mercoledì 9 marzo 2016

ORTI ORICELLARI FIRENZE 




Il giardino sorse alla fine del Quattrocento quando Bernardo Rucellai e sua moglie Nannina de' Medici, sorella maggiore di Lorenzo il Magnifico, acquistarono il terreno e vi crearono un palazzo con giardino. La vocazione mecenatizia della famiglia Rucellai, similmente a quella dei Medici, è all'origine delle sedute dell'Accademia platonica negli spazi del palazzo, che ospitarono alcuni dei più importanti letterati e uomini di cultura dell'epoca, come Niccolò Machiavelli (che qui presentò i suoi Discorsi), Jacopo Nardi e papa Leone X. L'Accademia aveva infatti dovuto spostarsi qui dalla villa di Careggi dopo la seconda cacciata dei Medici (1498).
L'ingresso degli Orti Oricellari
Nelle vicinanze del giardino aveva luogo anche il processo di tintura della lana attraverso l'oricello, un lichene, e l'ammoniaca (derivata dall'urina), che aveva fatto la fortuna della famiglia Rucellai e dei panni fiorentini tinti del tipico rosso violaceo. Questo procedimento fu un importante sviluppo della scienza chimica applicata alla tintura.
Le sorti dell'Accademia furono alterne: dopo che la direzione degli incontri era passata ai figli di Bernardo Rucellai, Palla e Giovanni, vi fu una prima accusa di congiura. Nell'Accademia si parlava spesso di politica e questi discorsi cadevano inevitabilmente sulla questione repubblicana, con l'antica libertas sempre più appannata dalla crescente egemonia dei Medici. Nel 1513 una congiura vera e propria ebbe come sfondo le idee che circolavano nel circolo accademiaco degli Orti, e vi furono alcuni arresti, tra i quali Niccolò Machiavelli, il quale subì una lieve pena qualora confrontata con la tortura e la condanna a morte dei due maggiori responsabili: Pietro Paolo Boscoli e Agostino Capponi. Questi avevano accusato, sotto tortura, anche altri esponenti del circolo degli Orti, con la conseguenza di un'aumentata sorveglianza sulle sue attività, che tuttavia non ne causò la chiusura. Nel 1516 Leone X assistette qui alla tragedia Rosmunda di Giovanni Rucellai.
Nel 1521 di nuovo alcuni membri dell'accademia, sempre più antimedicea, complottarono per l'eliminazione del cardinale Giulio de' Medici, allora capo di fatto di Firenze: si trattava di Zanobi Buondelmonti, Jacopo da Diacceto e Luigi Alamanni. Una volta scoperti due di loro vennero giustiziati (1522), mentre solo l'Alamanni riuscì a fuggire in Francia. La chiusura definitiva dell'Accademia avvenne nel 1523.

I Medici
Cinquant'anni dopo, nel 1573, la proprietà fu acquistata da Bianca Cappello, la celebre amante di Francesco I de' Medici, stanca del palazzo in via Maggio. Essa riportò per un periodo il giardino agli antichi splendori.
Alla metà del Seicento, il cardinale Giovan Carlo de' Medici, venuto in possesso della villa e del parco in seguito a complesse vicende ereditarie, si fece promotore un'importante serie di lavori, creando un giardino con impianto all'italiana. La decorazione del giardino si ispirò all'opera di Bernardo Buontalenti a Pratolino sia per l'uso di giochi d'acqua, sia per la presenza di statue gigantesche, in un ambiente caratterizzato da scene araldiche ispirate alla mitologia classica.
Fra le numerose vedute ed effetti scenografici spiccava la statua ciclopica di Polifemo che beve all'otre di Antonio Novelli, alta ben 8,40 metri e realizzata in muratura intonacata con struttura in ferro, la stessa tecnica utilizzata dal Giambologna per la statua dell’Appennino a Pratolino. L'acqua per le fontane proveniva niente meno che da Boboli, sfruttando il sistema di canalizzazione presente lungo via Maggio e il ponte Santa Trinita. Nello stesso periodo, sempre ad opera del Novelli, fu realizzata anche la Grotta degli Orti ipogea, composta da due camere comunicanti decorate da spougne e statue in atteggiamento dinamico raffiguranti i Venti. La prima stanza ha forma ellittica, mente la seconda è di forma rettangolare con affreschi raffiguranti le ninfe.

Nel 1640 attraverso complessi passaggi ereditari tornò ad essere del ramo granducale della famiglia Medici e in seguito fu venduto ad altre famiglie, analogamente ad altre proprietà ormai ritenute secondarie.