguaci e degli altri. Probabilmente molti di loro erano amaramente frustrati per questa loro incapacità e desideravano sapere come rispondere alle critiche sulla base della corretta dottrina buddista.
Allo scopo di dissipare l'incertezza e la frustrazione e di istillare nei suoi seguaci fiducia e convinzione, era imperativo che Nichiren fornisse risposte chiare ai dubbi sollevati tanto dai suoi seguaci quanto dal resto della popolazione. La maggior parte di questo trattato è dedicata a chiarire questi dubbi.
Qui, oltre che affrontare i dubbi sollevati dagli altri, Nichiren parla anche dei suoi stessi dubbi. Ovviamente, ciò non significa che egli fosse tentennante o privo di fede. Per quanti dubbi potessero avere le altre persone, compresi molti dei suoi seguaci, Nichiren nell'intimo era fermamente convinto di essere l'unico devoto del Sutra del Loto nell'Ultimo giorno della Legge.
Però, se lui, come diceva, era davvero il devoto, una domanda importante doveva avere una risposta: perché le divinità celesti non entravano in azione per proteggerlo? Appare chiaro che i dubbi di Nichiren riguardano la promessa delle divinità celesti di proteggere coloro che sostengono il Sutra del Loto.
I dubbi degli altri sul fatto che Nichiren fosse davvero il devoto del Sutra del Loto e i suoi stessi dubbi sul motivo per cui le divinità celesti non lo proteggevano sono inestricabilmente connessi.

«Questo dubbio è la questione più importante di tutta la mia vita»
Riguardo al perché, se lui era il devoto del Sutra del Loto, non veniva protetto, Nichiren dice: «Questo dubbio è il punto essenziale di questo mio scritto [...] è la questione più importante di tutta la mia vita».
Dietro le spesse nubi del dubbio che offuscano il cuore delle persone sta il brillante cielo azzurro di una grande convinzione, illuminato dal sole che splende serenamente al di sopra di quelle nubi. Dissipare quel dubbio avrebbe anche aperto la strada per chiarire "l'oggetto di devozione nei termini della Persona". Perciò Nichiren dice: «Lo solleverò più volte e lo approfondirò sempre di più, prima di tentare di rispondervi». Egli mira a risolvere interamente questo dubbio mettendolo prima chiaramente a fuoco. La sua analisi di questo argomento nell'Apertura degli occhi può essere divisa in due parti.
Nella prima parte,6 Nichiren spiega il profondo debito verso il Sutra del Loto che hanno le persone dei due veicoli (gli ascoltatori della voce e gli illuminati da sé), i bodhisattva, gli esseri umani e celesti e gli altri [che insieme fungono da divinità celesti o forze protettive] che poterono conseguire l'Illuminazione per la prima volta solo attraverso l'insegnamento del sutra. Poi intenzionalmente mette in rilievo il dubbio generale che la mancata protezione da parte di questi esseri potrebbe indicare che lui non è il devoto del sutra.
Benché sembri che qui stia rafforzando questo dubbio, Nichiren di fatto sta discutendo la vera natura della protezione delle divinità celesti. Sta evidenziando, cioè, che il motivo che le induce a proteggere il devoto del Sutra del Loto è il loro debito di gratitudine verso il sutra, l'insegnamento grazie al quale conseguirono l'Illuminazione. Nichiren chiarisce anche che il vero devoto del Sutra del Loto è una persona che pratica l'insegnamento per conseguire la Buddità.
Nella seconda parte,7 Nichiren esamina una serie di argomenti tra cui i tre appelli dell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, L'apparizione della torre preziosa, in cui il Budda Shakyamuni esorta tre volte i bodhisattva presenti a propagare il sutra dopo la sua morte; le due ammonizioni del dodicesimo capitolo, Devadatta, in cui Shakyamuni insegna l'Illuminazione di tutte le persone; e il verso di venti righe del tredicesimo capitolo,Esortazione alla devozione, che descrive i tre potenti nemici [che attaccheranno il devoto del Sutra del Loto nell'epoca malvagia dopo la morte del Budda].
Nel corso di questa disamina, Nichiren dimostra che lui stesso sta praticando in completo accordo con il sutra - in altre parole, che sta leggendo il Sutra del Loto con la sua vita. Allo stesso tempo, rivela anche il "brutto volto" dei calunniatori della Legge che prevalgono in tutto il paese e ostacolano la propagazione del Sutra del Loto, l'insegnamento per conseguire la Buddità.8 Qui Nichiren conferma la sua convinzione, basata sui brani del sutra, di essere il devoto del Sutra del Loto, ma data la mancata protezione delle divinità celesti, ancora una volta risolleva il suo dubbio.
Il Daishonin prosegue quindi rispondendo a questi dubbi da vari punti di vista. Vorrei rimandare a un'altra occasione la discussione approfondita di questa seconda parte. Per ora basti dire che il punto principale di questa sezione è che le divinità celesti non proteggono Nichiren perché hanno abbandonato il paese a causa del prevalere dell'offesa alla Legge.
Tuttavia questa risposta è ancora parziale. La vera risposta si trova nel brano che riporta il grande voto di Nichiren e che inizia così: «Questo io affermo. Che gli dèi mi abbandonino. Che tutte le persecuzioni mi assalgano. Io continuerò a dare la mia vita per la Legge!»9. In altre parole, la questione fondamentale non è se lui gode della protezione delle divinità celesti oppure no. Il vero devoto del Sutra del Loto è chi mantiene il grande desiderio dikosen-rufu anche di fronte a enormi ostacoli, e lotta incessantemente per condurre le persone all'Illuminazione in una terra dominata dalle offese alla Legge.
In definitiva, in questa seconda parte diventa chiaro che il devoto del Sutra del Loto incontra enormi persecuzioni perché lotta coraggiosamente contro il male dell'offesa alla Legge e all'insegnamento per conseguire la Buddità. Inoltre, un vero devoto gode la vera protezione delle divinità celesti. Riprenderò di nuovo questo punto dopo avere discusso più in dettaglio la prima parte.

Il profondo debito verso il Sutra del Loto delle persone dei due veicoli
Nella prima parte di questa discussione, Nichiren inizia chiarendo che le persone dei due veicoli, insieme ai bodhisattva e agli esseri umani e celesti, hanno un profondo debito verso il Sutra del Loto perché solo quando Shakyamuni finalmente lo espone essi per la prima volta possono conseguire l'Illuminazione. Per ripagare questo immenso debito di gratitudine promettono, in presenza di Shakyamuni, di proteggere coloro che praticano il Sutra del Loto. È per questo che Nichiren afferma che essi verrebbero naturalmente in aiuto del devoto del Sutra del Loto nell'Ultimo giorno della Legge.
Nichiren poi discute dell'importanza di ripagare i debiti di gratitudine.10 Ripagare i debiti di gratitudine è la virtù umana più elevata. Al contrario, chi dimentica i suoi debiti devierà sicuramente dal sentiero che gli esseri umani dovrebbero seguire. La luce della vera umanità splende in chi riconosce e ripaga i propri debiti di gratitudine. Nichiren afferma che in particolare le persone dei due veicoli, i bodhisattva, gli esseri umani e celesti e gli altri che ascoltarono Shakyamuni predicare il Sutra del Loto, non possono assolutamente aver dimenticato il proprio profondo debito di gratitudine verso quell'insegnamento.
Il primo gruppo che Nichiren prende in esame è quello delle persone dei due veicoli. Qui egli confronta con il Sutra del Loto gli insegnamenti provvisori precedenti. Mentre questi ultimi condannano totalmente le persone dei due veicoli in quanto incapaci di conseguire la Buddità, il Sutra del Loto permette anche a essi di ottenere l'Illuminazione.
Negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto Shakyamuni critica implacabilmente gli ascoltatori della voce. Per dare un esempio di quanto fossero aspre le critiche del Budda, Nichiren dice che quando al venerabile Mahakashyapa, che era un ascoltatore della voce, fu detto che non sarebbe mai stato capace di ottenere l'Illuminazione, il suo pianto e i suoi lamenti riecheggiarono da un capo all'altro del sistema maggiore di mondi.11 I rimproveri di Shakyamuni in realtà sorgevano dalla sua grande compassione. Le persone dei due veicoli avevano dimenticato l'importanza di fare del bene agli altri e si preoccupavano unicamente di se stesse. Shakyamuni perciò desiderava aiutarle a liberarsi dalla loro oscurità interiore e dall'illusione.
Nel Sutra del Loto gli ascoltatori della voce ottengono "la medicina dell'immortalità".12 La loro incapacità di conseguire la Buddità nei sutra precedenti era equivalsa alla loro "morte" come praticanti buddisti. Tuttavia, nel Sutra del Loto essi superano l'insegnamento hinayana di ridurre il corpo in cenere e annullare la coscienza allo scopo di raggiungere il nirvana, e alla fine acquisiscono la saggezza della Legge mistica. Qui sta la loro rinascita come praticanti buddisti. Perciò, il Sutra del Loto è la medicina dell'immortalità.
Nel Sutra del Loto, i quattro grandi ascoltatori della voce,13 ognuno dei quali riceve la profezia del conseguimento dell'Illuminazione, fanno un voto dicendo: «Ora siamo diventati veri ascoltatori della voce».14 Trascendendo il loro io precedente - quello, cioè, di ascoltatori della voce che ascoltavano solo superficialmente la voce del Budda e avevano una comprensione poco profonda di ciò che diceva - essi hanno ora compreso profondamente la vera saggezza del Budda. Dichiarano inoltre che d'ora in avanti, come autentici ascoltatori della voce, lotteranno per permettere a tutte le persone di ascoltare la voce del Budda. Ciò indica la loro rinascita come bodhisattva.
Il loro voto è quello di lottare insieme in uno spirito di unità con il loro maestro. Essi si emancipano dal ristretto regno di contemplazione solitaria, in cui erano concentrati solo sulla propria liberazione, e si innalzano in un regno vasto e illimitato come il cielo, in cui si dedicano alla causa di far conseguire l'Illuminazione a tutti gli esseri viventi. Nello stesso brano del sutra essi sottolineano anche ripetutamente che il debito che hanno verso il Budda è talmente enorme che non potranno mai sperare di ripagarlo completamente.15Nichiren afferma che è assolutamente impossibile che le persone dei due veicoli, che hanno acquisito l'occhio del Budda e l'occhio del Dharma con cui possono penetrare ognuno dei mondi delle dieci direzioni, non vedano un devoto del Sutra del Loto in questo mondo disaha pieno di conflitti.16 Se nell'Ultimo giorno dovesse esistere un devoto del Sutra del Loto, dice Nichiren, allora questi saggi accorrerebbero senza alcun dubbio al suo fianco per proteggerlo, anche se per farlo dovessero attraversare un grande fuoco.17 Altrimenti la predizione del Sutra del Loto sull'ampia propagazione nel quinto periodo di cinquecento anni18 dopo la morte del Budda sarebbe una «pura assurdità».19Nichiren Daishonin si chiede inoltre perché, a dispetto di ciò, le persone dei due veicoli del Sutra del Loto non proteggono il devoto del sutra che sta subendo una grande persecuzione. Si chiede se non siano alleati dei calunniatori della Legge. Criticandoli aspramente per la loro inazione, Nichiren ripetutamente si interroga sul perché non ha ricevuto la loro protezione, e conclude la sua discussione su questo argomento con le parole: «I miei dubbi si fanno più profondi che mai».20
Il profondo debito verso il Sutra del Loto dei bodhisattva e degli esseri umani e celesti
Nichiren prosegue discutendo il profondo debito che hanno verso il Sutra del Loto i bodhisattva e gli esseri umani e celesti.21Mentre sottolinea di nuovo le differenze tra il Sutra del Loto e gli insegnamenti precedenti a esso, qui Nichiren chiarisce inoltre le dottrine esposte nel Sutra del Loto, l'insegnamento per conseguire la Buddità. Egli esamina specificamente la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi22 che si trova nel secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti, e la dottrina del vero conseguimento dell'Illuminazione di Shakyamuni nel remoto passato esposta nel capitolo Durata della vita del Tathagata, il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto. Spiega poi il profondo debito di gratitudine verso il Sutra del Loto dei bodhisattva e degli esseri umani e celesti che furono in grado di conseguire la Buddità tramite questo insegnamento.
Nichiren nota che nessuno dei bodhisattva che compaiono negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto era discepolo di Shakyamuni. Per esempio, i bodhisattva che figurano nel Sutra della Ghirlanda di fiori sono venuti dalle terre del Budda delle dieci direzioni per riunirsi davanti a Shakyamuni subito dopo che questi conseguì per la prima volta l'Illuminazione sotto l'albero della bodhi in India; essi non sono quindi suoi discepoli. Nichiren afferma inoltre che, negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto, Shakyamuni non espone alcun insegnamento superiore alle dottrine predicate da quei bodhisattva.
Nel Sutra del Loto quei bodhisattva uniscono le mani con reverenza di fronte a Shakyamuni e chiedono di poter ascoltare «l'insegnamento della dote perfetta».23 Nichiren spiega che "l'insegnamento della dote perfetta" indica la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi, e non è altro che Nam-myoho-renge-kyo. Egli scrive: «Nella frase "dote perfetta", dote si riferisce al mutuo possesso dei dieci mondi, mentre perfetta significa che, dato che c'è il mutuo possesso dei dieci mondi, ogni mondo contiene tutti gli altri mondi, il che indica che è "perfetto"».24Attraverso il mutuo possesso dei dieci mondi diviene chiaro che ognuno dei dieci mondi manifesta la propria Buddità, e che perciò tutte le persone allo stesso modo hanno il potenziale per conseguire l'Illuminazione. Riguardo al brano del capitolo Espedienti che dice che «i Budda [...] desiderano aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi»,25 Nichiren scrive: «Il termine "tutti gli esseri viventi" qui si riferisce a Shariputra, e si riferisce anche agli icchantika, le persone di incorreggibile miscredenza. Si riferisce anche ai nove mondi».26 In questo modo Nichiren indica con chiarezza che, tramite l'insegnamento della dote perfetta, non solo l'ascoltatore della voce Shariputra ma anche le persone dei nove mondi, incluse quelle di incorreggibile miscredenza, poterono conseguire la Buddità.
Spiega inoltre che aprendo a tutte le persone la via per il conseguimento dell'Illuminazione, Shakyamuni adempì il suo voto di salvare innumerevoli esseri viventi,27 e che tutti i bodhisattva e gli esseri celesti compresero di avere udito nel Sutra del Loto per la prima volta la suprema dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita.28Già a questo punto della predicazione del Sutra del Loto da parte di Shakyamuni ci sono motivi sufficienti perché i bodhisattva considerino il sutra come l'insegnamento supremo. Tuttavia il profondo debito che essi hanno verso il sutra diviene realmente evidente solo quando Shakyamuni, nel capitolo Durata della vita del Tathagata, rivela di avere in effetti conseguito l'Illuminazione nel remoto passato. Questa rivelazione indica che tutti gli altri Budda che appaiono nei diversi sutra sono in realtà emanazioni di Shakyamuni. Di conseguenza, i bodhisattva che sono discepoli di questi Budda in definitiva sono tutti discepoli di Shakyamuni.29Perciò, nel capitolo Durata della vita del Tathagata, tutti i Budda degli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto sono unificati nel Budda che in effetti conseguì l'Illuminazione nel remoto passato. Diviene anche evidente che lo Shakyamuni che conseguì l'Illuminazione nel remoto passato è il Budda che può essere considerato il maestro di tutti i bodhisattva che aspirano all'Illuminazione.
Il Budda che conseguì l'Illuminazione nel remoto passato è il Budda eterno che è una sola cosa con la Legge mistica. Il fatto che venga detto che questo Budda è la vera identità di Shakyamuni, il Budda che visse nell'antica India, indica che tutte le persone possono manifestare nella propria vita il potere dell'eterna Legge mistica, la Legge fondamentale dell'universo. Un Budda è una persona che ha attivato il potere dell'eterna Legge mistica nella propria vita; un Budda è Myoho-renge-kyo. Myoho-renge-kyo è la vera essenza del Budda, è il Budda originale.
Tra tutti i sutra che si dice siano stati esposti da Shakyamuni, l'eterna Legge mistica è rivelata per la prima volta come il seme dell'Illuminazione nel capitolo del Sutra del LotoDurata della vita del Tathagata, sotto forma dell'insegnamento relativo al vero conseguimento della Buddità da parte di Shakyamuni nel remoto passato. Il Budda del capitolo Durata della vita del Tathagata significa Myoho-renge-kyo, che è la vera essenza del Budda. E Myoho-renge-kyo è la Legge della vita innata in tutte le persone, ed è il seme che permette a tutte le persone di conseguire la Buddità. Questo seme è nascosto nelle profondità del capitolo Durata della vita del Tathagata. Questo è il motivo per cui il capitoloDurata della vita del Tathagata è il più alto insegnamento tra tutti i sutra. Nichiren lo loda perciò con queste parole: «Se questo capitolo Durata della vita del Tathagata dovesse mancare, tutti i numerosi sutra sarebbero come il cielo senza il sole o la luna, come un paese senza sovrano, come montagne e fiumi senza gemme o come esseri umani senza spirito».30Questa è la ragione per cui tutti i bodhisattvache aspirano a conseguire l'Illuminazione dovrebbero sentire un profondo debito di gratitudine verso il Sutra del Loto.

Coloro che ignorano il proprio debito non sono altro che "animali dotati di talento"
Può sembrare che i Budda, i bodhisattva e gli esseri umani e celesti abbiano conseguito l'Illuminazione grazie ai vari sutra in cui compaiono, ma in realtà conseguirono l'Illuminazione solo grazie al Sutra del Loto. Il voto universale di salvare innumerevoli esseri viventi fatto da Shakyamuni e dagli altri Budda viene realizzato tramite il Sutra del Loto. Questo è il significato del brano del sutra che afferma che il voto «ora si è realizzato».31«Alla luce di questi fatti, io credo che i devoti e i seguaci dei sutra della Ghirlanda di fiori, della Meditazione, Mahavairochana e degli altri sutra saranno senza dubbio protetti dai Budda, dai bodhisattva e dagli esseri celesti dei rispettivi sutra che essi abbracciano. Ma se i devoti dei sutra Mahavairochana, della Meditazione e degli altri sutra dovessero diventare nemici del devoto del Sutra del Loto, allora i Budda, i bodhisattva e gli esseri celesti li abbandoneranno e proteggeranno il devoto del Sutra del Loto. [...] Io, Nichiren, penso questo. Gli dèi del sole e della luna e le altre divinità erano presenti nei due luoghi e nelle tre assemblee32 quando il Sutra del Loto fu predicato. Se dovesse apparire un devoto del Sutra del Loto, allora, come il ferro è attratto da una calamita o come nell'acqua appare il riflesso della luna, essi accorreranno immediatamente e si addosseranno le sue sofferenze, adempiendo così il voto che fecero in presenza del Budda. Ma non sono ancora venuti a preoccuparsi del mio benessere. Ciò significa che io non sono un devoto del Sutra del Loto? Se è così, allora devo riesaminare ancora una volta il testo del sutra alla luce della mia condotta per capire dove sbaglio».33
Le varie scuole buddiste dei tempi di Nichiren ignoravano che, tra tutti gli insegnamenti di Shakyamuni, il Budda del capitolo Durata della vita del Tathagata è il Budda che dovrebbe essere considerato l'oggetto di devozione nella propria pratica buddista per conseguire l'Illuminazione. Non solo non erano consapevoli di ciò, ma sostenevano interpretazioni arbitrarie che oscuravano ulteriormente e distorcevano il vero insegnamento del Budda.
L'Ultimo giorno della Legge è un'epoca in cui appaiono monaci malvagi che oscurano l'insegnamento corretto. Di conseguenza, la verità del Sutra del Loto viene persa di vista. E alla fine le varie scuole buddiste fanno confusione sul corretto oggetto di devozione.
Nichiren confuta severamente le opinioni sostenute dalle scuole del suo tempo sull'oggetto di devozione e sul conseguimento dell'Illuminazione. Egli dichiara che esse sono fuori strada, poiché non riconoscono il Budda fondamentale esposto nel capitolo Durata della vita del Tathagata che possiede il seme dell'Illuminazione. Nichiren paragona queste scuole sconsiderate all'erede di un grande sovrano che, ingannandosi sull'identità di suo padre, lo disprezza e crede che qualcun altro sia il vero re. E proprio come il figlio che non riconosce suo padre, i seguaci delle scuole che ignorano il Budda del capitolo Durata della vita del Tathagata «non capiscono a chi devono riconoscenza».34 Benché possa sembrare che conoscano bene il Buddismo, Nichiren li denuncia aspramente definendoli nient'altro che «animali dotati di talento».35Tornando al nostro tema principale delle divinità celesti che proteggono il Sutra del Loto, Nichiren esprime la sua convinzione che i bodhisattva che conseguirono l'Illuminazione ascoltando il Sutra del Loto senza dubbio accorrerebbero immediatamente a proteggere il devoto del Sutra del Loto, in accordo con il voto che hanno fatto in presenza del Budda.36Se è così, però, perché non sono apparsi per proteggere lui? Nel riassumere questa prima parte, Nichiren solleva ancora una volta questo dubbio chiedendosi: «Ciò significa che io non sono un devoto del Sutra del Loto?». E arriva al punto di dire: «Se è così, allora devo riesaminare ancora una volta il testo del sutra alla luce della mia condotta per capire dove sbaglio». In questo modo, prepara il terreno per la seconda parte della sua discussione, che io esaminerò in un'altra occasione.

L'oggetto di devozione è l'entità della vita del devoto del Sutra del Loto
La prima parte della discussione di Nichiren si concentra sulla promessa di proteggere coloro che sostengono il Sutra del Loto fatta dalle persone dei due veicoli, dai bodhisattva e dagli altri che appresero per la prima volta nel Sutra del Loto l'insegnamento per conseguire la Buddità e di conseguenza ottennero l'Illuminazione. Possiamo supporre che il suo scopo sia quello di mettere in luce il fatto che il funzionamento protettivo delle divinità celesti è attivato dal potere della Legge mistica, l'insegnamento per conseguire la Buddità.
Detto in un altro modo, la natura fondamentale dell'Illuminazione37 si manifesta come la protezione delle divinità celesti, o il funzionamento protettivo dell'universo. È per questo che si dice che le divinità celesti abbandonano una terra dominata dalle offese alla Legge. Tuttavia, anche in un'era malvagia in cui prevale l'offesa, se c'è un devoto del Sutra del Loto che protegge e propaga la Legge mistica le divinità celesti lo proteggeranno.
Non importa quanto siano malvagi i tempi, le divinità celesti accorreranno al fianco di una persona che lotta per il bene del Buddismo e la proteggeranno immancabilmente. Questo avviene perché quella persona è abbracciata dalla Legge mistica nelle tre esistenze di passato, presente e futuro e diventa un'entità che è una sola cosa con la Legge mistica.
Discutendo la protezione offerta dalle persone dei due veicoli, dai bodhisattva e dagli altri, Nichiren proclama la sua opinione che il devoto del Sutra del Loto è una persona che pratica la Legge mistica, l'insegnamento per conseguire la Buddità, e che combatte le offese alla Legge.
Nell'Ultimo giorno, la Legge mistica si manifesta solo nella vita del devoto del Sutra del Loto. Sia la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi (rivelata nel capitolo Espedienti), sia la Legge mistica che è il seme dell'Illuminazione (esposta nel capitolo Durata della vita del Tathagata attraverso la spiegazione dell'effettivo conseguimento dell'Illuminazione da parte del Budda nel remoto passato) non esistono in nessun altro luogo al di fuori della vita del devoto del Sutra del Loto.
Perciò nella Raccolta degli insegnamenti orali Nichiren Daishonin dice: «L'oggetto di devozione è perciò l'entità dell'intera vita del devoto del Sutra del Loto».38 Possiamo trovare l'oggetto di devozione - che funge da specchio e da guida nella nostra pratica buddista per conseguire l'Illuminazione - nella vita del devoto del Sutra del Loto. È per questo che riferendosi alle due questioni, collegate tra loro, della protezione da parte delle divinità celesti e dell'identità del devoto del Sutra del Loto, Nichiren dice: «Questo dubbio è il punto essenziale di questo mio scritto [...] è la questione più importante di tutta la mia vita». E questo è anche il motivo per cui si dice che L'apertura degli occhi rivela "l'oggetto di devozione nei termini della Persona".