sabato 19 novembre 2016

CON IL SI AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE VERRA' ABOLITO IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI DI NOME CNEL. ULTIMO RIFUGIO DI POLITICI TROMBATI ED EX SINDACALISTI.


Tra i tanti punti della riforma costituzionale c’è l’abolizione del CNEL, un organo costato inutilmente circa 1 miliardo di euro dalla sua istituzione ad oggi. Ma come nasce il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e perché è ormai inutile?
Nelle intenzioni dei costituenti il CNEL avrebbe dovuto svolgere una funzione di consulenza alle Camere e al Governo, con particolare riferimento alla legislazione in campo economico e sociale, materie per le quali esso ha addirittura il potere di iniziativa legislativa, vale a dire di proporre disegni di legge alle Camere.
Come previsto dalla Costituzione, il CNEL è composto da persone esperte nelle materie anzidette, nonché da rappresentanti delle categorie produttive, delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. La speranza, nelle intenzioni di coloro che ne approvarono la creazione, era che dal CNEL giungessero in Parlamento progetti di legge già concordati e approvati dalle rappresentanze di coloro che avrebbero dovuto applicarli. Era ancora forte, nell’immediato Dopoguerra, l’influenza delle teorie “corporativiste“, molto in voga negli Anni Trenta sia in Europa che nell’America del New Deal. Soprattutto, si voleva dare ai sindacati un’istituzione in cui poter rappresentare legittimamente le proprie istanze, dopo gli anni del divieto di attività sindacale imposto dal fascismo.
Perché allora il CNEL non ha mai davvero funzionato? Perché i mondi in esso rappresentate hanno preferito far ricorso a strumenti più immediati e diretti per tutelare a livello istituzionale i propri interessi. Detto in altri termini, i sindacati, le associazioni d’impresa e le categorie professionali non hanno avuto bisogno del CNEL per far sentire la propria voce e le proprie istanze nei confronti della politica. Hanno avuto interlocuzioni dirette con i partiti, con i governi e con i parlamenti, hanno partecipato al dibattito pubblico, hanno promosso campagne, scioperi, manifestazioni, studi, analisi, proposte. Non c’è stato bisogno del CNEL, in una democrazia libera.
Con il Sì al referendum costituzionale, si ha l’occasione di archiviare il tentativo fallito e di risparmiare preziose risorse dei contribuenti italiani: nel pieno della sua funzionalità, il CNEL costa circa 20 milioni di euro all’anno, tra indennità dei 64 consiglieri (in passato sono stati anche 121), rimborsi spese, viaggi in Italia e all’estero, sede, staff del presidente, consulenze varie. Un po’ troppo per un organo che ha prodotto solo 14 proposte di legge in oltre 50 anni (ignorate dal Parlamento) e una serie di studi e rapporti alle Camere totalmente sovrapponibili a quello già realizzati dagli stessi uffici studi parlamentari, dalle università, dai centri studi indipendenti.
Da quando si è deciso – con la riforma costituzionale – di eliminarlo, il CNEL ha ridotto le proprie spese: molti consiglieri si sono dimessi e non sono stati sostituiti e l’attività è stata limitata, sebbene continui a lasciare interdetti il livello dei “premi di produttività” riconosciuto ai dirigenti. Il vero rischio è che, nel caso di bocciatura del referendum, il CNEL resusciti in tutto il suo “splendore” e torni al livello di spesa degli anni passati. Paradossi dei sostenitori del No.
PERTANTO #iovotosi
GUIDO MICHI l'ottuso mentale