sabato 14 maggio 2016

     Nessuno tocchi   CAINO     

    no alla pena di morte...........        



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : AFGHANISTAN: GIUSTIZIATI 6 TERRORISTI 2.  NEWS FLASH: BIELORUSSIA: GIUSTIZIATO NONOSTANTE IL RICORSO AL COMITATO DIRITTI UMANI DELL’ONU 3.  NEWS FLASH: USA: PROCURA FEDERALE NON CHIEDERÀ CONDANNA A MORTE PER AHMED ABU KHATTALA 4.  NEWS FLASH: BANGLADESH: IMPICCATO MATIUR RAHMAN NIZAMI 5.  NEWS FLASH: TAIWAN: FUCILATO IL KILLER DELLA METROPOLITANA 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


AFGHANISTAN: GIUSTIZIATI 6 TERRORISTI
8 maggio 2016: sei terroristi condannati a morte per il loro coinvolgimento in attività sovversive sono stati giustiziati nella prigione di Pul-e-Charkhi di Kabul, ha reso noto la Presidenza della Repubblica con un comunicato, secondo il quale il Presidente Mohammad Ashraf Ghani ha firmato gli ordini di esecuzione a seguito di ripetute richieste da parte delle famiglie di vittime di attentati terroristici.

L'esecuzione dei sei militanti ha fatto seguito alla richiesta del Presidente Ghani di avere un elenco di terroristi condannati a morte dopo l’attacco mortale di aprile alla unità di protezione VIP della capitale Kabul che aveva provocato la morte di almeno 64 persone e il ferimento di altre 347. I talebani avevano rivendicato la responsabilità dell’attacco.
Secondo una fonte, i terroristi giustiziati erano nel braccio della morte per diversi attentati, tra cui l'attacco al supermercato Finest di Kabul nel 2010, l'assassinio nel 2011 di Berhanuddin Rabbani, capo del Consiglio per la Pace, un attacco a Qargha nel 2012, l'assassinio nel 2009 di Abdullah Laghmani, vice capo della Direzione nazionale della sicurezza (NDS), un attacco contro un ospedale militare nel 2011 e un attentato dinamitardo a Paktia nel 2009.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

BIELORUSSIA: GIUSTIZIATO NONOSTANTE IL RICORSO AL COMITATO DIRITTI UMANI DELL’ONU
6 maggio 2016: un detenuto di 22 anni, Siarhei Ivanou, è stato giustiziato lo scorso 18 aprile, secondo un altro detenuto, Siarhei Khmialeuski, che come riferito ha condiviso una cella con Ivanou nel braccio della morte nel carcere di Minsk.
Khmialeuski ha riferito dell’esecuzione di Ivanou il 6 maggio durante l’udienza del suo appello davanti alla Corte Suprema. Secondo Andrei Paluda, coordinatore della campagna "Difensori dei diritti umani contro la pena di morte in Bielorussia", i parenti di Ivanou hanno confermato la sua morte, che gli è stata notificata all'inizio di maggio.
Ivanou era stato condannato a morte nel marzo 2015 dal Tribunale distrettuale di Rechytsa con l'accusa di aver ucciso e violentato una ragazza di 19 anni, nel mese di agosto 2013. In una dichiarazione rilasciata il 7 maggio, l'Unione europea ha detto che l'esecuzione di Siarhei Ivanou era "particolarmente preoccupante" in considerazione del fatto che era in corso un suo ricorso al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite.
(Fonti: RFE/RL, 07/05/2016; BelaPAN e Nessuno tocchi Caino, 08/05/2016) Per saperne di piu' :

USA: PROCURA FEDERALE NON CHIEDERÀ CONDANNA A MORTE PER AHMED ABU KHATTALA
10 maggio 2016: la pubblica accusa federale non chiederà la pena di morte per Ahmed Abu Khattala, accusato di aver ucciso 4 cittadini statunitensi durante l’attacco terroristico contro l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia del 2012.
L’annuncio è stato fatto dal Department of Justice, il ministero della giustizia con sede a Washington, e tradizionalmente le decisioni di questa importanza vengono concordate con il capo del governo, che negli Stati Uniti è il Presidente della Repubblica.
Barak Obama nel corso della sua presidenza ha più volte annunciato ma poi rinviato un esame complessivo del sistema giudiziario, del sovraffollamento carcerario, delle pene troppo alte per reati non violenti, e della pena di morte. La decisione di non chiedere la pena di morte per Khattala viene ad un anno di distanza da quando, nel maggio scorso, la procura federale chiese (e ottenne) la condanna a morte per un altro caso di terrorismo, quello del giovane ceceno Dzhokhar Tsarnaev condannato per la strage della Maratona di Boston del 2013.
Nel comunicare la propria intenzione, la procura federale non ha messo in rilievo particolari input politici, rispondendo ai giornalisti, membri dello staff hanno parlato piuttosto della più volte riscontrata difficoltà ad ottenere una condanna a morte da una giuria popolare di Washington (dove si terrà il processo), a cui andrà aggiunta la difficoltà a far testimoniare quei cittadini libici che hanno permesso le indagini, ma che non è detto siano disposti oggi a mettersi in evidenza, considerate le particolari condizioni di instabilità politica della Libia.
Risale a pochi mesi fa, a novembre, la prima richiesta di pena di morte da parte della nuova Procuratrice Generale, Loretta E. Lynch, che nelle udienze di conferma davanti al Senato nell’aprile 2015 aveva definito la pena di morte “una punizione efficace”. La Lynch ha disposto che la procura federale chieda la pena di morte nei confronti di Noe Aranda-Soto, un immigrato illegale che in Texas è accusato di traffico di esseri umani e della morte di due immigrati clandestini a seguito di un incidente automobilistico.
Nel caso del libico Abu Khattala non è stata fissata la data del processo, che sarà presieduto dal giudice Christopher R. Cooper. Abu Khattala è accusato di aver comandato il gruppo di estremisti islamici denominato Ansar al-Sharia che tra l’11 e il 12 settembre 2012 ha attaccato l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, uccidendo l’ambasciatore J. Christopher Stevens e altri 3 cittadini statunitensi.
Abu Khattala è stato catturato in Libia con una operazione delle forze speciali nel maggio 2004.


BANGLADESH: IMPICCATO MATIUR RAHMAN NIZAMI
10 maggio 2016: il capo del partito Jamaat-e-Islami, Matiur Rahman Nizami, è stato impiccato all'interno della prigione centrale di Dhaka dopo essere stato giudicato colpevole di genocidio dal Tribunale per i Crimini Internazionali.
Nizami, 73 anni, era stato condannato per crimini tra cui l'uccisione di oltre 450 persone nel suo villaggio nel distretto di Pabna durante la Guerra di Liberazione del 1971.
Si era rifiutato di chiedere la grazia al presidente Md Abdul Hamid, dopo il rifiuto della sua petizione per la revisione della condanna a morte da parte della Divisione d'Appello della Corte Suprema.
Nizami era la figura più autorevole nel Bangladesh Jamaat-e-Islami, un partito islamista.
Dopo la conferma della morte da parte del medico legale, il corpo del giustiziato è stato formalmente consegnato ai familiari per la sepoltura nella sua casa del villaggio Manmathpur di Pabna.
Il medico legale del distretto di Dhaka, Abdul Malek Mridha, era presente all'interno del carcere insieme con il Vice Commissario Mohammad Salahuddin ed altri funzionari durante l'esecuzione di Nizami.
L’Imam della Moscea della Prigione Centrale di Dhaka, Monir Hossain, ha letto la 'tauba' a Nizami dopo che quest’ultimo ha completato la sua abluzione.
In precedenza, 22 membri della famiglia di Nizami lo avevano incontrato per l'ultima volta nella sua cella.
Una delegazione di alti funzionari si è recata nella cella di Nizami all'interno del Carcere Centrale di Dhaka e gli ha chiesto se volesse chiedere clemenza al presidente, tuttavia Nizami ha risposto che non avrebbe chiesto la grazia presidenziale.
Le autorità del carcere hanno allora iniziato ad attuare tutti i preparativi necessari per effettuare l'esecuzione. Il traffico di tutti i veicoli sulla strada di fronte al carcere è stato fermato.
Il boia Raju, insieme a diversi altri boia, sono stati chiamati dalle autorità della prigione centrale per effettuare l'impiccagione di Nizami.
Le autorità della prigione tenevano pronte quattro ambulanze per trasportare il corpo di Nizami fino al suo villaggio, nel distretto di Pabna.
Ex ministro nel governo di coalizione dell’ex premier Khaleda Zia, Nizami era in carcere dal 2010, quando è stato arrestato per essere processato per crimini di guerra.
Era stato condannato a morte nell’ottobre 2014 dopo essere stato accusato di "responsabilità superiori" come capo delle milizie Al-Badr nel 1971.
E' stato in particolare riconosciuto colpevole degli omicidi sistematici di oltre 450 persone del suo villaggio. Con Nizami, sono cinque i politici finora impiccati per crimini di guerra dal 2010. Gli altri quattro sono Abdul Kader Molla, il leader del BNP Salahuddin Quader Chowdhury, e i leader del Jamaat Ali Ahsan Mohammad Mojaheed e Kamaruzzaman.


TAIWAN: FUCILATO IL KILLER DELLA METROPOLITANA
10 maggio 2016: Taiwan ha giustiziato un ex studente di college che uccise con un coltello quattro persone scelte a caso, su una metropolitana due anni fa.
Poco prima delle 21:00 ora locale, un plotone di esecuzione ha sparato tre volte a Cheng Chieh, 23 anni, che era stato anestetizzato, in un carcere fuori Taipei, ha detto ai giornalisti il vice ministro della Giustizia Chen Ming-Tang.
"La morte era l'unico modo per dimostrare pubblicamente che giustizia è stata fatta e per alleviare il dolore delle famiglie delle vittime", ha aggiunto il Viceministro.
Cheng era stato condannato a morte l'anno scorso per aver ucciso quattro persone e ferite altre 22, nel primo attacco mortale sulla metropolitana della capitale dalla sua apertura nel 1996.
La sua esecuzione ha sorpreso molti dal momento che è stata effettuata meno di tre settimane dopo la conferma della condanna a morte da parte della Corte Suprema, nonostante gli ultimi tentativi dei gruppi per i diritti umani.
Tra le vittime dell'attentato del maggio 2014 figura un uomo di nome Hsieh Ching-yun. Sua madre si è detta "contenta" per l’esecuzione di Cheng.
"Perdere mio figlio è un dolore che durerà per sempre, per il resto della mia vita", ha detto al network via cavo TVBS.
I pubblici ministeri avevano chiesto per Cheng la pena di morte, sostenendo che le valutazioni psicologiche avessero dimostrato l’assenza di disturbo mentale quando ha commesso il crimine.
Cheng, che si era dichiarato colpevole per le accuse, fu espulso dalla sua università dopo l'attacco ed è stato descritto dai magistrati come "anti-sociale, narcisistico, immaturo e pessimista".
I genitori di Cheng avevano chiesto per lui la condanna a morte, giudicando le azioni del figlio "imperdonabili".

Attualmente ci sono 42 prigionieri nel braccio della morte a Taiwan, in attesa di essere giustiziati mediante fucilazione.