sabato 23 aprile 2016

       Nessuno tocchi CAINO                                   
no alla pena di morte...................


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ONU: I GOVERNI DEVONO CAMBIARE POLITICHE SULLE DROGHE 2.  NEWS FLASH: ARABIA SAUDITA: PAKISTANO GIUSTIZIATO PER TRAFFICO DI DROGHE 3.  NEWS FLASH: GAZA: CINQUE CONDANNATI A MORTE PER SPIONAGGIO 4.  NEWS FLASH: INDIA: OTTO CONDANNE A MORTE NEL BENGALA OCCIDENTALE 5.  NEWS FLASH: CINA: CHIARITI CRITERI DELLA PENA DI MORTE PER APPROPRIAZIONE E TANGENTI 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :



ONU: I GOVERNI DEVONO CAMBIARE POLITICHE SULLE DROGHE
19 aprile 2016: in una riunione alle Nazioni Unite sul problema globale delle droghe, i governi del mondo sono stati invitati ad allontanarsi dalla politica della repressione, ad abolire la pena di morte per i reati di droga e ad intensificare il trattamento sanitario.

Nel primo incontro del genere in quasi 20 anni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato un documento che segna un cambiamento rispetto alla "guerra alla droga", lanciata negli anni ‘70, con il suo approccio pesante incentrato su repressione e criminalizzazione.
"Le politiche sulle droghe che si concentrano quasi esclusivamente sull'uso del sistema di giustizia penale hanno bisogno di essere ampliate, abbracciando un approccio per la salute pubblica", ha detto tra gli applausi il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Margaret Chan.
La sessione speciale di tre giorni è stato richiesta da Colombia, Messico e Guatemala, che hanno subito il peso della guerra alla droga con un'esplosione di criminalità e violenza.
Il presidente del Messico Enrique Peña Nieto ha detto che la lotta alla droga deve essere vista dalla "prospettiva dei diritti umani", e ha avvertito che pene severe per l'uso di droghe "creano un circolo vizioso di emarginazione e criminalità."
Affermando che il suo Paese ha pagato un "prezzo alto" per fallite politiche sulle droghe a livello mondiale, ha anche sostenuto la depenalizzazione dell'uso di marijuana per scopi medici e scientifici.
I delegati provenienti da Unione Europea, Svizzera, Brasile, Costa Rica e Uruguay, tra gli altri, hanno chiesto l'abolizione della pena di morte per i reati legati alle droghe, una pratica ampiamente utilizzata da Cina, Iran e Indonesia.
Il delegato indonesiano è stato fischiato quando ha sostenuto che spetta ai singoli Stati decidere sull'uso della pena di morte, in una dichiarazione appoggiata da Singapore, Arabia Saudita, Cina, Iran e Pakistan, tra gli altri Paesi.
Il documento adottato nella sessione non fa alcun riferimento alla pena di morte, ma chiede ai governi di "promuovere politiche giudiziarie nazionali proporzionate ... per cui la gravità delle sanzioni sia proporzionata alla gravità dei reati".
Il Pakistan ha detto di essere seriamente preoccupato per la tendenza verso la legalizzazione dell'uso di marijuana e altre droghe.
L’Uruguay è diventato il primo Paese a legalizzare completamente la marijuana nel 2013 e il Canada è tra i paesi che guardano ad una misura simile.
"Questo darebbe un impulso alla domanda di droga, intensificando la filiera con ricadute dirette sulla nostra regione," ha avvertito il ministro dell'Interno pakistano Chaudhry Nisar Ali Khan.
"Abbiamo sognato una società libera dalla droga piuttosto che una società che la tollera", ha detto.
Il Ministro cinese per la Sicurezza Pubblica Guo Shengkun si è detto d’accordo: "Ogni forma di legalizzazione degli stupefacenti deve essere risolutamente contrastata."


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ARABIA SAUDITA: PAKISTANO GIUSTIZIATO PER TRAFFICO DI DROGHE
21 aprile 2016: un cittadino pakistano è stato giustiziato nella regione di Riad, in Arabia Saudita, per traffico di droghe.
Con l’esecuzione di Shah Zaman Khan Sayyed giungono a 86 i prigionieri messi a morte in Arabia Saudita da inizio anno. Il pakistano – ha reso noto il Ministero degli Interni di Riad - era stato riconosciuto colpevole del traffico di eroina e metanfetamine.
Le 86 esecuzioni praticate finora quest'anno comprendono le 47 per "terrorismo" effettuate in un solo giorno, il 2 gennaio.
Ad Amnesty International risulta che l'Arabia Saudita abbia il terzo più alto numero di esecuzioni nello scorso anno, almeno 158.


GAZA: CINQUE CONDANNATI A MORTE PER SPIONAGGIO
18 aprile 2016: un tribunale militare di Gaza ha condannato cinque uomini a morte con l'accusa di essere informatori di Israele.
Tre dei casi riguardano attività di spionaggio tra 2000 e 2001, mentre i restanti due uomini avrebbero lavorato per Israele nel 2008.
In quattro sono stati condannati all’impiccagione, il quinto alla fucilazione.
Almeno uno dei condannati può ancora presentare appello.
Alcuni degli uomini avrebbero fornito informazioni ad Israele utili ad eliminare combattenti di Hamas, secondo il sito palestinese di notizie Safa. Alcuni sono stati anche accusati di tradimento.
Non è chiaro quando le cinque condanne capitali verranno eseguite.
Hamas, che controlla la Striscia di Gaza dal 2006, in passato ha giustiziato in pubblico persone accusate di collaborazionismo con Israele, i cui corpi sono poi stati trascinati con delle moto.
Il Centro Palestinese per i Diritti Umani ha reso noto alla fine di dicembre che nove condanne a morte sono state emesse nella Striscia di Gaza nel 2015 e due in Cisgiordania.
Dall'inizio del 2016, sono quattro gli abitanti di Gaza condannati a morte dopo essere stati accusati di spionaggio a favore di Israele.


INDIA: OTTO CONDANNE A MORTE NEL BENGALA OCCIDENTALE
19 aprile 2016: otto persone sono state condannate all’impiccagione nel Bengala Occidentale per l'omicidio dello studente universitario Saurabh Chowdhury, avvenuto nel 2014.
Il tribunale di Barasat ha condannato a morte: Shyamal Karmakar, Suman Sarkar, Suman Das, Amal Barui, Tapas Biswas, Ratan Samaddar, Tarak Das e Somnath Sardar.
Un altro imputato, Rakesh Burman, è stato condannato all’ergastolo, mentre ancora altri tre imputati - Ratan Das, Palli Maity e Sisir Mukherjee - sono stati condannati a cinque anni di carcere.
Nel pronunciare la sentenza, il giudice ha definito questo caso come 'più raro tra i rari'.
I genitori e gli altri membri della famiglia di Chowdhury hanno ben accolto la sentenza del tribunale.
"Avevamo chiesto la condanna a morte per tutti gli imputati, ma siamo felici che il giudice abbia riconosciuto colpevoli otto di loro condannandoli a morte. Siamo grati alla polizia e alla magistratura. Alla fine, per mio figlio è stata fatta giustizia", ha detto la madre di Chowdhury.
Il 4 luglio 2014, Chowdhury sparì da casa e il giorno dopo il suo cadavere mutilato fu ritrovato nei pressi della linea ferroviaria tra Barasat e Dattapukur.
Sarebbe stato rapito e ucciso perché aveva protestato contro i traffici illegali di alcolici e droghe a Bamangachi.


CINA: CHIARITI CRITERI DELLA PENA DI MORTE PER APPROPRIAZIONE E TANGENTI
18 aprile 2016: la pena di morte sarà applicabile in Cina ai leader corrotti che si appropriano di fondi o accettano tangenti per oltre 463.000 $, hanno stabilito la Corte Suprema del Popolo e la Procura Suprema del Popolo, le più alte autorità giudiziarie del Paese.
Il provvedimento, che entra in vigore da subito, si propone di chiarire l'ultima revisione del Codice penale della fine del 2015, che non prevedeva le quantità esatte per le quali potrebbe essere applicata la pena di morte e lasciava la decisione finale alla discrezionalità dei giudici.
Le due istituzioni hanno anche precisato che nel caso l’accusato collabori nelle indagini, confessi il crimine o restituisca la somma sottratta, la pena di morte potrebbe essere sospesa per due anni, il che equivale ad una commutazione della pena in ergastolo, la punizione più comune in Cina nei casi di corruzione.
Le punizioni per corruzione sono state modificate verso la fine del 2015 poiché le somme sottratte punibili con l'ergastolo o la pena di morte erano ritenute troppo basse.
Tuttavia, l'emendamento del 2015 ha eliminato i riferimenti a cifre precise parlando invece di pena di morte per "somme molto ingenti di denaro," un criterio soggettivo che le due autorità hanno ora deciso di rivedere per evitare confusione.
Le nuove norme prevedono che anche gli alti funzionari possano essere processati per complicità, se non denunciano pratiche di corruzione dei loro stretti collaboratori o dei membri della loro stessa famiglia.
Allo stesso tempo, si sottolinea che la donazione di denaro in beneficenza o ad altre cause pubbliche non sarà presa in considerazione a discarico in ipotetici processi per corruzione.

Da quando il presidente Xi Jinping è entrato in carica tre anni fa, il governo cinese ha condotto una aggressiva campagna contro la corruzione, diffusa in tutti i settori compreso l'esercito, che in precedenza era stato intoccabile, portando a decine di licenziamenti ed espulsioni dal Partito comunista, oltre a indagini, processi e condanne contro leader o ex leader a tutti i livelli.