sabato 5 marzo 2016

NESSUNO TOCCHI CAINO                  
no alla pena di morte.......



IRAN: 100 PRIGIONIERI DI GHEZEL HESAR RISCHIANO IMMINENTE ESECUZIONE
2 marzo 2016: almeno 100 prigionieri del carcere di Ghezel Hesar (a Karaj, nel nord Iran) sono in pericolo imminente di esecuzione dopo che le loro condanne a morte per reati di droga sono state confermate nel mese scorso dalla Corte Suprema.

L’organizzazione Iran Human Rights (IHR) è a conoscenza di alcuni dei loro nomi: Amir Ali Kakavand, Hamed Nazarirad, Seyed Ali Jalali, Afshin Kehrari, Mohsen Eydi, Hamid Moradi, Iman Esmaeili, Hossein Azari, Kavous Farhadi, Mohammad Zareh, Majid Vadipour, Reza Karimzadeh, Mahmoud Davarpanah, e Alireza Keshavarz.
Un prigioniero della prigione di Ghezel Hesar ha detto a IHR: un procuratore del tribunale rivoluzionario è venuto in carcere e ha detto ai prigionieri di prepararsi per l'esecuzione, dal momento che le loro condanne a morte sono state confermate dalla Corte Suprema.
Secondo fonti vicine a IHR, i prigionieri non hanno avuto la possibilità di presentare ricorso dinanzi alla Corte Suprema prima che questa confermasse le condanne. In passato a molti prigionieri in Iran accusati di reati di droga non è stato concesso il diritto di appello.
Dopo una pausa di due mesi sembra che le autorità iraniane si preparino ad una nuova ondata di esecuzioni. Iran Human Rights è profondamente preoccupata e invita la comunità internazionale a concentrarsi sulla pena di morte in Iran. "Stiamo mettendo in guardia rispetto ad una nuova ondata di esecuzioni in Iran. Le autorità iraniane hanno ridotto il numero di esecuzioni poche settimane prima delle elezioni per poi giustiziare un gran numero di prigionieri dopo," ha dichiarato Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR.
Nel dicembre 2015, 70 membri del parlamento iraniano hanno firmato una proposta per eliminare dalla legislazione la pena di morte per reati di droga. Il disegno di legge deve essere approvato dal Consiglio dei Guardiani prima che possa essere approvato.
Iran Human Rights e diverse altre organizzazioni non governative per i diritti umani hanno ripetutamente invitato l'Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine ed i Paesi donatori ad interrompere la fornitura di attrezzature, il finanziamento, e la tecnologia all'Iran fino a quando nel Paese non sarà eliminata la pena di morte per reati di droga.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ARABIA SAUDITA: ALTRE 5 ESECUZIONI PORTANO A 69 I GIUSTIZIATI DA INIZIO ANNO
1 marzo 2016: cinque prigionieri sono stati giustiziati nello stesso giorno in Arabia Saudita, portando a 69 il numero delle esecuzioni praticate nel Paese da inizio anno.
Il qatariota Mohammed Jarboui è stato giustiziato nella regione di Al-Ahsa in relazione all’omicidio di un saudita, ha comunicato il Ministero degli Interni di Riad.
I sauditi Sliman e Ahmed Messoudi sono stati giustiziati nella regione di Tabuk per traffico di anfetamine, è scritto in un’altra nota del Ministero.
Il giordano Abdallah Tayaha è stato messo a morte nella regione di Jawf, sempre per traffico di anfetamine.
Le anfetamine sono stimolanti spesso proposti dai trafficanti a studenti e lavoratori nel Regno, ha detto la settimana scorsa il portavoce del Ministero degli Interni, Gen. Mansour al-Turki, aggiungendo che attualmente la Siria figura tra i maggiori produttori della droga.
Il quinto prigioniero è stato identificato come Kassadi Atoudi, giustiziato per omicidio nella regione di Jazan.
Nel 2015 l’Arabia Saudita ha giustiziato 153 persone, soprattutto per traffico di droga e omicidio, in base ad un conteggio tenuto dalla Afp.


IRAQ: L’ISIS PUBBLICA LA LISTA DEI GIUSTIZIATI
2 marzo 2016: miliziani dello Stato Islamico hanno pubblicato a Mosul una "lista della morte" delle 1.065 persone da loro uccise in città nel corso dell'anno passato.
Il documento è stato affisso nelle stazioni di polizia e in un ospedale e contiene i dettagli dei "criminali" che sono stati "puniti" dai jihadisti nella città irachena.
Tra i giustiziati figurano insegnanti, leader religiosi moderati e medici che si erano opposti ai metodi brutali dell’ISIS.
Per la maggior parte sono stati uccisi nel deserto e i loro corpi gettati in una fossa comune.
Anche i loro parenti rischiano l’esecuzione se mostrano emozione nel vedere sulla lista il nome di una persona cara, dal momento che l’espressione di dolore viene considerata come critica al regime.
L’ISIS punisce la gente del posto per "crimini" come fumare e guardare partite di calcio.
Il residente a Mosul Omar Jirjis ha detto: "Decine di persone sono venute in centro per cercare sulla lista i nomi di parenti”.
"Membri armati del gruppo guardavano da vicino le reazioni della gente.
"Questo significa che chi ha visto il nome di una persona cara sulla lista non poteva nemmeno lamentarsi, per paura di essere ucciso”.
"Ho visto un uomo che metteva la mano sulla bocca di una delle donne venute a leggere la lista".


KENYA: CAPO DELLA PROCURA CONTRARIO ALLA PENA DI MORTE OBBLIGATORIA
3 marzo 2016: il Responsabile della Procura Pubblica keniana Keriako Tobiko sostiene il tentativo di eliminare la condanna a morte obbligatoria per chi viene riconosciuto colpevole di reati capitali.
Tobiko ha detto che le sezioni del codice penale che impongono ai giudici di emettere la pena di morte obbligatoria per omicidio e rapina con violenza devono essere modificate per consentire loro maggiore discrezionalità.
"Non stiamo dicendo che la pena di morte deve essere abolita, ma che non dovrebbe essere obbligatoria per reati capitali. Si dovrebbe consentire al giudice di decidere se quella condanna è appropriata o se c'è un'alternativa a seconda delle circostanze", ha detto il legale Njagi Nderitu durante l'udienza sulla petizione rivolta alla Corte Suprema di due prigionieri, che mette in discussione la legittimità della pena di morte obbligatoria.
I due sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio nel 2003 e condannati a morte, tuttavia hanno ricevuto la commutazione in ergastolo nel 2009.
Nderitu è d'accordo con l'avvocato Fred Ngatia sul sovraffollamento nelle prigioni keniane, con oltre 6.000 prigionieri nel braccio della morte che potrebbero scontare varie altre pene detentive se la pena di morte non fosse obbligatoria.
Ngatia, che è stato nominato dal Presidente della Corte Suprema Willy Mutunga per rappresentare i due prigionieri, ha sostenuto che la condanna a morte obbligatoria sia in contrasto con la Costituzione, che riconosce ad ogni persona il diritto alla vita.
"La sentenza è un processo giudiziario e fa parte del processo. È per questo che la pena di morte non dovrebbe essere obbligatoria. Dovrebbe spettare al giudice decidere la natura della pena", ha detto.
I giudici della Corte Suprema Willy Mutunga, Kalpana Rawal, Jackton Ojwang, Mohammed Ibrahim, Njoki Ndungu e Smokin Wanjala hanno detto che prenderanno una decisione sulla questione.


NIGERIA: SALITI A 1.639 I PRIGIONIERI NEL BRACCIO DELLA MORTE
27 febbraio 2016: il Servizio Prigioni nigeriano ha reso noto essere 1.639 i detenuti in attesa di esecuzione nelle varie prigioni del Paese.
Il responsabile Relazioni Pubbliche delle Prigioni, Francis Emorde, ha ricordato che l’ultima esecuzione praticata dal Servizio risale al 2013.
Ha spiegato che la riluttanza dei governatori statali a firmare ordini di esecuzione come previsto dalla legge è il motivo dell'alto numero di detenuti nel braccio della morte nigeriano.
Le cifre del Dipartimento Nazionale di Statistica mostrano che il numero di prigionieri nel braccio della morte è aumentato drasticamente negli ultimi quattro anni. Sedici persone erano nel braccio della morte nel 2007, 92 nel 2008, 31 nel 2009, 56 nel 2010 e 72 nel 2011, mentre l'ultima rilevazione del Servizio Prigioni fissa il numero a 1.639.
Nel 2014 si sono registrate nel Paese 659 condanne a morte, un salto di oltre 500 rispetto alle 141 del 2013.

Il notevole aumento delle condanne a morte è dovuto alle condanne in massa di soldati, emesse dai tribunali militari per ammutinamento nell’ambito del conflitto armato contro i terroristi di Boko Haram, nel nord del Paese.