giovedì 11 agosto 2016

JACOPO CARRUCCI detto il PONTORMO

DEPOSIZIONE CHIESA DI SANTA FELICITA FIRENZE

Jacopo Carrucci nacque a Pontormo, piccolo borgo nei pressi d’Empoli cui si deve il suo soprannome, il 24 maggio 1494.
Secondo il Vasari anche il padre, Bartolomeo Carrucci, era un pittore che aveva studiato alla bottega del Ghirlandaio, ma questo non può aver influito sulla formazione di Jacopo, data la prematura morte di Bartolomeo, avvenuta nel 1499, quando il figlio aveva all’incirca cinque anni.
È, però, probabile che, in seguito agli altri gravi lutti che colpirono la famiglia, la morte della madre nel 1504, quella del nonno nel 1506, il giovane Jacopo sia stato avviato alla carriera di pittore in considerazione del mestiere svolto dal defunto padre.
La “Vita” del Vasari racconta, infatti, che dopo il suo arrivo a Firenze, voluto dalla nonna che lo affidò alla magistratura che si occupava degli orfani, amministrandone e custodendone i beni, adolescente, fu messo a bottega presso Leonardo da Vinci e poi da Piero di Cosimo, da Mariotto Albertinelli ed infine con Andrea del Sarto.
A diciannove anni, nel 1513 il suo percorso di apprendista pittore si concludeva con la produzione delle sue prime opere.
Pittura di Jacopo da Pontormo
Tra queste, la “Visitazione” del Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata (1514-1515), che, rivelano chiaramente l'ispirazione alle opere di Leonardo, di Raffaello e di Fra’ Bartolomeo.
Al 1515 risale anche la decorazione della Cappella dei Papi in Santa Maria Novella, realizzata in occasione della visita di Papa Leone X alla città.
Qualche anno dopo ricevette dai Medici il prestigioso incarico di decorare, con Franciabigio e ad Andrea del Sarto, la sala principale della Villa di Poggio a Caiano, cui lavorò dal 1519 al 1521: l’affresco rappresentante la scena pastorale “Vertumno e Pomona”è dominata da una luce tersa e da una natura rasserenante, rivela il costante michelangiolismo corretto dalla delicata elaborazione personale.
Opera di Jacopo da Pontormo
In seguito, per sfuggire alla peste che nel 1523 imperversava a Firenze, il Pontormo si rifugiò nella Certosa del Galluzzo, nei pressi della città, trattenendosi anche dopo la scomparsa del pericolo.
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Il mutamento di stile del pittore non fu apprezzato da Vasari, che considera il pittore notevolmente peggiorato rispetto alla giovinezza, ma
nel 1525, a sottolineare i successi e la perfezione dei suoi dipinti, Jacopo venne chiamato a far parte dell’Accademia del Disegno.
Dal 1526 al 1528 fu impegnato negli affreschi della Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita, per il cui altare realizzò una pala con il “Trasporto di Cristo al Sepolcro”.
Nel 1529 Jacopo da Ponrormo riuscì ad acquistare una casa per abitare e lavorare, iniziando così a lavorare in una bottega propria, con propri allievi.
Nello stesso periodo realizza veri e propri capolavori, quali la “Visitazione” della Pieve di San Michele di Carmignano e, fra i ritratti, il vibrante “Giovinetto” e il fiero “Alabardiere”.
Quadro di Jacopo da PontormoDopo il 1530 Jacopo Carrucci negli affreschi delle ville di Careggi e di Castellosi, sperimentò lo stile di Michelangelo, per i quali si racconta che il pittore abbia lavorato per cinque anni dietro un tramezzo di legno, in modo da poterli ultimare da solo.
Tra le opere degli ultimi anni, in larga parte distrutte o rovinate, restano comunque convincenti alcuni ritratti, come la “Dama col cagnolino” di Francoforte, che condivide la preziosità aristocratica dell’allievo Bronzino.
Gli ultimi due anni di vita (1554-1556) vedono Pontormo impegnato anche nella stesura di un diario, “Il Libro mio”, assai utile per ricostruire la vita quotidiana e la complessa personalità dell’artista, morto probabilmente il 31 dicembre 1556 o il 1 gennaio 1557 e sepolto, il 2 gennaio 1557, nella chiesa della Santissima Annunziata.