giovedì 28 aprile 2016

ASSASSINIO DI ALESSANDRO DE' MEDICI DETTO IL 
   MORO-PRIMO DUCA DI FIRENZE  

Luoghi: Firenze, via Larga (oggi via Cavour), "casa vecchia" dei Medici

La sera del 5 gennaio 1537 Alessandro I de' Medici cena con Lorenzino suo cugino, figlio di Pierfrancesco de' Medici. I due da tempo sono compagni di bagordi e scorribande notturne. Lorenzino comunica all'amico che finalmente la bellissima Caterina moglie di Leonardo Ginori ha accettato di incontrare il duca nel privato di una camera.
La sera seguente, giorno dell'Epifania, Lorenzino va a prendere Alessandro in Palazzo Medici e lo accompagna nella "casa vecchia" di famiglia, dove lui risiedeva e dove doveva avvenire l'incontro fra il duca e Caterina. Per l'occasione Alessandro licenzia le sue guardie del corpo: l'Ungaro e il capitano Giustiniano da Cesena. Entra nella camera di Lorenzino semibuia e riscaldata dal fuoco nel camino. Su consiglio di Lorenzino si spoglia, si infila a letto e fa finta di dormire, volto dalla parte opposta rispetto alla porta. Lorenzino riordinando le vesti, allontana dal letto la spada di Alessandro.
L'incontro con Caterina Ginori era in realtà un pretesto con cui Lorenzino potè realizzare un piano feroce, minutamente preparato. Lorenzino si lancia su Alessandro coricato e sferra un colpo, probabilmente mortale, con una spada corta a doppio taglio. Come d'accordo, accorre in suo aiuto un sicario, nascosto in una stanza attigua: è Michele Tavolaccio detto lo Scoroncolo, che Lorenzino aveva fatto liberare dalla galera dove era stato rinchiuso per omicidio. I due infieriscono ripetutamente sul corpo di Alessandro che prima urla e poi addenta un dito di Lorenzino. Finalmente un colpo di pugnale alla gola inferto da Lorenzino pone fine all'agonia in un bagno di sangue.
Lorenzino e lo Scoroncolo con l'aiuto del servo Freccia sistemano il corpo di Alessandro nel letto coperto da una tenda staccata. Pulitisi alla meglio, quindi, fuggono nell'oscurità della notte. In tutta fretta Lorenzino chiede il permesso di per poter varcare le porte della città al vescovo Angelo Marzi, spiegando che aveva fatto tardi a una ritrovo fra amici e che doveva essere al più presto a Cafaggiolo. Il Marzi, delegato al duca a vidimare i lasciapassare durante la notte, non sospetta dell'accaduto e concede il permesso senza far problemi.
I tre fuggitivi lasciano così la città diretti verso il Mugello, senza certo fermarsi a Cafaggiolo, ma con l'intento di riparare a Bologna. 


ALESSANDRO DE' MEDICI DETTO IL MORO
MEDAGLIA CON L'EFFIGE DI LORENZO DE' MEDICI-DETTO LORENZACCIO