sabato 21 maggio 2016

    NESSUNO TOCCHI CAINO     

no alla pena di morte      



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : MARCO PANNELLA, PRESIDENTE DI NESSUNO TOCCHI CAINO E LEADER DEL PARTITO RADICALE, NON C'E' PIU'
2.  NEWS FLASH: BIELORUSSIA: TERZA CONDANNA CAPITALE DA INIZIO ANNO 3.  NEWS FLASH: USA: LA PFIZER BLOCCA LA VENDITA DEI PROPRI PRODOTTI PER LE ESECUZIONI 4.  NEWS FLASH: ARABIA SAUDITA: OMICIDA PERDONATO SU RICHIESTA DEL PRINCIPE 5.  NEWS FLASH: FILIPPINE: FORTE OPPOSIZIONE CONTRO IL PIANO DI REINTRODUZIONE DELLA PENA CAPITALE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


MARCO PANNELLA, PRESIDENTE DI NESSUNO TOCCHI CAINO E LEADER DEL PARTITO RADICALE, NON C'E' PIU'


20 novembre 2016: Marco Pannella, leader del Partito Radicale, fondatore e Presidente di Nessuno tocchi Caino, è morto ieri a Roma all'età di 86 anni, dopo una lunga malattia. Ha concepito con Nessuno tocchi Caino la battaglia per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali che ha visto nel 2007, per la prima volta, il successo all'ONU della Risoluzione contro la pena di morte. La lotta continua per l'abolizione definitiva, non solo della pena capitale, ma anche della "pena di morte mascherata", come Papa Francesco ha definito l'ergastolo. La sua visione, il suo modo di pensare, di sentire e di essere sarà per noi fonte inesauribile di ispirazione e di azione. Grazie di tutto. Ciao Marco!


VENERDÌ 20 MAGGIO - ROMA
•             ore 15,30-22,00 Camera ardente aperta al pubblico presso la Camera dei Deputati, Piazza Montecitorio
•             ore 22,30-13,00 Veglia al Partito Radicale (via di Torre Argentina,76)

SABATO 21 MAGGIO - ROMA
•             ore 14,00-22,00 PIAZZA NAVONA funerale laico

DOMENICA 22 MAGGIO - TERAMO
•             ore 01,00-15,00 Camera ardente aperta al pubblico presso la Sala del Consiglio comunale.
•             ore 16,00 tumulazione presso il cimitero di Teramo.
Per saperne di piu' :

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

BIELORUSSIA: TERZA CONDANNA CAPITALE DA INIZIO ANNO
19 maggio 2016: un uomo è stato condannato a morte in Bielorussia dal tribunale della città sud-orientale di Homel.
Quella pronunciata nei confronti di Syarhey Vostrykau, 33 anni, è la terza condanna capitale emessa in Bielorussia dall’inizio dell’anno. L’uomo è stato riconosciuto colpevole dei sequestri, stupri e omicidi di due donne, commessi nel 2014 e 2015.
La Bielorussia è l'unico paese in Europa a praticare la pena di morte.
Sono tre i detenuti attualmente nel braccio della morte del Paese. Due di loro sono stati condannati a gennaio e febbraio di quest'anno, il terzo è stato condannato lo scorso anno.
Il 6 maggio, un altro uomo condannato a morte l'anno scorso per omicidio è stato giustiziato.
L'Unione europea e i gruppi per i diritti umani esortano da anni la Bielorussia ad introdurre una moratoria globale sulla pena capitale.
Secondo le organizzazioni per i diritti, più di 400 persone sono state condannate a morte nella ex repubblica sovietica a partire dai primi anni 1990.


USA: LA PFIZER BLOCCA LA VENDITA DEI PROPRI PRODOTTI PER LE ESECUZIONI
13 maggio 2016: la multinazionale Pfizer, la cui sede legale è a New York, ha comunicato oggi di aver potenziato i controlli per impedire che i propri farmaci possano essere venduti alle amministrazioni penitenziarie che ritenessero di usarli per le esecuzioni.
Si tratta di una decisione importante da un punto di vista simbolico, ma che avrà poche conseguenze immediate, visto che il commercio dei farmaci letali è bloccato già da diverso tempo.
Sono più di 20 le ditte europee e statunitensi che negli ultimi anni hanno adottato decisioni del genere, ma che a queste si sia aggiunta la Pfizer, che per fatturato è la più importante multinazionale farmaceutica del mondo, è comunque un passo importante.
«Dopo l’annuncio di Pfizer siamo al punto che tutte le società farmaceutiche riconosciute della FDA (l’ente federale statunitense che sovrintende al settore dei farmaci, ndt) hanno bloccato le vendite alle amministrazioni penitenziarie. Chi vuole compiere esecuzioni, da oggi deve acquistare i farmaci sottobanco”, ha commentato Maya Foa, dell’associazione per la difesa dei diritti umani britannica “Reprieve”, la onlus che da anni organizza campagne politiche e di stampa volte a ostacolare l’acquisto dei farmaci letali per le esecuzioni.
Negli ultimi 5 anni è diventato sempre più difficile per gli stati acquistare nuove dosi di farmaci letali. Per le aziende farmaceutiche si tratta di una fascia di mercato estremamente ridotta, poche migliaia di dollari l’anno. Praticamente tutte, una volta sollevato il caso, hanno prima preso tempo, ma in seconda battuta, piuttosto che subire pubblicità negativa, hanno dato disposizione ai loro grossisti di non far arrivare i prodotti alle amministrazioni penitenziarie. Anche la Pfizer nel suo comunicato di oggi ha usato la formula usata da tutte le altre compagnie: “Con i nostri prodotti siamo al servizio dei pazienti per migliorare e salvare la loro vita. Siamo fortemente contrari all’uso dei nostri prodotti come farmaci letali per le esecuzioni”.
Pressioni alla Pfizer per agire sul fronte dei farmaci letali non sono venute solo dai media o dalle associazioni umanitarie, ma anche da alcuni fondi di investimento, preoccupati in parte dall’eticità dei propri investimenti, ma anche dalle eventuali ricadute negative. Il fondo pensioni dello Stato di New York, che è uno dei principali azionisti di Pfizer, ad esempio, nel commentare positivamente la decisione presa oggi dalla compagnia, ha voluto ricordare che essere coinvolti nelle esecuzioni porta anche il rischio di grosse perdite per gli azionisti, in quanto la compagnia potrebbe essere coinvolta in cause legali di vario tipo. La Pfizer è coinvolta nel mercato dei farmaci letali da quando l’anno scorso ha acquisito la Hospira, una multinazionale minore che una volta era l’unica produttrice legale per gli Stati Uniti del Sodio Tiopentale commercializzato con il nome di Pentothal.
Il Pentothal per molti anni aveva costituito il primo livello dell’iniezione letale, il barbiturico ad azione rapida che doveva addormentare il condannato prima dell’immissione in sequenza di un paralizzante muscolare e di un veleno cardiaco. La Hospira però era anche la produttrice di altri 6 farmaci (tra i quali Propofol Midazolam e Idromorphone) usati per le esecuzioni dopo il blocco delle forniture di sodio tiopentale. La Hospira già dal 2011, dopo le polemiche sul Pentothal, aveva dichiarati di non voler essere coinvolta nel commercio di farmaci letali, ma i suoi sforzi per controllare tutti i rivoli della commercializzazione dei propri prodotti si erano dimostrati insufficienti, al punto che due suoi prodotti (Midazolam e Idromorphone) erano stati usati nel 2014 in Ohio per l’esecuzione di Dennis McGuire, una esecuzione che aveva presentato diversi problemi, ed era durata oltre 20 minuti. Inoltre, lo stato dell’Arkansas ha in magazzino dosi di farmaci letali prodotti da  lla Hospira, ed ha risposto negativamente alla richiesta della casa madre di restituirli.
Le restrizioni delle cause farmaceutiche hanno indotto alcuni stati a sperimentare nuovi cocktail letali, altri stati a tentare di acquistare i farmaci all’estero. Anche i nuovi farmaci utilizzati via via nelle esecuzioni, oltre ad aver causato alcune esecuzioni palesemente malriuscite, sono presto andati soggetto a restrizioni. I farmaci acquistati all’estero, una volta che inchieste giornalistiche condotte assieme ad associazioni per i diritti umani hanno individuato i flussi, sono stati sequestrati da agenti federali per violazioni doganali. La nuova tendenza degli stati è di chiedere ai parlamenti di approvare leggi che consentano di derogare al principio costituzionale della trasparenza amministrativa, con lo scopo in pratica di tenere nascoste agli avvocati difensori e soprattutto alla stampa e alle associazioni per i diritti umani le nuove fonti di farmaci letali, che in quasi tutti gli stati ormai sono dei laboratori artigianali.
I laboratori artigianali (Compounding Pharmacies) non ricadono sotto la legge federale, e quindi la Food and Drug Administration ha scarsi poteri di controllo nei loro confronti. Protetti dalle leggi approvate negli ultimi anni, leggi che vanno sotto la definizione di “secrecy laws”, leggi sulla segretezza, i laboratori artigianali sono riusciti fino ad oggi a non far trapelare quale sia la loro fonte di approvvigionamento del principio attivo usato per produrre il cocktail venduto alle carceri. Ma ultimamente, sempre grazie al lavoro di alcune cordate di media, le leggi sulla segretezza sono state in parte aggirate grazie a leggi fiscali: scavando nei bilanci delle carceri, sono stati individuati pagamenti effettuati in contanti e senza il rilascio di ricevute fiscali. In alcuni casi gli stati sono stati costretti a fornire i dettagli di tali pagamenti, che rischiavano di costare accuse di evasione fiscali per chi li aveva disposti e per chi li aveva effettuati, ed anche per
  chi li aveva accettati. Come conseguenza di una “segretezza” che sembra sempre più difficile poter garantire, sta diventando sempre più difficile per gli stati anche trovare laboratori artigianali disposti a collaborare. Questo ha portato alcuni stati a varare quest’anno nuove leggi per reintrodurre chi la sedia elettrica, chi la fucilazione, chi una nuova variante della camera a gas basata sull’Azoto e non più sul cianuro.
Nel complesso la mancanza di farmaci letali e le molte cause legali intentate dai difensori dei condannati che contestano i vari cambiamenti di protocollo o di legge che sono stati fatti frettolosamente negli ultimi anni hanno portato diversi stati a sospendere le esecuzioni, e nel complesso ad un crollo nel totale delle esecuzioni, che nel 2015 sono state solo 28, il numero più basso nell’ultimo quarto di secolo.
(Fonti: DPIC, New York Times, 13/05/2016) Per saperne di piu' :

ARABIA SAUDITA: OMICIDA PERDONATO SU RICHIESTA DEL PRINCIPE
16 maggio 2016: i parenti di un uomo asiatico ucciso da un saudita durante una lite hanno deciso di perdonare l'assassino, su richiesta di un membro della famiglia reale, dopo aver rifiutato per cinque anni qualsiasi mediazione.
I familiari di Manzoor Mohammed Nazeer, ucciso cinque anni fa da Mashaal Al Qirhsi, hanno detto di essersi recati in tribunale per registrare il perdono.
Il giornale Sabq ha riportato che il tribunale presto rilascerà l’omicida, che si trova nel braccio della morte da quando è stato condannato per aver ucciso il 30enne Nazir.
"I parenti della vittima, dopo aver respinto tutti i tentativi precedenti, hanno ora accettato di perdonare l'assassino, su richiesta del principe Khalid Al Faisal bin Abdul Aziz, Emiro della Mecca", ha riferito il giornale.
Secondo la Legge Islamica, che viene applicata in Arabia Saudita, un omicida può evitare l'esecuzione ed essere liberato se viene perdonato dalla famiglia della vittima in cambio del prezzo del sangue, ufficialmente fissato in Arabia Saudita a 300.000 rial per una vittima musulmana.


FILIPPINE: FORTE OPPOSIZIONE CONTRO IL PIANO DI REINTRODUZIONE DELLA PENA CAPITALE
17 maggio 2016: il piano del nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte di reintrodurre la pena di morte nel Paese sta incontrando una forte opposizione, in particolare da parte della Chiesa Cattolica Romana.
Duterte ha promesso il 16 maggio di introdurre le impiccagioni subito dopo l’inizio del suo mandato, fissato per il 30 giugno, come parte di una dura repressione contro il crimine che comprenderà l’impiego di cecchini militari per uccidere i sospetti criminali.
Dopo aver messo a morte sette criminali mediante iniezione letale nel biennio 1999-2000, nel 2006 le Filippine hanno abolito la pena di morte, contro cui era fermamente schierata la Chiesa cattolica, la religione dell’80% dei filippini.
"Come persone di fede, non aderiamo alla pena capitale perché non abbiamo il diritto di giudicare chi deve vivere e chi deve morire", ha detto padre Lito Jopson, capo dell'ufficio comunicazioni dei vescovi cattolici.
La netta vittoria elettorale del 9 maggio di Duterte non influenza la posizione dei vescovi, ha aggiunto alla AFP padre Jopson.
"Non è questione di popolarità... ma piuttosto di principi morali della fede cattolica e di richieste di rispetto della dignità umana di tutte le persone", ha dichiarato padre Jopson.
Duterte ha annunciato che chiederà al Congresso di reintrodurre la pena di morte per traffico di droga, stupro, omicidio, rapina e sequestro di persona a fine di riscatto, tra gli altri reati.
Nonostante molti nuovi membri eletti del Congresso si siano uniti alla coalizione di governo di Duterte, l’approvazione di una legge del genere non è affatto assicurata, ha dichiarato alla AFP Javad Heydarian, professore di scienze politiche dell’Università De La Salle di Manila.
"Duterte a questo punto dispone di un capitale politico enorme e la lotta al crimine è il fulcro della sua campagna", ha detto il prof Heydarian.
"Ma dovrà affrontare le reazioni di gruppi per i diritti umani, della Chiesa cattolica e probabilmente ... del presidente uscente (Benigno Aquino), che una volta ha descritto il suo successore come un dittatore in divenire", ha concluso il professore.
Allo stesso piano si oppone la Commissione per i Diritti umani, un organo governativo indipendente che Duterte non può abolire e i cui membri non può sostituire. La Commissione esamina la legislazione proposta riguardante le libertà civili.
"Faremo del nostro meglio per esercitare pressioni contro la reintroduzione della pena di morte", ha detto Banuar Falcon, capo della divisione internazionale della Commissione.
Leni Robredo, in testa nel conteggio elettorale per la vice-presidenza, ha detto il 17 maggio di opporsi alla pena capitale.

La sezione locale di Amnesty International ha detto che avrebbe chiesto ad altri gruppi per i diritti di fare pressioni sul Congresso e di informare l’opinione pubblica contro il ripristino della pena di morte.