venerdì 29 aprile 2016

MAESTRO DI SANTA CECILIA-S.CECILIA-GALLERIA 
  DEGLI UFFIZI FIRENZE      


Santa Cecilia e storie della sua vita è un dipinto a tempera e oro su tavola (85x181 cm) del Maestro della Santa Cecilia, databile a dopo il 1304.
L'opera, un dossale d'altare tra i più significativi della scuola fiorentina del Trecento, proviene dalla distrutta chiesa di Santa Cecilia a Firenze. Giovanni Villani ricorda come l'edificio fu ricostruito dopo un disastroso incendio nel 1304, e l'opera deve risalire a un periodo immediatamente successivo, quando Giotto era ancora in vita e quello che è stato indicato come "Maestro della Santa Cecilia" proprio a partire da questa tavola (Cavalcaselle e Frey), era uno dei suoi più stretti collaboratori, autore anche di alcune delle Storie di san Francesco ad Assisi. In Santa Cecilia l'opera venne vista dal Vasari, che la attribuì a Cimabue.
La pala mostra al centro, in tutta la sua figura, Santa Cecilia in trono. Evidenti sono i rimandi in questa rappresentazione alle coeve novità di Cimabue e Giotto, infatti il trono è già in prospettiva intuitiva, e ha un traforo sui lati, a mo' di ciborio, come compare poi, anni dopo, anche nella Maestà di Ognissanti di Giotto. Essa tiene in mano la palma del martirio e un libro ed ha un'espressione sorridente. La sua figura, a differenza dei personaggi stilizzati nell Storie, è plastica e massiccia, quasi dilatata come nelle migliori opere giottesche.
Ai lati si trovano, in due gruppi simmetrici, otto storie della sua vita, secondo uno schema che affonda le radici nell'arte duecentesca. Si leggono da sinistra a destra, dall'alto in basso, prima nella metà sinistra e poi in quella destra:
Banchetto di nozze di santa Cecilia e san Valeriano
Santa Cecilia converte san Valeriano
San Valeriano incoronato da un angelo
Santa Cecilia predica a san Valeriano e san Tiburzio
Battesimo di san Tiburzio
Santa Cecilia che predica pubblicamente
Santa Cecilia davanti al prefetto
Martirio di santa Cecilia
Le storie ricordano il casto matrimonio tra Cecilia e Valeriano, la loro partecipazione attiva al Cristianesimo e l'arresto e martirio della santa. Mancano attributi che rimandino al patronaggio della musica da parte della santa, poiché legati a un culto che si diffuse solo nel XVI secolo.
Le scene sono caratterizzate da un realismo minuto, con un'attenzione preponderante ai fondali architettomnici e alla collocazione delle figure nello spazio, come in una riduzione in scala degli affreschi di Assisi. L'intuitività della prospettiva è testimoniata ad esempio nella scena del Banchetto, in cui il tavolo è scorciato in maniera diversa dalla stanza. Le figurette invece appaiono ancora legate alla scuola bizantina, con proporzioni allungate e atteggiamenti convenzionali, nonostante una certa vivacità in alcune scene.