sabato 7 novembre 2015


NESSUNO TOCCHI CAINO

no alla pena di morte



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : LETTERA APERTA AI MASSIMI RESPONSABILI DELLO STATO ITALIANO ALLA VIGILIA DELLA VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN 2.  NEWS FLASH: ONU: LA GUERRA AL TERRORISMO NON E’ UNA SCUSA PER VIOLARE I DIRITTI UMANI 3.  NEWS FLASH: EMIRATI ARABI UNITI: EVITANO LA PENA DI MORTE GRAZIE AL PREZZO DEL SANGUE 4.  NEWS FLASH: USA: NEL 2015 NUMERO DI ESECUZIONI PIU’ BASSO DEGLI ULTIMI 23 ANNI 5.  NEWS FLASH: AFGHANISTAN: RAGAZZA LAPIDATA DAI TALEBANI A GHOR 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : MILANO: SEMINARIO “UNA STORIA INFINITA? LA PENA DI MORTE NEL DIBATTITO CONTEMPORANEO”


LETTERA APERTA AI MASSIMI RESPONSABILI DELLO STATO ITALIANO ALLA VIGILIA DELLA VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN


“L’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica ha portato molti osservatori, alcuni difensori dei diritti umani e la comunità internazionale a essere ottimisti. Tuttavia, il nuovo Governo non ha cambiato il suo approccio per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato: circa 2.000 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dall’inizio della presidenza di Rouhani nel giugno 2013 ad oggi.

Nel solo anno in corso, al 1° ottobre, sono state compiute almeno 835 esecuzioni, un numero record mai registrato finora e un ritmo che, se resterà tale, porterà a più di mille esecuzioni quest’anno.

Il dato più preoccupante è che almeno 546 esecuzioni sono state effettuate quest’anno per reati di droga, il che corrisponde a circa l’89% del totale mondiale per questo tipo di reati, se si escludono quelle compiute in Cina, il cui numero è sconosciuto ma sicuramente inferiore di gran lunga al dato iraniano. Occorre, a questo proposito, rilevare che tutti gli organismi delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno dichiarato i reati di droga non ascrivibili alla categoria dei “reati più gravi” per i quali sarebbe “legittima” l’applicazione della pena di morte.

La Repubblica Islamica detiene il numero più alto delle esecuzioni di minorenni, che sono raddoppiate nel 2014 (almeno 17) e sono continuate nel 2015 (almeno 4), fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che pure ha ratificato.

Le impiccagioni di appartenenti alle minoranze etniche e religiose per fatti non violenti o di natura essenzialmente politica si sono intensificate nel 2014 (almeno 32) e nei primi mesi del 2015 (almeno altre 16). Ma è probabile che molti altri giustiziati per reati comuni o per “terrorismo” fossero in realtà oppositori politici, in particolare appartenenti alle varie minoranze etniche iraniane, tra cui azeri, curdi, baluci e ahwazi. Accusati di essere mohareb, cioè nemici di Allah, gli arrestati sono di solito sottoposti a un processo rapido e severo che si risolve spesso con la pena di morte.

Le esecuzioni per motivi politici ordinate dalla Repubblica Islamica guidata da Hassan Rouhani sono l’ultimo capitolo di una storia iniziata nell’estate 1988 quando, in seguito a una fatwa di Khomeini, sono stati impiccati oltre 30.000 prigionieri politici, in massima parte simpatizzanti dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), accusati di essere “nemici di Allah”. Mentre molte organizzazioni per la difesa dei diritti umani lo hanno definito un crimine contro l’umanità, molti dei responsabili di quel massacro fanno oggi parte della classe dirigente del regime. Come Mostafa Poor Mohammadi e Seyed Ebrahim Reisi – due dei cinque membri del cosiddetto “Comitato del perdono” che Khomeini aveva inviato nelle carceri e poi rivelatosi essere un “Comitato della morte” responsabile di quel genocidio –, divenuti oggi, rispettivamente, Ministro della Giustizia e Procuratore Generale della Repubblica Islamica.

La persecuzione dei Mojahedin del Popolo Iraniano è continuata anche in Iraq dove la sera del 29 ottobre scorso circa 2.000 rifugiati sotto protezione internazionale detenuti a Camp Liberty sono stati vittima di un attacco missilistico – l’ennesimo di una lunga serie – nel quale nel quale hanno perso la vita almeno 24 persone e decine di altre sono rimaste ferite.

Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e queste pratiche vieta. Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate per aver bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per oltraggio al pubblico pudore. L’Iran è diventato uno dei clienti più attivi nell’acquisto di strumenti di censura della rete e ha bloccato circa cinque milioni di siti che trattano di arte, questioni sociali, notizie, di blog e social network.

Il 18 dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una Risoluzione che esprime profonda preoccupazione per l’“allarmante frequenza” dell’uso della pena di morte in Iran, tra cui le esecuzioni pubbliche, le esecuzioni di gruppo segrete e la pratica della pena di morte nei confronti di minori e persone che al momento del reato avevano meno di 18 anni, in violazione degli obblighi della Repubblica Islamica verso

la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Le Nazioni Unite hanno inoltre condannato l’imposizione della pena di morte per reati che non hanno una definizione precisa ed esplicita, tra cui Moharebeh (inimicizia contro Dio), e per reati che non si qualificano come i crimini più gravi, in violazione del diritto internazionale.

La Risoluzione ha anche criticato l’uso della tortura e di trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, tra cui la fustigazione e l’amputazione.
Quanto su descritto valga da promemoria per tutte le autorità del nostro Paese che si apprestano a ricevere il Presidente iraniano Hassan Rouhani, la cui visita in Italia è annunciata per il mese di novembre.

Ai massimi rappresentanti dello Stato italiano, riconosciuto da tutti nel mondo come il campione della battaglia per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali e per l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale, chiediamo di porre la questione della pena di morte e più in generale del rispetto dei Diritti Umani al centro di ogni incontro e intesa con rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Iran, a partire dal suo Presidente Rouhani”.



Usando il link riportato sotto, firma la petizione per la liberazione del prigioniero politico iraniano Saleh Kohandel.


---------------------------------------
NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ONU: LA GUERRA AL TERRORISMO NON E’ UNA SCUSA PER VIOLARE I DIRITTI UMANI
5 novembre 2015: il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha accusato l'Iraq di violare i diritti umani dei propri cittadini in nome della guerra al terrorismo. L'Iraq è uno dei sette Paesi esaminati dal Consiglio Diritti Umani, che monitora l’applicazione da parte degli Stati del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
Il Consiglio di 18 esperti indipendenti ha riconosciuto la necessità dell’Iraq di adottare misure per combattere gli atti di terrorismo. Questo, in particolare, alla luce dei gravi crimini commessi dal cosiddetto Stato Islamico, tra cui omicidi, rapimenti, stupri, riduzioni in schiavitù e torture.
Tuttavia il Consiglio ha affermato che questi atti orribili non giustificano le violazioni dei diritti umani commessi contro civili da parte delle forze di sicurezza irachene e da gruppi armati alleati, nei loro sforzi per sconfiggere lo Stato Islamico.
Il vice-presidente del Consiglio Diritti Umani, Yuji Iwasawa, ha detto che gli esperti sono preoccupati dalle notizie secondo cui la polizia spesso utilizza la tortura per estorcere confessioni di persone sospettate di terrorismo e altri crimini.
"Le confessioni ottenute sotto coercizione vengono usate come prova in tribunale per cui molte donne private della libertà vengono stuprate e aggredite sessualmente, inoltre molte morti in carcere sono il risultato della tortura", ha detto Iwasawa.
L'organismo ONU ha invitato l'Iraq a prendere in considerazione l'abolizione della pena di morte, che giudica troppo utilizzata e non soddisfacente gli standard internazionali secondo cui la pena capitale può essere utilizzata solo per i "crimini più gravi".
Il Consiglio prende atto che 240 persone sono state giustiziate in Iraq negli ultimi due anni e che più di 1.700 persone si trovano nel braccio della morte.


EMIRATI ARABI UNITI: EVITANO LA PENA DI MORTE GRAZIE AL PREZZO DEL SANGUE 1° novembre 2015: un membro della famiglia reale del Kuwait e un suo compagno di studi hanno evitato la pena di morte in un caso di omicidio negli Emirati Arabi Uniti, dopo essere stati perdonati dalla famiglia della vittima, ha stabilito la Corte d'Appello di Sharjah.
Un giudice li ha condannati a 3 anni di carcere seguiti da espulsione.
I 2 studenti kuwaitiani hanno già trascorso circa 3 anni in carcere.
Il verdetto del 1° novembre è definitivo dal momento che la famiglia della vittima ha formalmente perdonato gli imputati, ha dichiarato al Gulf News un pubblico ministero.
I genitori del ragazzo ucciso, anche lui cittadino del Kuwait, nonché i membri della famiglia reale del Kuwait hanno assistito all’udienza del 1° novembre.
Nel novembre 2014, la Corte della Sharia di Sharjah aveva condannato a morte i due studenti kuwaitiani, che avrebbero torturato a morte un compagno di studi nel febbraio 2013.
Mubarak Mesha'al Mubarak, 19 anni, morì nel City University Hospital di Sharjah il 24 febbraio 2013, dopo aver subito abusi per diversi giorni.
La famiglia della vittima aveva inizialmente chiesto al giudice di condannare a morte i due imputati.
Salem Obaid bin Sahoo, consulente legale della famiglia della vittima, ha riferito al Gulf News che i suoi clienti volevano inizialmente la condanna a morte dei responsabili dell’omicidio, tuttavia in seguito la famiglia ha accettato un prezzo del sangue di 1 milione di dinari kuwaitiani (12,12 milioni di dirham), dopo una serie di trattative.
I due imputati, Y.H.S., membro della famiglia reale del Kuwait, e H.A., 18 anni, sono stati reclusi nel Carcere Centrale di Sharjah.
“I due sospetti hanno confessato in aula i loro crimini, ammettendo di aver torturato per tre giorni la vittima, che volevano punire per aver molestato una loro parente”, hanno detto gli investigatori al Gulf News.
(Fonti: Gulf News, 01/11/2015)
Per saperne di piu' :

USA: NEL 2015 NUMERO DI ESECUZIONI PIU’ BASSO DEGLI ULTIMI 23 ANNI
4 novembre 2014: il 2015 sarà per gli Stati Uniti l’anno con meno esecuzioni dal 1992 ad oggi. Dopo la sospensione dell’esecuzione prevista il 3 novembre di Ernest Johnson in Missouri, sono previste altre due esecuzioni prima della fine dell’anno. Questo porterebbe il totale a 27, la cifra più bassa negli ultimi 23 anni.
L’anno scorso le esecuzioni erano state 35 e nel 2013 erano state 39. Il numero più alto di esecuzioni in anni recenti è stato 98, nel 1999.
Il 19 novembre il Texas è prevista l’esecuzione di Raphael Deon Holiday, e il 20 novembre in Georgia è prevista l’esecuzione di Marcus Ray Johnson. Non sembra probabile che queste due ultime esecuzioni possano essere sospese, ma anche così si avrà una diminuzione del 22% rispetto al 2014.


AFGHANISTAN: RAGAZZA LAPIDATA DAI TALEBANI A GHOR
3 novembre 2015: una giovane donna afgana fatta sposare contro la propria volontà è stata lapidata circa una settimana fa dai Talebani dopo essere stata catturata mentre fuggiva con un altro uomo, hanno riportato alla AFP funzionari locali.
Un video della lapidazione mostra la donna, identificata come Rokhsahana e di età compresa tra i 19 e 21 anni, in una buca nel terreno, mentre alcuni uomini gli tirano addosso pietre.
Nel video si sente Rokhsahana che recita la “shahada”, la professione di fede musulmana, con la sua voce che diventa sempre più acuta, nei circa 30 secondi di video trasmessi dai media afgani. Le autorità locali hanno confermato l’autenticità del filmato.
La lapidazione è avvenuta a Ghalmeen, un'area a circa 40 chilometri dal capoluogo della provincia di Ghor, Firozkoh, ha precisato il governatore Seema Joyenda.
Rokhsahana è stata "lapidata da Talebani, leader religiosi locali e irresponsabili signori della guerra armati", ha detto Joyenda alla AFP.
Joyenda, una degli unici due governatori donna dell'Afghanistan, ha detto che secondo le informazioni in possesso delle autorità, 'la famiglia di Rokhsahana l’aveva fatta sposare contro la sua volontà e lei stava fuggendo con un uomo della sua età".
Joyenda ha condannato la lapidazione, invitando Kabul ad intervenire per "ripulire la zona".
"Questo è il primo incidente del genere in quest’area, ma non sarà l'ultimo. Le donne, in generale, hanno problemi in tutto il Paese, ma soprattutto a Ghor ... L'uomo con cui stava fuggendo non è stato lapidato".
Il capo della polizia di Ghor, Mustafa Mohseni, ha detto alla AFP che l’esecuzione è avvenuta in una zona controllata dai Talebani, confermando che si tratta del primo incidente del genere "quest'anno". 

---------------------------------------
I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA


MILANO: SEMINARIO “UNA STORIA INFINITA? LA PENA DI MORTE NEL DIBATTITO CONTEMPORANEO”

Il Seminario si svolge il 9 novembre 2015 presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano, dalle 12.30 alle 14.30 nell’Aula 10 - via del Conservatorio 7.
Relatori: Prof. Davide Galliani, Elisabetta Zamparutti e Sergio D’Elia Per info: davide.galliani@unimi.it