sabato 26 marzo 2016

TIZIANO-LA VENERE DI URBINO-GALLERIA DEGLI UFFIZI FIRENZE 


Il dipinto fu commissionato dal rampollo del Ducato di Urbino Guidobaldo II Della Rovere, che nel marzo 1538 sollecitava con insistenza il suo agente a Venezia per l'acquisto di una "donna nuda" di Tiziano e al tempo stesso chiedeva più volte il denaro necessario alla madre, Eleonora Gonzaga. Quest'ultima, da parte sua, non doveva vedere di buon occhio il capriccio del figlio e non sborsò neanche un ducato, così il dipinto restò nella bottega del pittore e Guidobaldo, preoccupato che fosse venduto ad altri, assicurò che avrebbe pagato anche a costo di impegnare qualcosa di suo.
Qualche mese dopo l'opera riuscì finalmente a prendere la strada per Urbino: il dipinto era inteso come "modello" educativo per Giulia da Varano, la moglie estremamente giovane del duca sposata nel 1534 per ragioni politiche, al fine di persuaderla al connubio amoroso in maniera allegorica e culturalmente prestigiosa. La Venere conquistò una larga fama, che fruttò a Tiziano e ad altri artisti veneziani numerose richieste di repliche e varianti.
Vasari vide l'opera, ma curiosamente non ne lodò la dea protagonista, ma «certi panni sottili attorno molto belli e ben finiti». Nel monumentale commento alle Vite, Gaetano Milanesi sembrò di voler scusare quel freddo accenno descrivendo come l'opera «è creduta la più bella Venere, o donna nuda, che mai dipingesse Tiziano» e aggiungendo che forse si trattò del ritratto di una favorita di Guidobaldo, notizia priva però di altri riscontri, anzi smentita dal ricorrere della modella in almeno altre tre tele, una sola delle quali (La Bella) era effettivamente destinata alla corte di Urbino.
Nel 1631 Vittoria Della Rovere, ultima discendente della dinastia, si sposò con Ferdinando II de' Medici portando a Firenze inestimabili capolavori del ducato urbinate, tra cui anche la celebre Venere. Non identificabile con certezza negli inventari della galleria del 1635 e del 1638, nel 1654-1655 era invece con sicurezza alla villa di Poggio Imperiale. Dal 1694 è conservata nella galleria.