domenica 23 ottobre 2016

LE DONNE DEL RINASCIMENTO-CONTESSINA DEI BARDI DE MEDICI 

FIRENZE


BARDI, Lotta, detta Contessina. - Figlia di Alessandro di Sozzo Bardi, conte di Vemio, e di Cammilla (Milla, Milia) di Raniero di Galdo Pannocchieschi, conte d'Elci, nacque nel 1391 o nel 1392.
La "portata" o dichiarazione dei redditi fatta nel 1469-70 dal figlio Piero e dal nipote di Piero, Pierfrancesco di Lorenzo de' Medici, agli ufficiali del catasto fiorentino (Arch. di Stato di Firenze, Catasto, reg. 924, campione del 1469-70, quartiere di S. Giovanni, gonfalone Leon d'oro, cc. 310 e 311 v) permette di stabilire con sufficiente approssimazione sia la data di nascita, che il Pieraccini aveva fissato al 1400, presumendo che al momento del matrimonio la B. avesse diciotto anni circa, sia il nome proprio della Bardi. Tra le "bocche" denunciate a carico dei due Medici, infatti, è ricordata anche "madonna Lotta", detta "madonna Contessina", alla quale sono attribuiti 78 anni.
Andò sposa a Cosimo de' Medici "il Vecchio", il quale così s'inseriva nell'ambito delle casate più aristocratiche della città, certamente prima del 1416, anno in cui le nacque il primo figlio Piero, e probabilmente intorno al 1415 anno in cui Cosimo, secondo quanto stabilisce il Gutkind, si recò a Costanza per il concilio al seguito di Giovanni XXIII, lasciando sola la B. "quae - a dire del Fabroni (I, p. 6) - paullo ante ei nupta fierat". La B. non partecipò mai alla vita politica fiorentina se non per quelle funzioni di rappresentanza che le spettavano per la sua stessa posizione - il 17 apr. 1459 accolse regalmente nel palazzo di via Larga il figlio di Francesco Sforza, Galeazzo Maria - né è mai nominata nelle biografie di Cosimo. La principale fonte che la interessa è invece il suo carteggio, compreso nell'Archivio mediceo avanti il Principato, conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, parzialmente pubblicato dalla Ross, dal Casini, dal Morpurgo e dal Pieraccini.
Si tratta di trentacinque lettere dirette per lo più ai familiari stretti: il marito Cosimo, i figli Piero e Giovanni, nato quest'ultimo il 3 giugno 1421, le nuore Lucrezia Tornabuoni, moglie del primogenito, e Ginevra degli Alessandri, moglie di Giovanni. Da esse risulta che i principali interessi dalla B. si rivolgevano alla cerchia dei familiari, cui era legata da tenero affetto, che seguiva nel corso delle loro frequenti assenze da Firenze mediante una fitta corrispondenza, e tra i quali aveva accolto anche un figlio, Carlo, che Cosimo aveva avuto da una schiava circassa.
La tenerezza che ebbe sempre nei confronti dei figli non le impedì tuttavia di esigere da loro una precoce e fattiva partecipazione al lavoro, mettendoli in guardia dal disperdere in altro modo le loro energie: tipica è a questo proposito la lettera scritta il 6 giugno 1430 a Giovanni, allora a Ferrara insieme con il fratello maggiore Piero e con il padre, che esorta, nonostante la giovane età - Giovanni aveva allora 9 anni -, ad impratichirsi nel banco che i Medici avevano in quella città: "Tu dovresti avere caro di stare così, solamente per stare a botegha e per imparare qualche cosa... Avrei pure caro sapere se voi fate nulla al banco, tu o Piero, e se Cosimo adopera Piero a nulla. Fà che tu me lo scriva". Se si disinteressò degli affari pubblici, non così perciò dovette essere con gli affari privati come dúnostrano, oltre a questa, altre lettere.
Seguì da vicino l'educazione dei figli, per cui, anche se non compare, la B. non dovette essere del tutto estranea all'ambie nte della cultura umanistica particolarmente protetto da Cosimo, nel quale furono allevati Piero e Giovanni e che diede in casa Medici col nipote della B., Lorenzo il Magnifico, i suoi migliori frutti. Certo la B. conobbe Luigi Pulci, che nell'ottobre del 1473 esprimeva a Lucrezia Tornabuoni il suo dispiacere di non averla più trovata in vita .
Non sembra che la B. si sia mai mossa da Firenze o dai suoi dintorni come Cafaggiolo (Mugello), ove Cosimo aveva fatto restaurare una villa, e Careggi nella villa fatta costruire, sempre da Cosimo, nel 1417. Certo non seguì il marito nel breve esilio che questi subì nel 1433, prima a Padova poi a Venezia, a conferma della sua estraneità anche alle conseguenze dell'attività pubblica di Cosimo.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita, dopo essere stata duramente colpita negli affetti familiari, prima con la perdita dell'amato nipote Cosimino figlio di Pìero, poi con quella del figlio Giovanni (10 nov. 1463), infine con la morte di Cosimo (10 ag. 1464), circondata dall'amore dei numerosi discendenti che non mancarono mai di ricordarla nella loro corrispondenza (cfr. le lettere di Clarice Orsini, moglie di Lorenzo, del 25 febbr. 1469 e del 24 apr. 1472; di Rinaldo Orsini, fratello di Clarice, del giugno 1469; di Lorenzo del 22 luglio 1469). E in questo entourage conservò ancora una certa influenza: proprio alla B. Alessandro di Vernio si rivolgeva il 2 sett. 1471, perché intercedesse presso Lorenzo a favore d'un suo figlio. Religiosissima, riedificò il convento di S. Luca in via S. Gallo, impegnandovi tutta la dote; in questa circostanza fu in stretti rapporti con s. Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze. L'ultima ziotizia della B. vivente è del 25 sett. 1473.
Le fattezze della B., fermate nel momento immediatamente successivo alla morte, sembra siano quelle d'un busto, d'autore ignoto del sec. XV, conservato nel museo fiorentino del Bargello. Se è da accettare però l'attribuzíone fatta al Donatello, allora se ne deve escludere l'identificazione con la B., visto che Donatello morì nel 1466; in questo caso l'effigiata sarebbe Ginevra Cavalcanti moglie del fratello di Cosimo "il Vecchio", Lorenzo.