martedì 21 giugno 2016

L'ESSOTERISMO IN SAN GIOVANNI BATTISTA E IL 
SOLSTIZIO D'ESTATE.

La festa del Battista cade il 24 giugno, Solstizio d’estate, quando il sole è al suo apogeo. È necessario osservare però che Giovanni Battista non è il simbolo del sole materiale, dell’astro che dà luce e calore al mondo, ma è, soprattutto, la rappresentazione simbolica del principio universale, il Fuoco Principio. Come tale la leggenda lo vuole vestito di pelle di agnello o di ariete vergine, è, dunque, l’immagine del sole e della costellazione dell’Ariete.
Il nome stesso, Giovanni, secondo alcuni, deriverebbe dall’ebraico "Jeho h’annan" cioè "Colui che Jeho favorisce", in tal modo diventa il simbolo dell’uomo illuminato. Secondo un’altra interpretazione Giovanni deriva da due parole ebraico-caldee: "Io" che vuol dire colomba e "Oannes" nome del dio caldeo delle iniziazioni. Quindi Giovanni vorrebbe dire "colomba di fuoco" che ci riporta alla colomba dello Spirito Santo.
Infatti sappiamo che dopo il battesimo di Gesù, una colomba era discesa su di Lui. Essa era il simbolo dello Spirito Santo.
Era lo Spirito del Cristo che discendeva nel corpo di Gesù che sarebbe stato il suo veicolo per tre anni, aumentandone la forza con la quale Egli poté poi compiere le guarigioni.
Discepolo del Battista fu Giovanni l’Evangelista, assieme agli altri due apostoli Andrea e Simone. Figlio di un pescatore galileo di nome Zebedeo e di Salomè, una delle donne che seguirono Gesù, anch’egli pescatore, era nato a Bethsaida e morì nel 101 a Efeso durante il regno di Traiano.
La tradizione cristiana lo considera patrono dei fabbricanti di candele, dei teologi, degli studenti e di tanti altri e questo è il motivo per cui, egli, meglio di chiunque altro, era in grado di dare la luce. Come donatore di luce era il patrono dei Templari, degli Gnostici e dei Rosa-Croce. Questa è forse la ragione per cui la sua festa cade durante il Solstizio d’inverno, quando il sole sembra risalire lungo l’eclittica ed i giorni farsi sempre più lunghi.
L’Evangelista è importante soprattutto perché ci ha lasciato due monumenti esoterici: l’Apocalisse ed il Vangelo. Mentre gli apostoli Luca, Matteo e Marco, nei loro vangeli, si perdono spesso in fatti senza base storica, Giovanni entra subito in argomento:
"Il principio era il verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui;
e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta ...".
Da questo prologo si sprigiona un insegnamento di notevole portata. Il "Logos", creatore del nostro sistema solare, non è il Dio Universale, ma il Demiurgo intermediario tra l’uomo e Dio stesso. Ciò risulta dalla distinzione tra "Theos" Dio Supremo e "theos" (un dio), il Logos.Cerchiamo di capire meglio il significato di questi pochi versi del Prologo:
"In principio" quando i tempi non avevano ancora un inizio, cioè i periodi nei quali si manifestarono gli esseri e le cose;
"era il Verbo", il Logos, la Parola divina;
"e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio", cioè un dio (theos, scritto con iniziale minuscola), un Elohim, figlio di Dio.
"Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui;
e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta...".
Questo Elohim è colui che ha chiamato alla vita materiale tutti gli esseri inferiori, per mezzo della parola. È l’intermediario tra Dio e Creazione che la Cabala chiama Adamo kadmon.
Da quanto è stato detto sembra che sussista un dualismo tra Dio e Demiurgo, dualismo che esiste solo in apparenza e che lo Zohar demolisce con questi termini:
"Rabbi Simeone disse loro: io non vi ho detto che Colui il quale è chiamato la Causa di tutte le cause sia lo stesso Elohim e neppure ho detto che Colui il quale è chiamato la Causa di tutte le cause sia tutt’altro che Elohim. Nell’essenza divina non esiste associazione, né numero: tutto è Uno [ed] ecco perché Dio ha detto: "Vedete io sono io ed Elohim non è con me", cioè: "Elohim non è con me, ma io sono Elohim ed Elohim è me" (Zohar, I, 22b).
Cerchiamo ora di affrontare un misterioso capitolo dell’esistenza di Giovanni, cioè quello relativo alla sua morte.
Si narra che, preavvisato da Gesù circa la sua prossima fine, Giovanni si facesse scavare una fossa poi, gettatovi il mantello, vi si distese addormentandosi nel riposo eterno.
Il giorno seguente i discepoli, vollero ritornare sul suolo dove era sepolto Giovanni, ma non trovarono di lui che i suoi sandali e la terra, nel punto in cui era stato sepolto "ribolliva".
Da parte di alcuni si è voluto supporre che, nel testo originale, anziché leggere terra che "ribolliva", si dovesse leggere terra dura, gelata. Ciò fa pensare che l’apostolo sia morto in pieno inverno e potrebbe giustificare il fatto che la Chiesa abbia situato la sua festa nel solstizio d’inverno.
S. Agostino (in Joan, 2, tr. CXXIV) scrive che tra le chiese d’Africa si riteneva che Giovanni, in attesa del ritorno del Signore, riposasse addormentato nella tomba e con il suo respiro agitasse dolcemente la terra ...
In greco, soffio si dice pneuma; questo termine designa anche lo spirito ... Allora si può intuire che lo spirito di Giovanni fosse capace di liberarsi dalla terra ed il Vangelo, con le sue misteriose parole, ci viene in aiuto:
"Pietro voltandosi, vide venirgli appresso il discepolo che era caro a Gesù, quello stesso che, durante la cena, stava posato sul seno di Gesù ... Pietro vedendolo chiese a Gesù: "Signore, e di lui che sarà?". Gesù gli rispose: "Se voglio che rimanga finch’io vengo, che t’importa? Tu seguimi". Fu così che si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non morrebbe; Gesù però non aveva detto che non morrebbe, ma: "Se voglio che. rimanga finch’io vengo, che t’importa?". Questo è il discepolo che attesta queste cose, e le ha scritte; e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace" (Vangelo Giovanni, XXI, 20/24).
Così Giovanni vive nella tomba un sonno particolare in uno stato che non è vita e non è ancora morte. Egli è il guardiano intermediario tra la Chiesa Celeste e la Chiesa Terrestre.
Secondo Paolo l’uomo si compone di:
soma corpo
psiche anima
pneuma spirito
Pietro ricevette la direzione materiale della Chiesa sul nascere, come testimonia Matteo, XVI, 18: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa ...".
A capo di questa Chiesa sta il Cristo, il corègo, lo spirito:
"Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti" (Paolo, Colossesi, I, 18).
Da tutto ciò se ne deduce:
1) Cristo, Spirito, Chiesa Trionfante, il Sole.
2) Giovanni, Anima, Chiesa Sofferente, la Luna.
3) Pietro, Corpo, Chiesa Militante, la Terra.
Il simbolismo del Battista è strettamente legato a quello dell’Evangelista. Essi sono come la vita e la morte, il passato e il futuro, il sole e la luna ecc.
Il Battista, posto nel Solstizio d’estate, rappresenta il culmine dello splendore del sole, mentre l’Evangelista, nel Solstizio d’inverno, rappresenta quasi la morte dell’astro. Ma non è così perché sappiamo che ciò che raggiunge il massimo deve poi diminuire, mentre ciò che è pervenuto al minimo di se stesso deve cominciare a crescere, come testimonia il Vangelo:
"Bisogna che egli cresca e ch’io diminuisca" (Giov. III, 30).
Il Battista chiude l’antica Legge o l’antico Patto come afferma Geremia (XXXI, 31):
"e io per certo concluderò con la casa di Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non come il patto che conclusi coi loro antenati nel giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto ...", dove Geremia allude ai due "patti" conclusi tra Dio e l’uomo: l’antico patto quello che si fondava sulla Legge, ed il nuovo patto che si fonda sulla Grazia, che Matteo ci conferma:
"Bevetene tutti, questo è il mio sangue, il sangue del patto ..." (XXVI, 28). Se il Battista chiude l’antica Legge, l’Evangelista apre la nuova Legge ed annuncia la Rivelazione cristiana. Uno chiude e non può aprire, l’altro apre, ma non può chiudere:
"Ecco quel che dice il Santo, il Verace, colui che tien la chiave di David: colui che apre, e nessuno chiuderà, che chiude e nessuno aprirà" (Apocalisse, III, 7).