sabato 27 febbraio 2016

    NESSUNO TOCCHI CAINO     

no alla pena di morte....................





1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : PENA DI MORTE: PAPA FRANCESCO CHIEDE LA MORATORIA, IL PRESIDENTE MATTARELLA RICORDA L’IMPEGNO ITALIANO 2.  NEWS FLASH: ZIMBABWE: PASSI DEL GOVERNO VERSO L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE 3.  NEWS FLASH: UTAH (USA): COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO APPROVA ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE 4.  NEWS FLASH: SIRIA: DUE ADOLESCENTI LAPIDATE DALL’ISIS PER ADULTERIO 5.  NEWS FLASH: LIBERIA: DUE CONDANNATI ALL’IMPICCAGIONE E 50 ANNI DI CARCERE PER OMICIDIO 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


PENA DI MORTE: PAPA FRANCESCO CHIEDE LA MORATORIA, IL PRESIDENTE MATTARELLA RICORDA L’IMPEGNO ITALIANO Il 21 febbraio 2016, Papa Francesco ha lanciato all'Angelus un "appello alla coscienza dei governanti, affinche' si giunga ad un consenso internazionale per l'abolizione della pena di morte.

E propongo - ha scandito - a quanti tra loro sono cattolici di compiere un gesto coraggioso ed esemplare: che nessuna condanna venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia".
Secondo il Papa, "il Giubileo straordinario della Misericordia e' un'occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre piu' mature di rispetto della vita e della dignita' di ogni persona".
"Anche il criminale - ha ricordato Francesco - mantiene l’inviolabile diritto alla vita, dono di Dio".
Secondo il Papa, "il comandamento 'non uccidere' ha valore assoluto e riguarda sia l'innocente che il colpevole". "Tutti i cristiani e gli uomini di buona volonta' - ha aggiunto Francesco - sono chiamati oggi ad operare non solo per l'abolizione della pena di morte, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignita' umana delle persone private della liberta'".
"Domani avra' luogo a Roma un convegno internazionale dal titolo 'Per un mondo senza la pena di morte', promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio", ha quindi annunciato il Papa auspicando che "il simposio possa dare rinnovato impulso all'impegno per l'abolizione della pena capitale. Un segno di speranza e' costituito dallo sviluppo, nell'opinione pubblica, di una sempre piu' diffusa contrarieta' alla pena di morte anche solo come strumento di legittima difesa sociale. In effetti, le societa' moderne hanno la possibilita' di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l'ha commesso la possibilita' di redimersi. Il problema va inquadrato nell'ottica di una giustizia penale che sia sempre piu' conforme alla dignita' dell'uomo e al disegno di Dio sull'uomo e sulla societa'".
Il 22 febbraio, nel convegno promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato l'impegno internazionale dell'Italia per l'abolizione della pena capitale in ambito Onu affermando che: “L'Italia non si è limitata a bandire la pena capitale dal proprio territorio, ma si è adoperata, a livello politico, diplomatico, giudiziario, affinché l'abolizione della pena di morte diventasse patrimonio di tutta l'umanità...Rafforzare la sensibilità - non solo dei responsabili dei governi, ma delle opinioni pubbliche, dei giovani, di tutti i cittadini - verso questi temi costituisce, per l'Italia, un dovere e un impegno culturale irrinunciabili. Per questo è importante che realtà sociali e movimenti come la Comunità di Sant'Egidio, come Amnesty International, come Nessuno tocchi Caino, continuino la loro opera di informazione e di formazione”.
Il Presidente Mattarella ha poi tenuto ad evidenziare che la pena di morte rappresenta un atto di svalutazione del valore della vita e della sua dignità, fondamentale per la sicurezza delle relazioni sociali e dei rapporti tra gli Stati.
La pena capitale nega la possibilità di qualsiasi forma di rieducazione del condannato, la quale rappresenta in alcuni ordinamenti l'espressione di civiltà giuridica, ed un lungimirante obiettivo da perseguire con impegno costante da parte dello Stato,in quanto determina le condizioni per il recupero dei detenuti e per una maggiore sicurezza della società.
Importante l'invito del Presidente per l'Italia ed agli altri paesi europei “a fare il meglio” per adeguare il sistema penale e carcerario” ai principi di umanità, consentendo ai carcerati una vita dignitosa durante la pena e dando loro la possibilità di progettare un futuro dopo aver effettivamente pagato per gli errori commessi”.
Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino ha commentato le parole del Presidente della Repubblica affermando di essere fiducioso e di confidare in Mattarella. “Di la e di qua dal Tevere”, ha detto il segretario dell'associazione radicale,” da San Pietro e da Quirinale sono giunte in 48 ore parole chiare e forti contro la pena di morte. Mi viene da osservare che esattamente in mezzo, nel tratto di strada da San Pietro al Quirinale, le sedi del potere politico e religioso, c'è un'altra sede, quella del Partito Radicale, senza nessun potere, se non quello evocativo e creativo della parola e del dialogo, incarnati da Marco Pannella la cui visione ha realizzato quello che oggi tutti - Stato Italiano, Chiesa, governi e parlamenti, opinione pubblica ritengono maturo, attuale e giusto: porre fine alle aberrazioni di uno Stato che per difendere la vita impone la morte, che nel modo di pensare ad Abele diventa esso stesso Caino”.
Sergio D'Elia rilancia affermando che: ”Occorre però risolvere un'altra questione: non solo pena di morte ma pena fino alla morte. Papa Francesco ha capito le analogie, le similitudini, parlando dell'ergastolo come una pena di morte mascherata e l'ha abolita come primo atto del suo alto magistero. Se c'è un'attualità, un urgenza della politica dello Stato Italiano è proprio questa: abolire l'ergastolo.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ZIMBABWE: PASSI DEL GOVERNO VERSO L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
23 febbraio 2016: lo Zimbabwe sta compiendo passi significativi verso l'eliminazione della pena di morte dalle sue leggi, come dimostra l’esclusione di tutte le donne e delle persone di età inferiore a 21 anni dalla condanna a morte, ha dichiarato il Vice Presidente Emmerson Mnangagwa.
Rivolgendosi ai delegati presenti al 9° Incontro Internazionale dei Ministri della Giustizia il 22 febbraio, il Vice Presidente Mnangagwa ha detto di ritenere che lo Zimbabwe presto abolirà la pena capitale.
Ha ricordato di essere sopravvissuto alla pena di morte durante il regime Rhodesiano e di conoscere "le tribolazioni patite dai prigionieri del braccio della morte".
"La storia legislativa dello Zimbabwe relativa alla pena di morte dimostra che il Paese sta compiendo passi significativi verso l'eliminazione della pena capitale", ha detto Mnangagwa.
"L'esclusione di tutte le donne e l'aumento da 18 a 21 anni dell'età minima per l’esecuzione in base all'attuale Costituzione dello Zimbabwe è un passo positivo verso l'abolizione della pena di morte."
Secondo la vecchia Costituzione, solo le donne incinte ed i minori di 18 anni erano esclusi dalla pena di morte.
"Molte critiche sono state mosse contro il Paese nel senso che tali disposizioni costituzionali invece di promuovere la parità di genere nell'ambito del sistema di giustizia penale sono in realtà discriminatorie nei confronti di criminali di sesso maschile", ha detto Mnangagwa.
"Questa disposizione discriminatoria è stata mantenuta dopo la realizzazione da parte della maggioranza che i reati più odiosi e dannosi sono opera di maschi e non di femmine".
Mnangagwa ha aggiunto che i leader del governo hanno notato le preoccupazioni sollevate, che saranno affrontate al momento opportuno.
«Di certo non esiteremo a cancellare la pena di morte dalle nostre leggi", ha detto.
Ha ricordato che il Ministero della Giustizia e degli Affari Giuridici e Parlamentari ha lanciato campagne per informare i cittadini sulla nuova Costituzione, evidenziando l’abolizione della pena di morte.
Ha evidenziato che lo Zimbabwe è molto consapevole e impegnato sugli obblighi relativi agli strumenti internazionali sui diritti umani che ha ratificato e cui ha aderito, aggiungendo che sono state prese misure per garantire che il diritto nazionale sia conforme alle norme internazionali sui diritti umani.
"Il Paese si è sottoposto al processo di revisione paritaria sotto gli auspici del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel cui ambito ha accettato la maggior parte delle raccomandazioni per migliorare la situazione dei diritti umani", ha detto Mnangagwa.
"Una delle raccomandazioni accettate era relativa all'abolizione della pena di morte.
"Il Paese ha accettato anche le raccomandazioni a considerare la ratifica del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici e ad adottare misure per abolire la pena di morte".
Mnangagwa ha detto che l'obiettivo del sistema di giustizia penale è ora sempre più visto da una prospettiva di riabilitazione piuttosto che di carcerazione e retributiva.
"Dopo essere io stesso sopravvissuto alla pena di morte, conosco le tribolazioni patite dai prigionieri del braccio della morte", ha ricordato.
"Nel momento in cui viene pronunciata la condanna all’impiccagione, tutto il mondo crolla su di voi.
"La pena di morte è, nei fatti, una flagrante violazione del diritto alla vita e alla dignità."


UTAH (USA): COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO APPROVA ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE
23 febbraio 2016: la Commissione Giustizia del Senato ha approvato 5-2 l’abolizione della pena di morte. Tre senatori repubblicani hanno votato a favore assieme agli unici 2 rappresentanti democratici, mentre 2 senatori repubblicani hanno votato contro. La legge passa ora all’esame dell’aula, dove la maggioranza repubblicana è molto forte, con 24 repubblicani e 5 democratici.
Il disegno di legge è stato presentato dal senatore repubblicano Stephen Urquhart.
Negli scorsi giorni la Camera ha approvato 44-28 un disegno di legge che aggiunge l’aggravante di “traffico di esseri umani” a quelli per i quali può essere chiesta la pena di morte, e lo scorso anno il governatore Gary Herbert aveva ratificato una legge per la reintroduzione della fucilazione come “secondo metodo di esecuzione nel caso non fossero disponibili i farmaci letali”.
Al di là dell’attivismo legislativo, lo Utah ha compiuto solo 7 esecuzioni dal 1976, e l’ultima esecuzione, avvenuta per fucilazione, risale al 2010. Lo stato ha solo 9 detenuti nel braccio della morte.


SIRIA: DUE ADOLESCENTI LAPIDATE DALL’ISIS PER ADULTERIO
23 febbraio 2016: due adolescenti sono state lapidate dall’ISIS in Siria per adulterio, mentre i due uomini con cui sono state se la sono cavata con delle frustate.
Le due ragazze sono state identificate come Hasna, 17 anni, e Madiha, 16, che sono state giustiziate dai miliziani nella città di Deir ez-Zor, nella Siria orientale.
Ahmed Ramadan dell’agenzia ARA News ha riferito: "l'esecuzione è avvenuta di pomeriggio nel quartiere Hamidiya di Deir ez-Zor, alla presenza di centinaia di persone."
Il tribunale della sharia ha emesso un comunicato sostenendo che le ragazze erano state sorprese in una casa "con due sconosciuti".
Le vittime sono state quindi accusate di aver commesso adulterio con due uomini più grandi, identificati dal tribunale come Abu Zubair al-Idlbi e Maher Hameed.
Al-Idlbi e Hamdeed hanno ricevuto in pubblico 50 frustate ciascuno per mano dei jihadisti dell’ISIS, nel centro di Deir ez-Zor.
"La decisione del Tribunale della Sharia ha provocato la rabbia dei residenti di Deir ez-Zor, che hanno ritenuto ingiusto lapidare le due ragazze mentre gli uomini sono stati solo frustati, per poi essere liberati”, ha detto Ramadan.


LIBERIA: DUE CONDANNATI ALL’IMPICCAGIONE E 50 ANNI DI CARCERE PER OMICIDIO
24 febbraio 2016: il Tribunale del 13° Circuito giudiziario di Kakata, capitale della Liberia, ha riconosciuto due imputati colpevoli di omicidio, condannandoli la settimana scorsa rispettivamente a 50 anni di reclusione e a morte mediante impiccagione.
I condannati, il 54enne Garpue Gayeezon e il 55enne Arthur Wakai, erano stati all’unanimità giudicati colpevoli da un panel di giurati.
Gayeezon e Wakai sono stati condannati per l’omicidio di primo grado di Peter Gaye, un residente della città di Doe-Gboteh, nella Margibi County, avvenuto il 29 luglio 2015.
Secondo l'accusa, Wakai avrebbe ordinato a Gayeezon di uccidere Gaye dietro un compenso di circa 110 dollari Usa. Wakai aveva accusato la vittima di avere una relazione con sua moglie.
"Si è rifiutato di fare marcia indietro nonostante le lamentele su di lui presso gli anziani della città," Wakai aveva detto all'accusa.
L'accusa ha dimostrato che tre colpi di uno stesso fucile hanno ucciso Gaye.
Anche se gli imputati si sono dichiarati non colpevoli davanti al tribunale, l'accusa ha presentato due testimoni, l’arma e i tre colpi che sono stati utilizzati per il crimine.

Due collaboratori di giustizia hanno testimoniato che Gayeezon e Wakai hanno confessato davanti agli anziani del clan e nelle dichiarazioni volontarie rese alla polizia.