giovedì 14 aprile 2016


Aggrionamenti Parlamentari

RESOCONTO DELLA DECIMA RIUNIONE
SUL TESTAMENTO BIOLOGICO DELLA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

di Matteo Mainardi

Quinta giornata di audizioni degli esperti in Commissione Affari Sociali. Il tema è ancora quello delle DAT ossia delle Direttive Anticipate di Trattamento. Nella seduta dell'11 aprile, dopo la Federazione degli ordini dei medici, è stata audita l'Associazione Luca Coscioni insieme all'associazione "A buon diritto" e "Liberi di decidere".

Riportiamo a seguire la sintesi degli interventi della Federazione degli ordini dei medici e dei due esperti nominati dall'Associazione Luca Coscioni, fermo restando che, grazie a Radio Radicale, è possibile riascoltare tutti gli interventi integrali cliccando qui.

Maurizio Scassola, vicepresidente nazionale Ordine dei Medici: "I medici vengono coinvolti in questo tema non solo come professionisti, ma come persone. Ci si muove nel solco tra due autonomie non in contrasto: quella della persona e quella del medico. L’autonomia del medico non è quella di una casta, non vuol dire “faccio quello che mi pare”, è bensì un’assunzione costante di responsabilità della decisione presa. Se non sono d’accordo con ciò che mi si chiede, io medico devo delegare qualcun altro che possa rispettare i desideri del paziente. Me ne tiro dunque fuori trovando qualcun altro che continui ciò su cui non sono d’accordo. Il nostro codice di deontologia è un riferimento giuridico per il medico, non è uno strumento meramente disciplinare. Il cosiddetto testamento biologico è già presente in tantissimi Comuni. Una legge sul tema può essere un’opportunità di omogeneizzazione. Riteniamo utile il valore giuridico delle DAT successivamente a un’informazione medica.
Le DAT devono configurarsi come scelte libere da poter revocare o cambiare. Non devono poter contenere richieste eutanasiche. Le DAT vanno contestualizzate sotto il profilo professionale per verificare la sussistenza o meno delle valutazioni tecniche che le hanno supportate. Riteniamo doveroso arrivare a un diritto mite come auspicato dalla relatrice. Non possiamo ingessare il rapporto medico-persona. La relazione di cura va fondata sull’alleanza terapeutica nel rispetto del paziente. La nutrizione e idratazione sono trattamenti di esclusiva competenza medica e devono essere preceduti dal consenso informato. Il ruolo del medico non può essere meramente esecutivo. Il medico è anch’esso persona. Il fiduciario richiede una puntuale definizione del suo ruolo e il medico deve avere libertà di coscienza. Le politiche di cura nel fine vita in Italia hanno forti ritardi. Chiediamo al legislatore che venga istituito un registro testamenti biologici che abbia anche valore informativo. Il registro va inserito in un progetto di ascolto e aiuto sociale. Una provocazione: il consenso informato dovrebbe entrare nei LEA. Dobbiamo avere il coraggio di impegnarci nel raggiungimento di questo obiettivo. Come Federazione poniamo questioni, non diamo punti perentori".

Venerando Cardillo, responsabile UOCP / cure palliative terapia antalgica, ASL Novara, per l'Associazione Luca Coscioni: "Ho passato tanti anni ad occuparmi della vita degli altri. Tutte le volte in cui sono intervenuto ho cercato di salvare la vita delle persone "a prescindere". In alcuni casi strumento inconsapevole di una scienza medica che aiuta l’uomo a vivere di più e meglio ma che può creare situazioni straordinarie di vita sospesa. Lo abbiamo sentito da altri oratori: in italia sono 150.000 i morti per tumore ogni anno e c’è un altrettanto grande popolazione di ammalati con malattie croniche, degenerative e progressive. Tutti attraversano una fase terminale con perdita di autonomia, fino alla dipendenza totale, con sintomi gravi non sempre controllabili se non con una sedazione palliativa. Accompagno tutti giorni pazienti che non hanno più speranza se non quella di morire senza sofferenza e con dignità. Il nostro compito è accompagnare con professionalità, capacità, competenza e amore queste persone nell'ultimo tratto di vita. Tutto nel rispetto della volontà del paziente. Rispettare la volontà del paziente oggi, per alcune richieste, non sempre è possibile. Alcuni dei miei pazienti chiedono una legge che apra alla possibilità di decidere in tal senso. Non vogliamo un pensiero unico a favore di questa o di quella tesi. Nel caso dei pazienti da me assistiti ed in fase di terminalità, se alimentazione e idratazione fossero imposte in modo indiscriminato, porterebbero ad un’agonia sempre più lunga e renderebbero ancora più necessaria l’esigenza di avere una direttiva anticipata sulla volontà del paziente. Si indulge poi su un rapporto medico-paziente. Non si tiene conto che spesso quel rapporto non esiste, o non esiste nel modo in cui si intende. Se in modo pilatesco affidassimo l'attuazione delle direttive al medico, se pure in una relazione d'aiuto forte, non avremo garanzia che la volontà del paziente, in un rapporto comunque sbilanciato, sia rispettata. A maggior ragione se il paziente non fosse in grado di intendere e di volere. Per bilanciare il rapporto asimmetrico medico-paziente la dichiarazione deve avere dignità di direttiva vincolante. Alla fine della vita del paziente, non può essere il medico a decidere. Certamente la scelta viene dettata dal buon senso e dalla proporzionalità dell’intervento. Però, chi ci assicura che questa eutanasia clandestina, in questo settore della medicina e in altri, lasciata alla decisione del singolo, sia rispettosa della  volontà del paziente? Vogliamo regole che normino questa zona grigia".

Marina Mengarelli, membro della Direzione dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: "Siamo davanti a un fenomeno sociale in crescita, quello degli italiani che si auto organizzano creando registri locali delle direttive anticipate di trattamento. Questi coinvolgono al momento 12 milioni di italiani, il 20% della popolazione. Tra le ricerche empiriche di monitoraggio - dal 2007 al 2015 -, le opinioni favorevoli al testamento biologico vanno dal 65 al 70% della popolazione. Le scelte di fine vita riguardano le conseguenze dell’impatto sociale della scienza. Il fine vita è diventato un’arco di tempo che, con l’istituzionalizzazione della cura, ha trasferito il letto del malato dalla propria casa all’ospedale. Nel 2011 la CEDU, a margine di una sentenza sugli ovociti in Austria, ha chiesto ai legislatori norme leggere che devono essere poste continuamente a revisione. Questo a causa dei cambiamenti e della rapidità della scienza. C’è un principio di autodeterminazione crescente nel nostro Paese. L'autonomia dei cittadini è considerata come segnale del buon funzionamento delle democrazie. Lasciar esprimere le autonomie fa bene ai sistemi democratici. Un secondo indicatore è ricavabile dalle relazioni di cura. In questo momento noi siamo in una situazione di disagio di entrambe le parti coinvolte in questa relazione. L’alleanza medico paziente aveva senso nell’Ottocento, dove vigeva una medicina paternalistica. Oggi abbiamo bisogno di altro. L’autodeterminazione deve essere vestita dalle responsabilità e dalle conoscenze.


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