sabato 1 agosto 2015

NESSUNO TOCCHI CAINO
no alla pena di morte.......



LA STORIA DELLA SETTIMANA : IL RAPPORTO 2015 DI NESSUNO TOCCHI CAINO 2.  NEWS FLASH: ANALISI DEI DATI DEL RAPPORTO 2015 E OBIETTIVI DI NESSUNO TOCCHI CAINO 3.  NEWS FLASH: MESSAGGI DI MATTARELLA, GRASSO E BOLDRINI A NESSUNO TOCCHI CAINO 4.  NEWS FLASH: GLI INTERVENTI DI ORLANDO, GOZI E PANNELLA 5.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


IL RAPPORTO 2015 DI NESSUNO TOCCHI CAINO L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre quindici anni, si è confermata nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015.

I Paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 161. Di questi, i Paesi totalmente abolizionisti sono 103; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 6; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 6; i Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 46.
I Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a 37 (al 30 giugno 2015) rispetto ai 39 del 2013.
Nel 2014, i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati 22, come nel 2013 e 2012, mentre erano stati 20 nel 2011, 22 nel 2010, 19 nel 2009 e 26 nel 2008.
Nel 2014, le esecuzioni sono state almeno 3.576, a fronte delle almeno 3.511 del 2013, delle almeno 3.967 del 2012, delle almeno 5.004 del 2011, delle almeno 5.946 del 2010, delle almeno 5.741 del 2009 e delle almeno 5.735 del 2008. Il lieve aumento delle esecuzioni nel 2014 rispetto al 2013 si giustifica con l’incremento registrato in Iran e in Arabia Saudita.
Nei primi sei mesi del 2015, almeno 2.229 esecuzioni sono state effettuate in 17 Paesi e territori.
Nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015, non si sono registrate esecuzioni in 5 Paesi – Botswana, India, Kuwait, Nigeria e Sudan del Sud – che le avevano effettuate nel 2013.
Viceversa, 7 Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2013, le hanno riprese nel 2014: Bielorussia (almeno 3), Egitto (almeno 15), Emirati Arabi Uniti (1), Giordania (11), Guinea Equatoriale (9), Pakistan (7) e Singapore (2). Altri 2 Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2014, le hanno riprese nei primi sei mesi del 2015: Bangladesh (2) e Indonesia (14).
Nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015, è probabile che esecuzioni “legali” siano avvenute in Siria e Sudan del Sud, e in Vietnam e Yemen nei primi sei mesi del 2015, anche se non è possibile confermarlo.
Nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015, altri 9 Paesi hanno rafforzato ulteriormente il fronte a vario titolo abolizionista: Costa d’Avorio, Figi, Madagascar e Suriname hanno abolito totalmente la pena di morte; Gabon ed El Salvador hanno aderito al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici per l’abolizione della pena di morte; il Libano ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni e quindi può essere considerato un abolizionista di fatto; la Guinea Equatoriale ha stabilito una moratoria legale della pena di morte.
Negli Stati Uniti, nel maggio 2015 il Nebraska è diventato il diciannovesimo Stato della federazione ad abolire la pena di morte e il settimo a farlo negli ultimi otto anni. In altri quattro Stati – Washington, Colorado, Pennsylvania e Oregon – i Governatori hanno sospeso le esecuzioni a causa degli evidenti difetti che connotano il sistema capitale.
Inoltre, nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015, ulteriori passi politici o legislativi verso l’abolizione o la moratoria di fatto della pena capitale si sono verificati in 41 Paesi.
Sul fronte opposto, come abbiamo visto, 7 Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2013, le hanno riprese nel 2014, in alcuni casi dopo molti anni di sospensione. Altri 2 Paesi, che non avevano effettuato esecuzioni nel 2014, le hanno riprese nei primi sei mesi del 2015. Inoltre, nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015, alcuni passi indietro politici o legislativi verso il ripristino della pena di morte e la ripresa delle esecuzioni sono stati fatti nei seguenti Paesi: Maldive, Papua Nuova Guinea e Kiribati.
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ANALISI DEI DATI DEL RAPPORTO 2015 E OBIETTIVI DI NESSUNO TOCCHI CAINO Il lieve aumento delle esecuzioni nel 2014 rispetto al 2013 si giustifica con l’incremento registrato in Iran e in Arabia Saudita. Invece, se si dovesse confermare il trend dei primi sei mesi del 2015, registreremmo un numero record di esecuzioni alla fine dell’anno. Ciò è dovuto in particolare all’escalation registrata in Arabia Saudita, in Egitto e ancora una volta in Iran e alla ripresa delle esecuzioni in Giordania, Pakistan e Indonesia.
La “guerra alla droga” e la “guerra al terrorismo” hanno dato un contributo consistente all’escalation della pratica della pena di morte anche nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015.
In Iran, l’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica, salutata imprudentemente da molti osservatori come una svolta nel regime iraniano, non ha portato nulla di nuovo per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato. Da quando Rouhani è entrato in carica nel giugno 2013, quasi 2.000 prigionieri sono stati giustiziati in Iran. Il 46% delle persone giustiziate nel 2014 è stato impiccato per casi relativi alla droga e questa percentuale è schizzata al 70% nel 2015, al 30 giugno.
La campagna di Nessuno tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte nel mondo non può non includere quella per l’abolizione della pena fino alla morte e cioè dell’ergastolo.
Quella sull’ergastolo è una battaglia storica del Partito Radicale che ha avuto un’eco prodigiosa il 23 ottobre scorso quando Papa Francesco, parlando ai delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, l’ha definito “una pena di morte mascherata” che dovrebbe essere abolita insieme alla pena capitale.
La questione dell’ergastolo sarà al centro del prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino che si terrà entro l’anno in un penitenziario italiano dove c’è un’alta concentrazione di ergastolani, dove far confluire il maggior numero di condannati all’ergastolo, a partire dagli iscritti all’Associazione.
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si articola su due piani.
Il primo, a livello scientifico, è volto a documentare gli effetti sullo stato psico-fisico del detenuto della lunga permanenza in condizioni di isolamento in attesa di un “fine pena: mai”, analogamente a quanto la letteratura scientifica ha già ampiamente documentato nel caso dei condannati a morte (il cosiddetto “fenomeno del braccio della morte”).
Come scrive Papa Francesco, “la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio”.
Il secondo, a livello giurisdizionale, mira a presentare, a partire da casi concreti, ricorsi nazionali – Corte Costituzionale – e sovranazionali – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Comitato Diritti Umani dell’ ONU – volti a superare l’ergastolo, quantomeno nei suoi aspetti più duri: il cosiddetto “ergastolo ostativo” (sui 1.576 condannati a vita ben 1.162 sono ostativi, cioè esclusi per legge dai benefici carcerari) e l’isolamento in regime di 41 bis (circa 700 detenuti).
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si svolgerà in collaborazione con il Prof. Davide Galliani della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, coordinatore del progetto europeo “Right to Hope”, e con il Prof. Umberto Veronesi, da sempre contrario all’ergastolo proprio a partire dai suoi studi sulla plasticità del cervello.
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MESSAGGI DI MATTARELLA, GRASSO E BOLDRINI A NESSUNO TOCCHI CAINO
31 luglio 2015: In occasione della presentazione del Rapporto 2015 su “La Pena di morte nel Mondo”, i Presidenti Sergio Mattarella, Pietro Grasso e Laura Boldrini hanno inviato messaggi di saluto e di augurio a Marco Pannella, in quanto Presidente di Nessuno tocchi Caino.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è congratulato con la scelta dell’Associazione radicale di dedicare il Rapporto 2015 e il Premio “L’Abolizionista dell’Anno” a Papa Francesco, “il cui impegno contro la pena di morte è stato limpido e costante in questi primi anni di Pontificato. Le sue parole costituiscono un monito, e un motivo di impegno, non solo per i cristiani ma per tutta l’umanità”. “Mentre noi chiediamo a tutti i governanti di riflettere su queste parole – continua il Presidente della Repubblica – dobbiamo fare il nostro dovere affinché il nostro sistema penale e carcerario sia conforme ai valori costituzionali, consentendo ai condannati una vita dignitosa durante la pena, riducendo i tempi dei processi, dando loro la possibilità di progettare un futuro dopo aver pagato per gli errori commessi”.
Anche per il Presidente del Senato Pietro Grasso la scelta di Nessuno tocchi Caino di assegnare il Premio “L'Abolizionista dell'Anno” a Sua Santità Papa Francesco “significa riconoscere la grandezza del suo pontificato e del suo costante impegno per la salvaguardia della sacralità della vita e della dignità della persona”. Pietro Grasso ha espresso “l’auspicio che il messaggio di Papa Francesco possa divenire terreno comune di dialogo e di confronto nell'ambito della comunità internazionale”. “È mia ferma convinzione che la giustizia sia sempre ‘per la vita’ e una missione a tutela della vita e dei diritti delle persone”, ha dichiarato Pietro Grasso.
La Presidente della Camera Laura Boldrini ha evidenziato “il percorso graduale verso l'abolizione, nel quale l'Italia ha sin dall'inizio giocato un ruolo significativo, in linea con il suo tradizionale impegno abolizionista, e in questa battaglia di civiltà Nessuno Tocchi Caino ha messo in campo energie preziose che hanno contribuito in modo fattivo al conseguimento di questi incoraggianti progressi”. “Se in un paese autoritario – ha affermato Laura Boldrini – la pena capitale ci appare l'espressione più evidente di una inaccettabile visione culturalmente primitiva e sostanzialmente immorale, questa pratica rappresenta, anche in un Paese democratico, un atto di vendetta e incomprensibile incoerenza”.