sabato 2 luglio 2016

VOLTERRANO-FASTI DI CASA MEDICI-VILLA LA 
PETRAIA 

FIRENZE 




I Fasti medicei (o Glorie di Casa Medici) sono un ciclo di affreschi dipinti dal Volterrano tra il 1636 e il 1646 nel cortile della villa medicea della Petraia a Firenze. Dedicati alla celebrazione di Casa Medici, sono considerati il capolavoro dell'artista, e una delle opere più significative del Seicento fiorentino.
Il cortile della villa era già decorato, sui due lati non interessati da loggiati, da grottesche in cui si trovano riquadri con un ciclo di episodi della Siriade, il poema dell'Angelio sulle imprese di Goffredo da Buglione alla crociata. Tale decorazione, realizzata da Cosimo Daddi tra il 1591 e il 1594, era stata commissionata da Cristina di Lorena, che si riteneva essa stessa discendente dell'eroe.
Il ciclo dei Fasti venne poi commissionato da Don Lorenzo de' Medici, figlio di Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena, che era entrato in possesso della villa alla morte della madre (1636). Già quell'anno affidò al giovane Baldassarre Franceschini (il Volterrano) la decorazione dei loggiati del cortile (all'epoca aperto, oggi chiuso da un lucernario fatto costruire da Vittorio Emanuele II di Savoia) dopo una tempesta violenta che aveva danneggiato una decorazione preesistente. La scelta dell'artista venticinquenne fu formulata dopo che il segretario di Cristina di Lorena, Giulio Inghirami, aveva fatto esporre a Pitti un dipinto allegorico del suo conterraneo, proprio con lo scopo di farlo conoscere e apprezzare a corte.

Inizialmente il programma decorativo delle logge prevedeva la rappresentazione di "prospettive" in modo da dilatare artificialmente lo spazio disponibile (come in quegli stessi anni Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli decoravano gli appartamenti estivi di Palazzo Pitti e la villa di Mezzomonte), ma, secondo il Baldinucci, fu accolto un suggerimento di Ludovico Incontri di "farvi rappresentare alcune delle più gloriose azioni de' prìncipi di quella sua serenissima Casa"[1]. Alla concezione del ciclo dovettero contribuire Pier Francesco Rinuccini (autore anche dei cartigli latini di corredo), Ludovico Incontri e forse anche Scipione Ammirato il Giovane.
Il contratto con l'artista dovette essere stipulato nel novembre 1636, e già dalla fine di quell'anno quindi dovettero iniziare i lavori. I pagamenti documentati si hanno infatti a fine '36, fine '37, nel luglio e nell'ottobre del '39 e poi, dopo una lunga pausa in corrispondenza di un viaggio formativo nel Nord-Italia, nel gennaio del '43, nel luglio e settembre del '44, nel settembre del '46 e infine nel novembre di quell'anno quando è versato il saldo finale[2]: in tutto sono registrati 1304 ducati, un importo notevole.

La cronologia delle singole scene dovette procedere nell'ordine indicato dal Baldinucci quando elenca le scene maggiori: da Ferdinando I (dove si nota ancora un certo grafismo memore dell'esempio di Matteo Rosselli) a Cosimo I, poi Caterina de' Medici e Leone X, a cui seguì, dopo la pausa, la loggia di Levante, con Cosimo I e Francesco, Cosimo II, Maria de' Medici, Clemente VII e Alessandro de' Medici, opere in cui si nota una pennellata via via più sciolta e influenzata dagli artisti visti nel Nord-Italia, come Correggio.
Nel Settecento gli affreschi vennero scialbati. Furono riscoperti nel 1874 e ripuliti da Gaetano Bianchi, perdendo però ormai molte delle rifiniture originali.
Predominio della Toscana sul mare, dettaglio
I Fasti occupano i lunettoni sotto le arcate del cortile, che si trovano solo nei lati est e ovest, tre storie per ciascun lato lungo (due grandi, che occupano due lunette, e una piccola nel sovrapporta) e una a lato per ognuno dei lati corti, per un totale di dieci.
Le scene maggiori sono organizzate su un basamento dipinto con scalette a chiocciola, putti e fontane scolpite, che si ispira all'appartamento estivo di palazzo Pitti (dove oggi si trova il Museo degli Argenti. Tale impostazione artificiosa è ancora più spregiudicata in tre degli affreschi dei lati brevi, dove ai lati delle porte si trovano ripide scalinate introflesse, popolate di personaggi e animali a grandezza naturale.

LE SCENE
Incontro fra papa Leone X e Francesco I di Francia
Ingresso trionfale di Cosimo I a Siena
Caterina de' Medici con i figli
Predominio della Toscana sul mare
Giuliano Duca di Nemours e Lorenzo Duca d'Urbino sul Campidoglio
Alessandro primo duca di Firenze (questa scena contiene un autoritratto del pittore)
Cosimo II riceve i vincitori dell'impresa di Bona
Maria de' Medici regina di Francia con i figli
Cosimo I associa al governo il figlio Francesco
Clemente VII incorona a Bologna Carlo V
Delle scene esiste un corposo gruppo di studi preparatori (soprattutto del GDSU a Firenze, Cabinet des Dessins del Louvre, al Fogg Art Museum, al Metropolitan Museum e nella collezione del Christ Church College di Oxford), dove i personaggi sono studiati a nudo, secondo le consuetudini delle botteghe artistiche, e poi rivestiti direttamente sull'affresco. Numerosi poi i fogli sparsi in collezioni pubbliche e private.

Le decisioni artistiche e compositive sono riferite interamente all'artista, che dovette ispirarsi innanzitutto ai recenti affreschi della Sala di Giovanni da San Giovanni in palazzo Pitti, a cui aveva partecipato, poi alle Storie di Furio Camillo di Francesco Salviati in palazzo Vecchio, ai Trionfi di Cosimo I sulla base della statua equestre di Cosimo I de' Medici in piazza Signoria del Giambologna, ai fasti familiari dei Capponi o dei Guicciardini affrescati a fine del Cinquecento da Bernardino Poccetti nei rispettivi palazzi, e alle Storie medicee di Matteo Rosselli e altri pittori nel Casino mediceo di San Marco.