domenica 23 ottobre 2016

MICHELOZZO-PALAZZO MEDICI RICCARDI 

FIRENZE 

Palazzo Medici Riccardi si trova a Firenze in quella che per la sua ampiezza si chiamava Via Larga, oggi via Cavour, al numero 3 ed è l'attuale sede del Consiglio metropolitano.

Palazzo Medici Riccardi
Il palazzo è un'opera del Michelozzo, commissionata dal patriarca delle fortune dei Medici, Cosimo il Vecchio. In un primo momento Cosimo chiese un progetto a Brunelleschi, ma, essendo un fine uomo politico, lo scartò per la sua troppa magnificenza che avrebbe senz'altro scatenato le invidie dei concittadini (riporta il Vasari che il progetto era troppo suntuoso e magnifico, anche se le affermazioni del Vasari non hanno trovato altri riscontri sull'effettiva esistenza del progetto di Brunelleschi). I suoi scrupoli d'altronde non erano infondati, dato che appena dieci anni prima, a causa dell'accusa di tirannia da parte dei suoi avversari politici, aveva subito la carcerazione in Palazzo Vecchio e l'esilio in Veneto, dal quale però era stato richiamato a Firenze con tanto di soddisfazione per l'acclamazione popolare.


Incaricò così Michelozzo, un architetto altrettanto valido ma più discreto, il quale realizzò un palazzo cubico dall'aspetto esterno imponente, ma sobrio ed austero (1444-1452 o 1460), intorno ad un cortile centrale quadrato con colonne corinzie, ispirandosi in parte al recupero di elementi classici operato da Leon Battista Alberti nella quasi contemporanea realizzazione di Palazzo Rucellai. Fu però proprio il Palazzo Medici a fissare uno dei modelli dell'architettura civile del Rinascimento a Firenze e non solo. Un esempio di derivazione è Palazzo Strozzi.
Architettura
Il palazzo era ed è situato in un luogo strategico all'incrocio fra la Via Larga (l'attuale via Cavour) e via de' Gori, vicinissimo alle chiese protette dalla famiglia (San Lorenzo e San Marco) ed al Duomo. Tutta la zona viene per questo chiamata "Quartiere mediceo".
Michelozzo attinse dal rigore classico di Brunelleschi per depurare ed arricchire la tradizione di stampo gotico fiorentina. La forma del palazzo originario era pressoché cubica, con un cortile centrale dal quale un portale permetteva l'accesso al giardino, circondato da alte mura.

Facciata
Finestra del piano nobile
La sua facciata è un capolavoro di sobrietà ed eleganza, sebbene presenti caratteri "eccezionali" come l'uso del bugnato, che nel medioevo era riservato normalmente ai palazzi pubblici dove aveva sede un governo cittadino. L'esterno è quindi diviso in tre registri, separati da cornici marcapiano con dentelli dalla sporgenza crescente verso i piani superiori. Al contrario il bugnato è graduato in modo da essere molto sporgente al pian terreno, più appiattito al primo piano e caratterizzato da lastre lisce ed appena listate al secondo, mettendo così in rilievo l'alleggerimento dei volumi verso l'alto e sottolineando un andamento orizzontale dei volumi.


Al pian terreno esisteva un porticato d'angolo (murato nel 1517); all'ultimo piano, al posto del cornicione a mensole scolpite erano presenti dei merli che ne accentuavano il carattere militare. Lungo i lati est e sud corre una panca di via, un alto zoccolo in pietra, che serviva per ragioni pratiche e estetiche.
Le bifore scandiscono regolarmente la facciata, incorniciate da una ghiera a tutto sesto con un medaglione al centro con l'arme dei Medici e rosoncini. Le finestre sono leggermente differenziate tra piano e piano, con cornici più larghe in alto in modo da bilanciare la minore altezza del piano. L'effetto è comunque quello di dare maggior risalto al piano nobile.

Cortile
Cortile di Palazzo Medici
Un notevole studio sull'armonia e la varietà decorativa si ritrova anche nel cortile, impostato in modo da suggerire un effetto di simmetria che di fatto non esiste. Il primo registro è composto da un portico con colonne a fusto liscio e capitelli compositi ed è concluso da un alto fregio con medaglioni che contengono stemmi medicei di varia foggia e raffigurazioni mitologiche (attribuite a Bertoldo di Giovanni), raccordate da affreschi di festoni (oggi frutto di ridipinture), ad opera di Maso di Bartolomeo.
Il secondo ordine, a muratura piena, è caratterizzato dalle bifore in asse con gli archi del portico, che riprendono la foggia di quelle esterne, con in alto un fregio graffito, mentre l'ultimo registro presenta una loggia trabeata con colonnine d'ordine ionico, allineate con le linee del portico.
La decorazione, nel complesso, è tratta dal repertorio classico e composta con fantasia e secondo un gusto per la contaminazione. Un raffinato gioco prospettico si ha nelle colonne angolari, dove si ha il maggior carico strutturale, che sono leggermente più basse delle altre. Il conflitto angolare però fa sì che le finestre ai lati siano più vicine delle altre, un'irregolarità che altri architetti successivi cercheranno di risolvere diversamente.
Decorazione interna
Cappella dei Magi, parete est: il corteo e guidato da Lorenzo il Magnifico, seguito da suo padre Piero e suo nonno Cosimo il Vecchio; dietro di loro il corteo di fiorentini illustri
All'interno del Palazzo si realizzarono nel tempo numerose decorazioni. Una delle prime fu la Cappella dei Magi, capolavoro ad affresco del fiorentino Benozzo Gozzoli, allievo di Beato Angelico, su commissione di Piero il Gottoso che seguì direttamente la progettazione e lo sviluppo dei lavori. Questo piccolo spazio era la cappella privata di famiglia e fu realizzata nel 1459. Nelle tre pareti maggiori è raffigurata la Cavalcata dei Magi, un soggetto religioso che fa da pretesto per rappresentare tutta una serie di ritratti di famiglia e di personaggi politici del tempo venuti ufficialmente a Firenze su invito dei Medici, ritratti a celebrazione delle conquiste politiche della famiglia. Fra i personaggi raffigurati ci sono un giovane Lorenzo il Magnifico, suo padre Piero il Gottoso ed il capofamiglia Cosimo il Vecchio. Sull'altare oggi troviamo una copia di fine del Quattrocento dell'originale Natività di Filippo Lippi, oggi conservata a Berlino.


L'epoca aurea di Lorenzo il Magnifico
Il giardino del palazzo
Sul finire del Quattrocento, le grandiose raccolte artistiche medicee erano conservate nel palazzo, come il David di Donatello, che era esposto nel cortile, o come i tre dipinti di Paolo Uccello della Battaglia di San Romano, che adornavano la camera da letto del Magnifico, senza trascurare le opere di Botticelli, Verrocchio, il Pollaiolo, Domenico Ghirlandaio, le collezioni di gemme, cammei e vasi in pietre dure ed in cristallo di rocca, ecc. Nel grande parco sul lato nord del Palazzo, il cosiddetto Orto di San Marco, comprato dalla moglie di Lorenzo, Clarice Orsini, furono collocate le sculture classiche comprate in larga parte a Roma, e sotto la direzione dello scultore Bertoldo, fu creata l'antesignana di quella che era una vera e propria Accademia di Belle Arti per la prima volta in Europa, dove i giovani artisti potevano copiare e studiare i modelli classici e apprendere le tecniche artistiche. Il più importante di questi fu Michelangelo Buonarroti, come testimonia Vasari ne Le Vite.
Spesso i giovani artisti venivano anche ospitati nel palazzo da Lorenzo, come successe per esempio a Michelangelo che visse l'adolescenza a palazzo, inoltre grande spessore culturale era dato dalla frequente presenza del circolo neoplatonico degli umanisti fiorentini, fra i quali il filosofo Pico della Mirandola e il poeta Agnolo Poliziano. Si venne così a creare nel palazzo un ambiente di ampio respiro culturale, che permise lo sviluppo del pensiero e dell'arte del Rinascimento.
Stemma dei Medici
Con la morte di Lorenzo nel 1492 si concluse un'epoca per tutta la città. I fiorentini, infuriati dalle prediche del Savonarola, che tuonava contro i costumi lascivi, ostentatamente sforzosi e neopagani della città, furono istigati alla sommossa e saccheggiarono il palazzo nel 1494, confiscando in nome della Repubblica fiorentina il tesoro mediceo, fatto di ori, gioielli ed inestimabili opere d'arte. L'occasione era nata dal vile comportamento del figlio di Lorenzo, Piero, rispetto al passaggio dell'esercito del Re francese Carlo VIII, al quale aveva spalancato le porte dei territori fiorentini e, secondo i cronisti più ostili ai Medici, aveva addirittura baciato le pantofole in segno di sottomissione. È in quest'occasione della cosiddetta seconda cacciata dei Medici (dopo il primo ostracismo di Cosimo il Vecchio) che la scultura bronzea della Giuditta e Oloferne di Donatello, ornamento di una fontana del giardino del palazzo, fu ricollocata in Piazza della Signoria, a simboleggiare la sconfitta della tirannia da parte del popolo. Analoga sorte toccò al David, sempre di Donatello, che finì a Palazzo Vecchio (oggi si trova al Bargello). Una sorte peggiore toccò ad alcuni beni che furono messi all'incanto in Orsanmichele, comunque in larga parte il tesoro rimase fortunatamente a Firenze e fu per lo più ricomposto dai successori della casata.
Tre anni dopo infatti rientrava a Firenze grazie all'aiuto delle truppe spagnole il Cardinale Giovanni (poi papa Leone X), anche lui figlio di Lorenzo il Magnifico, e il Cardinale Giulio (poi papa Clemente VII), figlio del fratello di Lorenzo, quel Giuliano assassinato durante la Congiura dei Pazzi.
Fra i rinnovamenti al palazzo di questo periodo si contano le grandi finestre al pian terreno, quando fu eliminata l'originaria loggia a ridosso della strada, guadagnando sia in spazio che in sicurezza della dimora. Dotate di timpano triangolare e di un ripiano d'appoggio posto su mensole molto accentuate, per cui, a causa della loro forma sono chiamate inginocchiate e sono attribuite a Michelangelo (1517) e rappresentano il prototipo per tantissime altre realizzazioni. Nel cortile fu posta la scultura dell'Orfeo di Baccio Bandinelli che si ammira ancora oggi.
La notizia del sacco di Roma, che aveva messo in difficoltà la figura allora predominante dei Medici, Papa Clemente VII (Giulio de' Medici) portò all'ultima cacciata della casata dalla città e ad un nuovo saccheggio del palazzo (1527). Seguì la ripresa della città con il famoso Assedio di Firenze del 1530, al termine del quale gli ultimi discendenti del ramo principale della famiglia fecero ritorno nel palazzo. Ma l'assassinio incrociato del duca Alessandro de' Medici e del cugino Lorenzino (detto Lorenzaccio), portarono al potere un ramo fino ad allora secondario della famiglia quello dei cosiddetti popolani, con la salita al titolo Ducale di Cosimo I, il quale si trasferì con la moglie Eleonora di Toledo a Palazzo Vecchio (1540), abbandonando il Palazzo Medici di Via Larga, ormai privo di qualsiasi funzione di rappresentanza, a discendenti cadetti della famiglia.