sabato 19 settembre 2015

NESSUNO TOCCHI CAINO

no alla pena di morte


PAKISTAN: TRE PRIGIONIERI IMPICCATI, UN QUARTO EVITA L’ESECUZIONE
16 settembre 2015: tre condannati a morte per omicidio sono stati giustiziati in diverse prigioni del Pakistan mentre un quarto prigioniero è riuscito ad evitare l’impiccagione.
Un uomo identificato come Shabbir è stato impiccato nel Carcere Centrale di Haripur.
Shabbir era stato condannato per aver ucciso un commerciante nel 1997 a Rawalpindi.
Allah Ditta è stato impiccato nel Carcere Centrale Kot Lakhpat di Lahore. Era stato condannato per omicidio 13 anni fa.
Un altro uomo condannato per omicidio è stato giustiziato nel Carcere Centrale di Faisalabad.
Un portavoce del carcere ha detto che Muhammad Ashfaq, figlio di Ali Muhammad, era stato condannato per avere ucciso Waheed Anwar nel 1999 in una faida familiare. La sua condanna era stata confermata dalla Corte Suprema e il Presidente aveva respinto l’ultimo appello.
Prima di essere messi a morte, i prigionieri hanno incontrato i propri familiari per l'ultima volta. I corpi sono stati riconsegnati alle famiglie.
Infine, un condannato a morte identificato come Abbas ha evitato il patibolo dopo aver ottenuto il perdono.
Con queste ultime tre impiccagioni giungono ad almeno 239 le persone, tra cui venticinque condannati per terrorismo, messe a morte fino ad oggi (16 settembre) in Pakistan dal 17 dicembre 2014, quando si è conclusa nel Paese la moratoria di fatto sulla pena capitale.
(Fonti: 92 News, 16/09/2015; The Express Tribune, 17/09/2015) Per saperne di piu' :

OKLAHOMA (USA): RINVIATA L’ESECUZIONE DI GLOSSIP
16 settembre 2015: tre ore e mezza prima dell’orario previsto per l’esecuzione, la Oklahoma Court of Criminal Appeals ha rinviato al 30 settembre l’esecuzione di Richard Eugene Glossip per dar tempo ai difensori di approfondire quelle che i difensori stessi chiamano “nuove prove”.
L’elemento principale sarebbe una testimonianza scritta e giurata in cui un compagno di cella del principale testimone dell’accusa asserirebbe di avergli sentito dire “L’ho incastrato”.
Il caso di Glossip nelle ultime settimane ha ottenuto molta attenzione dai media, se ne sono occupati la nota attrice Susan Sarandon, Suor Helen Prejean, l’ex senatore Tom Coburn, Barry Switzer, un famoso allenatore di football in pensione, un ex procuratore capo federale, John W. Raley, il noto avvocato Barry Scheck, Co-Direttore della ong Innocence Project, e Samuel Gross, editore del National Registry of Exonerations, il registro delle persone prosciolte dopo una condanna a morte. Glossip, 51 anni, bianco, secondo l’accusa avrebbe incaricato Justin Sneed, 19 anni, di uccidere il suo datore di lavoro, Barry Van Treese, che fu picchiato a morte il 7 gennaio 1997.
Sneed ha raggiunto un accordo con la pubblica accusa, ha confessato, e testimoniato contro Glossip. Entrambi gli uomini sono stati condannati per omicidio di primo grado nel 1998, ma in cambio della collaborazione Sneed ha ottenuto una condanna all'ergastolo senza condizionale.
Nel 2001 la condanna di Glossip era stata annullata per assistenza legale inadeguata. Una nuova condanna a morte era stata emessa nel 2004.
Secondo i sostenitori di Glossip, contro l’uomo esiste solo la parola di Sneed, e nessuna prova fisica o scientifica. La nuova prova di cui parlano i difensori di Glossip sarebbe una testimonianza di un ex compagno di cella di Sneed.
(Fonti: Associated Press, 16/09/2015)
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EGITTO: DUE ANNI DI TERRORE, 1.695 CONDANNE A MORTE DAL 2013
17 settembre 2015: in Egitto ci sono state 7 condanne a morte eseguite e 246 annullate, con altre 433 ancora oggetto di appello, su un totale di 1.695 condanne a morte per reati violenti inviate al Gran Mufti dal colpo di stato militare che depose il primo presidente democraticamente eletto Mohamed Morsi nel luglio 2013.
La maggior parte dei casi sono legati alle proteste contro l’estromissione di Morsi; alcuni sono vecchi casi riemersi dopo il colpo di Stato, mentre il resto sono casi di "terrorismo" che vedono la maggior parte degli imputati membri attivi della Fratellanza Musulmana.
Anadolu Agency ha compilato un elenco di tutte le condanne a morte emesse in Egitto nel periodo compreso fra 3 luglio 2013 e 17 settembre 2015, sulla base di fonti giudiziarie e dei diritti umani.
Le condanne a morte emesse nei confronti di 246 imputati sono state revocate dopo essere state sottoposte al Mufti per l'approvazione. Gli imputati hanno presentato appello e la Corte di Cassazione ha accolto l’appello, ripetuto i processi e revocato le condanne a morte.
Le condanne a morte oggetto di ricorso presso la Corte di Cassazione sono state emesse contro 433 imputati, tra cui il presidente deposto Mohamed Morsi, che è stato riconosciuto colpevole nel caso di evasione dal carcere di Wadi Al-Natroun.
Ulteriori 1.009 casi che erano stati inviati al Mufti non hanno visto condanne a morte emesse nei confronti degli imputati: 516 imputati sono stati condannati a pene diverse dalla pena di morte, mentre 493 sono stati prosciolti dopo che il loro appello è stato accettato e i processi ripetuti.
Almeno 7 prigionieri sono stati giustiziati nel 2015 per reati di natura violenta. Uno di loro è stato messo a morte il 7 marzo con l'accusa di aver buttato di sotto un adolescente da un edificio ad Alessandria. Altri sei sono stati impiccati il 17 maggio per appartenenza al gruppo armato Ansar Bait Al-Maqdis e il presunto coinvolgimento nell’attentato contro un posto di blocco militare al Cairo. (Fonti: MINA, 17/09/2015) Per saperne di piu' :

KUWAIT: SETTE CONDANNE A MORTE PER L’ATTENTATO ALLA MOSCHEA SCIITA
15 settembre 2015: sette persone sono state condannate a morte in Kuwait in relazione ad un attentato esplosivo suicida contro una moschea sciita che provocò almeno 27 morti.
Più di 220 persone restarono ferite nell’attentato dello scorso 26 giugno contro la moschea dell’Imam Sadiq, nella zona orientale di Kuwait City.

Nello stesso caso, altri otto imputati sono stati condannati a pene detentive comprese tra due e 15 anni, mentre altri 14 sono stati assolti. Un gruppo affiliato allo Stato Islamico (IS) ha sostenuto di essere dietro l’attentato.