lunedì 22 giugno 2015

IL SUTRA DEL LOTO



Cap. III Parabola e similitudine

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Per tutta la lunga notte
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A quel tempo la mente di Shariputra danzò di gioia. Egli si alzò immediatamente, giunse le mani, guardò con reverenza il viso dell’onorato del mondo e disse al Budda: Il mio cuore udendoti ha esultato di gioia. Sento di aver ottenuto una cosa senza precedenti, perché in passato, quando udivo una legge come questa insegnata dal Budda e vedevo come ai Bodhisattva venisse predetto l’ottenimento della buddità, io e gli altri ci sentivamo sempre esclusi. Eravamo tutti profondamente rattristati al pensiero che mai avremmo raggiunto l’incommensurabile intuito del Tathagata. E ci chiedevamo:
Dato che io e tutti gli altri siamo entrati nella natura della legge, perché il Tathagata si serve della legge del piccolo veicolo per condurci alla salvezza?
Sono vissuto nelle vallate montane o tra gli alberi delle foreste talvolta seduto, talvolta errante e ho pensato di continuo a questo fatto. Oh, per quanto tempo mi sono tormentato! Perché sono stato ingannato? Mi dicevo: anche io e gli altri siamo figli del Budda.
Vagavo da solo all’intorno e vedevo il Budda seduto nella grande assemblea: la sua fama permeava le dieci direzioni arrecando benefici agli esseri viventi per ogni dove e dentro di me pensavo: “Io sono privato di tali benefici!
Oh! Quanto sono stato ingannato!
Ma è colpa nostra, non del Budda. Perché se noi avessimo atteso il momento in cui il vero mezzo per l’ottenimento dell’illuminazione suprema e definitiva fosse stato predicato, avremmo sicuramente ottenuto la liberazione per mezzo del grande veicolo. Ma noi non siamo stati capaci di comprendere che il Budda stava utilizzando un espediente e stava predicando in accordo con le circostanze. Così, nel momento in cui udimmo la legge del Budda, credemmo immediatamente in essa e la facemmo nostra, ritenendo di aver raggiunto la perfetta comprensione.
Ora, ascoltando la voce del Budda capisco che egli predica la legge nel modo più appropriato; una dottrina senza errori, di difficile comprensione per guidare le persone al luogo dell’illuminazione. In precedenza mi ero aggrappato a visione erronee comportandomi come un maestro bhramano a quel tempo credetti dentro di me di aver raggiunto lo stadio dell’estinzione ma ora mi accorgo che quella non era la vera estinzione.
Onorato del Mondo, da lungo tempo, giorno e notte senza tregua, mi sono tormentato con questo pensiero. Ma ora ho udito dal Budda ciò che non avevo mai udito prima, una legge che nel passato è stata conosciuta e questo ha posto fine a tutti i miei dubbi e rimpianti. Il mio corpo e la mia mente sono sereni e provo una meravigliosa sensazione di pace e sicurezza. Oggi finalmente ho capito di essere davvero figlio del Budda, nato dalla tua bocca, prodotto dalla tua dottrina erede della dottrina, venuto alla luce dalla dottrina.

Quindi Budda disse a Shariputra:
“In passato sotto ventimila milioni di Budda, per amore della legge suprema ti ho costantemente istruito e ti ho convertito. E tu, per tutta la lunga notte, mi hai seguito e accolto le mie istruzioni. Poiché ho fatto uso di espedienti per guidarti, tu sei nato nella mia legge.
Shariputra, nel passato ti ho insegnato ad aspirare alla via del Budda e a far voto di conseguirla. Adesso, dato che desidero richiamarti alla memoria la via cui in origine ti votasti, sto predicando a beneficio degli ascoltatori della voce questo sutra del grande veicolo chiamato il loto della legge meravigliosa, una legge atta a istruire i Bodhisattva, custodita nel cuore dai Budda.
Shariputra, in epoche a venire, onorerai e sosterrai la legge corretta. Realizzerai ogni aspetto della via del Bodhisattva e sarai in grado di divenire un Budda che si chiamerà Padmapraba (Tathagata fiore splendente). Il tuo regno si chiamerà Senza Macchia, la terra sarà dolce e pianeggiante, pura e adorna di bellezze, pacifica generosa e felice. Le strade saranno delimitate da corde d’oro e gli alberi ornati da sette gioielli. Là fioriranno esseri celesti e umani. Il suolo sarà di lapislazzuli, le sue vie si incroceranno nelle otto direzioni, e i suoi confini saranno segnati da corde d‘oro. Lungo ogni strada cresceranno filari di alberi ornati di sette gioielli, che fioriranno e fruttificheranno di continuo. E questo Pradmapraba utilizzerà i tre veicoli per istruire e convertire gli esseri viventi.
Shariputra, dopo l’estinzione di questo Budda l’era della legge corretta durerà trentadue piccoli Kalpa e l’era della legge formale altri trentadue.

Allora Shariputra disse al Budda: signore, ora non ho più dubbi né rimpianti. So che riceverò l’anuttara – samyak- sambodhi. Ora però in questa assemblea ci sono oltre 1200 persone che credono di aver raggiunto il nirvana liberandosi dalla nascita dalla malattia dall’invecchiamento e della morte; credevano che la tua dottrina fosse quella della quattro nobili verità. Ma ora avendoti sentito parlare di cose mai sentite prima sono dubbiose. Ti prego allora, illustraci le cause e le condizioni che permetteranno loro di liberarsi da ogni dubbio e perplessità.
Allora Budda rispose: “Shariputra, non ti ho detto in precedenza che, allorché i Budda, gli onorati dal mondo, citano diverse cause e condizioni e fanno uso di parabole e similitudini, fanno tutto questo mirando all’ illuminazione suprema e definitiva? Qualsiasi cosa serve a convertire i Bodhisattva. Ora ti espongo questa parabola, affinché i saggi possano capire.
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La parabola della casa in fiamme
In una città viveva un uomo molto ricco. Egli era già in età avanzata e le sue ricchezze andavano al di là di ogni immaginazione. Possedeva molte terre, palazzi e servitori. La sua dimora era grande ma in pessimo stato e aveva un solo accesso. La sua dimora era grande ma in pessimo stato e aveva un solo accesso, le travi in rovina e i muri divisori a pazzi. Tra le mura vi trovavano rifugio avvoltoi, nei suoi angoli erano annidati spaventosi serpenti ed era l’asilo di vermi, topi e creature malvagie di tutti i tipi.
In esso vivevano 500 persone. A quel tempo scoppiò un incendio che si propagò rapidamente per tutto l’edificio. I figli si trovavano all’interno del palazzo. Vedendo le alte lingue di fuoco che si levavano da ogni parte il ricco si allarmò e provò una grande paura. Dentro di se pensò:
Anche senza l’incendio questo è un posto terribile, ma ora, come se non bastasse, il fuoco divampa da ogni parte. Potrei mettermi in salvo attraversando la porta in fiamme, ma i miei figli sono all’interno del palazzo che sta bruciando, tutti intenti nei loro giochi; ignari e inconsapevoli, non sono allarmati né impauriti. Il fuoco sta per chiudere loro ogni via di scampo, sofferenza e dolore incombono ma essi non hanno la minima sensazione di pericolo e non cercano di scappare.
L’uomo pensò:
Potrei andarli a prendere ma i miei figli sono troppo giovani e ancora non capiscono e rischierebbero di morire tra le fiamme. Devo spiegare loro il mio allarme e la mia paura. Il palazzo è già in fiamme, devo farli venire fuori in fretta, devo evitare che brucino nell’incendio.
Allora li chiamò e gli ordino di uscire immediatamente ma loro erano presi dai loro giochi e non gli prestavano attenzione. Non erano impauriti, non intendevano lasciare la casa, e non sapevano cosa fosse il fuoco, il palazzo, il pericolo.
Il padre pensò: “Devo escogitare un espediente”.
Egli conosceva bene i suoi figli e sapeva cosa piaceva loro. Così disse loro:
“Bambini, fuori dal cancello ci sono tanti carri trainati da capre, altri da cervi e altri ancora da buoi. Uscite immediatamente e vi darò tutto quello che volete, potrete giocare con tutti i carri che volete”.
Allora i bambini, udito che i giochi erano proprio quelli che desideravano, si spinsero fuori dal palazzo in fiamme.
Il ricco li vide in salvo, seduti all’aperto al centro di una piazza e si sentì sollevato. Allora i bimbi dissero al padre: “I giochi che ci hai promesso possiamo averli ora?”
Shariputra, l’uomo diede allora a ciascuno un identico carro, ma non quello che aveva promesso loro. Diede a ciascuno un solo carro, uguale per ciascuno di loro, ma più bello più veloce e più comodo di quelli che aveva promesso; erano carri alti, ornati di gioielli, con tende decorate e campanelli. Ciascun carro era trainato da un bue bianco che poteva trasportare il carro alla velocità del vento e ogni carro era seguito e protetto da numerosi servitori e staffieri.
Quale è la ragione di questo? L’uomo era di una ricchezza senza limiti e pensò: I miei possedimenti sono illimitati e non sarebbe giusto dare ad uno solo dei figli carri di qualità inferiore. Sono tutti figli miei e io li amo con imparzialità. Possiedo un enorme numero di carri perciò devo darne uno ciascuno ai miei figli. Perché? Se anche distribuissi queste ricchezze alla gente di tutto il paese esse non si esaurirebbero. E ancor meno potrei esaurirle dandole ai miei figli.
Ora ti domando:
- Cosa pensi Shariputra: quest’uomo può essere accusato di menzogna per non aver dato loro i carri promessi ma avergliene dati di più belli? -
Vi salverò dalla casa in fiamme
Shariputra disse: No, onorato dal mondo. Il ricco di cui parli offrì semplicemente la possibilità ai figli di scampare all’incendio e avere salva la propria vita. E non può essere accusato di menzogna perché se i figli fossero riusciti a preservare la loro vita già questo sarebbe equivalso a ottenere un bellissimo dono. Anche se il ricco non avesse donato ai figli il più piccolo carro non sarebbe comunque colpevole di menzogna, perché usare uno stratagemma non è un inganno. A maggior ragione poi se l’uomo, sapendo che le sue ricchezze sono illimitate, aveva deciso di arricchire e beneficiare i suoi figli con un grande carro.
Il Budda disse a Shariputra:
- Molto bene. E’ proprio come hai detto, Shariputra. Il Budda agisce proprio così. Egli è come un padre per il mondo intero. Le sue paure, preoccupazioni, ansie e malintesi, sono cessate da lungo tempo senza lasciare traccia.
Egli è riuscito ad acquisire un acuta capacità di intuizione, potere e libertà dalla paura: ha conseguito grandi poteri sovrannaturali e il potere della saggezza. Dotato di espedienti e della paramita della saggezza la sua profonda compassione è costante e inesauribile; egli cerca in ogni momento di individuare ciò che è bene e che arrecherà benefici a tutti.
Egli è nato nel triplice mondo, una casa in fiamme, un vecchio edificio in rovina, per salvare gli esseri viventi dall’incendio della nascita, della vecchiaia delle malattie, della morte dalle ansie dalle sofferenze dalla stupidità, dall’incomprensione e dai tre veleni, per istruirli e convertirli mettendoli in grado di conseguire l’ illuminazione suprema e definitiva.
Egli vede gli esseri viventi arsi da queste sofferenze, e subire molti dolori a causa dei cinque desideri e della brama di potere e profitto. In tal modo non solo affrontano moltissime sofferenze, ma subiscono una penosa rinascita nell’inferno o come animali o spiriti affamati. E anche in questo caso hanno la sofferenza del bisogno, di allontanarsi da coloro che amano, incontrare coloro che detestano.
Eppure gli esseri viventi, mentre annegano in mezzo a tutto ciò, si trastullano e divertono inconsapevoli incoscienti e senza alcun timore. Non provano alcuna ripugnanza né cercano di fuggire. Nella casa che brucia che è il triplice mondo, essi corrono in lungo e largo e sebbene affrontino molte sofferenze, non sono turbati.
Shariputra, quando il Budda vede tutto questo pensa dentro di sé:
Io sono il padre di tutti gli esseri viventi e devo liberarli dalle loro sofferenze; devo offrire la gioia della saggezza incommensurabile e illimitata del Budda in modo che ne possano godere.
Shariputra, il tathagata pensa anche un’altra cosa.: se facessi uso dei poteri sovrannaturali e del potere della saggezza, se mettessi da parte gli espedienti e, a beneficio degli esseri viventi lodassi la capacità di intuizione del tathagata, i suoi poteri, la sua libertà dalla paura, essi non riuscirebbero a ottenere la saggezza, perché ancora presi dalle sofferenze della vita e della morte, e non potrebbero comprendere la saggezza del Budda.
L’uomo ricco non si servì della forza, ma usò un espediente. Il Tathagata agisce nello stesso modo. Potrebbe usare la forza, ma si avvale unicamente della saggezza e degli espedienti per liberare gli esseri viventi dalla casa in fiamme del triplice mondo, illustrando loro i tre veicoli, quello degli ascoltatori della voce, quello dei Pratyekabudda e quello dei Budda.
Egli dice loro: Non siate contenti di stare in questa casa in fiamme del triplice mondo. Non siate avidi delle sue immagini, di suoni, di profumi, sapori e sensazioni, grossolani e falsi. Se vi aggrappate ad essi e vi abituate ad amarli, finirete arsi nella casa in fiamme. Venite fuori dal triplice mondo e ottenete i tre veicoli.
Vi prometto che li otterrete e non mancherò di tenere fede alla promessa. Dovete solo impegnarvi con diligenza.
Il tathagata fa uso di questo espediente per persuadere gli esseri viventi. E dice loro:
Sappiate che queste dottrine dei tre veicoli sono lodate dai saggi. Esse sono libere, prive di contraddizioni e non ne dovrete cercare altre da cui dipendere. Salite su questi tre veicoli, piantate radici non illusorie, acquisite poteri, consapevolezza, via meditazione, emancipazione, samadhi e gioitene: godrete la beatitudine di pace e sicurezza illimitate.
Shariputra, coloro che seguiranno la via del Budda ed entreranno nel Nirvana saranno chiamati ascoltatori della voce e avranno grandi poteri, saranno liberi dalla paura, saranno saggi; saranno chiamati pratyekabuddha e conosceranno le cause dei grandi fenomeni, saranno chiamati mahasattva e seguiranno il grande veicolo.
Il Budda si comporta con loro come l’uomo ricco. Volendo salvare gli esseri viventi dona loro a ciascuno il grande veicolo.
Egli dunque regala a tutti gli esseri viventi che sono sfuggiti al triplice mondo la meditazione, l’emancipazione, e gli altri magnifici doni del Budda. Questi doni hanno tutti le medesime caratteristiche o peculiarità, sono lodati dai saggi e sono capaci di produrre un piacere puro, meraviglioso e supremo.
Shariputra, l’uomo ricco si avvalse dei tre tipi di carri per catturare i figli, ma in seguito diede ad ognuno di essi una grande carro, adorno di gioielli, il più sicuro e il più comodo in assoluto.
Dapprima predica i tre veicoli per attirare e indirizzare gli esseri viventi, ma in seguito, per salvarli, adotta soltanto il Grande veicolo.
Non tutti però sono in grado di riceverlo, ed è per questo che i Budda si servono del potere degli espedienti.
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Raccomandazioni finali
Io ti dico Shariputra:
Questo sutra del Loto è predicato per persone di profonda saggezza. Non devi trasmetterlo incautamente ovunque ti accada di recarti. Se persone di modeste capacità lo odono rimarranno perplesse e non riusciranno a capirlo. Per quanto riguarda gli ascoltatori della voce e i pratyekabudda, in questo sutra ci sono cose che vanno al di là dei loro poteri. Tu stesso Shariputra nel caso di questo sutra sei riuscito ad accedervi solo grazie alla fede. A maggior ragione gli altri ascoltatori della voce è grazie alla fede nelle parole del Budda che possono seguire con osservanza questo sutra, non in virtù di una particolare saggezza. Inoltre Shariputra, non devi predicare questo sutra alle persone arroganti e pigre oppure assorbite in una loro concezione dell’Io, né persone comuni attaccate ai cinque desideri. Se poi qualcuno dovesse offendere un sutra come questo oppure se, vedendo coloro che leggono recitano copiano e sostengono questo sutra li dovesse disprezzare cadrà nell’inferno Avichi e rinascerà animale odiato e disprezzato. E se rinascesse uomo sarà odiato e disprezzato. Il Sutra del Loto va predicato solo alle persone di grande capacità, sagge e comprensive, istruite, che hanno visto molti Budda, le persone diligenti, rispettose, riverenti che cercano la compagnia di buoni amici o che si ritirano sulle montagne lontane dalla folla a quelle che non conoscono la collera, a quelle che cercano la legge in ogni direzione e desiderano abbracciare solo il Sutra del grande veicolo non accettando un solo verso degli altri sutra alle persone sincere che ricercano questo sutra come se fosse alla ricerca delle reliquie del Budda senza pensare ad altri sutra né ad altre scritture non buddiste.
A loro, Shariputra, devi predicare il Sutra del loto della legge meravigliosa.
Cap. IV. Fede e comprensione. (Predisposizione).
A quel tempo, appena gli uomini di innata saggezza, Subuti, Mahakatayana, Makassyapa e Mogallana ebbero udito la legge mai udita prima, ed ebbero udito predire l’ottenimento dell’ illuminazione suprema e definitiva a Shariputra, si commossero ed esultarono dalla gioia.
Dissero allora:
E’ trascorso molto tempo da quando l’Onorato dal mondo ha cominciato a predicare la legge. Per tutto quel tempo siamo rimasti seduti sui nostri scanni, col corpo affaticato e inerte, meditando unicamente sui concetti di vuoto e di assenza di forma e di azione. Ma la nostra mente non ha mai provato gioia per i piaceri trascendentali della legge del Bodhisattva o per la purificazione delle terre del Budda e la salvezza di tutti gli esseri viventi.
Perché il Budda ci aveva offerto la possibilità di trascendere il triplice mondo e di ottenere l’illuminazione del Nirvana. Pensando che questo fosse il traguardo a cui aspirare ci siamo accontentati e, vecchi e stanchi, presi dalla pigrizia, non abbiamo avuto interesse per la via del Bodhisattva e la salvezza di tutto il genere umano.
Ma ora, udendo queste parole abbiamo ottenuto un gioiello di inestimabile valore.
Eravamo come l’uomo ricco della parabola.
La parabola dell’uomo ricco.
Un uomo in gioventù abbandonò il padre e fuggì per vivere lontano stando via molti anni. Con gli anni divenì sempre più povero e indigente e vagava alla ricerca di cibo e vesti. Un giorno per caso arrivò nella sua terra natia.
Il padre, che era ricchissimo, nel frattempo aveva svolto inutilmente ricerche sul figlio. Egli aveva molti servitori e faceva affari in molte città. Il figlio capitò allora nella città in cui viveva il padre. Questi non aveva smesso di pensare a lui per un solo istante, nonostante il figlio fosse lontano da almeno cinquanta anni e non ne aveva fatto parola con nessuno. Era triste, pensando che le sue ricchezze non sarebbero andate a nessuno.
Un giorno il figlio giunse per caso alla porta del padre e lo vide da lontano, circondato dai suoi servitori mentre faceva affari coi mercanti, assiso sul trono. E’ circondato da servitori, alcuni contano pezzi d’oro, altri scrivono documenti, altri preparano da mangiare per lui, altri ancora preparano una festa per degli invitati che verranno.
Vedendo questa scena il figlio pensò: “Qui sono in pericolo. Costui deve essere un re o una persona di rango simile a quella di un re; questo non è certo il posto in cui posso sperare di ottenere un lavoro e guadagnarmi da vivere. E’ meglio che vada in qualche povero villaggio dove sarà più facile lavorare e trovare un impiego. Se rimanessi qui un altro po’ potrei essere preso e costretto a fare il servitore”.
Il vecchio lo vide e lo riconobbe subito e il suo cuore si riempì di gioia, pensando che finalmente aveva ritrovato il figlio, e che le sue ricchezze sarebbero andate a lui. Ordinò quindi ad un uomo di andare dietro al figlio affinché glielo riconducesse il più presto possibile.
Il messaggero si precipitò di corsa all’inseguimento del figlio e lo catturò. Il figlio non capiva il motivo e terrorizzato pensò che lo avrebbero messo a morte.
“Non ho fatto niente di male, perché vengo catturato? Possibile che la mia ricerca di cibo e vesti mi abbia condotto a questa fine?” Disse.
Ma il messaggero strinse ancora di più la presa, il figlio svenne e il servo lo portò privo di sensi dinnanzi al padre.
Il padre, osservando la scena pensò:
“Non crederà mai alle mie parole. Non crederà che io sia suo padre”.
Allora disse al messaggero:
“Non ho alcun bisogno di quest’uomo. Non costringerlo a rimanere qui. Spruzzagli piuttosto dell’acqua fresca in viso affinché si riprenda ma non dirgli più nulla”.
Perché fece questo? Perché sapeva che il figlio, di modeste pretese e senza ambizioni, difficilmente avrebbe accettato il suo rango elevato e le sue ricchezze.
Il messaggero, quando il figlio si fu ripreso, si rivolse al figlio dicendo:
- Ora ti lascio libero. Và dove meglio credi. -
Il figlio si rallegrò e si alzò da terra per andarsene in un povero villaggio alla ricerca di cibo e vesti.
Allora il padre, volendo attirare il figlio di nuovo presso di sé, decise di ricorrere ad un espediente e inviò due persone in incognito, due individui di aspetto scarno e rozzo.
- Andate a cercare quel pover uomo e avvicinatelo in modo casuale. Ditegli che conoscete un posto in cui potrà guadagnare una paga doppia di quella attuale. Se accetta, portatelo qui e affidategli un lavoro. Se chiede di quale lavoro si tratti, ditegli che dovrà spalare il letame e che voi due lavorerete insieme a lui.-
I due messaggeri fecero come era stato loro ordinato e andarono dal figlio. Costui accettò la proposta e chiese un anticipo della paga, poi andò con gli altri due a spalare il letame.
Nel momento in cui il padre vide il figlio provò una profonda pietà e si chiese cosa potesse fare per lui. Qualche giorno dopo, guardando dalla finestra, lo vide in lontananza, mentre, scarno e macilento, spalava il letame ricoperto di sporcizia. Il padre si tolse immediatamente le collane gli abiti e gli ornamenti e indossò gli abiti cenciosi e sporchi. Si cosparse di sozzura afferrò con la destra un utensile per spalare il letame e con fare brusco apostrofò gli altri lavoranti: “continuate a lavorare pelandroni”. Con questo espediente ebbe modo di avvicinare il figlio.
In seguito si rivolse a lui e dicendogli:
- Ehi tu, giovane! Devi continuare a lavorare qua e non devi più andartene. Ti aumenterò la paga e ti darò qualsiasi strumento ti serva per lavorare. Ti darò il cibo che vuoi, e non dovrai preoccuparti di nulla e ti metterò a disposizione un servitore. Puoi stare tranquillo. Sarò come un padre per te. Perché dico questo? Perché ti ho osservato lavorare. Tu non fai il furbo e lavori con vigore. Non sei come gli altri lavoranti e sarai tale e quale a un figlio. -
Così il ricco scelse un nome che assegnò all’uomo, proprio come se fosse suo figlio.
Il figlio continuò a lavorare per il padre spalando letame, pur avendo la possibilità di andarsene dovunque e godendo della massima libertà.
Un giorno, il ricco si ammalò e capì che stava per morire. Chiamò il figlio e gli disse:
- Prenditi cura di tutti i miei beni; controlla entrate e uscite. D’ora in poi agiremo come se fossimo una sola persona.
Allora il figlio cominciò a vigilare sulle ricchezze del padre, senza appropriarsi mai di nulla.
Sentendo che la fine si avvicinava il padre convocò tutti i parenti, i nobili e le persone del palazzo e quando furono tutti riuniti fece questa dichiarazione:
- Signori, sappiate che questo è mio figlio carne della mia carne. Egli mi abbandonò e per cinquanta anni è andato girovagando affrontando difficoltà e sofferenze. In passato sono anche partito alla sua ricerca. Tempo fa però lui è ricomparso. Egli è veramente mio figlio e io sono veramente suo padre. Ora sappiate che tutte le ricchezze i miei averi e le mie proprietà in futuro apparterranno a lui. Egli è perfettamente al corrente di tutti i miei affari. -
Sentendo queste parole il figlio si riempì di gioia e pensò:
- Non mi è mai passato per la testa di desiderare o di cercare questi beni. Eppure tutte queste ricchezze sono venute a me spontaneamente! -
Figli del budda
Onorato del mondo, il vecchio con le sue immense ricchezze non è altri che il Tathagata e tutti noi siamo i figli del Budda. Egli ci ripete di continuo che noi siamo figli del Budda.
Ma noi, onorato del mondo, siamo immersi nel ciclo di nascita a morte sopportiamo tremendi tormenti e siamo oppressi dalla sofferenza del dolore, dalla sofferenza di ciò che è condizionato e dalla sofferenza del cambiamento.
Poiché siamo illusi e ignoranti, arriva il Budda e ci offre il Nirvana e la dottrina della vacuità.
Noi allora con diligenza ci applichiamo alle teorie buddiste e ci sforziamo su questo percorso fino a che non abbiamo raggiunto il Nirvana, l’equivalente della paga di una giornata. Coltiviamo la teoria della vacuità, ci liberiamo dal dolore del triplice mondo.
Poi insegniamo il Nirvana e la dottrina del Budda agli altri, come quel figlio che ha ottenuto la fiducia del padrone. Abbiamo distribuito il tesoro dei Budda considerandoci dei poveri. Abbiamo insegnato la conoscenza del Vittorioso pur non desiderandola. Noi fantastichiamo di una pace per noi stessi, né oltre si estende la nostra conoscenza e pur udendo della magnificenza della via del Budda non ce ne rallegriamo.
In questo modo, ritenendo si tratti di un grande risultato, non cerchiamo il grande veicolo, ma il piccolo veicolo. E, una volta che l’abbiamo raggiunto, i nostri cuori si colmano di immensa gioia, perché questa meta ci sembra sufficiente. Quando tempo fa raggiungemmo il Nirvana dentro di noi ci siamo subito detti:
- Dato che siamo stati diligenti e ci siamo sforzati nella legge buddista, abbiamo ottenuto questa grande e profonda comprensione. -
Tuttavia l’Onorato del mondo, sapendo in precedenza che le nostre menti si aggrappano a desideri inferiori, ci perdona e ci lascia fare. Egli ha utilizzato il potere degli espedienti predicando in una forma adatta a noi e così noi non sapevamo di essere figli del Budda.
Fin dalle epoche passate siamo sempre sati figli del Budda, ma non abbiamo fatto altro che apprezzare dottrine inferiori. Non sapevamo che potevamo ottenere la Buddità, tutti noi, ascoltatori della voce. E il Budda non ci ha mai detto “voi conseguirete la Buddità”, perché sapeva quanto siamo attratti dalle cose infime ma si è limitato ad insegnare come liberarci da tutte le illusioni a praticare il piccolo veicolo e divenire ascoltatori della voce.

Come il figlio dell’uomo ricco che pur avendo i suoi tesori e maneggiandoli ogni giorno non desiderava ottenerli, abbiamo cercato di sradicare ciò che era dentro di noi credendo che fosse sufficiente, abbiamo capito solo questo aspetto e non sapevamo niente degli altri. Sebbene avessimo sentito parlare di purificazione delle terre del Budda di istruire e convertire gli esseri viventi non ne abbiamo mai provato gioia.
Perché questo?
Perché aderendo alla teoria della vacuità, avevamo compreso che tutti i fenomeni sono uniformemente vuoti, tranquilli senza nascita e senza estinzione né grandi né piccoli privi di difetto e di azione. Quando una persona pensa in questo modo non può provare né piacere né gioia per la saggezza del Budda.
Noi non abbiamo nutrito né avidità né attaccamento e neppure alcun desiderio di possederla.
Riguardo alla legge credevamo di possederne l’essenza.
Ora però siamo diventati veri ascoltatori della voce, perché facciamo nostra la voce della via del Budda e la faremo udire a tutti. Ora siamo diventati veri arhat. Abbiamo ottenuto una cosa insperata, venuta a noi spontaneamente

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