venerdì 28 ottobre 2016

ANNIBALE CARRACCI-CRISTO IN GLORIA-GALLERIA PALATINA 

FIRENZE

Cristo in Gloria con santi ed Odoardo Farnese (o per esteso Cristo in Gloria con i santi Pietro, Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Ermenegildo, Edoardo ed Odoardo Farnese) è un dipinto di Annibale Carracci.
Il dipinto fu eseguito a Roma da Annibale su incarico di Odoardo Farnese (che compare nella composizione). Fu poi collocato nell'eremo di Camaldoli da dove, sul finire del Seicento, venne portato a Firenze da Ferdinando II de' Medici, nella sua sede attuale.
La datazione del Cristo in gloria è oggetto di una disputa critica dipendente anche dalle diverse interpretazioni del suo significato.
Per una parte della critica, infatti, il dipinto sarebbe espressione delle mire di Odoardo Farnese sul trono di Inghilterra, basate sulla discendenza dai Lancaster da parte di sua madre Maria d'Aviz di Portogallo .
Questo, in particolare, è il senso – secondo questa chiave interpretativa – della presentazione del cardinale Odoardo fatta a Cristo da sant'Edoardo, eponimo del cardinale, ma soprattutto primo re di Inghilterra .
Anche la presenza di sant'Ermenegildo, altro santo re, sul lato opposto della tela, andrebbe letta in questo senso. Per sant'Ermenegildo, infatti, nutriva particolare devozione Filippo II di Spagna, parente per via paterna di Odoardo Farnese. La presenza di questo santo, quindi, alluderebbe ai legami di sangue dei Farnese con la casa d'Asburgo e avrebbe la funzione di fornire un ulteriore elemento di legittimazione alle pretese dinastiche di Odoardo Farnese.
Per la tesi che attribuisce questo significato al dipinto della Galleria Palatina esso è necessariamente antecedente al definitivo sfumare delle mire inglesi del cardinal Farnese (tramontate all'inizio del 1600) e, anche per ragioni stilistiche, la datazione del dipinto è collocata tra il 1597 e il 1598.
Pianeta di Odoardo Farnese (verso), Firenze, Museo dell'Opera del Duomo
Secondo altra lettura, invece, il Cristo in gloria di Annibale si limiterebbe a celebrare il conferimento ad Odoardo del titolo di Protector del regno di Inghilterra, nomina da egli ottenuta nel febbraio del 1600. In base a questa seconda lettura la tela fiorentina andrebbe datata allo stesso anno di questa nomina o poco dopo.
Egualmente disputata è la destinazione iniziale del quadro.
Se è indubbio, infatti, che ad un certo punto il dipinto è stato collocato nell'Eremo di Camaldoli, dove Odoardo Farnese aveva edificato una cappella, non è certo se questa sia sempre stata la destinazione della tela, ovvero se essa vi sia giunta in un momento successivo.
Per la tesi che vuole il dipinto manifestazione delle ambizioni regali di Odoardo, l'invio a Camaldoli sarebbe avvenuto qualche tempo dopo l'esecuzione dell'opera, cioè quando le sue possibilità di diventare re di Inghilterra erano definitivamente venute meno ed egli ritenne inopportuno che il quadro potesse essere ancora visto a Roma: di qui la decisione di “occultarlo” in una località periferica.
Per la tesi contraria, il dipinto sarebbe stato concepito sin dall'origine per essere inviato a Camaldoli, come dimostrerebbe il fatto che nella composizione compare la Maddalena: la cappella farnesiana dell’Eremo, infatti, era dedicata a questa santa, la cui presenza testimonierebbe, pertanto, che la tela sia stata eseguita proprio allo scopo di adornare la cappella.
All'esecuzione di questo dipinto sono verosimilmente connessi anche due splendidi paramenti sacri, una pianeta e un paliotto (anch'essi ora a Firenze, presso il Museo dell'Opera del Duomo) egualmente provenienti dall'Eremo di Camaldoli.
La committenza farnesiana di questo corredo sacro è indubbia, come attesta la presenza di simboli della casata quali i gigli e l'unicorno, ma il riconoscimento della spettanza ad Annibale della loro decorazione[4] non è stata immediata: inizialmente si pensò a Francesco Salviati o Perin del Vaga, artisti che alcuni decenni prima, come Annibale, avevano lavorato al servizio dei Farnese.
Tuttavia, la presenza sulla pianeta (recto) sia di sant'Edoardo che di sant'Ermenegildo (oltre ad alcune riconsiderazioni stilistiche) hanno, infine, indotto a ritenere questo corredo intimamente connesso alla tela di Palazzo Pitti (riconoscendone contestualmente l'autografia del Carracci). In questa chiave i due manufatti tessili, insieme al dipinto, furono il frutto di un'unica commissione di Odoardo Farnese ad Annibale, complessivamente finalizzata alla dotazione della cappella camaldolese