domenica 2 agosto 2015

NO ALLA PENA DI MORTE
nel civile Giappone......

ora parliamo del seguente caso:

Il caso di Sakae Menda
All’inizio del 1949, Sakae Menda fu arrestato in Giappone con l’accusa di rapina e omicidio plurimo. L'anno successivo fu condannato a morte. Nel 1983, 34 anni dopo, è stato assolto per non aver commesso il fatto ed è stato rimesso in libertà. Sakae Menda era entrato in prigione all’età di 23 anni, aveva una moglie e un figlio. Quando è uscito dalla prigione, di anni ne aveva 58 e la moglie e il figlio non c’erano più: lo avevano ripudiato.
“Nel corso dei miei 34 anni in carcere ho incontrato molti giudici scorretti che hanno commesso gravi errori. Ho anche visto 70 prigionieri mandati al patibolo. La maggior parte di loro aveva presentato richieste di revisione del processo o di clemenza, ma non c’è stato niente da fare. Li ho salutati uno per uno, stringendo loro la mano attraverso la feritoia da cui facevano passare il cibo. Una ventina di essi erano stati condannati a morte con prove dubbie, cinque erano decisamente innocenti. Mi viene in mente un uomo di nome Sakamoto: aveva perso i genitori da piccolo, era stato accusato per un omicidio che in realtà era stato commesso da un suo complice durante una rapina, non aveva soldi e non conosceva un avvocato; poco dopo averlo impiccato, hanno catturato il vero colpevole, dovendo così testualmente ammettere:“Quel Sakamoto, dopo tutto, aveva ragione!”. L’esperienza che ho fatto in questi 34 anni mi ha convinto a dedicare il resto della mia vita all’abolizione della pena di morte. Dichiararsi contro la pena capitale in Giappone richiede coraggio, trattandosi di una posizione minoritaria, esposta a critiche molto dure e all’ostilità dell’opinione pubblica ogni volta che c’è un attentato o un grave episodio di criminalità. Ma vado avanti, perché un caso come il mio non si ripeta più”.