domenica 16 agosto 2015

     populismo       

                Termine usato per designare tendenze o movimenti politici sviluppatisi in differenti aree e contesti nel corso del 20° secolo. Tali movimenti presentano alcuni tratti comuni, almeno in parte riconducibili a una rappresentazione idealizzata del ‘popolo’ e a un’esaltazione di quest’ultimo, come portatore di istanze e valori positivi (prevalentemente tradizionali), in contrasto con i difetti e la corruzione delle élite. Tra questi tratti comuni hanno spesso assunto particolare rilievo politico la tendenza a svalutare forme e procedure della democrazia rappresentativa, privilegiando modalità di tipo plebiscitario, e la contrapposizione di nuovi leader carismatici a partiti ed esponenti del ceto politico tradizionale. P. russo Movimento rivoluzionario sviluppatosi in Russia tra la fine degli anni 1850 e la fine degli anni 1880. La prima organizzazione populista, la Zemlja i volja, venne costituita nel 1861 nel clima di delusione provocato dalle modalità con cui era stata abolita la servitù della gleba. La situazione fu interpretata dai populisti come potenzialmente rivoluzionaria e alcuni di essi parteciparono anche ai contemporanei preparativi per l’insurrezione polacca (1863). Alla dura repressione militare di quest’ultima corrispose un irrigidimento poliziesco anche all’interno della Russia, che portò allo scioglimento della Zemlja i volja. In seguito si diffuse negli ambienti populisti una visione dell’azione rivoluzionaria, sostenuta soprattutto dai nichilisti, che anteponeva il ruolo dell’individuo, come soggetto rivoluzionario, a quello della massa.




 Questa idea venne ripresa e rielaborata in seguito sia dagli anarchici sia da P.N. Tkačëv. Alla fine del decennio l’influenza combinata delle idee di P.L. Lavrov sulla necessità dell’attività propagandistica fra le masse, e della teoria di M.A. Bakunin sull’istinto rivoluzionario di queste ultime, ricondusse l’attenzione dei populisti al popolo come protagonista dell’azione rivoluzionaria. Ne conseguì, nella primavera del 1874, lo spostamento di giovani rivoluzionari dalle città ai villaggi (quella che fu chiamata l’andata al popolo), con l’obiettivo di mobilitare le masse contadine attraverso la propaganda. La mancata risposta di queste ultime evidenziò la necessità di un’organizzazione centralizzata: nacque così la seconda Zemlja i volja (1876). Alcuni esponenti di questa individuarono il terrorismo quale unico strumento idoneo alla lotta contro l’apparato dello Stato, necessaria premessa alla lotta sociale nelle campagne. Il dibattito intorno a questa posizione portò nel 1879 alla scissione in due gruppi: la Narodnaja volja, che si concentrò sull’azione terroristica, sfociata nell’attentato allo zar Alessadro II (marzo 1881), e il Čërnyj peredel («Ripartizione nera»), che continuò a sottolineare la priorità dell’attività propagandistica nelle campagne; da quest’ultima provennero in seguito i primi esponenti della socialdemocrazia russa. Nel corso del decennio successivo, il movimento populista, indebolito dalla repressione, si disperse in gruppi che proseguirono l’attività terroristica in una situazione di crescente isolamento.