giovedì 3 novembre 2016

        4 novembre 1966        4 novembre 2016     
sono  trascorsi 50 anni da quel terribile giorno che ferì  FIRENZE   


Erano circa le dieci del mattino del 4 novembre 1966, a quei tempi era ancora un giorno festivo in quanto si festeggiava la vittoria della prima guerra mondiale, ed io poltrivo nel letto pregustando una giornata che doveva promettere molte cose interessanti. Avevo fissato con il mio amico Emilio di andare a ballare a Scandicci non mi interessava tanto il ballo, perchè io non sono mai stato un gran ballerino, ma il dovermi incontrare con una ragazza che mi stuzzicava tanto. Si sa che gli ormoni di un ventunenne sono molto ma molto agitati ed i miei lo erano. La mia povera mamma mi invitava ad uscire dal letto perchè mi si stava freddando il caffè, ed io in modo allegro perchè già pregustavo il pomeriggio e la serata che mi stava aspettando.
-certo che mi alzo oggi vado via presto perchè ho un appuntamento alle tre a Scandicci, mi devo buttare nel vortice delle danze.
il mi' babbo:
-dove vorresti andare ?
io:
-a ballare poi si va a mangiare una pizza e poi non so......
sempre il mi' babbo:
-sie in do' voi andare ma hai visto che sta succedendo ? Ma hai visto tutta quest'acqua ?
io:
-si è piovuto tanto ma insomma non ci sarà mica il diluvio universale?
il babbo:
-non so se è universale ma sicuramente fiorentino l'è di sicuro, vieni a vedere se un ci credi!
Io a quei tempi abitavo nella casa dove ero nato che era situata in Via del Ponte Sospeso nel popolarissimo quartiere del Pignone posto subito fuori la Porta di San Frediano.
La mia camera era posta sul retro per cui non avevo una idea di ciò che stava realmente accadendo,  mi alzai e mi diressi nella camera dei miei genitori che dava sulla via e........
uno spettacolo allucinante mi si parò davanti agli occhi. La strada era già invasa da un'acqua mista a fango, petrolio e chissà da quant'altre schifezze e stava già occupando una porzione dei marciapiedi, ma la cosa più impressionante erano i pesanti tombini di ghisa che consentivano l'accesso al fognone stradale che venivano sollevati dall'acqua che tracimava in modo copioso. Ciò stava a dimostrare che le fogne non riuscivano più a smaltire le acque.

Devo ricordare che erano quattro giorni che stava piovendo a dirotto ed il giorno prima con la mi' mamma, la mia cugina Graziella e mia bischera cugina Cristina, volevo dire bis cugina ( Cristi se leggi questa cosa non ti offendere era una battuta ) eravamo andati ad Empoli perchè volevo comprare una giacca in camoscio che andava tanto di moda a quei tempi, e siccome il magazzino era vicino l'Arno notai subito che il fiume era stracolmo d'acqua che faceva un cert'effetto, ma mai avrei immaginato ciò che sarebbe potuto accadere.
Io domandai:
-ma sarà una cosa che riguarda solamente il nostro quartiere ?
il mio babbo:
no guarda che la radio ha detto che Firenze è sott'acqua ed in modo particolare il centro !
io:
-usciamo ed andiamo a vedere dal Ponte alla Vittoria di lì ci possiamo rendere conto della situazione.

Dopo aver preso il caffè e dopo aver tentato di farmi le abluzioni mattutine, ma ho desistito visto che dalla cannella usciva un'acqua di uno strano colore giallognolo. Mi sono rapidamente vestito per  poter effettuare il nostro sopralluogo. Nel frattempo il mi' nonno Guido, che già stava perdendo un po' la testa, voleva uscire  per andare a trovare il fratello.


la mi mamma:
Oh babbo( anche se era la nuora lo chiamava babbo) dove vuole andare un vede che c'è l'acqua alta e poi in mutande così, via babbo si metta i pantaloni che gli preparo il caffè.
Nel frattempo, nonostante le proteste della mamma, io e il babbo uscimmo e costeggiando le case per non bagnarci i piedi arrivammo nel centro del ponte e davanti ai nostri occhi apparve uno spettacolo tremendo che mai avrei immaginato di poter vedere.
Il ponte Amerigo Vespucci era scomparso sotto le acque limacciose, del ponte alla Carraia si vedeva solo la parte centrale e questo era dovuto alla grande pendenza di questo ponte. I lungarni erano ricoperti d'acqua, sembrava che l'Arno volesse riprendersi la città. Decidemmo di rientrare rapidamente a casa, anzi di andare in Piazza Pier Vettori dove c'era il garage dove tenevamo le macchine e di portale verso Monte Oliveto in caso in cui le acque dovessero ulteriormente crescere.
Rientrammo a casa e le acque salirono rapidamente raggiungendo il metro di altezza. Accanto a casa c'era una centralina dell'ENEL e quando l'acqua raggiunse il livello dei trasformatori fummo scossi da un boato accompagnato da una fiammata e la corrente se ne andò. Per fortuna avevamo una piccola radio a transistor. Ve le ricordate quelle radioline che ci si metteva all'orecchio per sentire tutto il calcio minuto per minuto?  Or bene questo era l'unico strumento che ci teneva collegati con il mondo, visto che anche il telefono era fuori uso.
La radio trasmetteva comunicati in continuazione di non uscire da casa, di non usare l'acqua perchè era inquinata (io già me ne ero accorto) di non accendere il gas perchè era pericoloso ecc. ecc.. Nel frattempo l'acqua in modo inesorabile continuava a salire. Non sto a raccontare come salvammo padre e figlia che gestivano un negozio di merceria e che si erano chiusi dentro il locale per cercare di salvare la merce e che l'improvviso aumento dell'acqua non gli consentiva più di aprire  il bandone. La giornata trascorse lentamente con la preoccupazione anche della sorte toccata ai nostri parenti visto che non avevamo modo di poterci mettere in contatto con loro.
La notte la trascorsi a controllare l'aumento del livello dell'acqua pronti in caso di necessità a trasferirci presso una famiglia che stava al piano sopra al nostro. Io contavo i gradini delle scale che inesorabilmente sparivano inghiottiti dalle acque, poi una gradino ricomparve ciò stava ad indicare che le acque finalmente stavano ritirandosi ed io sollevato decisi di andare a letto.
Il giorno dopo mi alzai molto presto e le acque  erano quasi del tutto scomparse ed avevano lasciato fango tanto fango, la gente  era già al lavoro con mezzi di fortuna per cercare di togliere dalle case poste ai piani terreno quella maleodorante melma.........  questa è un'altra storia.
La città era distrutta ma in questa distruzione venne fuori lo spirito combattivo di noi fiorentini, tra una bestemmia e una battuta di spirito ci rimboccammo le maniche senza piangerci addosso  cominciando a lavorare ma sopratutto aiutandoci l'uno con l'altro. Poi arrivarono gli angeli del fango......ragazzi che da tutto il mondo vennero ad aiutarci a salvare il nostro grande ed inestimabile patrimonio culturale ed artistico. Nel  periodo in cui lavorai presso la biblioteca nazionale mi ritrovai ad operare con dei ragazzi bergamaschi ed io gli domandai cosa li aveva spinti a venire ad infangarsi a Firenze ed uno di loro così mi rispose.
-Firenze non è solo dei fiorentini, Firenze appartiene, per la sua storia e la sua cultura al mondo e noi non possiamo permettere che debba sparire.
Ed al ritmo di YELLOW SUBMARINE dei BEATLES in una grande catena umana continuammo a salvare libri dalla distruzione.
Sono trascorsi 50 anni da quegli straordinari avvenimenti e mi sembra che tutto sia accaduto ieri.