lunedì 13 luglio 2015


Pittura di Piero di Cosimo

PIERO DI
COSIMO......





L'artista italiano Piero di Cosimo, vero nome Pietro di Lorenzo, nasce a Firenze all'incirca nel 1462. Figlio di un orafo, lavora nella bottega di Cosimo Rosselli da cui deriva il suo nome popolare.

Nelle sue opere si possono trovare influenze del lavoro diFilippino LippiLuca Signorelli e Leonardo da Vinci.

Anche l'artista Hugo van der Goes [c.1440-1482], ha lasciato segni nei dipinti di Piero di Cosimo, come l'amore del paesaggio e la profonda conoscenza della crescita dei fiori e della vita animale. L'influenza di Hugo van der Goes è particolarmente evidente nelle "Adorazione dei pastori", oggi al Museo di Berlino. 

Nel 1482 va Roma con il suo maestro, Rosselli, dove conosce i miti dell'antichità classica. 

Piero di Cosimo è un vero pittore del Rinascimento italiano, anche per le immagini che rappresenta, come la "Morte di Procri", "La Marte e Venere", la serie "Perseo e Andromeda".

Nei dipinti mitologici di Piero si trova uno stile maturo. Sono pieni di fantastiche forme ibride di uomini e animali impegnati ad esempio in festini, come si può notare nell'opera del 1500 "La scoperta del Vino". 

Dipinto di Piero di CosimoAltri dipinti mostrano l'uomo primitivo che impara a usare il fuoco, ad esempio nel "Salvataggio di Andromeda " del 1515, dove Piero adotta lo sfumato tipico di Leonardo da Vinci (luce fumosa e ombra) per realizzare gli effetti atmosferici.

Giorgio Vasari sostiene che Piero di Cosimo abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita in modo cupo, probabilmente a causa di Girolamo Savonarola, per la sua influenza nell'arte religiosa, di questo periodo le opere "Immacolata Concezione" e "Sacra Famiglia".

Gode di una grande reputazione anche come ritrattista, è a lui attribuito il ritratto della cosiddetta "Bella Simonetta".

Vasari racconta che Di Cosimo eccelleva nella progettazione di cortei e processioni trionfali per piacere la giovani amante di Firenze, o come la rappresentazione della processione per la fine del carnevale del 1507, dove illustra il trionfo della morte. 

Durante la sua vita, Cosimo ha acquisito una reputazione per l'eccentricità, raccontata più avanti anche dal Vasari. Pare che Piero di Cosimo avesse paura dei temporali, e che raramente avesse cucinato del cibo, mangiando per lo più solo uova sode, che preparava cuocendole insieme alla colla che faceva bollire per le sue opere. Scrisse il Vasari, "visse più come una bestia che come uomo".

Piero di Cosimo esercita una notevole influenza anche su Albertinelli e Bartolomeo della Porta oltre che suAndrea del Sarto di cui è maestro. 

Molto probabilmente muore nel 1521, come sostiene anche Vasari nella biografia di Piero di Cosimo. Recenti documenti dimostrerebbero che la sua morte avvenne nel 1522 a causa della peste
      
PIERO DI COSIMO secondo

GIORGIO VASARI
VITA DI PIERO
  
PITTOR FIORENTINO.
  Mentre che Giorgione et il Correggio con grande loro loda e gloria
  onoravano le parti di Lombardia, non mancava la Toscana ancor ella
5 di belli ingegni, fra' quali non fu de' minimi Piero, figliuolo d'un
  Lorenzo orafo et allievo di Cosimo Rosselli, e però chiamato sempre
  e non altrimenti inteso che per Piero di Cosimo: poiché invero non
  meno si ha obligo e si debbe riputare per vero padre quel che c'in-
  segna la virtù e ci dà il bene essere, che quello che ci genera e dà
10 l'essere semplicemente. Questi dal padre, che vedeva nel figliuolo
- pagina 59 -

Edizione Torrentiniana
  
PIERO DI COSIMO.
  
PITTORE FIORENTINO.
  Chi pensasse a' pericoli de' virtuosi et agli incomodi che e' sopportano
  ne la vita, si starebbe per avventura assai bene lontano da la virtù,
15 considerando massimamente che, se bene ella fa di bellissimi ingegni,
  ella ne fa ancora de' tanto astratti e difformi dagli altri che, fuggendo
  la pratica degli uomini, cercano solamente la solitudine. Il che faccendo
  a comodo loro, incorrono in maggiore incommodo de la vita; e lascian-
  dosi manomettere da la nebbia de la dappocaggine, mostrano a' popoli
20 fare ciò che e' fanno per lo amore che e' portano a la filosofia, anzi più
  tosto furfanteria, che tale è veramente questa loro. E certamente non è
  che il bene et il buono non li piaccia, e che avendone non l'usassero; ma
  faccendo de la necessità virtù, non vogliono che altri vada ne le stanze
  loro per non vedere le loro meschinità ricoperte da biz[z]arria o da altro
25 spirito filosofico. Et hanno questi il core tanto amaro nel vedere l'azzioni
  d'altri studiosi et eccellenti, considerando il monte d'altri esser maggior
  del loro, che sotto spezie di dolcezza dànno morsi terribili, i quali le
  più volte tornano in danno loro, sì come la stessa vita fantastica gli con-
  duce a fini miserabili, come apertamente poté vedersi in tutte le azzioni
30 di Piero di Cosimo. Il quale, a la virtù che egli ebbe, se fusse stato più
  domestico et amorevole verso gli amici, il fine de la sua vecchiezza non
  sarebbe stato meschino, e le fatiche durate da lui ne la giovanezza
  gli sarebbono state alimento fino a la morte: dove non facendo servigio
  ad alcuno, non poté essere mentre che visse aiutato da nessuno.