giovedì 21 aprile 2016

Aggrionamenti Parlamentari

RESOCONTO DELL'XI RIUNIONE
SUL TESTAMENTO BIOLOGICO DELLA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

di Matteo Mainardi

Continuano le audizioni degli esperti in Commissione Affari Sociali. Il tema è ancora quello delle DAT ossia delle Direttive Anticipate di Trattamento. Nella seduta del 19 aprile sono intervenuti: Patrizia Borsellino, ordinario di filosofia del diritto presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, Amedeo Santosuosso, presidente del Centro di ricerca diritto, scienza e nuove tecnologie all’Università di Pavia, Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina e di bioetica presso l’Università degli studi La Sapienza di Roma, Giuseppe Gristina, anestesiologo e medico di rianimazione, Maria Grazia De Marinis, presidente del corso di laurea in infermieristica presso il Campus biomedico di Roma, Paolo Maria Rossini, ordinario di neurologia presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, e Vittorio Angiolini, ordinario di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Milano.

Riportiamo a seguire la sintesi degli interventi di Gilberto Corbellini e Amedeo Santosuosso, fermo restando che, grazie a Radio Radicale, è possibile riascoltare tutti gli interventi integrali cliccando qui.

Amedeo Santosuosso, presidente del Centro di ricerca diritto, scienza e nuove tecnologie all’Università di Pavia: “Si è verificato un miglioramento confronto ai testi sul tema depositati in passato. Il rispetto della persona è diventato senso comune costituzionale. La Corte costituzionale ci dice che le decisioni sui trattamenti sono frutto della libera scelta del paziente. Se scelta deve essere, significa anche possibilità di rifiutare i trattamenti. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riconduce all’art. 8, al  rispetto della vita privata, le decisioni che riguardano il fine vita della persona, lasciando quindi liberi i pazienti di scegliere sui trattamenti a cui sono sottoposti. Permane un difetto terminologico tra dichiarazioni e direttive. Anche quando si parla di dichiarazioni in molti testi poi di fatto si normano delle direttive, quindi il valore è vincolante. Dal punto di vista giuridico non ha senso una legge che permetta l’esercizio di un diritto costituzionale. Questi sono già diritti. Bisogna invece normare gli obblighi che scaturiscono da questi diritti, quindi gli obblighi per chi deve far valere quel diritto. Non si possono limitare le dichiarazioni, bisogna normare ciò che ne consegue. La differenza tra trattamento assistenziale e sanitario non ha tanto senso: non capisco perché posso rifiutare un trattamento chirurgico e non chi viene a radermi. Sarà poco carino, ma nella mia libertà di scelta rientrano sia i trattamenti sanitari che quelli assistenziali. Per quanto riguarda le sanzioni ai medici che non rispettano le direttive: sarebbe utilissimo soltanto dire che il medico che rispetta la volontà è esente da responsabilità. Questo rassicura i medici, ma anche i magistrati. Il fiduciario deve essere concepito come testimone qualificato e come curatore dell’esecuzione delle volontà della persona. Non ci deve essere una sostituzione tra persona incapace e fiduciario. Sono contrario alle forme automatiche di rappresentanza, così come può essere la famiglia e i parenti entro un qualche grado, a meno che questo non sia indicato dal paziente stesso. Il fiduciario deve avere anche il compito di interlocuzione con il medico per capire come si specifica la volontà del paziente, che è astratta e generale. Sono favorevole a un registro generale della direttive. Sulla forma sarei molto rigoroso nel consentire la forma libera nei contenuti e scritta. Se alziamo troppo l’asticella dei requisiti, diminuiranno le persone che utilmente faranno un testamento biologico”.

Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina e di bioetica presso l’Università degli studi La Sapienza di Roma: “Emerge nitidamente che per molti secoli lo spirito che animava il medico era quello di adoperarsi al massimo per salvare la vita della persona. Questo succedeva in presenza di morti per malattie acute. Oggi siamo di fronte a una morte degenerativa, con ausili meccanici che consentono di tenere in vita innaturalmente pazienti che prima non potevano essere mantenuti in vita. Nel contesto dei nostri ordinamenti l’elemento principale è la capacità di autodeterminazione del paziente attraverso il consenso informato. Consenso che non è normato, ma viene dedotto dalla Costituzione. Le direttive anticipate valgono come dissenso informato quando la persona non è più cosciente. Qual è l’attualità di eventuali direttive anticipate fatte precedentemente? Dal punto di vista filosofico il quesito non si pone, perché la coscienza della persona, finché questa era capace di intendere e volere, poteva far cambiare le direttive depositate. C’è poi l’ampio problema della possibilità di legalizzare l’assistenza al suicidio o l’eutanasia. Questa discussione è ormai da affrontare. Negli USA c’è la possibilità di fare direttive anticipate dal ’91. Si fa online, seduti alla propria scrivania. Penso che le DAT dovrebbero essere vincolanti e uno spazio di interpretazione alla luce degli avanzamenti scientifici ci dovrebbe essere se è il paziente ad averlo chiesto. Sul consenso informato posso dire che le risorse conoscitive e di esperienze sono estremamente ricche. La dimensione del rapporto medico-paziente si è evoluta nel tempo e si evolverà ancora. Ci sono però delle costanti. Il consenso informato non è la cosa più attesa dai pazienti, la variabile più importante del rapporto medico-impaziente è il tempo. Per questo tra le cose che vengono chieste ai medici in USA prima dell’assunzione c’è quella di aver fatto corsi di comunicazione. Questi servono per aderire meglio alle richieste del paziente”.


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