giovedì 2 giugno 2016

SANDRO BOTTICELLI-RITRATTO DI UOMO CON 
MEDAGLIA GALLERIA DEGLI UFFIZI 

  FIRENZE   



Il Ritratto d'uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio è un dipinto a tempera su tavola con calco in stucco dorato sulla medaglia (57,5x44 cm) di Sandro Botticelli, databile al 1474-1475.
Gli inventari più antichi delle Gallerie fiorentine citano l'opera di anonimo e in quello del 1825 è assegnato a Filippino Lippi. Morelli fu il primo ad attribuirlo a Botticelli, seguito poi da tutta la critica con l'eccezione di Bode (1904), che non lo riteneva di qualità sufficientemente elevata.
Il personaggio ritratto è ignoto e nel tempo sono state fatte numerose ipotesi: da Pico della Mirandola (inventario del 1704) a Piero il Gottoso (inventario del 1825), Piero il Fatuo (Müntz), Giovanni di Cosimo de' Medici (Horne) o il suo presunto figlio illegittimo Bertoldo di Giovanni. Col tempo si è fatta strada che si tratti del ritratto dell'autore della medaglia (Burkhardt, Friedlaender, J. de Foville, Mandel), facendo venire fuori i nomi di Niccolò Fiorentino, Cristoforo di Geremia o Antonio Filipepi, fratello del pittore, che forse è l'ipotesi più plausibile.
A seconda delle identificazioni gli studiosi fanno oscillare la data tra il 1470 e il 1477.
La medaglia, rappresentata con una notevole sensibilità materica nel restituire la consistenza dello stucco consumato, usato come modello per la medaglia vera e propria, è quella coniata in occasione della nomina di Cosimo come "Pater Patriae" nel 1465, un anno dopo la sua morte. Si tratta di un'opera che dovette avere ampia diffusione, Rappresentata ad esempio ancora copiata in un manoscritto aristotelico redatto da Francesco di Antonio del Chierico per Piero di Lorenzo de' Medici.
Lo stile del ritratto è tipico della tradizione fiorentina dell'epoca, con un giusto equilibrio tra sinteticità e gratificazione celebrativa del protagonista, a cui si aggiunge una sottile tensione psicologica data dal contatto visivo diretto con lo spettatore. Lo sguardo intenso, i lineamenti, fortemente personalizzati, addolciti dalla ricerca di una bellezza formale assoluta, che si lega con le teorie dell'Accademia neoplatonica che proprio in quegli anni cominciavano a diffondersi. Le mani sono agili e nervose e tengono con fermezza la medaglia, quasi a sottolineare un fiero attaccamento. Il ritratto è dominato dal linearismo formale del contorno, che non esita a mettere in secondo piano la terza dimensione, come si vede nel blocco scuro del busto, in cui le spalle appaiono incertamente proporzionate.