venerdì 31 luglio 2015

NO ALLA PENA DI MORTE.......

 
Cartellino rosso alla pena di morte in Giappone.
Amnesty International in collaborazione con la trasmissione radiofonica Zapping di Aldo Forbice ha rilanciato la campagna per l'abolizione della pena di morte in Giappone dopo le esecuzioni di Yoshiteru Hamasa e Tatsuya Haruta, avvenute per impiccagione nel settembre scorso, che hanno portato a 43 il numero di condanne eseguite negli ultimi 10 anni.

Avviata già nel giugno del 2002 in occasione dei mondiali di calcio, la campagna "Cartellino rosso alla pena di morte" si rivolge direttamente al primo ministro Koizumi attraverso la firma di un appello - cartellino rosso per richiedere l'abolizione della pena di morte. Il 27 giugno 2002 Amnesty Italia e Zapping hanno consegnato all'Ambasciata Giapponese oltre 4000 cartellini rossi di adesione alla campagna.

Oggi in Giappone sono 110 i condannati a morte, la maggioranza dei quali vive in isolamento, costretti a video-sorveglianza 24 ore su 24 a luci sempre accese. La corrispondenza sia in entrata sia in uscita è sottoposta a censura, i permessi per i colloqui (consentiti solo con i congiunti) sono rari e avvengono sempre alla presenza di una guardia carceraria, l'assistenza medica è carente e le condizioni carcerarie molto dure. Queste limitazioni determinano, nel lungo periodo, esaurimenti nervosi e gravi problemi sia fisici sia psicologici.
L'esecuzione della sentenza avviene generalmente per impiccagione e in qualsiasi momento; il condannato viene informato la mattina stessa, mentre i famigliari e l'avvocato sono avvertiti solo a sentenza eseguita ed hanno 24 ore di tempo per ritirare la salma.
Dal 1975 in Giappone non è più stata concessa clemenza nei confronti dei condannati a morte.
La pena di morte in Giappone è una drammatica realtà che spesso si consuma lontano dagli occhi del mondo e pressoché sconosciuta ai suoi cittadini.
Il Consiglio d'Europa ha stabilito che il Giappone sia sottoposto ad una verifica internazionale riguardo l'applicazione della pena di morte e nel maggio 2002 attraverso una risoluzione ha richiamato il Giappone a dichiarare un'immediata moratoria sulle esecuzioni, in caso contrario il Giappone avrebbe perso il suo status di osservatore al Consiglio d'Europa.