sabato 2 luglio 2016

    Nessuno tocchi  CAINO        
   no alla pena di morte..............





1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ONU: RAPPORTO DELL’AGENZIA ANTI-DROGA DIMENTICA LE ESECUZIONI PER DROGA 2.  NEWS FLASH: CINA: CONDANNE A MORTE ALLA VIGILIA DELLA GIORNATA ANTI-DROGA 3.  NEWS FLASH: LIBANO: MINISTRO GIUSTIZIA, ‘LA PENA DI MORTE DEVE ESSERE ELIMINATA’
4.  NEWS FLASH: MESSICO: SOSPESA L’ESTRADIZIONE VERSO GLI USA DI JOAQUIN ‘EL CHAPO’ GUZMAN 5.  NEWS FLASH: SUDAFRICA: GOVERNO DECIDE DI ESTRADARE IMPUTATI DI OMICIDIO IN BOTSWANA DOVE RISCHIANO LA PENA DI MORTE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : DICHIARAZIONE FINALE DEL 6° CONGRESSO MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE, OSLO, 23 GIUGNO 2016.


ONU: RAPPORTO DELL’AGENZIA ANTI-DROGA DIMENTICA LE ESECUZIONI PER DROGA
23 giugno 2016: un nuovo rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) non fa menzione dell'uso della pena di morte per reati di droga, nonostante l’aumento delle esecuzioni per presunti reati di droga nei Paesi in cui l’Agenzia finanzia la polizia anti-droga.

L’UNODC ha presentato il suo Rapporto Mondiale sulla Droga 2016 avvertendo che a livello mondiale il numero dei tossicodipendenti è aumentato. Tuttavia, il documento di 174 pagine non fa alcun riferimento al maggior numero di condanne a morte ed esecuzioni in paesi come l'Iran, l'Arabia Saudita e il Pakistan, ha rilevato l'organizzazione per i diritti umani Reprieve.
Mentre il rapporto dell'UNODC lamenta il numero di morti per overdose, non fa riferimento ai 638 impiccati lo scorso anno per reati di droga in Iran, rispetto ai 367 nel 2014.
L’UNODC ha recentemente annunciato un nuovo finanziamento di 20 milioni di dollari per le operazioni anti-droga iraniane, a sostegno della formazione e delle attrezzature delle forze dell'ordine precedentemente collegate ad arresti ed esecuzioni.
All'inizio di quest'anno, 56 paesi, tra cui tutti i 28 Stati membri dell'UE, hanno firmato una dichiarazione di condanna per il fallimento di un vertice gestito dall’UNODC per affrontare la pena di morte per reati di droga.
La dichiarazione è apparsa anche mettere in guardia l'UNODC circa la sua considerazione dei diritti umani, sottolineando la necessità di "evitare che la giustizia penale o altre forme di assistenza internazionale portino all’applicazione della pena di morte e affinché le agenzie internazionali tengano conto del rispetto di questo e di tutti gli altri obblighi sui diritti umani".
Maya Foa, direttore del Team sulla pena di morte di Reprieve, ha dichiarato: "Il Rapporto Mondiale sulla Droga delle Nazioni Unite ignora completamente la ripresa globale della pena di morte per reati di droga, che ha visto Stati come l'Iran e l'Arabia Saudita giustiziare centinaia di presunti colpevoli di reati di droga.
"Tutto questo sembra una comoda omissione, considerato che l’organismo autore del rapporto, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, continua a finanziare operazioni iraniane e pakistane che spediscono regolarmente corrieri della droga nel braccio della morte."
Foa ha concluso: "Invece di nascondere il problema delle esecuzioni per droga nel mondo, l’UNODC dovrebbe assumersi le proprie responsabilità sui diritti umani, e congelare il suo sostegno alla polizia anti-droga nei Paesi che applicano la pena di morte per reati legati ai narcotici."


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

CINA: CONDANNE A MORTE ALLA VIGILIA DELLA GIORNATA ANTI-DROGA
23 giugno 2016: un tribunale di Zhuhai, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, ha condannato a morte quattro spacciatori, alla vigilia della Giornata Mondiale anti-droga del 25 giugno.
Due sono stati condannati a morte con una sospensione di due anni, ha reso noto il Tribunale Intermedio del Popolo di Zhuhai.
Altri tredici membri della stessa banda, che avrebbe venduto circa 5 kg di droga, inclusa metamfetamina, hanno ricevuto l'ergastolo e varie pene detentive.
Il giudice Hou Jingjing ha detto che sono aumentati i tipi di droghe disponibili sul mercato nero, e più persone sono coinvolte negli affari di droga.
Lo stesso giorno a Pechino, un uomo di 22 anni è stato condannato a morte con una sospensione di due anni per il traffico di 2 kg di metanfetamine.
Il giovane era stato catturato in una stazione ferroviaria di Pechino nel novembre 2015, dopo essere sceso da un treno partito da Guangzhou, nella provincia di Guangdong.
A Xuzhou, nella provincia orientale del Jiangsu, tre degli otto membri di una gang dedita al narcotraffico sono stati condannati a morte.
Si tratta del più grande caso di droga a Xuzhou, con più di 29 kg di metanfetamine e ketamine, secondo il Tribunale Intermedio del Popolo della città.


LIBANO: MINISTRO GIUSTIZIA, ‘LA PENA DI MORTE DEVE ESSERE ELIMINATA’
22 giugno 2016: il Ministro della Giustizia libanese Ashraf Rifi, prendendo parte al 6° Congresso mondiale contro la pena di morte a Oslo, Norvegia, ha sottolineato che questa pena non costituisce un deterrente al crimine. "La pena di morte deve essere eliminata dalla legge libanese in accordo con le leggi moderne e in linea con la volontà internazionale di annullare tale sanzione", ha detto Rifi. "La diligenza dei tribunali libanesi dimostra che stanno andando a diminuire la pena di morte e sostituirla con quella dei lavori forzati a vita", ha aggiunto. (Fonti: nna-leb.gov.lb, 22/06/2016) Per saperne di piu' :

MESSICO: SOSPESA L’ESTRADIZIONE VERSO GLI USA DI JOAQUIN ‘EL CHAPO’ GUZMAN
28 giugno 2016: Sospesa temporaneamente l’estradizione di Joaquin “El Chapo” Guzman verso gli Stati Uniti dopo un ricorso degli avvocati che temono la pena di morte.
Un giudice, del quale i media non riportano il nome, ma solo la città, Mexico City, ha accolto il ricorso dei difensori di Guzman, i quali sostengono che le garanzie fornite dall’ambasciatore statunitense che Guzman non sarà condannato a morte non siano sufficienti.
Un giudice federale aveva autorizzato l’estradizione il 6 maggio, e il 20 maggio il Ministero degli Esteri messicano aveva controfirmato l’estradizione, dicendosi soddisfatto delle garanzie fornite dagli Stati Uniti.
In passato Usa e Messico sono stati divisi da forti polemiche proprio sull’uso della pena di morte, che in Messico è stata abolita nel 2005 (ma l’ultima esecuzione risale al 1937). Nei bracci della morte statunitensi, soprattutto texani, si trovano decine di condannati a morte di nazionalità messicana. Ogni volta che si avvicina l’esecuzione di uno di loro, il governo messicano fa passi formali per chiedere la commutazione, basandosi sulla Convenzione di Vienna dal 1963, e il Presidente della Repubblica in persona inoltra richieste di clemenza.
Regolarmente i governatori del Texas rispondono negativamente. L’ultima volta era successo nel 2014, nel caso di Edgar Tamayo.
Il contenzioso con il Messico, sostanzialmente, si configura nel fatto che i governatori dei singoli stati ritengono di non essere vincolati dagli accordi internazionali firmati dal governo federale. Questa impostazione è stata più volte confermata anche dalla Corte Suprema.
Il caso di Guzman, arrestato a gennaio dopo 13 anni di latitanza, rientra in questa fattispecie solo in parte. Il governo messicano infatti ha ricevuto una serie di diverse richieste di estradizioni da parte di diversi stati degli Usa, e da parte del Governo Federale. Il Governo Messicano però ha accolto solo quelle presentate dal Governo Federale Usa, dopo che l’Ambasciatore statunitense in Messico ha garantito che la pubblica accusa federale (che dipende dal Governo) non chiederà la pena di morte. Le garanzie sembrerebbero quindi sufficienti. Il governo messicano estraderebbe volentieri Guzman, uomo a capo di uno dei più potenti sodalizi criminali del continente, il cui potere di corruzione e intimidazione all’interno delle carceri messicane è fortissimo e che infatti è già stato al centro di evasioni e tentativi di evasione clamorose. Gli avvocati di Guzman ritengono che il ricorso accolto oggi dal giudice di Mexico City ritarderà di almeno tre anni la pratica di estradizione.


SUDAFRICA: GOVERNO DECIDE DI ESTRADARE IMPUTATI DI OMICIDIO IN BOTSWANA DOVE RISCHIANO LA PENA DI MORTE
15 giugno 2016: il Governo del Sudafrica ha deciso di modificare il trattato di estradizione per facilitare le richieste del Botswana nei casi capitali, dopo anni di tensione tra i due Paesi in relazione a questioni di estradizione in casi di omicidio.
Secondo il verbale del portale del Governo, "l'obiettivo è quello di una cooperazione più efficace tra il Sudafrica e il Botswana in modo da facilitare le richieste di estradizione ricevute dal Botswana, dove la pena di morte è una possibile condanna." "Il Sudafrica non sarà più un rifugio sicuro per i criminali”, ha dichiarato il Governo.
In precedenza alcune persone sospettate di omicidio, per evitare un processo capitale, avrebbero attraversato il confine col Sudafrica, dove la pena capitale è stata abolita nel 1995.
Prima della recente proposta di modificare la legge, la Legge sull’Estradizione vietava l'estradizione di persone accusate in Paesi che impongono la pena di morte.
In Botswana la pena di morte è legale. Proprio a maggio 2016 Patrick Gabaakanye diventato la 49ma persona a essere impiccata dal Botswana da quando ha ottenuto l'indipendenza.
Il caso più famoso che ha portato alla crisi tra Botswana e Sudafrica è stata l'impiccagione della sudafricana Mariette Bosch nel 2001, nonostante le petizioni del marito e del Sudafrica.

Un altro caso è quello di Edwin Samotse, un cittadino del Botswana ricercato per omicidio e deportato nell’agosto 2014 nonostante una possibile condanna a morte. Nel settembre 2014, l'Alta Corte di Pretoria ha stabilito che l'estradizione di Samotse in Botswana era illegale.