sabato 12 settembre 2015



 NESSUNO TOCCHI CAINO

no alla pena di morte.....................................


IRAN, NESSUNO TOCCHI CAINO: “#SALVIAMOMOHAMMAD” SUPERA LE 15000 FIRME IN UNA NOTTE. SOSTEGNO VIRALE ALLA PETIZIONE SU CHANGE.ORG PER LA CANCELLAZIONE DELLA SENTENZA DI MORTE DI MOHAMMAD ALI TAHERI L'appello di Nessuno Tocchi Caino su Change.org per la cancellazione della condanna a morte di Mohammad Ali Taheri fa il boom. A partire dalla scorsa notte, infatti, la petizione ha iniziato a viralizzarsi a tal punto da superare le 15000 adesioni che continuano ad aumentare.

Nei giorni scorsi Nessuno tocchi Caino aveva deciso di lanciare un appello ed una petizione tramite la piattaforma web Change.org per richiedere al Presidente della Repubblica Islamica d'Iran, Hassan Rouhani, la cancellazione della condanna a morte per Mohammad Ali Taheri cittadino iraniano accusato di "diffondere la corruzione in terra". Taheri che non ha commesso alcun crimine, non è altro che fondatore di un movimento spirituale che pratica le teorie di medicina alternativa, utilizzate in Iran come altrove.
Per Nessuno tocchi Caino: “Il sostegno virale per la nostra petizione su Change.org è indice di grande senso civile e di attenzione, talvolta spontanea ed immediata, di tanti cittadini, italiani e non, presenti nel nostro Paese per la situazione dei diritti umani in Iran. La crescita dei diritti fondamentali e civili in Iran passa anche tramite l'abolizione della pena di morte senza dimenticare la ricerca di maggiore laicità e libertà di coscienza".
Nel Rapporto 2015 sulla “Pena di morte nel Mondo” è stato già evidenziato l'orrendo dato statistico secondo cui l’Iran mette a morte più persone pro capite di qualsiasi altro Paese. Nei due anni di presidenza di Hassan Rouhani, infatti, (dal 1° luglio 2013 al 30 giugno 2015), in Iran sono stati giustiziati quasi 2.000 prigionieri.
In Iran, come anche in altri paesi con forti connotazioni illiberali (vedi Cina e Pakistan) , la soluzione del problema della lotta contro la pena di morte, si espande alla lotta per la democrazia, per l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili e di religione.
L'appello di Nessuno tocchi Caino per la cancellazione della condanna a morte per Mohammad Ali Taheri, come anche quello per la scarcerazione dello scienziato Omid Kokabee si muovono in questa direzione. “Bisogna sostenere la Democrazia sin dalla radice: l'affermazione dei diritti fondamentali e civili che permette anche l'abolizione della pena di morte. Sostenere entrambe le petizioni su Change.org è, quindi, fondamentale per sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica”.

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

IRAN: ALTRE 17 IMPICCAGIONI
11 settembre 2015: almeno 17 detenuti sono stati impiccati in Iran in questi ultimi giorni.
I primi cinque sono stati impiccati in gruppo il 2 settembre nella Prigione Centrale di Karaj, nel nord del Paese.
I cinque, che sono stati giustiziati nelle prime ore del mattino, avevano tutti età compresa tra 28 e 30 anni. Solo quattro di loro sono stati identificati: Mostafa Akhundzadeh, Hossein Jalali, Majid Rezai, e Hamid Farji.
Il 5 settembre un prigioniero è stato impiccato all’alba nel carcere di Zabol, nell’est dell’Iran.
Il prigioniero, identificato come Majid Sasouli di 45 anni, aveva sei figli, sottolinea il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Sasouli aveva trascorso nelle carceri del regime gli ultimi otto anni di vita.
Il 7 settembre 11 persone condannate per reati di droga sono state impiccate la mattina presto nel carcere Ghezelhesar di Karaj, hanno riferito a Iran Human Rights (IHR) fonti interne al carcere.
Tra i giustiziati figura l’insegnante Mahmood Barati, che secondo una fonte di IHR era stato arrestato sulla base di false accuse. Barati era stato fermato dalle aurità 10 anni fa e condannato a morte solo sulla base della testimonianza fornita da un altro imputato per reati di droga.

Il testimone chiave, che fu in seguito giustiziato, ritrattò la sua dichiarazione due volte.
Barati non aveva precedenti penali e all’epoca dell’arresto lavorava come insegnante a Taybad, nell’Iran orientale.
Non gli è stato concesso di vedere i suoi familiari un ultima volta.
Tra gli altri giustiziati ci sono "Ali Tafreshi", "Mehdi rahimi" dalla sezione 2 del carcere di Ghezelhesar, "Hossein Rostami" proveniente dal carcere di Fasha, cinque prigionieri del “Carcere Centrale di Teheran” e un altro detenuto non identificato.
Il portavoce di Iran Human Rights, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha dichiarato: “Mahmood Barati è soltanto uno dei molti prigionieri innocenti giustiziati dalle autorità iraniane per reati legati alle droghe. La comunità internazionale deve esercitare pressioni sull’Iran affinché fermi queste esecuzioni arbitrarie effettuate con la scusa di combattere il traffico di droga”.
Sono 762 le esecuzioni praticate nel Paese dall’inizio del corrente anno al 1° settembre 2015, delle quali 272 annunciate ufficialmente dalle stesse autorità iraniane, ha reso noto lo Iran Human Rights .

PAKISTAN: ALTRE QUATTRO IMPICCAGIONI
10 settembre 2015: altri quattro prigionieri sono stati impiccati in diverse prigioni del Pakistan.
In base alla notizia, Tanzeel Ahmad di Sheikhupura è stato giustiziato nel carcere Kot Lakhpat di Lahore, Muhammad Khalid nel Carcere Centrale di Faisalabd, Abdul Shakur nel Carcere Centrale di Bahawalpur e Asif Achu nella prigione distrettuale di Vehari.
Khalid era stato condannato a morte per un omicidio commesso nel 1999.
I corpi dei giustiziati sono stati restituiti alle rispettive famiglie.
Con queste ultime quattro impiccagioni giungono ad almeno 236 le persone, tra cui venticinque condannati per terrorismo, messe a morte fino ad oggi (10 settembre) in Pakistan dal 17 dicembre 2014, quando si è conclusa nel Paese la moratoria di fatto sulla pena capitale.
(Fonti: Dunya News, 10/09/2015)
Per saperne di piu' :

EGITTO: CONDANNA A MORTE PER NOVE MEMBRI DELLA FRATELLANZA
7 settembre 2015: nove presunti membri della Fratellanza Musulmana, movimento dichiarato fuorilegge in Egitto, sono stati condannati all’impiccagione, mentre altri 13 sono stati condannati all'ergastolo per l’omicidio della guardia del corpo di uno dei giudici del processo all’ex presidente Mohamed Morsi.
Un altro imputato è stato condannato a 10 anni di carcere, ha reso noto la Corte Penale di Manoura.
Secondo le indagini giudiziarie, gli imputati uccisero con premeditazione il sergente di polizia Abdullah Abdullah della direzione di sicurezza di Dakahlia, mentre sorvegliava la casa del giudice Hussein Qandil, il 28 febbraio 2014.
Le forze di sicurezza hanno arrestato gli imputati all'interno di una casa nella città di Mansoura, nel governatorato di Dakahlia, sequestrando esplosivi, armi e mappe di edifici pubblici vitali.
Il 9 luglio, la Corte aveva inviato al Grand Mufti le condanne a morte di 10 imputati, chiedendo il parere dell’autorità religiosa.:


COREA DEL SUD: CORTE SUPREMA CONFERMA CONDANNA CAPITALE PER OMICIDIO
28 agosto 2015: la Corte Suprema della Corea del Sud ha confermato la condanna a morte di uno studente che avrebbe ucciso i genitori della sua ex fidanzata.
Il ragazzo, 25 anni, identificato solo come Jang, il 19 maggio 2014 a Daegu avrebbe violentato la sua ex fidanzata e ucciso i suoi genitori.
Avrebbe commesso i crimini perché la ragazza aveva interrotto la loro relazione.
Secondo la Corte, Jang ha pianificato gli omicidi con attenzione dal momento che si è travestito da idraulico per entrare nella casa delle vittime. Ha accoltellato più volte i genitori della ex fidanzata e violentato la ragazza quando più tardi è tornata a casa.
La Corte ha sottolineato che l’omicida non si è pentito dei crimini commessi dal momento che ha incolpato per le uccisioni la ex fidanzata.

Jang diventa il 61° prigioniero del braccio della morte in Corea del Sud.