giovedì 13 agosto 2015


LORENZO DE' MEDICI
il magnifico


« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza »
(Lorenzo de' Medici, Canti CarnascialeschiCanzona di Bacco)
Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze1º gennaio 1449 – Careggi8 aprile 1492), è stato un politico,scrittoremecenate e umanista italianosignore di Firenze dal 1469 alla morte, appartenente alla dinastia dei Medici. Lorenzo fu uno degli uomini politici e degli intellettuali più rilevanti del rinascimentopoetastatista e membro dell'Accademia neoplatonica.

Infanzia ed esordi

L'educazione e la prima giovinezza


Lorenzo de' Medici giovane ? (Benozzo GozzoliCappella dei Magi)
Nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni, Lorenzo nacque il 1º gennaio 1449 a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi Ricevette una profonda educazione umanistica ed un'accurata preparazione politica da maestri del calibro di Cristoforo Landino e Gentile de' Becchi (per la letteratura volgare), Giovanni Argiropulo (per gli studi su Omero) e Marsilio Ficino (per la filosofia); la sua naturale predisposizione all'apprendimento e la sua grande intelligenza fecero sì che nel 1466, a soli diciassette anni, Lorenzo entrò a far parte della balia e del Consiglio dei Cento, predisponendosi così alla successione del padre che era di salute cagionevole.
Già Cosimo il Vecchio, alla morte nel 1463 di Giovanni, suo secondogenito e zio di Lorenzo, era afflitto dal problema della sua successione. Infatti, vista la pericolante salute di Piero, soprannominato proprio per questo "il Gottoso" (dal nome della malattia che lo affliggeva, la gotta), Giovanni era stato designato successore del padre alla guida del banco medici, lasciando invece la gestione dell'eredità politica (ritenuta meno onerosa) al primogenito Piero il Gottoso. Quando però Giovanni morì, pieno di stravizi, nel 1463, il problema della successione si era nuovamente sollevato a Cosimo, il quale ripose le sue speranze nei due nipoti, Lorenzo appunto e Giuliano, come aiutanti e successori del padre infermo. Pertanto, prima di morire, Cosimo raccomandò a Piero loro padre di non trascurare la loro educazione e di considerarli già come uomini, nonostante la loro giovane età.

I viaggi

Prima di poter farlo entrare nella vita politica cittadina, il padre dovette, per la troppo giovane età di Lorenzo, affidargli alcune missioni aMilano e a Venezia, dove erano due filiali del Banco dei Medici e questo gli diede modo di stringere rapporti con molti dei suoi futuri "colleghi" della scena politica italiana. Il 17 aprile 1465, Lorenzo conobbe Federico I di Napoli, che era di passaggio a Firenze per recarsi poi a Milano per il matrimonio tra Ippolita Maria Sforza e Alfonso II di Napoli. Lorenzo partì per Venezia prima ancora che Federico lasciasse Firenze, passando prima per Ferrara, dove fu accolto dagli Este, e poi proseguendo per la Laguna, dove fu presentato al dogeCristoforo Moro, e conobbe alcuni patrizi. Finita la sua esperienza veneziana, il Medici si recò a Milano, dove conobbe Francesco Sforza, per poi rientrare con il seguito di Ippolita Maria Sforza e Federico I di Napoli che si recavano nel Regno partenopeo, fermandosi a Firenze per la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno 1465, alloggiando al Palazzo Mediceo.
Lorenzo ripartì nel 1466 per recarsi a Roma, dove si trovava un'importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello di Lucrezia, e quindi zio del Magnifico. Piero il Gottoso diede istruzioni precise di verificare l'andamento della banca, e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia. A Roma Lorenzo conobbe Paolo II e molti esponenti dell'aristocrazia, dietro ordine di Piero suo padre che voleva trovare una moglie per il Magnifico proprio nella nobiltà dell'Urbe per assicurarsi forti alleanze estere. Al viaggio in terra pontificia ne seguì un altro, questa volta alla corte napoletana del Re Ferrante d'Aragona, che ricevette Lorenzo con molte cerimonie prima di concedergli un incontro privato in cui Lorenzo ebbe modo di salutare il sovrano da parte del padre e di descrivergli alcune delle problematiche interne dello Stato mediceo.  Al rientro a Firenze, il Magnifico poteva ritenersi soddisfatto dell'esito del suo viaggio, ma la situazione interna dello Stato non permetteva di essere tranquilli.

La congiura del 1466

L'8 marzo del 1466, sopraggiunse un grave colpo alla stabilità del potere mediceo: la morte improvvisa di Francesco Sforza, duca di Milano e convinto sostenitore della "criptosignoria" medicea. Approfittando del vuoto di potere originatosi a Milano (Gian Galeazzo Maria Sforza, l'erede al trono, era in Borgogna, al momento del decesso del padre), i nemici della casa medicea, primo tra tutti Luca Pitti, in combutta con la famiglia degli Acciaiuoli e con Diotisalvi Nerone (amico di lunga data del padre di Piero, Cosimo) organizzò una congiura contro Piero. I congiurati trovarono il sostegno estero nella casa degli Este, in quanto Marchese di Ferrara inviò a Firenze il fratellastro Ercole I d'Este a capo di 1300 uomini. Il piano prevedeva che i congiurati avrebbero sorpreso Piero mentre era in viaggio dalla villa medicea di Careggi a Firenze, tragitto che era solito percorrere senza una grande scorta, cosa che avrebbe semplificato ulteriormente i piani.
Ma Lorenzo, che aveva preceduto il padre sulla stessa strada, vedendo un gran numero di soldati posizionati, inviò subito un messaggio a Piero, dicendogli di percorrere strade secondarie e nascoste. Sventato questo primo tentativo, con il tempo Piero riuscì a convincere il Pitti a passare nella fazione medicea, e con l'aiuto di 2000 fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza e dei partigiani medicei, riuscì a cacciare le truppe estensi dalla città. Diotisalvi NeroniAngelo Acciaiuoli con e figli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l'Arcivescovo di Firenze Giovanni de' Diotisalvi dovette ritirarsi a RomaLuca Pitti, sebbene non subì alcuna persecuzione giudiziaria, venne punito da tutto il popolo fiorentino, che non lo considerò più uno dei suoi maggiori cittadini, ed anzi lo evitava e ne parlava irrispettosamente.

Gli ultimi anni di Piero e l'ascesa di Lorenzo (1466-1469)

Molti fuoriusciti fiorentini come il Soderini ed il Neroni si recarono così a Venezia, città nemica dei Medici perché Cosimo il Vecchio, nel 1450, aiutò Francesco Sforza a prendere possesso di Milano, inviandogli truppe e dandogli la sua amicizia. Il Senato veneziano era infuriato con Firenze ed in particolar modo con i Medici perché, come scrive il Guicciardini:
« Di che lui ne acquistò Milano, e nacquene la salute d'Italia: perché, se così non si faceva, i Viniziani si facevano senza dubbio signori di quello Stato, e successivamente in breve di tutta Italia: sì che in questo caso la libertà di Firenze e di tutta l'Italia s'ha a riconoscere da Cosimo de' Medici »
(Francesco GuicciardiniStorie fiorentine - Dai tempi di Cosimo De' Medici a quelli del Gonfaloniere Soderini, Firenze, 1859, Capitolo I, p. 9)

Il busto di Lorenzo, 
Fu per questa mancata conquista che i veneziani, incitati dai fuoriusciti, inviarono contro Firenze le truppe guidate dal Capitano Generale Bartolomeo Colleoni; gli eserciti si affrontarono il 25 luglio 1467 nella Battaglia della Riccardina, con i fiorentini coalizzati con Galeazzo Maria Sforza e con il re di Napoli L'esito della battaglia fu incerto, ma la pace fu proclamata dal Pontefice Paolo II nel febbraio 1468. Mentre veniva portata avanti stancamente questa guerra, il padre provvide a presentare Lorenzo (il più dotato dei due fratelli per intelligenza e carisma) come suo legittimo successore alla guida della famiglia. Poco dopo la fallita congiura, il gottoso pose il diciassettenne Lorenzo al suo posto nella balìa e nel consiglio dei cento.

Il governo (1469-1492)

I primi anni (1469-1477)

Le riforme istituzionali

Alla morte del padre, avvenuta il 2 dicembre 1469 per emorragia cerebrale, Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse il potere su Firenze. Giuliano, riconoscendone le qualità superiori, lasciò immediatamente i compiti di governo al fratello. Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato. Benché fosse pari al nonno per tatto politico, Lorenzo manifestò apertamente la sua aperta ambizione politica, suscitando reprensioni e timori da parte degli altri magnati.
Nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali], sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Il rafforzamento della famiglia Medici fu determinato dal Magnifico grazie alla costituzione, in seno alle istituzioni repubblicane, del Consiglio maggiore (luglio 1471), mentre rafforza il Consiglio dei Cento conferendogli l'autorità di promulgare leggi senza l'interferenza degli organi popolari.

La guerra contro Volterra

Nel 1472 Lorenzo, spinto sia da motivazioni economiche che politiche, decise di muovere guerra contro Volterra. Infatti, il Medici intendeva acquisire le ricche risorse minerarie del comune, mentre dall'altra intendeva rafforzare il prestigio interno ed estero della Repubblica di Firenze sottomettendo un comune importante della toscana. La guerra, repentina, terminò il medesimo anno con il sacco della città, ad opera del marchese di Monferrato. Per controllare meglio la città, Lorenzo decise di costruire una imponente rocca, dotata di tutte le più moderne soluzioni difensive che anticipano molte caratteristiche della fortificazione alla moderna a dominio della città, simbolo della dominazione fiorentina

La Congiura dei Pazzi (1478)

L'ostilità di Sisto IV e dei Pazzi

Nonostante i successi in politica estera, il rafforzamento interno e la politica di magnificenza condotta da Lorenzo (di cui si tratterà in altra sede), il potere della famiglia Medici era temuto e ostacolato sia da nemici interni che esterni. Infatti, papa Sisto IV entrò in collisione con Lorenzo in quanto questi si opponeva all'occupazione di Imola e Faenza da parte delle truppe pontificie. Sul piano più strettamente familiare, il nipote del papa, Girolamo Riario, intendeva conquistare la Toscana per ritagliarsi una propria signoria privata. Il piano folle fu sconsideratamente preso in considerazione dal Papa (che si fidava ciecamente del nipote), e pertanto si cominciò a tessere una ragnatela di intrighi, coinvolgendo l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati e prendendo contatti con i principali nemici fiorentini di Lorenzo, i Pazzi. Questi, intimoriti del crescente potere di Lorenzo e del sovvertimento di alcune strutture repubblicane, attuarono il loro piano omicida nella primavera del 1478, contando sull'appoggio da un poderoso esercito pontificio pronto ad intervenire lungo i confini con Firenze.
Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio

Figli
Piero il Gottoso

Figli
Lorenzo il Magnifico

Figli
Piero il Fatuo

Figli
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours

Figli
Lorenzo, duca di Urbino

Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito

Figli
Alessandro, duca di Firenze


Lorenzo de' Medici tra Antonio PucciFrancesco Sassetti col figlio,Domenico GhirlandaioCappella SassettiSanta Trinita, Firenze

Il terribile 26 aprile

Un primo tentativo di eliminazione fisica dei due giovani Medici fu tentato il giorno 25 aprile, quando Jacopo de' Pazzi pensò di avvelenare le pietanze riservate a Lorenzo e Giuliano. Giuliano, però, ebbe un'indisposizione che non gli permise di partecipare al ricevimento, e costringendo così i congiurati ad agire in modo diverso. L'occasione si ripresentò il giorno successivo, cioè il 26 aprile 1478, data in cui ricadeva la celebrazione della Pasqua. Mentre stavano ascoltando la messa in Santa Maria del Fiore, al momento dell'elevazione dell'ostia consacrata, i due fratelli furono aggrediti: Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini, mentre Lorenzo, ferito in modo lieve, si salvò riparandosi in sagrestiaaiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano. Le sorti di Lorenzo furono alla fine determinate dalla sollevazione popolare in suo favore: al grido di "palle! palle" (in allusione alle palle poste sullo stemma dei Medici), il popolo si scagliò contro i congiurati, mentre il gonfaloniere Petrucci, dopo aver saputo della congiura, arrestò un gruppo di congiurati presenti in Palazzo Vecchio, guidati proprio dall'arcivescovo Salviati.

La vendetta contro i congiurati[modifica | modifica wikitesto]

La vendetta contro i Pazzi e i loro alleati fu terribile, diventando così un esempio contro chi avesse mai voluto, in futuro, minare il potere mediceo sulla città. Infatti, Lorenzo procedette ad una serie di impiccagioni (quella dell'arcivescovo Salviati) e di esecuzioni in Piazza della Signoria (Jacopo de PazziFrancesco de Pazzi). Degli altri membri della famiglia, soltanto Guglielmo fu risparmiato, in quanto marito di Bianca, sorella del Magnifico. In quanto congiunto degli esecutori del fallito colpo di Stato, però, fu costretto all'esilio perpetuo..

La guerra antimedicea (1478-1480)

Il genio politico di Lorenzo

Fallita dunque la congiura dei Pazzi, il Papa, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo, si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata di Milano e di Venezia. L'alleanza fiorentina fu sconfitta dal Re di Napoli nella cosiddetta Guerra de' Pazzi. Nel 1479, immediatamente dopo la fine dell'Assedio di Colle Val d'Elsa (che di fatto concluse le operazioni belliche), Lorenzo si recò coraggiosamente a Napoli di propria persona per trattare con Ferdinando I, riuscendo nell'impresa di convincerlo delle sue ragioni e ottenendo il ritiro delle sue truppe dalla Toscana, staccandolo dalla lega con il Papa. Al ritorno in città, Lorenzo fu salutato dai Fiorentini come salvatore della patria. Nel 1480 Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace a Firenze, mentre Girolamo Riario, sfumata l'ipotesi di impadronirsi del potere a Firenze, ottenne la signoria di Forlì. Il successo dell'impresa diplomatica di Lorenzo lo consacrò come vero e proprio deus ex machina dell'equilibrio degli stati italiani. Difatti, se non ci fosse stato quest'atto di coraggio da parte del Medici, l'Italia sarebbe sprofondata nuovamente in quelle guerre fratricide che avevano dissanguato la Penisola prima della Pace di Lodi del 1454 e favorito, così, le mire espansionistiche di vicini minacciosi quali il Regno di FranciaNiccolò Machiavelli, nelle sue Storie fiorentine così giudica il trionfo mediceo:
« Tornò pertanto grandissimo, se n'era partito grande, e fu con quella allegrezza della città ricevuto, che le sue grandi qualità e freschi meriti meritavano, avendo esposto la propria vita per rendere alla sua patria la pace »

                                            Gli anni Ottanta

Il rafforzamento interno

Forte di questi successi Lorenzo, approfittando del momento favorevole, concentrò il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei Settanta, organo di governo formato da fedelissimi della famiglia che diminuì l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia. Era necessario infatti, dopo il gravissimo pericolo causato dalla congiura dei Pazzi, stringere ancora di più a sé il governo della città, sempre però rimanendo un primus inter pares. Lorenzo, infatti, ebbe l'accortezza di non esporsi eccessivamente alla luce del sole, lasciando ai suoi uomini il compito di guidare ufficialmente Firenze.

Girolamo Savonarola (Ferrara, 1452 - Firenze, 1498). Domenicano, priore di S.Marco dal 1491, il Savonarola fu estremamente feroce nelle sue prediche contro il rilassamento dei costumi, deprecando fortemente la corruzione pontificia e il paganesimo umanista, il cui emblema era proprio Lorenzo de'Medici.

L'alleanza con Innocenzo VIII

Nel 1484, il vecchio Sisto IV scomparve. Nel successivo conclave, fu eletto il cardinale genovese Giovanni Battista Cybo, che assunse il nome pontificale di Innocenzo VIII. Con il nuovo pontefice, uomo di scarsa levatura politica, i Medici si legarono ancora di più al papato, grazie alla stima che il Santo Padre aveva per il Magnifico. Quest'ultimo, infatti, era convinto che solo l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano. Approfittando dell'amicizia personale con il Papa, Lorenzo ottenne che il figlio Giovanni (futuro Papa Leone X) ricevesse la berretta cardinalizia all'età di tredici anni, nel concistoro del 9 marzo., e che la figlia Maddalena de' Medici sposasse nel 1488 il figlio legittimato del papa, Francesco Cybo.

Gli ultimi anni: Girolamo Savonarola

L'autorità acquisita dal Magnifico subì un colpo d'assestamento a causa dello zelo religioso e penitenziale del frate domenicano Girolamo Savonarola. Ferrarese, il Savonarola fu chiamato in un primo momento nel 1482 dal Magnifico, attratto dalla sua fama di abile oratore. Davanti però agli insuccessi che il frate raccolse, Lorenzo accettò ben volentieri che questi si allontanasse da Firenze, città a cui sarebbe stato nuovamente destinato nel 1490. Le motivazioni del richiamo sono da addurre all'influenza del filosofo neoplatonico Giovanni Pico della Mirandola, fortemente attratto dalle tematiche catartiche e apocalittiche sviluppate durante i soggiorni bolognesi e ferraresi di quegli anni. Il ritorno del frate (che diventerà nel 1491 Priore del Convento di San Marco) segnò un inizio di turbamento emotivo per il Magnifico, accusato di essere il corruttore dei costumi fiorentini con il suo paganesimo classicheggiante e di aver soppresso le libertà repubblicane. Nonostante ciò, Lorenzo rimase sempre imperturbabile di fronte all'inflessibilità morale del domenicano, del quale condivideva, probabilmente, la necessità di riforma della Chiesa.
La morte 
Nella primavera del 1492 Lorenzo de'Medici sentì declinare fortemente la sua salute, già minata dalla piaga ereditaria della famiglia Medici, la gotta. Benché non soffrisse quanto il padre Piero, Lorenzo andò incontro prima alla morte a causa della gangrena causata da un'ulcera, complicanza che causò un rapido deterioramento fisico. Infatti, si ritiene che la causa diretta della morte fosse dovuta alla perforazione dello stomaco e ad una peritonite.Trasportato alla Villa di Careggi, Lorenzo il Magnifico si spense all'età di soli 43 anni, circondato dai suoi amici più cari (Agnolo Poliziano,Pico della Mirandola), dai parenti e con i conforti religiosi impartiti proprio dal Savonarola.
                         maschera funebre di Lorenzo De' Medici