lunedì 9 maggio 2016

GIULIANO DA MAIANO-PALAZZO PAZZI VIA DEL 
   PROCONSOLO FIRENZE     
                                                                     
                                                                     


Palazzo Pazzi, detto anche "della Congiura" o palazzo Pazzi-Quaratesi, si trova in via del Proconsolo 10 angolo borgo Albizzi a Firenze ed è uno dei migliori esempi in città di architettura civile del pieno Rinascimento.
Il nome più probabile come architetto del palazzo è quello di Giuliano da Maiano, che vi avrebbe lavorato tra il 1458 ed il 1469, ma non manca chi ha sostenuto una partecipazione al progetto di Filippo Brunelleschi, autore della cappella Pazzi per la stessa famiglia, o di Michelozzo. Si è ipotizzato una possibile ideazione del Brunelleschi (negata però da alcuni studiosi), portata avanti da Giuliano da Maiano, lo stesso architetto che terminò la cappella in Santa Croce e che per la stessa famiglia creò villa La Loggia.

Fu Jacopo de' Pazzi a volere il palazzo sul luogo di alcune case appartenenti alla famiglia, e la costruzione di un così grande edificio fu probabilmente uno degli elementi di rivalità e scontro tra le ricchissime famiglie dei Medici e dei Pazzi. Il palazzo è infatti detto anche "della Congiura" perché la famiglia che vi risiedeva fu responsabile della cosiddetta Congiura dei Pazzi, un complotto che portò all'uccisione durante la messa in Santa Maria del Fiore di Giuliano de' Medici ed al ferimento di suo fratello Lorenzo il Magnifico. I responsabili dell'episodio furono presto impiccati dalla folla fiorentina inferocita e inizialmente tutta la famiglia dei Pazzi fu esiliata e i loro beni confiscati.
Il palazzo venne concesso allora al francese d'Estonville, poi fu portato in dote da Maddalena, figlia di Lorenzo de' Medici, in occasione delle sue nozze con Franceschetto Cybo, avvenute il 25 febbraio del 1487 a Roma, in Vaticano.
Suo figlio Lorenzo Cybo sposò Ricciarda Malaspina, marchesa di Massa e Carrara, e da lui derivò la famiglia Cybo Malaspina. In quel periodo il palazzo divenne noto come "palazzo delle Marchesane di Massa", ed era conosciuto in tutta la città per la vita mondana che le proprietarie del palazzo erano solite fare. La stessa Ricciarda ebbe anche una relazione amorosa con il controverso duca Alessandro de' Medici.

Nel 1593 passò agli Strozzi, che lo tennero fino al 1796 quando divenne proprietà dei Quaratesi. Nel 1843 cambiò di nuovo proprietario, venendo acquistato da Ferdinando de Rast, ricco cittadino tedesco, che dopo aver visitato Firenze in un viaggio se ne innamorò eleggendola come sua residenza definitiva. Dopo la sua morte egli dispose che il palazzo venisse ceduto a un istituto religioso di Coburgo. Nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871) ospitò la MASSONERIA del Grande Oriente d'Italia..
Il passaggio all'attuale proprietario, la sede dell'Inps fiorentina, risale al 1931. Nel dopoguerra fu oggetto di importanti restauri che ripristinarono l'aspetto quattrocentesco del complesso (1940-1945), voluti da soprintendenti Guido Morozzi e Ugo Procacci: il cortile venne rimesso "in luce", cioè riportato alle forme originarie senza copertura. Un ulteriore restauro si è concluso nel 2010.
Il marchese Leonardo Ginori Lisci in un suo celebre studio enumerava i sette palazzi più belli di Firenze, in realtà propendendo soprattutto verso il periodo rinascimentale aureo della città, e secondo lui erano palazzo Medici-Riccardi, palazzo Rucellai, palazzo Pitti, palazzo Strozzi, palazzo Antinori, palazzo Gondi e anche palazzo Pazzi.
Il palazzo risponde perfettamente ai canoni imposti dal De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, che consigliva facciate "ornate delicatamente e leggiadramente piuttosto che superbamente".
La facciata è dominata dal contrasto fra il bugnato rustico del pian terreno e l'intonaco bianco dei due piani superiori, abbelliti da eleganti bifore sottolineate da cornici marcapiano dentellate. Può darsi che originariamente l'intonaco fosse dipinto con graffiti o con un finto bugnato; in ogni caso la scelta dell'intonacatura era molto originale nel Quattrocento, se confrontata con i palazzi coevi, ed alleggeriva l'austerità della facciata. Le finestre presentano raffinati elementi decorativi quali tralci ed elementi vegetali nelle cornice, colonnine corinzie e lo stemma dell'impresa familiare, le tre mezzelune, antico stemma familiare che significava origine fiesolana della famiglia (simile per esempio a quello degli Strozzi) e che venne poi riciclato come simbolo di vele gonfiate dal vento, come celebrazione dei traffici commerciali e marittimi che arricchivano la famiglia. La fascia più alta è decorata da oculi al di sotto della gronda sporgente.

Nell'atrio si trova uno stemma con i due delfini simmetrici girati verso l'esterno è attribuito a Donatello. Risale infatti ai primi del Quattrocento ed era sulla sommità dell'antico giardino dei Pazzi, in via dell'Oriuolo, sul sito attualmente occupato dal palazzo della Banca d'Italia; venne poi spostato sulla cantonata di questo palazzo e solo recentemente restaurato e spostato per ragioni conservative nell'atrio.
L'accesso all'edificio avviene da due portoni, su Borgo Albizi e su via del Proconsolo, che sono dotati di ampi "brachettoni" che ne accrescono l'imponenza. Il lato su via del Proconsolo presenta al piano terra due coppie di finestre con cornici composte da conci orientati a prisma, risalenti a un intervento seicentesco.
Il cortile ha un portico a tre arcate su tre lati ed è tra i più raffinati di Firenze, simile a quelli di palazzo Medici o palazzo Strozzi, ma dal ritmo più lieve, leggero. I capitelli delle colonne, che sorreggono le nove eleganti arcate rinascimentali, sono decorati con delfini (come lo stemma) e piccoli vasi contenenti il "fuoco sacro", il fuoco cioè che scaturisce dalle pietre focaie portate dalla terra santa da Pazzino de' Pazzi dopo la prima crociata, che vengono tuttora usate per dare il via al tradizionale Scoppio del Carro.
Lo scalone per i piani superiori oggi inizia nell'androne di ingresso, ma originariamente si trovava nel cortile. Al primo piano si trova una bussola monumentale di eclettico stile ottocentesco.
La sala che prospetta sul giardino ha un notevole soffitto a cassettoni e lungo la parete è appeso un affresco staccato con Pazzino de' Pazzi lungo le Mura di Gerusalemme; sono qui presenti anche due tele con soggetti religiosi: l'Ultima cena e la Lavanda dei piedi.
Un piccolo ambiente a questo piano, forse l'antica cappellina, ha la volta a botte coperta da affreschi nello stile di Bernardino Poccetti ed un pavimento a tarsie marmoree geometriche. In una sala vicina il soffitto è decorata da un affresco con Allegoria delle quattro stagioni.
Il secondo piano presenta una interessante sala detta La pompeiana, per via delle grottesche che ne decorano il soffitto. Da qui si accede all'altana, che offre un suggestivo panorama di Firenze.