sabato 19 novembre 2016

         nessuno  tocchi   CAINO               
no  alla  pena  di  morte          

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : LA TERZA COMMISSIONE DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU HA APPROVATO LA RISOLUZIONE PER LA MORATORIA DELLA PENA DI MORTE: SERGIO D'ELIA A RADIO RADICALE 2.  NEWS FLASH: CONCLUSA IN SWAZILAND LA MISSIONE AFRICANA DI NESSUNO TOCCHI CAINO 3.  NEWS FLASH: SINGAPORE: DUE ESECUZIONI PER TRAFFICO DI DROGA 4.  NEWS FLASH: EGITTO: ANNULLATA LA CONDANNA A MORTE DELL’EX PRESIDENTE MORSI 5.  NEWS FLASH: ONU: IL KENYA PRENDA IN CONSIDERAZIONE L'ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : BUSINESS ITALIA-IRAN: UN’ANALISI COSTI-BENEFICI




LA TERZA COMMISSIONE DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU HA APPROVATO LA RISOLUZIONE PER LA MORATORIA DELLA PENA DI MORTE: SERGIO D'ELIA A RADIO RADICALE
18 novembre 2016: "Possiamo dire che ci sono luci ed ombre in questo primo passaggio nella Terza Commissione competente sui diritti umani. Partiamo dagli aspetti non proprio positivi: si riflette in questo voto la tendenza, quasi mondiale, di un ritorno alle sovranità nazionali.

Per la prima volta è passato un emendamento che è stato presentato da Singapore - come le volte precedenti, ma le volte precedenti era stato sempre respinto - che fa riferimento alle prerogative degli Stati di decidere quale tipo di pena comminare di fronte ai reati più gravi, è il cosiddetto emendamento sulla sovranità nazionale, è stato approvato con 76 voti a favore, 72 contrari e 26 astenuti.
Questo emendamento - ha proseguito Sergio D'Elia - benché il capofila sia Singapore è di Putin poiché, la Federazione Russa ha portato con se, nel dare voto favorevole, paesi dell'ex impero sovietico, invece per il continente africano il capofila è stato il Sudafrica che si è portato dietro paesi anche abolizionisti come il Sudafrica stesso.
Io non do molta importanza al passaggio di questo emendamento - ha commentato il Segretario di NTC - perché è scontato che poi l'abolizione o il mantenimento della pena di morte lo decidono i governi e i parlamenti a livello nazionale. Si conferma quello che accade in questi ultimi tempi, i populismi sono in voga in molti paesi, ad esempio nelle Filippine dove il Presidente sceriffo Duterte sta facendo un vero massacro, nel nome della lotta della guerra alla droga le esecuzioni extra giudiziarie di presunti trafficanti, spacciatori sono all'ordine del giorno, e le Filippine che avevano sempre votato a favore della risoluzione questa volta, per la prima volta, si sono astenuti.
I passi positivi sono molti di più e vengono per la maggior parte dal Continente africano dove paesi che prima si astenevano sulla risoluzione, per la prima volta hanno votato a favore come il Gambia, La Guinea, la Namibia, il Malawi e lo Swaziland.
Mi preme molto sottolineare - ha proseguito D'Elia - i voti a favore per la prima volta dello Swaziland e del Malawi che sono stati oggetto di una missione di NTC due settimane fa, proprio al fine di ottenere un voto favorevole all'assemblea generale.
Due paesi della missione erano proprio il Malawi e lo Swaziland dove, negli incontri che ci sono stati con la delegazione di NTC guidata da Antonio Stango, il Ministro degli Esteri e il Ministro della Giustizia avevano annunciato il loro voto favorevole.
Infine - ha ricordato Sergio D'Elia - per la prima volta ha votato a favore lo Sri Lanka come aveva annunciato il Ministro della Giustizia al Congresso mondiale contro la pena di morte, ad Oslo nel giugno scorso.
Io credo che poi il passaggio definitivo, che si tiene tra un mese, nell'assemblea plenaria delle Nazioni Unite, registrerà ulteriori passaggi positivi: in III Commissione alcuni paesi erano assenti per vari motivi, anche paesi abolizionisti, paesi storicamente favorevoli alla moratoria ONU sull'esecuzioni, che si presenteranno al voto e voteranno a favore, è possibile prevedere quindi, che i 117 voti record del 2014 saranno superati, e noi lavoreremo in questo senso".


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

CONCLUSA IN SWAZILAND LA MISSIONE AFRICANA DI NESSUNO TOCCHI CAINO
12 novembre 2016: Con due giornate di incontri nel Regno dello Swaziland si è conclusa la missione di Nessuno tocchi Caino in quattro Paesi africani in vista del voto sulla Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La missione è parte di un progetto sostenuto dal Ministero degli Esteri italiano in vista del voto previsto il 17 novembre al Terzo Comitato e a metà dicembre in sessione plenaria.
Nella capitale dello Swaziland, Mbabane, la delegazione di Nessuno tocchi Caino (composta dall'On. Roberto Rampi (PD), da Antonio Stango del Consiglio Direttivo dell’associazione, Eleonora Mongelli e Yuliya Vassilyeva) ha incontrato il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Chief Mgwawa Gamedze, i principi Hlangusemphi Dlamini, ministro della Pianificazione economica e dello sviluppo e Guduza Dlamini, già presidente dell’Assemblea parlamentare (entrambi fratelli del re Mswati III), il ministro della Giustizia senatore Edgar Hillary e il deputato Jan Sithole, presidente dello Swazi Democratic Party.
Nel corso degli incontri, ai quali ha partecipato anche l’ambasciatore Nicola Bellomo capo della Delegazione dell’Unione Europea nel Regno dello Swaziland, le autorità swazi hanno illustrato il sistema costituzionale e giudiziario del Paese, dove la pena di morte è prevista ma dove è in vigore una moratoria di fatto fin dal 1983. Al momento, dopo recenti commutazioni reali di alcune sentenze capitali, rimane solo un detenuto in un braccio della morte. L’auspicio di Nessuno tocchi Caino è che lo Swaziland, che non partecipò al voto in Assemblea Generale sull’ultima Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni nel 2014, possa quest’anno esprimere un voto positivo.
Lo Swaziland esercita attualmente la presidenza della Southern African Development Community (SADC).
Per saperne di piu' :

SINGAPORE: DUE ESECUZIONI PER TRAFFICO DI DROGA
18 novembre 2016: Singapore ha giustiziato due stranieri condannati per traffico di droga, hanno comunicato le autorità, un giorno dopo che la più alta corte della città-stato ha respinto i tentativi finali dei due di sfuggire alla forca.
Un nigeriano e un malese sono stati impiccati dopo che i loro appelli dell'ultimo minuto sono stati respinti.
"Il 38enne maschio cittadino nigeriano Chijioke Stephen Obioha è stato giustiziato il 18 novembre 2016 presso il Changi Prison Complex", ha detto in un comunicato il Central Narcotics Bureau (CNB).
Obioha, che era arrivato a Singapore sperando di diventare un calciatore, era stato condannato per il traffico di 2,6 kg di cannabis nel 2008. Secondo la legge di Singapore, chiunque venga catturato con più di 500 g di cannabis può essere condannato a morte.
Una modifica della legge nel 2013 avrebbe consentito ad Obioha di chiedere di essere ri-sentenziato, aprendo la possibilità di una condanna all’ergastolo, ma lui rifiutò, ha detto il CNB.
Poco prima di essere impiccato nel 2015, l'avvocato di Obioha presentò istanza di sospensione dell’esecuzione, che venne accolta dalla più alta corte di Singapore.
Il 17 novembre, i suoi avvocati hanno fatto un tentativo finale per ottenere la commutazione in ergastolo, tuttavia respinto dal panel di tre giudici.
Separatamente, il CNB ha confermato anche l'esecuzione del 31enne malese Devendran Supramaniam, che era stato condannato per traffico di eroina.
Era stato arrestato nel maggio 2011 al valico di frontiera di Singapore con la Malesia mentre trasportava 2,7 kg di una sostanza in polvere che conteneva 83,36 g di eroina pura.
Come Obioha, Devendran ha presentato il 17 novembre un appello per sospendere la sua esecuzione, tuttavia respinto.


EGITTO: ANNULLATA LA CONDANNA A MORTE DELL’EX PRESIDENTE MORSI
15 novembre 2016: la Corte di Cassazione egiziana ha annullato la condanna a morte dell'ex presidente islamista Mohamed Morsi e ha ordinato un nuovo processo davanti a un tribunale penale.
La Corte di Cassazione ha annullato anche il giudizio di colpevolezza di cinque coimputati di Morsi, tra cui l'ex leader supremo dei Fratelli Musulmani Mohamed Badie.
Nello stesso processo, quasi un centinaio di altre persone sono state condannate a morte in contumacia.
Morsi era stato condannato a morte nel giugno 2015 per il suo ruolo in un’evasione di massa dalla prigione e negli attacchi contro la polizia durante la rivolta che estromise Hosni Mubarak dal potere nel 2011.
Mohamed Morsi è già stato condannato in quattro processi dopo la sua deposizione.
Nel 2015 è stato condannato al carcere a vita in un processo per spionaggio in favore dell'Iran, del movimento islamista palestinese Hamas e del movimento sciita libanese Hezbollah.
La sua ultima condanna risale allo scorso 18 giugno in un altro processo per spionaggio, questa volta per "sottrazione di documenti segreti riguardanti la sicurezza dello Stato, consegnati al Qatar tramite intermediari". E' stato di nuovo condannato all'ergastolo.
Morsi è detenuto nella prigione di Borg-el-Arab nei pressi di Alessandria.


ONU: IL KENYA PRENDA IN CONSIDERAZIONE L'ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE
17 novembre 2016: al Kenya è stato chiesto di prendere in considerazione l'abolizione della pena di morte in quanto non compatibile con i principi fondamentali dei diritti umani, in particolare con la dignità umana, diritto alla vita e divieto di tortura o altri trattamenti crudeli.
Il Coordinatore Residente delle Nazioni Unite in Kenya Siddharth Chatterjee ha detto che se la pena di morte fosse abolita in questo Paese, il resto dell'Africa probabilmente seguirebbe l'esempio.
“Per noi, il Kenya è un faro di speranza considerata la condizione di fragilità che abbiamo visto nella regione. Abbiamo bisogno di un Kenya che sia davvero il paradigma dei diritti umani, il paradigma della misericordia, dell'inclusione e, soprattutto, il paradigma di uguaglianza in cui siano rispettati i diritti di donne e bambini. Questo sta realmente accadendo. Il cambiamento sta avvenendo in Kenya", ha dichiarato.
"Qualunque cosa accada qui avrà un effetto a catena sugli Stati vicini."
Chatterjee ha applaudito il Presidente Uhuru Kenyatta per la recente decisione di commutare nel Paese tutte le condanne a morte in ergastolo, definendola una mossa buona.
Circa 2.747 detenuti del braccio della morte, dei quali 2.655 maschi e 92 femmine, stanno ora scontando l’ergastolo a seguito della direttiva del presidente Kenyatta.
L'ultima commutazione di condanna a morte in ergastolo fu decisa nel 2009 dall'allora presidente Mwai Kibaki.
"Notevoli progressi sono stati compiuti verso l'abolizione universale della pena di morte negli ultimi anni. Attualmente circa 170 Stati membri delle Nazioni Unite hanno abolito la pena di morte o non la praticano più", ha detto Chatterjee. "Più di recente, sette Stati hanno abolito la pena di morte per tutti i reati."
Chatterjee ha citato recenti osservazioni da parte del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, che ha detto: "Resto convinto che non ci sia posto per la pena di morte nel ventunesimo secolo."
"Accogliamo con favore il fatto che, nonostante il Kenya abbia la pena di morte nelle sue leggi, non abbia effettuato alcuna esecuzione da circa tre decenni", ha aggiunto.
L'ultima esecuzione in Kenya è stata effettuata nel 1987.
"Ci auguriamo che il governo del Kenya risponderà all’invito del Segretario generale adottando ulteriori misure per passare dalla attuale moratoria de facto verso la completa abolizione", ha detto il Coordinatore Onu in Kenya.
Ha aggiunto che il Kenya dovrebbe dare seguito alla recente commutazione di massa e lavorare all'istituzione di una moratoria ufficiale sulla pena di morte, che miri alla sua completa abolizione per tutti i reati.
Chatterjee ha citato inoltre un recente rapporto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite secondo cui non esiste alcuna prova che "la pena di morte sia un deterrente per il crimine più di altre forme di punizione."
"Non è la severità della pena che scoraggia i trasgressori, ma la sua certezza."
Per contenere il crimine, l'ONU ha raccomandato che l'attenzione venga incanalata verso il sistema della giustizia, garantendone la conformità con il diritto internazionale sui diritti umani.
La presidente della Commissione nazionale per i diritti umani del Kenya, Kagwiria Mbogori, da parte sua ha detto che la pena di morte deve essere abolita dal momento che il sistema giudiziario del Kenya è ancora affetto da corruzione e inefficacia, che rendono vulnerabili gli accusati innocenti.
Le precedenti dichiarazioni sono state rese durante un seminario di due giorni sulla valutazione dell’atteggiamento pubblico verso la pena di morte in Kenya.
"La pena di morte ha un forte impatto fisico e psicologico sui detenuti e sulle loro famiglie, equivalente a tortura e trattamenti crudeli, inumani e degradanti ai sensi del diritto internazionale", ha detto Mbogori.

Secondo Mbogori inoltre è ancora più costoso mantenere detenuti nel braccio della morte "poiché la maggior parte dei governi sono riluttanti a giustiziare condannati a morte."