sabato 21 marzo 2015




NESSUNO TOCCHI CAINO
contro la pena di morte........................


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ZIMBABWE: MINISTRO EMMERSON MNANGAGWA, 'ABOLIRE DEL TUTTO LA PENA CAPITALE'
2.  NEWS FLASH: USA: ‘SOLO IL 16% DELLE PERSONE CONDANNATE A MORTE È STATO GIUSTIZIATO’
3.  NEWS FLASH: PAKISTAN: IMPICCATI ALTRI QUATTRO PRIGIONIERI A RAWALPINDI E MIANWALI 4.  NEWS FLASH: BIELORUSSIA: 21ENNE CONDANNATO A MORTE PER OMICIDIO E STUPRO 5.  NEWS FLASH: INDONESIA: PRESIDENTE WIDODO COMMUTA CONDANNA A MORTE IN ERGASTOLO 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : PADOVA: TAVOLA ROTONDA SU ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE NEL MONDO E DELL’ERGASTOLO


ZIMBABWE: MINISTRO EMMERSON MNANGAGWA, 'ABOLIRE DEL TUTTO LA PENA CAPITALE'
13 marzo 2015: intervenendo a un meeting sulla Costituzione a Marondera, il Presidente facente funzione dello Zimbabwe, oltre che Ministro della Giustizia, degli Affari Legali e Parlamentari, Emmerson Mnangagwa, ha ribadito di volere la pena di morte “totalmente” abolita dalla Costituzione.

La nuova Costituzione ha messo fuorilegge la pena di morte per le donne e gli uomini minori di 18 anni e ultra settantenni. Ma Mnangagwa, da sempre contrario alla pena capitale, ha detto che la forca va risparmiata anche per gli uomini per i quali l’esecuzione è consentita.
“Sono felice che le donne siano state escluse dalla pena di morte, ma ora io sto lottando perché anche voi uomini non possiate essere impiccati”, ha detto tra gli applausi dalla folla.
“I miei colleghi possono dire quello che vogliono, ma io penso che il progresso della società è abolire la pena di morte, ferme restando le pesanti sanzioni per coloro che commettono reati gravi come omicidio, rapina e così via… I tribunali possono condannarli addirittura all'ergastolo, non sono contrario a questo, lo sostengo, sono solo contro l'esecuzione di un essere umano, perché ho sperimentato questo, ho rischiato di essere impiccato.”
“Non m’importa di quello che pensate, anche se tutti voi la volete, io non la voglio. Quando il Presidente [Mugabe] mi ha nominato Ministro della Giustizia, gli ho detto chiaro e tondo che se mi metteva lì io non avrei mai fatto impiccare la gente.”
Il Vice Presidente Mnangagwa è scampato alla forca per sabotaggio negli anni 60, durante il dominio coloniale, sol perché era minore di 21 anni. Ha suscitato l’ilarità generale quando ha detto che avrebbe automaticamente scampato la forca una seconda volta oggi che ha ormai più di 70 anni. Il 14 novembre 2014, una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito ha incontrato ad Harare il Ministro della Giustizia Emmerson Mnangagwa, il quale ha voluto raccontare come, durante la sua detenzione nella prigione di Harare, ha dovuto accompagnare alla forca numerosi suoi compagni e, dopo l’impiccagione, seppellirli nel parco del carcere. Da allora ha maturato una convinzione abolizionista e si è sempre rifiutato di firmare condanne a morte durante i due mandati in cui, è stato responsabile della giustizia dello Zimbabwe. (Fonti: The Herald, 14/03/2015) Per saperne di piu' : http://www.thezimbabwedaily.com/zimbabwe/25398-remove-death-penalty-totally.html

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

USA: ‘SOLO IL 16% DELLE PERSONE CONDANNATE A MORTE È STATO GIUSTIZIATO’
17 marzo 2015: il Washington Post ha riassunto lo stato della pena di morte negli Usa. Da quando la pena di morte è stata reintrodotta nel 1976, al 31 dicembre 2013, negli Usa sono state emesse 8.466 condanne capitali. Nello stesso periodo preso in considerazioni, le esecuzioni sono state 1359, il 16%. Delle 8.466 condanne emesse, 3.194 sono state annullate in appello; 2.979 rimangono nei bracci della morte; 1.359 sono stati giustiziati; 509 sono morti di cause naturali o per suicidio, 392 hanno ottenuto un provvedimento di clemenza da parte del governatore con la pena commutata in ergastolo, e 33 hanno lasciato il braccio della morte per “motivi vari”. Come si vede, gli annullamenti costituiscono l’esito più probabile delle condanne a morte. Gli annullamenti sono stati motivati con: conferma del verdetto di colpevolezza ma annullamento della condanna a morte (1.781), annullamento del verdetto di colpevolezza (890), articoli della legge capitale in seguito dichiarati incostit  uzionali (523). La seconda probabilità più alta è quella di rimanere nei bracci della morte un numero molto alto di anni, e l’eventualità di essere giustiziati è solo la terza in ordine di grandezza.
Il motivo di una percentuale così alta di annullamenti non risiede nella “leggerezza” dei giudici, ma nelle particolari garanzie che vengono concesse ad un condannato a morte, il quale può fare ricorso sia alle corti di stato, che alle Corti Supreme, che ai giudici federali.
C’è molta differenza tra gli stati per come applicano la pena di morte. Nel periodo in analisi alcuni stati (Kansas, Massachusetts, New Hampshire, New Jersey, New York e Rhode Island) hanno emesso condanne a morte, ma non ne hanno eseguita nessuna. La media nazionale dice che il 13,34% delle condanne a morte messe ha avuto come esito finale l’esecuzione.
Lo stato che ha la percentuale più alta di rispondenza tra condanne ed esecuzioni è la Virginia, con il 72%. Ha emesso 152 condanne a morte ed ha compiuto 110 esecuzioni. Nessun altro stato raggiunge il 50%, il Texas si avvicina al 50%, e il South Dakota si avvicina al 45%, il Missouri non arriva al 40%. Il 5° stato in ordine di percentuale è l’Oklahoma, che non arriva al 30%.
Tre stati hanno emesso più di 1.000 condanne a morte: Texas (1075), Florida (1040), e California (1013). Di queste condanne, il Texas ne ha eseguite 508, la Florida 81, e la California 13. Indipendentemente dall’opinione che si può avere sulla pena di morte, una così evidente disparità su come i diversi stati applicano la pena di morte solleva dubbi sul rispetto del principio costituzionale della “uguale protezione”, attiva e passiva, che i cittadini devono avere dalla legge. Troppo varia è l’eventualità che sia le vittime che gli imputati ottengano, davanti alla legge, “uguale trattamento”. Per lo stesso motivo un giudice federale in California ha recentemente dichiarato incostituzionale la pena di morte in California per la lentezza e arbitrarietà con cui viene applicata, sconfinando nella tortura, ossia nella “punizione crudele ed inusuale” che viene esplicitamente vietata dall’8° emendamento alla costituzione degli Stati Uniti. Infine, la lentezza del sistema capitale met  te a dura prova sia gli imputati, sia le vittime, costrette a processi ripetuti nel tempo, a verdetti altalenanti, e ad attese anche di decenni. Un sistema del genere sembra tradire la promessa di giustizia, e sconfinare piuttosto nella tortura.
(Fonti: Washington Post, dati del Bureau of Justice Statistics, 17/03/2015) Per saperne di piu' : http://www.washingtonpost.com/blogs/monkey-cage/wp/2015/03/17/most-death-penalty-sentences-are-overturned-heres-why-that-matters/

PAKISTAN: IMPICCATI ALTRI QUATTRO PRIGIONIERI A RAWALPINDI E MIANWALI
19 marzo 2015: altri quattro condannati a morte sono stati giustiziati a Rawalpindi e Mianwali, tutti detenuti per fatti non legati al terrorismo.
Tra i prigionieri impiccati nel carcere di Adiala a Rawalpindi figurano anche due fratelli, Mohammad Asghar e Ghulam Mohammad, condannati per aver ucciso due loro familiari nel 1996 nella stazione di polizia della città di Jatli, nel sub-distretto di Gujar Khan.
Il terzo giustiziato, Gulistan Zaman, era stato condannato per aver ucciso un uomo a Kallar Syedan nel 1998.
Un altro detenuto, Abdul Sattar, è stato impiccato nel carcere di Mianwali per aver ucciso un uomo nel corso di una lite nel 1992.
I loro appelli erano stati respinti dai tribunali superiori e le loro richieste di clemenza rigettate dal Presidente del Pakistan.
Con le recenti impiccagioni, sono stati 52 i detenuti impiccati in tutto il Paese, dopo l'attacco mortale alla scuola pubblica dell'Esercito a Peshawar il 16 dicembre 2014.
Esprimendo grave preoccupazione per l’alto numero di impiccagioni praticate nel Paese da dicembre 2014, le Nazioni Unite hanno chiesto al Pakistan l’immediata reintroduzione della moratoria sulle esecuzioni capitali.
(Fonti: arynews.tv, 19/03/2015)

BIELORUSSIA: 21ENNE CONDANNATO A MORTE PER OMICIDIO E STUPRO
18 marzo 2015: la Corte Distrettuale di Rechytsa, in Bielorussia, ha condannato a morte Siarhei Ivanou, 21 anni, con l'accusa di aver stuprato e ucciso una ragazza di 19 anni, il 29 agosto 2013.
Oltre all’accusa di omicidio commesso con particolare crudeltà e con violenza sessuale (Parte 2, Art. 139 del codice penale), il condannato è stato accusato di teppismo crudele (Parte 2, Art. 339 del codice penale), rapina (Parte 2, Art. 206), di aver inflitto lesioni personali gravi (para. 7, Parte 2, Art. 147), furto (Parte 2, Art. 205), e altri atti di natura sessuale (Parte 3, Art. 167).
Il processo si è svolto a porte chiuse e le accuse sono state molto probabilmente valutate da una corte di livello diverso, dal momento che i casi che possono comportare un verdetto di morte sono normalmente trattati da corti regionali.
Secondo l'agenzia di stampa BelaPAN, l'imputato era stato più volte condannato e al momento dell'omicidio era intossicato, anche a causa di abuso di sostanze psicotrope. (Fonti: Viasna Belarus Human Rights Center, foreignaffairs.co.nz, 19/03/2015) Per saperne di piu' :

INDONESIA: PRESIDENTE WIDODO COMMUTA CONDANNA A MORTE IN ERGASTOLO
15 marzo 2015: il Presidente indonesiano Joko "Jokowi" Widodo ha accolto la richiesta di grazia presentata da Dwi Trisna Firmansyah, un 28enne che era stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato, commutando la sua condanna a morte in ergastolo.
L'avvocato di Dwi, Asep Ruhiat, ha detto di aver ricevuto il 13 marzo copia del Decreto presidenziale (Keppres) No.18/G/2015 sulla grazia dal Penitenziario di Gobah, a Pekanbaru, dove il suo cliente è stato detenuto negli ultimi tre anni. La Corte Distrettuale di Pekanbaru (PN) ha confermato la concessione della grazia.
"Il presidente Jokowi, attraverso la Segretariato di Stato, ha stabilito il decreto presidenziale a Jakarta lo scorso 13 febbraio," ha detto Asep al Jakarta Post il 15 marzo.
"Il decreto non contiene considerazioni sul perché il presidente Jokowi abbia accolto la richiesta di clemenza, limitandosi a dire che il condannato merita di ricevere la grazia", ha proseguito.
Dwi è uno dei tre condannati a morte coinvolti nella rapina e negli omicidi premeditati di Agusni Bahar, proprietario del negozio Niagara Ponsel a Pekanbaru, e di suo figlio Dodi Haryanto.
I tre condannati avrebbero brutalmente ucciso le vittime che stavano recitando la preghiera del Subuh, il 16 aprile 2012.

Una giuria presieduta da Ida Bagus Dwiyantara condannò a morte i tre imputati il 25 settembre 2012.