sabato 7 maggio 2016

BACCIO D'AGNOLO-PALAZZO BARTOLINI SALIMBENI 
   VIA TORNABUONI FIRENZE        
                                                                                        
                                            


Palazzo Bartolini Salimbeni è uno dei più importanti palazzi tardorinascimentali della città di Firenze e italiani in generale. È situato fra Piazza Santa Trinita e Via Tornabuoni, davanti alla Colonna della Giustizia.
La sua facciata ha rappresentato un punto di svolta nell'architettura residenziale rinascimentale, di notevole originalità, i cui spunti, sebbene in un primo momento fortemente criticati, vennero poi ampiamente riutilizzati e sviluppati nei secoli successivi.
Anticamente qui si trovavano le case dei Soldanieri, che vi tenevano una locanda, passate poi alla famiglia Dati, dai quali vennero acquistate da Bartolomeo Bartolini, che aveva nel cognome anche Salimbeni per ricordare la discendenza dall'antica famiglia di Siena.
Il palazzo odierno fu edificato da Baccio d'Agnolo tra il 27 febbraio 1520 ed il maggio 1523, come ci informa il "Libro della muraglia", un codice cartaceo dove il committente Giovanni Bartolini annotò tutte le spese sostenute per la realizzazione del palazzo di famiglia; si regista anche come l'architetto venne retribuito con due fiorini d'oro al mese.

I Bartolini-Salimbeni vi abitarono fino ai primi anni dell'Ottocento. Affittato a due coniugi stranieri, vi venne aperto nel 1839 l'Hotel du Nord, dove soggiornarono alcune personalità illustri in visita a Firenze, tra le quali Herman Melville. Nel 1863 il palazzo fu acquistato dai Principi Pio di Savoia e diviso in più proprietà, che vennero in seguito riunificate nel secolo successivo.
Il palazzo è importante per lo sviluppo dell'architettura residenziale fiorentina (e non solo) perché fu il primo costruito in stile rinascimentale alla romana: inizialmente criticatissimo fu poi in seguito copiato e segnò un fondamentale momento di passaggio dall'arte rinascimentale a quella del manierismo.
Nella facciata sono presenti numerose novità, sconosciute ai palazzi precedenti: il portale con le colonne ai lati e le finestre rettangolari sormontati da timpani con fontone triangolare o ad arco, al posto delle coperture ad arco tradizionali; la divisione della aperture in riquadri con divisioni in pietra cruciformi con colonnine scolpite sopra; l'uso delle paraste ai bordi delle finestre; la movimentazione dei volumi tramite il ricorso a membrature sporgenti bilanciate da nicchie al primo piano (dove un tempo erano collocate statue, rimosse per le feroci critiche che le ritenevano più adatte alla facciata di una chiesa) e rientranze rettangolari al secondo; gli spigoli rinforzati da pietre a bugnato, intorno ai quali sporgono ulteriormente le già consistenti cornici marcapiano, dotate di fregio e il cornicione fortemente sporgente, che presenta dentelli di reminiscenza classica. Si creano così zone di luci ed ombre molto nette, a causa delle sporgenze e rientranze, che danno un effetto plastico sconosciuto ai palazzi del Quattrocento.
Il portale è impostato secondo l'architettura classica, con due colonne ai fianchi e una trabeazione con architrave, fregio, cornice e timpano. Completa l'insieme la panca di via.
La facciata è movimentata anche dall'uso di pietre diverse (quella "forte", giallognola, su piazza Santa Trinita, "serena", grigio scuro, e "bigia", grigio chiaro, su via Porta Rossa) e assieme al gioco dei volumi creano nel complesso originali effetti di chiaroscuro.

Il suo stile, così originale per Firenze (basti confrontare l'attiguo e di pochi anni antecedente Palazzo Buondelmonti), non riscosse successo fra i contemporanei, anzi su Baccio d'Agnolo piovvero numerose le critiche, come ci riporta il Vasari nelle Vite. L'architetto arrivò a far incidere sopra il portale la scritta Carpere promptius quam imitari, cioè Criticare è più facile che imitare.
Sulle finestre invece, un'altra iscrizione in italiano, Per non dormire, è il motto della famiglia Salimbeni ripreso anche da Gabriele D'Annunzio. Una spiegazione del motto è il tributo alla sollecitudine con la quale i componenti della famiglia si recavano agli appuntamenti d'affari sacrificando anche il sonno. Un altro aneddoto tramanda invece come, con l'astuzia tipica dei mercanti, nel medioevo un membro della casata riuscì a fare fortuna grazie ad uno stratagemma: per accaparrarsi per primo una grossa partita di merce offrì un banchetto ai compratori concorrenti, drogandolo con dell'oppio in modo da essere l'unico a presentarsi all'asta la mattina successiva.
Sulla fregio al primo piano è presente lo stemma dei Bartolini-Salimbeni con tre papaveri, un richiamo all'origine della sostanza che permise al Bartolini la vittoria sui suoi concorrenti.
Il lato su via delle Terme è spoglio e vi è presente solo una parte della panca di via.
Attraverso un androne con volta a botte si accede al contrile centrale, di elegante classicismo, dove la decorazione si stende in ritmi più pacati rispetto alla facciata. Consiste in un portico su tre lati chiuso da colonne e archi a tutto sesto; nel un lato ed una campata ad ovest sono stati chiusi per ricavare altri ambienti; il quarto lato presenta un arco a sbarra che sorregge i piani superiori. Le decorazioni con graffiti e grottesche a monocromo di questo ambiente arrivano fino al secondo piano. Sul fregio si aprono anche alcuni oculi destinati anticamente ospitare medaglioni a bassorilievo. Sopra gli archi corre una serie di finestre in pietra, con lo stesso motivo incrociato di quelle in facciata e sovrastate a loro volta da altri oculi. I preziosi capitelli e peducci hanno una decorazione a foglie d'acanto con due fasce a perlinatura e a treccia, oltre a una fascia scanalata.

Al primo piano si apre una loggetta sul cortile con tre arcate sostenute da sottili archetti ed un soffitto ligneo a cassettoni. Una seconda loggetta, forse eseguita in un secondo tempo, domina il palazzo ed è in posizione arretrata per non essere visibile dal cortile o dall'esterno.