martedì 8 settembre 2015



Riforma Costituzione, Pd sempre a ricerca accordo, stasera parla Renzi




L'attesa prima riunione della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama alla ripresa dopo le ferie d'agosto si è conclusa oggi senza alcuna novità sul possibile superamento dello stallo interno alla maggioranza sulla riforma del Senato.
Stasera, intanto, si terrà l'assemblea dei senatori Pd col segretario e premier Matteo Renzi, che ieri non ha chiuso la porta a una limatura della legge costituzionale sulle competenze del Senato, ma ha comunque posto la scadenza di metà ottobre per approvare il testo, perché poi Palazzo Madama sarà occupato con la legge di Stabilità.
La presidente della commissione, Anna Finocchiaro (Pd) che è anche relatrice del testo, parlando con i cronisti ha detto che sulla riforma costituzionale si voterà "quando c'è l'accordo politico, quando l'accordo è sufficientemente definito".
La Finocchiaro punta ad arrivare all'approvazione del ddl "con il Partito democratico unito, con la maggioranza compatta e con un consenso oltre la maggioranza". Ma avverte anche che non si può "capovolgere l'impostazione dell'articolo 2", cioè quello relativo alla composizione del Senato di membri non elettivi.
La minoranza del Pd (circa 25 senatori) e le opposizioni vorrebbero infatti che i 100 componenti del nuovo Senato, che non voterà più la fiducia al governo e avrà molti poteri in meno rispetto al passato, venissero eletti direttamente dai cittadini e non fossero indicati invece dai Consigli regionali, come prevede oggi il testo.
Un'ipotesi di compromesso, hanno riferito varie fonti politiche, è quello di indicare sulla scheda elettorale per le Regioni quali saranno i consiglieri che andranno a sedere anche in Senato.
Un altro fronte aperto riguarda l'articolo 10, quello sulle competenze del Senato, diminuite durante la lettura alla Camera, la scorsa primavera, rispetto al testo del governo. Ieri Renzi si è detto favorevole a rivedere le norme, venendo anche incontro all'opposizione.
Il leghista Roberto Calderoli, autore della maggioranza degli oltre 513.000 emendamenti presentati, si è infatti detto disponibile a ritirarne il grosso in cambio di un accordo sulle competenze.

In attesa delle parole di Renzi stasera, il primo momento caldo arriverà comunque martedì prossimo, quando la commissione Affari costituzionali comincerà a esaminare gli emendamenti. Se la Lega non ritirasse i suoi, la commissione probabilmente voterebbe il rinvio di tutta la partita al Senato, dove l'ultima parola sugli emendamenti spetterebbe al presidente Piero Grasso.