lunedì 3 agosto 2015

NO ALLA PENA DI MORTE
nel civile Giappone
per concludere.........

Il dibattito nel paese e le attività della Federation of Bar Associations
Benché per due volte, nel 1993 e nel 1998, la Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite abbia fortemente raccomandato l’abolizione della pena di morte, criticando peraltro le modalità con cui essa viene praticata, e benché il Consiglio d’Europa abbia minacciato di privarlo dello status di osservatore, il Giappone continua a ignorare le pressioni internazionali. Non solo. Cerca di influenzare gli altri paesi mantenitori perché si pronuncino contro l’abolizione della pena di morte. Infatti, il Giappone ha votato per cinque volte contro le risoluzioni della Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite, che chiedevano una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena capitale, e si oppone regolarmente alla tendenza abolizionista mondiale. Nonostante ciò, va rilevato con soddisfazione che il dibattito nel paese è progressivamente cresciuto a partire dagli inizi degli anni ’90, anche se rimane tuttora per lo più confinato all’interno della discussione tra
Amnesty International – Sezione Italiana
giuristi e non è ancora diventato, nonostante gli sforzi delle Ong e delle organizzazioni intergovernative per i diritti umani, un tema al centro della costante attenzione dell’opinione pubblica.
Particolarmente significativa è la posizione della Japan Federation of Bar Associations, l’ordine degli avvocati giapponese, che ha cominciato a fare pressioni sul governo e sul parlamento affinché sia stabilita una moratoria sulle esecuzioni che dia al paese la possibilità di condurre un dibattito sul tema. Gli avvocati, abitualmente divisi sulla pena di morte, hanno trovato un accordo sul fatto che la pena capitale non possa essere mantenuta perché non c’è mai stata una sufficiente discussione pubblica sul tema, né misure adeguate per prevenire false accuse, tanto meno evidenza della sua funzione deterrente.
La Japan Federation of Bar Associations chiede, tra le altre cose: che si istituisca una nuova pena massima, ad esempio l’ergastolo senza possibilità di rilascio su condizionale; che vengano garantiti i diritti dei condannati nel braccio della morte; che siano stabilite nuove regole su quando eseguire le condanne. Gli avvocati propongono, inoltre, che la durata della moratoria non sia stabilita in anticipo, ma che duri finché non vi sia stato un dibattito soddisfacente nel paese