sabato 26 marzo 2016

NESSUNO TOCCHI CAINO           
no alla pena di morte..........


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : PAKISTAN: PIÙ DI 350 PRIGIONIERI IMPICCATI DA DICEMBRE 2014 2.  NEWS FLASH: GIAPPONE: IMPICCATI DUE PRIGIONIERI RESPONSABILI DI SETTE OMICIDI 3.  NEWS FLASH: MALESIA: TRE PRIGIOINIERI IMPICCATI ‘IN SEGRETO’
4.  NEWS FLASH: TEXAS (USA): ADAM WARD GIUSTIZIATO 5.  NEWS FLASH: LIBRI: ‘UN VUOTO DOVE PASSA OGNI COSA’, RACCOLTA DI INTERVENTI, ARTICOLI, LETTERE E RACCONTI DI MARIATERESA DI LASCIA 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


PAKISTAN: PIÙ DI 350 PRIGIONIERI IMPICCATI DA DICEMBRE 2014
22 marzo 2016: a Islamabad, il governo federale pakistano ha comunicato alla Corte Suprema che sono 353 i prigionieri impiccati nel Paese dal dicembre 2014.

In precedenza, una risposta da parte del governo era stata sollecitata dalla Corte Suprema in relazione alle numerose richieste di grazia presentate da prigionieri che da anni si trovano nel braccio della morte.
Il Vice Procuratore Generale Sajid Ilyas Bhatti ha comunicato, per conto del Ministero degli Interni, che sono 444 le richieste di grazia respinte dal Presidente dal dicembre 2014.
Sono 33 le petizioni in fase di esame, mentre su 38 casi il Ministero degli Interni deve ancora decidere, ha aggiunto.
Un panel di tre giudici della Corte Suprema il 2 febbraio ha discusso una petizione presentata da Zafarullah, che chiede ai giudici di convertire le condanne a morte in ergastolo e di decidere la sorte dei prigionieri sulla base delle modifiche apportate dal 1972 al Decreto di Riforme della Legge.
Sono più di 6.000 i prigionieri nel braccio della morte pakistano.
Il 17 dicembre 2014, il Pakistan ha revocato una moratoria legale che durava da sei anni sulla pena di morte, a seguito del massacro perpetrato il 16 dicembre dai talebani in una scuola a conduzione militare a Peshawar, in cui sono state uccise 150 persone, tra cui 134 bambini.

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

GIAPPONE: IMPICCATI DUE PRIGIONIERI RESPONSABILI DI SETTE OMICIDI
25 marzo 2016: un serial killer e la mente di omicidi commessi per intascare l’assicurazione sono stati giustiziati in Giappone, portando a quattro il numero dei detenuti impiccati da quando ad ottobre il ministro della Giustizia Mitsuhide Iwaki si è insediato.
Il Ministero della Giustizia ha reso noto che Yasutoshi Kamata, 75 anni, è stato giustiziato nel carcere di Osaka.
Kamata era stato condannato per aver ucciso cinque persone tra il 1985 e il 1994, inclusa una bambina di 9 anni nel 1987. Rapì la bambina che stava rientrando dalla scuola elementare e la strangolò a casa sua.
Tutte le sue altre vittime furono donne di età compresa tra 19 e 45 anni.
Il Tribunale Distrettuale di Osaka condannò a morte Kamata nel 1999. La Corte Suprema in seguito confermò la sentenza.
Junko Yoshida, 56 anni, è stata impiccata in carcere a Fukuoka ed è la quinta donna giustiziata in Giappone dal 1950, ha detto il Ministero.
Yoshida e altre tre ex infermiere di Kurume, Prefettura di Fukuoka, cospirarono per uccidere i mariti di due delle donne tra il 1998 e il 1999, nel tentativo di ottenere i soldi dell'assicurazione.
Yoshida fu condannata a morte nel 2004 dal tribunale distrettuale di Fukuoka, e la sentenza fu approvata dalla Corte Suprema nel 2010.
Sempre il ministro Iwaki a dicembre ha autorizzato la prima esecuzione di un prigioniero condannato da una giuria mista, composta cioè da giudici togati e giudici popolari.
Sedici condannati a morte sono stati giustiziati da quando il Partito Liberal Democratico è tornato al potere in Giappone nel dicembre 2012.
Secondo il Ministero della Giustizia, 124 condannati in via definitiva si trovano attualmente nel braccio della morte giapponese.
(Fonti: ajw.asahi.com, 25/03/2016)
Per saperne di piu' :

MALESIA: TRE PRIGIOINIERI IMPICCATI ‘IN SEGRETO’
25 marzo 2016: la Malesia ha giustiziato tre uomini riconosciuti colpevoli di omicidio, ha reso noto il loro avvocato, mediante quelle che i gruppi per i diritti chiamano impiccagioni "segrete".
"Le impiccagioni sono state effettuate tra le 4:30 e le 5:30 di questa mattina," ha detto al Guardian l’avvocato Palaya Rengaiah.
Rengaiah ha spiegato che le famiglie hanno ricevuto una lettera solo due giorni prima dell'esecuzione, con il consiglio di fare un’ultima visita agli uomini e di preparare il funerale. L’avvocato ha aggiunto che il 24 marzo è stato comunicato ai tre condannati che sarebbero stati impiccati il giorno seguente.
Gunasegar Pitchaimuthu, 35 anni, Ramesh Jayakumar, 34, e suo fratello Sasivarnam Jayakumar, 37, erano stati condannati alla forca dopo essere stati giudicati colpevoli dall'Alta Corte di aver ucciso un uomo di 25 anni, in un parco giochi nel 2005.
I tre avevano sostenuto in aula di aver agito per legittima difesa dopo essere stati attaccati da un gruppo che comprendeva la vittima.
Il dipartimento carceri malese ha reso noto essere più di 1.000 i detenuti in attesa di esecuzione, sebbene nel Paese nessuno fosse stato giustiziato dal 2013, secondo il Death Penalty Worldwide.
Amnesty International ha condannato quella che ha definito un'esecuzione "dell'ultimo minuto" dei tre uomini accusati di omicidio, un reato che nel Paese comporta la pena di morte obbligatoria.
In Malesia, le informazioni sulle impiccagioni in programma non sono rese pubbliche prima, e talvolta neanche dopo, il loro svolgimento - una pratica che Amnesty definisce "segreta" e in contrasto con gli standard internazionali sull’applicazione della pena di morte.
Diverse figure di alto livello hanno parlato contro la pena di morte obbligatoria, una legge vecchia di decenni che viene anche usata per gravi reati di droga, tradimento e relativi ad armi da fuoco.
Queste voci includono il procuratore generale, Apandi Ali, che ha detto a novembre di voler proporre al governo di cambiare la legge sulla pena di morte, definendola un "paradosso", dal momento che priva i giudici della discrezionalità nell’imporre condanne ai criminali.
"Se fosse per me, vorrei introdurre la discrezionalità per il giudice nei casi capitali. Dare la possibilità al giudice di mandare al patibolo o in prigione ", ha detto.
Alcuni giorni dopo, il ministro del governo Nancy Shukri, ha detto di sperare nella modifica del codice penale per abolire la pena di morte.
"Non è facile da emendare, ma ci stiamo lavorando. Spero di presentarla il prossimo anno, a marzo," ha detto Shukri ai giornalisti, aggiungendo che la pena è servita poco nel ridurre il numero dei reati commessi.
Charles Hector, coordinatore di Malesi Contro la Pena di Morte e la Tortura, il 24 marzo ha chiesto al Sultano di Kedah e al Sultano di Perak, regioni nei cui bracci della morte i tre uomini erano detenuti, di usare il loro potere per fermare le impiccagioni.
Aveva anche esortato Shukri, che è il ministro della Giustizia de facto, e il Procuratore generale, ad ottenere la sospensione delle esecuzioni.
Il Guardian non è stato in grado di raggiungere immediatamente il governo per un commento.
Josef Benedict, vice direttore della campagna di Amnesty International per il sud-est asiatico e Pacifico, aveva detto prima dell'esecuzione che "mentre le discussioni sulla abolizione della pena di morte obbligatoria in Malesia continuano, il governo malese deve immediatamente mettere in atto una moratoria per tutte le esecuzioni come primo passo verso la completa abolizione della pena di morte".

TEXAS (USA): ADAM WARD GIUSTIZIATO
22 marzo 2016: Adam Ward, 40 anni, bianco, è stato giustiziato in Texas.
Era accusato, e in parte aveva ammesso, di avere sparato ed ucciso, il 13 giugno 2005, un ausiliario del comune che aveva fotografato la spazzatura in disordine fuori dalla sua abitazione.
Ward ha ammesso il fatto ma ha sempre sostenuto si sia trattato di “legittima difesa”, nonostante la vittima, Michael Walker, 44 anni, fosse armato solo di macchina fotografica e telefonino.
I difensori sia durante il processo che in tutti gli appelli successivi, compresi quelli presentati nelle ultime ore, hanno insistito sulle diagnosi di schizofrenia ed altri disturbi mentali dell’imputato, ma la legge negli Stati Uniti vieta la condanna a morte dei ritardati mentali (di solito con un quoziente intellettivo inferiore a 70 punti), non quella dei malati di mente.
La pubblica accusa, anche in occasione dei ricorsi respinti nei giorni scorsi, ha evidenziato che quanto ai test intellettivi, Ward aveva riportato un ottimo punteggio, 123 punti. La differenza tra ritardo mentale e malattia mentale è da tempo un argomento di dibattito, ma la Corte Suprema degli Stati Uniti non ha ancora accettato di affrontare, e allo stato attuale il discrimine per giustiziare un detenuto è che esso “sia in grado di comprendere che sta per essere messo a morte, e per quale motivo”.
Ward è il 5° giustiziato di quest’anno in Texas, il 536° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 9° di quest’anno negli Usa e il n° 1431 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.


LIBRI: ‘UN VUOTO DOVE PASSA OGNI COSA’, RACCOLTA DI INTERVENTI, ARTICOLI, LETTERE E RACCONTI DI MARIATERESA DI LASCIA Nessuno tocchi Caino segnala l’uscita nelle librerie di “Un vuoto dove passa ogni cosa”, una raccolta di interventi, articoli, lettere e racconti di Mariateresa Di Lascia, a cura di Antonella Soldo, edizioni dell’asino.

“La politica, così come la facciamo noi, è anche il nostro vivere”. Di ciò Mariateresa Di Lascia era convinta. Ogni riga di questa raccolta è attraversata da qualcosa che va ben oltre un pensiero militante, qualcosa che appartiene piuttosto all’etica e alle inquietudini profonde della nostra esistenza. Tornare su questi testi, a oltre vent’anni dalla scomparsa dell’autrice,non è un nostalgico tributo, ma rappresenta, invece, l’occasione di ragionare su contraddizioni e possibilità ancora aperte, nell’agire politico come nelle scelte quotidiane. Sotto il segno di un radicalismo esigente e tuttavia libero dalle costrizioni di un ideale che non sappia farsi carne e azione, cambiamento intimo del singolo e trasformazione collettiva.


Mariateresa Di Lascia (Rocchetta Sant’Antonio 1954 - Roma 1994) è stata dirigente del Partito radicale e deputata nella IX Legislatura. Ha fondato l’associazione Nessuno tocchi Caino, per l’abolizione della pena di morte nel mondo. Nel 1995 il suo romanzo Passaggio in ombra ha vinto, postumo, il Premio Strega.