giovedì 25 febbraio 2016

LA COLONNA DELLA GIUSTIZIA-PIAZZA SANTA TRINITA 

FIRENZE 



La colonna - posta al convergere di via de' Tornabuoni, via delle Terme e borgo Santi Apostoli - fu eretta nell'ambito di un ambizioso programma voluto da Cosimo I de' Medici finalizzato a connotare lo spazio urbano con segni tangibili che simboleggiassero le virtù del principe e la gloria della sua famiglia (si veda anche alla colonna di piazza San Felice). In questo ambito la colonna di piazza di Santa Trinita rappresenta il primo e più significativo intervento, visto l'impiego di un fusto di eccezionale valore storico e simbolico, un monolito in granito orientale alto più di undici metri e del peso di circa 50 tonnellate, proveniente dalle terme di Caracalla a Roma e donato da papa Pio IV allo stesso Cosimo. A soprintendere al lungo e complesso trasporto documentato tra il 1562 e il 1563 (per il quale fu peraltro impiegata una imbarcazione probabilmente costruita per l'occasione), presero parte Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, al quale spetta la direzione delle operazioni dell'ultima fase di trasporto e il cantiere per la sua erezione, documentato al 1565. Così il diarista Agostino Lapini: "Et a' dì 2 di luglio 1565 in lunedì mattina, ad ore 13 in circa, si cominciò a rizzare e tirare su la bella colonna di granito che è da Santa Trinita; ed a ore 15 era ritta, e si puntellò e si posò intieramente sulla base, dove è e starà sempre". Nelle intenzioni originarie, l'impresa doveva celebrare la vittoria di Montemurlo del 1537 (alcuni testi la riferiscono erroneamente alla vittoria di Scannagallo o battaglia di Marciano, combattuta contro i senesi il 2 agosto 1554, alla quale è invece dedicata la colonna di San Felice), ed essere appunto posta davanti alla chiesa di Santa Trinita, dove il granduca aveva avuto "la novella della rotta de nemici" (così Scipione Ammirato nelle sue Istorie fiorentine). Tuttavia, conferito a Cosimo da papa Pio V il titolo granducale nel 1569, si optò per legare il monumento a una dimensione ancora più ampia, dedicandolo alla Giustizia. A tal fine fu inserita alla base una apposita iscrizione dedicatoria (che reca la data 1570) e commissionata una statua raffigurante appunto la Giustizia, inizialmente realizzata in legno e terracotta, quindi sostituita da una in porfido rosso antico opera di Francesco del Tadda e di suo figlio Romolo, su modello di Bartolomeo Ammannati. Per la lavorazione del porfido, nella quale erano appunto specializzati i Del Tadda, furono impiegati circa undici anni, assemblando insieme sei blocchi probabilmente provenienti sempre da antiche colonne romane, fino a definire una statua di 6 braccia d'altezza che fu posta su di un capitello al vertice della colonna solo nel 1581. Per quanto riguarda il mantello che copre le spalle della figura questo fu realizzato e montato dopo la collocazione dell'opera, presumibilmente per equilibrare una sproporzione tra spalle e corpo della scultura accentuata dalla particolare posizione della figura in forte scorcio (così Filippo Baldinucci). Per quanto riguarda il progetto voluto da Cosimo I si torna qui a sottolineare lo stretto rapporto tra questo fusto di spoglio ricco di storia e di rimandi simbolici, la colonna di San Felice (che doveva recare la statua allegorica della Pace) e una terza colonna con la figura della Religione, cavata e trasportata a Firenze sempre per le cure di Bartolomeo Ammannati, destinata a piazza San Marco, irreparabilmente fratturatasi nel momento del suo innalzamento e ora conservata in pezzi nel cortile dell'Accademia. Assieme, le tre colonne evidenziano in modo esplicito gli intenti di Cosimo I, destinate come erano a segnare la città in corrispondenza dei principali spazi del potere e della storia della famiglia, oltre che a traguardare i principali percorsi dei cortei principeschi.