venerdì 1 aprile 2016

CAPPELLA DEL CARDINALE DEL PORTOGALLO-
CHIESA DI SAN MINIATO AL MONTE FIRENZE


La cappella del Cardinale del Portogallo (o cappella di San Giacomo) è una cappella rinascimentale di Firenze, nella chiesa di San Miniato al Monte, dove si apre nella navata sinistra, in un ambiente staccato dal corpo basilicale e dotato di copertura propria. Si tratta di una delle opere più significative dei decenni centrali del Quattrocento a Firenze.
La cappella venne realizzata secondo le volontà testamentarie del cardinale Giacomo di Lusitania, membro della famiglia reale del Portogallo morto a Firenze il 27 agosto 1459 a soli venticinque anni d'età. L'umanista Vespasiano da Bisticci riporta come fu lo stesso giovane religioso, ormai sul punto di morire di malattia, a richiedere la sepoltura nella chiesa olivetana di San Miniato, e l'esecuzione testamentaria fu curata dal Álvaro Afonso, vescovo di Silves e, dal 1467, arcivescovo di Evora. Le ingenti spese per la cappella vennero coperte solo in parte dal lascito del cardinale, ma i suoi congiunti provvidero a sostenere tutti i costi.

L'architetto viene tradizionalmente indicato come Antonio Manetti, seguace di Brunelleschi morto nel 1460, ma i documenti dei pagamenti hanno invece confermato l'intervento della bottega dei fratelli Antonio e Bernardo Rossellino.
La cappella venne progettata come una celebrazione sfarzosa del cardinale e della sua casata, rappresentando l'esempio più eloquente di quel gusto tipico della Firenze del pieno Rinascimento, legato alla varietà di materiali, di tecniche, di modi espressivi e di riferimenti culturali, che tutti insieme concorrono a creare un effetto elegante e sottilmente scenografico.
Architettura[modifica | modifica wikitesto]
La cappella è concepita come una struttura a sé stante dalla chiesa, messa in comunicazione con la navata da un grande arco a lacunari, incorniciato da paraste con capitelli corinzi e fiancheggiato in alto da due Profeti affrescati da Alesso Baldovinetti, autore anche di altre pitture nell'interno. Sopra l'arco, entro una lunetta, campeggia lo stemma del defunto col galero cardinalizio e un'iscrizione che ricorda la traslazione del corpo e la consacrazione nel 1466 da parte del vescovo Álvaro, con dedica ai santi Giacomo, Vincenzo ed Eustachio.
Il pavimento
La pianta presenta un'aula a base quadrata, coperta da volta a vela decorata da medaglioni. I quattro bracci poco profondi, che creano una pianta a croce greca, sono inquadrate da arconi con l'intradosso a lacunari. Gli spigoli sono occupati da paraste scanalate con semicapitelli corinzi, oltre i quali corre un fregio con stemmi araldici dipinti. Sopra il cornicione del fregio si trovano quattro lunette affrescate con al centro finestre a monofora.

In aderenza al più tipico stile brunelleschiano tutte le membrature architettoniche sono in pietra serena, ma la coloritura delle pareti, della volta e del pavimento mosaicato a motivi cosmateschi, creano uno straordinario effetto policromo, dove nessuna superficie è priva di decorazioni. Ma quello che salta più all'occhio è il notevole equilibrio tra parti le architettoniche, pittoriche (la tavola di Antonio Pollaiolo, oggi presente in copia, gli affreschi del Baldovinetti), parti scolpite (la tomba vera e propria di Antonio Rossellino) e lo stupendo soffitto di Luca della Robbia in terracotta invetriata dove si compenetrano il colorismo del mosaico e la plasticità della scultura. Questa felice collaborazione tra artisti di materie diverse veniva precettata da Leon Battista Alberti, che dopotutto era stato il maestro di Bernardo Rossellino.
La cappella era arricchita anticamente di altre opere scomparse, quali i preziosi seggi lignei scolpiti e intarsiati, i ricchi paramenti sacri, il crocifisso d'oro e smalti che ornava l'altare, le lampade d'argento e i costosi codici miniati. Ciascun braccio ha una decorazione diversa, ma l'insieme è unificato dal fregio continuo con le armi dei reali del Portogallo e dal ricorrere del rivestimento in porfido e serpentino.
Il soffitto
Il pavimento in opus sectile venne pagato al marmoraro Stefano di Bartolommeo tra il 1465 e il 1466. L'ispirazione più diretta è la tradizione cosmatesca, fiorita a Roma e nel Lazio tra i secoli XII e XIII, con materiali provenuti dalla stessa Roma, come il porfido rosso, che sottintende alla stirpe reale del defunto.
Lo schema del soffitto, creato da Luca della Robbia, è una fedele riproposizione del disegno sul pavimento. Vi si trovano cinque grandi medaglioni con bassorilievi, incorniciati da scaglie azzurre di intensità digradante, sullo sfondo a piccoli cubi brillantemente colorati (che richiamano i colori araldici della Casa di Portogallo, giallo, verde e porpora) e orientati illusionisticamente come piccoli cubi in assonometria. Nei quattro tondi laterali si trovano le Virtù cardinali (Temperanza, Prudenza, Giustizia e Fortezza), mentre al centro è scolpita la colomba dello Spirito Santo.
La tomba del Cardinale
La parete sud-est è occupata dalla monumentale tomba del cardinale, che è il fulcro dell'intera cappella, opera di Antonio Rossellino, con la collaborazione del fratello Bernardo