giovedì 14 gennaio 2016

Sepolcri alchemici




Nella chiesa di San Lorenzo ma nella Sacrestia Nuova c'è dell'altro. E' risaputo che la corte medicea di Firenze si circondò di umanisti e artisti di eccellente preparazione e sovvenzionò le loro opere, favorendo inoltre il progredire di molte scienze. Alla corte di Lorenzo dè Medici, detto il Magnifico, ci fu tra gli altri Michelangelo Buonarroti (sepolto nella navata destra della già citata basilica di S. Croce, legata a quanto pare a doppio filo con tutta la vita passata e presente della città). In un ambiente intriso di concetti filosofici dell'antichità classica e ai suoi rimandi alla mitologia ermetica, non è improbabile che egli abbia li interiorizzati perchè in alcune sue opere è possibile ravvisarli. Per la cupola della Sacrestia Nuova della Chiesa di San Lorenzo, dove trovano posto i sepolcri di Giuliano e Lorenzo dè Medici, notiamo come l'artista si sia ispirato ai temi cabalistici e alchemici che rappresentavano in questo modo l'universo e i 4 elementi attorno alla fascia zodiacale. Nell'opera michelangiolesca le sette fasi dell'opus alchemico(calcinazione, sublimazione, soluzione, putrefazione, distillazione, coagulazione, tintura)sembrano sintetizzarsi nei percorsi concentrici che confluiscono al centro del cerchio, essi sono infatti sette.




 Secondo gli studi di Maurizio Calvesi, nella stessa Sagrestia Nuova possiamo ancora scoprire un accostamento tra l'alchimia e l'opera di Michelangelo. I sepolcri di Giuliano e Lorenzo dè Medici si trovano uno di fronte all'altro e ciascuno reca due coppie di sculture. Quelle del Giorno e della Notte sono sul sepolcro di Giuliano, duca di Nemours, quelle dell'Aurora e del Crepuscolo su quello di Lorenzo, duca di Urbino. Anzitutto, sembra che la figura di ogni duca sia legata virtualmente da un simbolico triangolo con le statue soggiacenti al di sotto. La Notte e il Giorno si voltano le spalle, alludendo alla condizione di separazione e di opposizione di due diverse nature; tra l'altro la Notte appoggia il capo nella mano proprio come la celebre Melancolia di Dürer, ad indicare che i due atteggiamenti sono sinonimi (Notte=malinconia, nerezza, buio mentale e materia primitiva). Sotto la scultura, schiacciato ma non domo, sembra affacciarsi lo stesso volto del Giorno e alcuni volatili. Il 'Giorno' ha qualcosa di 'non finito' dal quale prorompe una luce diffusa. Sul lato opposto, abbiamo l'altro gruppo marmoreo, che sembra più aperto e consecutivo. Le statue appaiono in 'movimento' e 'allungate'  tese ad una unione:Crepuscolo e Aurora si 'aprono', per rinnovare il miracolo della Creazione, ovvero garanzia di rinnovamento e resurrezione, tema sottinteso trattandosi di due monumenti funebri. In quel periodo la concezione dell'uomo in quanto capace di 'creare' al pari di un dio, era sicuramente un motivo dominante tra gli artisti. L'arte era vissuta come mezzo geniale per emulare la Creazione.