domenica 25 settembre 2016

               nessuno  tocchi  Caino              
no alla pena di morte                 


1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : APPELLO DI NESSUNO TOCCHI CAINO PER LA SCARCERAZIONE DI NARGES MOHAMMADI 2.  NEWS FLASH: IRAN: PRIGIONIERO IMPICCATO IN PUBBLICO IN UNO STADIO 3.  NEWS FLASH: GIAPPONE: AVVOCATI PER LA PRIMA VOLTA FAVOREVOLI AD ABOLIZIONE 4.  NEWS FLASH: INDIA: LA CORTE SUPREMA SI ALLONTANA DALLA PENA DI MORTE 5.  NEWS FLASH: DELAWARE (USA): JERMAINE WRIGHT SCARCERATO DEFINITIVAMENTE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : CARCERE DI OPERA: INCONTRO AL TERMINE DELLA PRIMA VISIONE DEL DOCUFILM DI AMBROGIO CRESPI "SPES CONTRA SPEM - LIBERI DENTRO"


APPELLO DI NESSUNO TOCCHI CAINO PER LA SCARCERAZIONE DI NARGES MOHAMMADI Al Presidente della Repubblica iraniana Hassan Rouhani

Nessuno tocchi Caino si rivolge a Lei, Presidente Hassan Rouhani, per chiederLe l’immediata liberazione dell’avvocato e difensore dei diritti umani Narges Mohammadi, così come di tutte le persone detenute in Iran per il loro impegno nella difesa ed esercizio dei diritti umani come universalmente riconosciuti.
Nessuno tocchi Caino è l’associazione che ha promosso insieme al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, sempre in dialogo con il Governo italiano, la campagna che ha portato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a proclamare una moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Siamo sconvolti dal fatto che una grande attivista dei diritti umani impegnata nella lotta contro la pena di morte come Narges Mohammadi sia stata condannata a scontare 10 anni di carcere per questo suo impegno umano e civile. Sappiamo che era già stata detenuta per la sua attività giuridica e per il suo attivismo a difesa dei diritti umani, e ci risulta che sia stata condannata con l'accusa di pianificare crimini contro la sicurezza dell’Iran, fare propaganda contro il governo e aver promosso un gruppo politico illegale, che sarebbe l’associazione contro la pena di morte “Step by step against the death penalty”.
Sappiamo che la Signora Narges Mohammadi, già collaboratrice della Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, ha vinto il Premio Alexander Langer 2009 per il suo impegno a tutela dei i diritti umani, in particolare rivolto all’abolizione della pena di morte nei confronti dei minorenni iraniani. Quest'anno, la città di Parigi le ha conferito un’onorificenza per il suo attivismo pacifico.
Nel Suo Paese, in Iran, Nages Mohammadi, a seguito di un precedente arresto del 2010 è stata sottoposta ad isolamento durante il quale ha sviluppato una malattia che le provoca temporanei momenti di perdita di controllo sulla muscolatura. La Mohammadi che era già stata condannata a sei anni di carcere nel 2011, ha visto estendere la pena di altri 4 anni con l’ultima sentenza del 19 maggio 2016. Era stata rilasciata su cauzione (200.000 dollari) nel 2013 per motivi di salute ma dopo l’incontro a Teheran, nel marzo 2014, con l’allora responsabile della politica estera europea Catherine Ashton per discutere le questioni dei diritti umani in Iran, ha subito una crescente pressione fino al nuovo arresto nel maggio 2015.
Sappiamo che nello scorso mese di giugno ha condotto un lungo e duro sciopero della fame perché le fosse concesso il diritto di parlare telefonicamente con i suoi due figli gemelli di nove anni che vivono a Parigi e che aveva sentito l’ultima volta in una telefonata concessale nel maggio 2015.
Mohammadi è detenuta nel carcere di Evin dove, come documentato in un recente rapporto di “International Campaign for Human Rights in Iran” alle prigioniere politiche sono regolarmente negate cure mediche e ricoveri ospedalieri, fortemente limitati i diritti di visita, con la mancanza di regolari contatti telefonici con le famiglie e la nutrizione è scarsa ed inadeguata.
La Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiede a stragrande maggioranza e da tempo, a tutti gli Stati che ancora praticano la pena di morte, di stabilire una moratoria delle esecuzioni nella prospettiva della sua abolizione, nella convinzione che contribuisca al rispetto della dignità umana e al rafforzamento e al progressivo sviluppo dei diritti umani.
Consideriamo inaccettabile che in Iran, già primatista mondiale per numero di esecuzioni rispetto alla popolazione, si arrivi addirittura a perseguitare in forme così violente chi si impegna per la difesa dei condannati a morte. Riteniamo che quando si decide di avviare un dialogo politico con un Paese come il nostro, l’Italia, fosse anche di tipo prevalentemente economico e commerciale, la dimensione dei diritti umani non possa e non debba mancare e per questo chiediamo a Lei, Presidente Rouhani, per la responsabilità ed il potere che ricopre, di compiere ogni sforzo per la liberazione di Nages Mohammadi e per garantire che in Iran non siano calpesti i diritti umani e civili come riconosciuti nel diritto internazionale.
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

IRAN: PRIGIONIERO IMPICCATO IN PUBBLICO IN UNO STADIO
22 settembre 2016: un prigioniero è stato impiccato in pubblico nello stadio della città di Neyriz, nella provincia iraniana di Fars, dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidio e stupro.
Secondo l’agenzia di stampa statale Mehr, che ha citato l’ufficio stampa della magistratura di Fars, il prigioniero, identificato come "Saeed T.", è stato impiccato la mattina in pubblico in uno stadio di Neyriz.
Le foto relative a questa impiccagione pubblica dimostrano che almeno un bambino era presente per assistere all'esecuzione.
Non è la prima volta che le autorità iraniane utilizzano uno stadio sportivo per effettuare esecuzioni. Nel 2013, dopo aver appreso di un'esecuzione pubblica effettuata in uno stadio nel nord-est dell'Iran, la FIFA aveva avvertito i funzionari iraniani affinché non ripetessero l’atto.
"Chiediamo alla comunità internazionale e alle organizzazioni sportive internazionali, tra cui la FIFA, di condannare quest'ultimo atto barbarico. La Repubblica Islamica dell'Iran ed i territori controllati dall’ISIS sono gli unici luoghi in cui siamo a conoscenza di impianti sportivi utilizzati per le esecuzioni pubbliche," ha dichiarato Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights.
"Secondo la legge iraniana, tutte le punizioni pubbliche devono essere approvate dai rappresentanti locali del governo, attualmente guidato da Hassan Rouhani. Il Presidente Rouhani deve essere ritenuto responsabile per le esecuzioni pubbliche nel Paese, che hanno lo scopo di terrorizzare la società iraniana", ha aggiunto Amiry- Moghaddam.
Fonti ufficiali iraniane hanno reso noto che il prigioniero era stato condannato a morte dalla Sezione 1 del tribunale penale di Fars. Nel dettaglio, era stato condannato all’esecuzione pubblica per stupro, condannato a morte per l’omicidio, condannato a 15 anni di carcere per sequestro di persona, condannato a 10 anni di carcere e 74 frustate per rapina.

GIAPPONE: AVVOCATI PER LA PRIMA VOLTA FAVOREVOLI AD ABOLIZIONE
21 settembre 2016: la Federazione giapponese delle associazioni degli avvocati (JFBA) il mese prossimo proporrà per la prima volta ai suoi membri di impegnarsi per l'abolizione della pena capitale, in modo che anche i peggiori criminali possano essere riabilitati.
La proposta giunge nel momento in cui più di due terzi delle nazioni hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica.
Essa riflette anche le preoccupazioni relative ad errori giudiziari, dal momento che in Giappone quattro condannati a morte sono stati esonerati negli anni 80 grazie alla ripetizione di processi e un altro detenuto del braccio della morte è stato liberato nel 2014 dopo aver trascorso 48 anni dietro le sbarre, dopo che un tribunale ha riaperto il suo caso. La decisione è stata impugnata dalla procura.
"Se una persona innocente o un colpevole che non merita di essere condannato a morte viene giustiziato si tratta di una violazione irrevocabile dei diritti umani", ha dichiarato Yuji Ogawara, un avvocato con base a Tokyo che è il segretario generale del panel della JFBA sulla pena di morte.
La proposta sarà presentata alla riunione annuale della Federazione sui diritti umani il 7 ottobre, nella città centrale giapponese di Fukui, per l'adozione formale come dichiarazione della JFBA.
La federazione punta all'abolizione della pena di morte entro il 2020, quando il Congresso Onu sulla prevenzione del crimine e la giustizia penale si svolgerà in Giappone.
Nella sua dichiarazione del 2011, la federazione ha esortato il governo ad avviare immediatamente il dibattito pubblico sulla pena di morte, senza tuttavia chiedere chiaramente la sua abolizione.
Da allora, la federazione ha svolto più discussioni approfondite sulla questione attraverso l'organizzazione di convegni, lo scambio di opinioni con i legislatori, funzionari del ministero della giustizia, giornalisti e diplomatici così come con religiosi.
Ha inoltre inviato delegazioni all'estero per approfondire i sistemi penali di paesi come Gran Bretagna, Corea del Sud, Spagna e Stati Uniti.
"Ci sono ancora degli avvocati che sostengono la pena di morte, ma penso che abbiamo maturato un ambiente che ci permette di perseguire la sua abolizione", ha detto Ogawara, che è stato coinvolto nella stesura della proposta.
In alternativa alla pena di morte, la federazione propone che l’ergastolo senza condizionale venga considerato come opzione.
Ma anche in caso di ergastolo senza condizionale, ci dovrebbe essere la possibilità di rivedere in seguito la sentenza, poiché sarebbe disumano escludere che questi detenuti possano essere rilasciati dopo la riabilitazione, ha detto.
Chi commette crimini, in molti casi è una persona socialmente svantaggiata che potrebbe essere riabilitata con approcci adeguati, ha aggiunto Ogawara. "Il sistema penale dovrebbe contribuire a promuovere il reinserimento sociale dei criminali, piuttosto che soddisfare il desiderio di vendetta."
E' anche importante migliorare le misure di assistenza alle vittime di crimini e alle loro famiglie in lutto, ha detto la JFBA nella proposta, sottolineando la necessità di fornire loro sostegno costante “come responsabilità primaria della società nel suo complesso."

INDIA: LA CORTE SUPREMA SI ALLONTANA DALLA PENA DI MORTE
19 settembre 2016: la Corte Suprema indiana si è allontanata dalla pena di morte dopo aver commutato la condanna a morte di un giovane responsabile dello stupro e omicidio di una bambina di sette anni con la Categoria Speciale di Punizione.
La Corte nella sua innovazione giudiziaria ha comminato al detenuto 25 anni di carcere ritenendoli una appropriata punizione intermedia tra la pena di morte e l'ergastolo.
La Categoria Speciale di Punizione è l'innovazione giudiziaria che divergerà dalla pena capitale. Sarà limitata a "pochissimi casi". In questo caso la pena capitale sarà trasformata in carcere a vita senza il beneficio di rilascio per periodi prolungati che vanno da 25 a 30 anni, se non di più.
E' stata formalizzata da una Sezione Costituzionale della Corte Suprema nel caso dei killer di Rajiv Gandhi nel dicembre 2015. Aiuta a “disfarsi della pena di morte "e risponde alle reali preoccupazioni della società che sia fatta giustizia.
La Categoria Speciale di Punizione per la prima volta è stata menzionata nel 2008 nella sentenza della Corte Suprema nel caso Swami Shraddananda contro lo Stato del Karnataka. Più tardi, nel 2016, la Corte si è attribuita l'autorità di modificare le leggi sulla condanna e sviluppare una categoria speciale di sentenza nel giudizio relativo al caso Unione dell’India contro Sriharan alias Murugan.
L'innovazione giudiziaria della categoria speciale di punizione colma il divario tra la condanna a morte (pena di morte) da una parte e soli 14 anni di effettivo ergastolo dall'altra. Essa può essere considerata come sforzo della Corte Suprema affinché nessuna parte (condannato o società) sia perdente. Così, si può dire che con l'innovazione giudiziaria della categoria speciale, la Corte Suprema potrebbe aver trovato un'alternativa alla pena capitale.


DELAWARE (USA): JERMAINE WRIGHT SCARCERATO DEFINITIVAMENTE
12 settembre 2016: Jermaine Wright è stato di nuovo scarcerato, questa volta definitivamente. Wright, 43 anni, nero, era stato condannato a morte nel 1992 con l’accusa di aver ucciso, durante una rapina ad un negozio di liquori il 14 gennaio 1991, il commesso Phillip Seifert, 66 anni.
Il verdetto di colpevolezza era stato annullato il 3 gennaio 2012 dal giudice John A. Parkins che aveva definito “molto deboli se non inesistenti” le prove contro Wright.
Nessuna prova fisica, l’arma del delitto non è stata ritrovata, nessuna impronta digitale o di scarpa, nessuna immagine di videocamere di sorveglianza, e testimoni che non lo hanno riconosciuto nel corso di confronti.
A parte una confessione videoregistrata, che però il giudice Parkins ha ridimensionato, definendola “chiaramente rilasciata in condizioni anormali da una persona sotto l’effetto dell’eroina”, contro Wright c’era solo la testimonianza di un detenuto che asseriva di averlo sentito confessare il crimine, ma anche questa testimonianza in seguito è stata ritrattata.
Il giudice Parkins aveva poi rilevato che alcuni importanti elementi che avrebbero potuto essere molto favorevoli per la difesa erano stati tenuti nascosti dalla pubblica accusa, ad esempio il fatto che in zona fossero state effettuate altre rapine con modalità quasi identiche.
Contro quella sentenza aveva fatto ricorso la pubblica accusa. Il 24 maggio 2013 la Corte Suprema di stato aveva annullato 4-1 l’annullamento stabilendo che il giudice Perkins non avrebbe dovuto occuparsi del tema della confessione contestata, perché era già stata affrontata compiutamente nei ricorsi presentati dall’imputato in precedenza, e che la circostanza di altre rapine effettuate nella zona non sembrava, da sola, sufficiente a superare l’importanza della confessione videoregistrata.
Il 19 maggio 2014 la stessa Corte Suprema di stato aveva esaminato ulteriori elementi presentati dalla difesa, ed aveva stabilito che “l’effetto cumulativo dei nuovi elementi forniti dalla difesa era sufficiente ad annullare il verdetto di colpevolezza e richiedere un nuovo processo”.
Nel nuovo processo il giudice Perkins aveva accolto la richiesta della difesa di escludere la confessione dalle prove a disposizione della pubblica accusa.
La pubblica accusa il 2 febbraio 2015 aveva preso atto dell’ordine scritto del giudice Perkins, ed aveva ritirato tutte le accuse. Wright era stato scarcerato il 2 febbraio 2015.
Contro quella decisione la pubblica accusa aveva fatto ricorso alla Corte Suprema di Stato chiedendo di poter celebrare il processo davanti ad un altro giudice, e di poter utilizzare nel nuovo processo la vecchia confessione.
Il 12 gennaio 2015 la Corte Suprema aveva accolto il ricorso dell’accusa, e il 15 gennaio 2016 Wright si era costituito.
Oggi Wright ha accettato un accordo con la pubblica accusa, un accordo che viene chiamato “no contest”, in cui l’imputato accetta l’imputazione (in questo caso omicidio di 2° grado) ma al tempo stesso non si dichiara colpevole. In cambio di questo accordo Wright è stato condannato a “non più di 20 anni”, e il giudice Eric Davis ne ha disposto l’immediata scarcerazione in considerazione dei 24 anni già scontati. Il difensore di Wright, Herbert Mondros, ha voluto ricordare che Wright si è sempre dichiarato innocente da quando è stato arrestato all’età di 18 anni, e l’accordo di oggi conferma la sua impostazione.

Il rappresentante della pubblica accusa, Steve Wood, ha commentato che quando passa troppo tempo è difficile rifare un processo, i ricordi delle persone cambiano, qualche prova viene smarrita, e considerato lo stato delle prove, e il tempo passato, la soluzione odierna è appropriata.