mercoledì 9 marzo 2016

VILLA LA QUIETE FIRENZE 


Anticamente chiamato Palagio di Quarto, dal nome della zona collinare a quattro miglia romane dall'antico centro di Florentia, fu già in possesso della famiglia Orlandini e nel 1438 appartenne al condottiero Niccolò da Tolentino, che la ricevette in dono dalla Repubblica fiorentina per i suoi servigi militari.
Nel 1453 fu comprata da Pierfrancesco de' Medici e in seguito pervenne a Cosimo I che la destinò alla commenda dell'Ordine di Santo Stefano.
Nel 1627 fu riacquistata da Cristina di Lorena, che la ristrutturò dando il via a quello che è considerato uno dei periodi di maggior splendore della villa. Cristina fece edificare un passaggio sospeso, una variante in piccolo del Corridoio vasariano, che giungeva fino a un vicino monastero camaldolese, dedicato a San Giovanni Evangelista di Boldrone. Con la morte di Cristina nel 1636 il complesso venne ereditato dal Granduca Ferdinando II, che, secondo la disposizione della madre, si doveva occupare dell'amministrazione della villa mentre l'uso era riservato alle granduchesse. La villa venne poi acquistata, tramite intercessione di Vittoria della Rovere e il finanziamento di un ignoto donatore, da Eleonora Ramirez de Montalvo (1650), che la destinò a ritiro di campagna per la congregazione da lei fondata, le Montalve. In quel periodo la villa si chiamò Istituto della Quiete.
Nel 1686 la granduchessa Vittoria della Rovere, dopo la morte dell'amica Eleonora, prese sotto la sua protezione l'Istituto, promuovendo l'edificazione della chiesa delle Montalve, terminata nel 1688.

Anche Anna Maria Luisa de' Medici, l'ultima discendente della famiglia, iniziò a risiedere nella villa fra il 1720 e il 1730, e soprattutto a partire dal 1723, arredandola con oggetti provenienti da Palazzo Vecchio e da Palazzo Pitti. Durante la sua permanenza fu ristrutturata e ridecorata la villa e venne costruito il bel giardino all'italiana, per il quale venne realizzato anche il condotto idrico dalla vicina Fonte delle Lepricine. Il curatore fu il botanico Sebastiano Rapi, giardiniere di Boboli, che, su indicazione della stessa Anna Maria Luisa fece provenire il meglio delle specie botaniche e frutticole dalle varie ville medicee. Il giardino oggi resta uno dei rari esempi di giardino settecentesco che non ha subito modifiche al proprio impianto.