giovedì 27 ottobre 2016

LEON BATTISTA ALBERTI-LA FACCIATA DELLA BASILICA DI SANTA MARIA NOVELLA
(1458-1460/1470)

FIRENZE

Un’opera commissionata da Giovanni Rucellai, il quale riesce ad ottenere da parte delle famiglie che ne beneficiano le cappelle della chiesa per cui in qualche modo acquista da parte di queste famiglie che detengono i benefici delle varie cappelle all'interno della chiesa i loro diritti, per cui decide con il consenso dell'arte della lana (una delle arti che aveva la tutela di questo edificio) ottiene la possibilità di ricostruire la facciata della chiesa (che poi sarà l’unica chiesa del 400-500 ad avere una facciata) dando l’incarico a Leon Battista Alberti.

La chiesa domenicana fino ad allora aveva una facciata molto scabra che però si articolava con alcuni nicchioni che custodivano al loro interno le sepolture di alcuni insigni personaggi cittadini ed alcuni esponenti della gerarchia domenicana della città. Quindi anche nel caso della chiesa di Santa Maria Novella di Leon battista Alberti è un intervento di facciata, quindi risolvere l'architettura attraverso un disegno; punto fisso del progetto di Leon battista Alberti è dato appunto dalla profondità che questi sepolcri hanno, una profondità che gli servirà per fare l'ennesima citazione, infatti nel portale di accesso risulta come l’arco possegga uno stralcio di volta a botte che ha una decorazione che è identica a quella del pantheon (lacunari disegnati a rosette).

Leon Battista Alberti quindi pone sopra i sepolcri degli archi spezzati, che vengono riproposti anche dell’altro lato (dove in realtà i sepolcri non c’erano) ed attraverso il disegno Leon battista Alberti dalla una lunghezza maggiore di quella che in realtà non sia, in quanto in realtà la Chiesa finisce dove finiscono i sepolcri, quindi le testate che chiudono la facciata sono sporgenti rispetto quello che al perimetro della chiesa originale. Vediamo come esiste anche qui l'applicazione di un ordine gigante, semicolonne impostate su dei plinti molto alti (anche questa è una citazione perché nell'architettura tardo antica si tendeva ad usare un plinto su cui appoggiare il basamento della colonna molto alto), che serve da un lato recuperare l'altezza dei sarcofagi e dall'altro per arrivare alla quota di imposta della copertura interna delle navate. Il prospetto originale della chiesa è quello di una semplice chiesa a capanna romana (cioè la navata più alta coperta da un tetto a capanna con due ali laterali più basse), nel caso del nuovo disegno di Leon battista Alberti decide innanzitutto di evidenziare la parte centrale con un grande timpano che va a costituirsi con un vero e proprio secondo ordine architettonico; che però deve relazionarsi rispetto al primo ordine del basamento, ma poiché l'impianto originario era a capanna l'architetto uniformare tutto in un grande tattico ma decide di posizionare un elemento architettonico intermedio (tra i due ordini) che non contesta il fatto che siano due ordini sovrapposti.

 Infatti le ali nel laterali dell'ordine superiore cadono a metà degli archi delle semicolonne dell'ordine sottostante, una cosa che architettonicamente non era corretto ma la presenza dell'elemento d'interruzione che interrompe la messa in relazione visiva tra i due ordini permette di non notare l’errore; tra l'altro nel Pantheon esiste un identica soluzione.
Un’altra grande innovazione è la collocazione nelle ali (dove dietro si dovrebbe vedere la copertura delle navate laterali) due grandi volute (da questo momento in poi tutte le architetture che hanno una conformazione a capanna utilizzeranno la voluta, soprattutto nel 600 e nelle chiese gesuitiche romane).


Come abbiamo detto Leon battista Alberti aggiunge ai lati dell'ordine inferiore una lesena affiancata da una colonna (entrambe giacenti su un unico alto plinto di base), che altro non sono che una citazione della risoluzione laterale della basilica Uppia (notiamo anche come il fregio sovrastante diventa motivo di disegno). Per quanto riguarda i materiali utilizzati Leon battista Alberti si rifà a quella che era la grande tradizione fiorentina, che aveva come riferimento la facciata della chiesa di San Miniato e il battistero di San Giovanni (edifici costruiti nell'alto che nel basso medioevo, circa del 1100), utilizzando marmo bianco di Carrara e marmo verde di Prato.