lunedì 9 maggio 2016

GIULIANO DA SANGALLO-PALAZZO GONDI PIAZZA 
  SAN FIRENZE-FIRENZE                    
                                                                                              
                                                                                              
                                                                                              


Palazzo Gondi si trova in piazza San Firenze 1-2, a un isolato da piazza della Signoria, con affaccio anche su via de' Gondi 2-4, a Firenze.
Su questa porzione della città si estendeva nell'antichità una porzione del teatro romano, di cui restano tracce dei setti muari delle antiche burelle e dell'inclinazione del calpestio tra piazza della Signoria e piazza San Firenze. Il primo Gondi a risiedere in questa zona fu Giuliano, marito di Maddalena Strozzi, che qui acquistò una casa nel 1455, successivamente ingrandita con varie case dei Giugni, degli Asini, del Tribunale della Mercatanzia e dello stesso Comune, poi demolite per far posto a un nuovo palazzo.

Fu edificato da Giuliano da Sangallo nel 1490 per Giuliano di Lionardo Gondi, prendendo come esempio altri importanti capolavori di edilizia signorile in città, come palazzo Medici e palazzo Strozzi. Tra gli elementi mutuati da queste opere precedenti c'è la forma cubica impostata attorno a un cortile centrale, il bugnato digradante su ciascuno dei tre piani verso l'alto, finestre centinate sulle cornici marcapiano, il cornicione.
Il palazzo ebbe una genesi molto lenta e rimase incompleto per diversi secoli. Nel 1495 ospitò Guidobaldo da Montefeltro, in visita alla città. Dal testamento dello stesso Giuliano redatto nel 1501 si può dedurre come in tale data il nuovo palazzo fosse già abitato, benché non ancora terminato e, nonostante il documento obbligasse gli eredi a portarlo a perfezione (non è chiaro se estendendosi sul lato sinistro o su quello destro), i desideri del testatore non furono ascoltati. A questa data (e fino al 1870) il palazzo si presentava su tre piani distribuiti per sei assi, con due portoni, a guardare la piazza, essendo il fianco sull'attuale via de' Gondi chiuso da un altro fabbricato in aderenza.

Alla fine del Seicento, su incarico di Vincenzio e Angelo di Amerigo Gondi, vi lavorarono Antonio Maria Ferri per l'architettura e Matteo Bonechi per la decorazione pittorica. Su via dei Gondi il palazzo era affiancato da un antico edificio della famiglia degli Asini, che venne demolito verso il 1870 per allargare la strada che fiancheggiava Palazzo Vecchio. In quell'occasione venne anche ingrandito il palazzo con la creazione del terzo portale (quello sinistro) e la costruzione di una nuova "fetta" di edificio che aumentò il numero delle finestre sulla facciata e creò un prospetto simile su via de' Gondi. Leonardo da Vinci abitava in una delle case distrutte per ampliare il palazzo, affittata da suo padre ser Piero per 30 fiorini l'anno proprio dai Gondi; si dice che proprio qui avesse dipinto La Gioconda (tradizione però infondata), e in ricordo di questo prestigioso primato fu posta nell'androne su via de' Gondi un'iscrizione dettata da Cesare Guasti:
LEONARDO DA VINCI
VISSE LA BENAUGURATA GIOVINEZZA
IN UNA CASA DELL'ARTE DEI MERCATANTI
CHE DA GIULIANO GONDI FU COMPRATA E DISFATTA
NEL MURARE QUESTO PALAGIO
AL QUALE DANDOSI PERFEZIONE NEL MDCCCLXXIII
IL COMUNE E IL SIGNORE CONCORDI
VOLLERO CHE LA MEMORIA DI TANTO NOME AL NOBILE E VAGO EDIFICIO
ACCRESCESSERO DECORO
La sistemazione del lato sud venne curata, tra il 1870 e il 1874, da Giuseppe Poggi, l'architetto del piazzale Michelangelo e dei viali di Circonvallazione, che bilanciò la facciata dandole la simmetria con un nuovo asse di finestre e una terza porta su piazza San Firenze, e cercò di mascherare con alcuni accorgimenti il fatto che la nuova forma del palazzo non fosse ormai più ad angolo retto, ma caratterizzata da uno spigolo acuto sul lato nuovo sinistro della facciata. Nel 1874 il palazzo poteva dirsi finalmente terminato, con l'apposizione dello stemma dei Gondi su quello che era diventata la cantonata laterale (d'oro, a due mazze decussate di nero, legate di rosso, sostituito nel 1972 da una copia realizzata dallo scultore Mario Moschi). Per rendere omogenei i fronti fu eseguita un'attenta scelta dei pietrami impiegati, tuttavia facilmente distinguibili guardando al prospetto principale.
Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale. Tra il 1954 e il 1957 e ancora tra il 1960 e il 1972 sono documentati vari interventi di sistemazione interna per Amerigo Gondi su progetto dell'architetto Emilio Dori, che vi trasformò gli antichi locali di servizio in un appartamento. Fu affiancato negli anni settanta da Pietro Porcinai per la sistemazione di una scenografica terrazza posta a nord e orientata a guardare la cattedrale.
Rispetto ai suoi modelli il Sangallo seppe impostare un'evoluzione nell'uso degli elementi tipici fiorentini, facendone uno degli esempi più riusciti palazzi dell'epoca. Il palazzo si sviluppa attorno a un cortile monumentale, porticato su quattro lati. Le facciate sono disegnate su tre ordini, con bugnato digradante in pietra forte. Il piano terreno si presenta caratterizzato da ricorsi di bugne a cuscino, con tre portali incorniciati ad arco e piccole finestre quadre. Il primo piano è a bugne piatte e l'ultimo a paramento liscio, ambedue con finestre centinate (in origine spartite a croce guelfa e lunetta soprastante) che ripetono la forma dei portali. L'elemento più innovativo è il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera, che assomiglia alle sfaccettature di una pietra preziosa. Le finestre del secondo piano inoltre vennero realizzate impercettibilmente più alte, per compensare otticamente lo scorcio prospettico.

Nel cortile centrale, porticato su quattro lati con colonne corinzie a tre e a due svelte arcate per lato (i capitelli sono leggermente differenziati l'un l'altro), si trova una fontana a doppia tazza del 1652, che sfrutta per antica concessione granducale l'acqua proveniente dal giardino di Boboli, che alimenta anche la fontana del Nettuno. Da qui, sul lato settentrionale, inizia lo scalone monumentale per i piani superiori, coi gradini decorati sul profilo da figure zoomorfe e fitomorfe (gli originali oggi sono al Victoria and Albert Museum). Sotto il porticato è presente una statua togata di epoca romana (II secolo), , proveniente forse dal vicino teatro romano, già destinata, secondo Vasari, a ornare la fiancata del palazzo. Vi si trovano inoltre vari stemmi Gondi, con le mazze incrociate. È stato scritto sul cortile: "più che essere un compromesso tra l'esterno e l'interno e segnare il passaggio dalla vivacità della strada alla quiete della casa, qui sembra già far parte dell'appartamento, e ci si stupisce di non trovarvi qualche mobile che l'arredi" (Gino Chierici).
Al Poggi compete l'ingresso carrozzabile, a cui corrisponde una rampa di scale separata, modellata su quella del Sanagllo, che porta direttamente al vestibolo del salone. Le decorazioni in pietra serena, degne di quelle cinquecentesche, mostrano balaustri ai parapetti, gradini con l'emblema del diamante e la folgore di Giuliano Gondi, e parementi lapidei nel soffitto con rilievi araldici, oltre alle lesene e i peducci.

Al piano nobile si trova infatti il grande salone con undici ritratti di membri di Casa Gondi, da Giuliano il Vecchio in poi, e con un camino monumentale realizzato su disegno di Giuliano da Sangallo tra il 1501 e il 1505, caratterizzato da bassorilievi allegorici e due grandi statue di coronamento raffiguranti Ercole e Sansone.
Al Settecento risale la sistemazione del lato posteriore, con le scuderie e numerosi ambienti negli appartamenti al primo piano, tra cui l'alcova disegnata da Antonio Maria Ferri (1710), creata per celebrare il matrimonio tra Angelo Gondi ed Elisabetta Cerretani, figlia del senatore Francesco. In essa lavorarono numerosi artisti: lo stuccatore Giovan Battista Ciceri, che realizzò i rilievo degli angeli che sostengono lo stemma Gondi sull'arco d'entrata, Matteo Bonechi agli affreschi sulla volta, Lorenzo del Moro alla decorazione dei palchi, delle spallette e degli imboti delle finestre.