domenica 6 novembre 2016

             NESSUNO  TOCCHI  CAINO          
no alla pena di  MORTE            



1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : NESSUNO TOCCHI CAINO INIZIA MISSIONI IN AFRICA A SOSTEGNO MORATORIA ONU 2.  NEWS FLASH: ZIMBABWE: GRAZIATI 10 PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE 3.  NEWS FLASH: SUDAN: AMNISTIA PRESIDENZIALE PER I RIBELLI DEL SPLM-N 4.  NEWS FLASH: KAZAKHSTAN: CONDANNATO A MORTE PER ATTACCO ISLAMISTA 5.  NEWS FLASH: PAKISTAN: LA CORTE SUPREMA SOSPENDE L’IMPICCAGIONE DI UN MALATO MENTALE 6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


NESSUNO TOCCHI CAINO INIZIA MISSIONI IN AFRICA A SOSTEGNO MORATORIA ONU
3 novembre 2016: Ha inizio oggi una missione di Nessuno tocchi Caino in quattro Paesi africani, Kenya, Zambia; Malawi e Swaziland con l’obiettivo di far aumentare il sostegno alla Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali di nuovo al voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La prima tappa è il Kenya.

La missione è realizzata grazie al sostegno del Ministero degli Esteri italiano e la delegazione è composta da Antonio Stango, del consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino e neo eletto Presidente della Lega italiana diritti umani; Raphaël Chenuil-Hazan, coordinatore del Congresso mondiale contro la pena di morte, Yuliya Vassilyeva, già del direttivo di Nessuno tocchi Caino ed Elenora Mongelli, attivista radicale e coordinatrice culturale del Congresso mondiale contro la pena di morte. La delegazione sarà raggiunta nello Swaziland dall’onorevole Roberto Rampi.
Kenya, Malawi e Zambia si sono finora astenuti mentre lo Swaziland era assente al momento del voto. L’obiettivo è quello di convincere questi Paesi, che rispettano da tempo una moratoria di fatto, a votare a favore della Risoluzione pro moratoria al Palazzo di Vetro dove un primo voto è previsto intorno al 17 novembre al terzo comitato diritti umani ed un secondo nella plenaria dell’Assemblea generale verso il 20 dicembre.
Il continente africano continua ad essere quello dove esiste il maggior numero di Paesi abolizionisti di fatto che, proprio per questo, potrebbero decidere di passare ad un voto a favore. Il sostegno a questo progetto da parte della Farnesina, dove il sottosegretario Benedetto della Vedova ha coordinato quest'anno la task force contro la pena di morte, conferma l’impegno dell’Italia per la moratoria universale delle esecuzioni capitali e l’attenzione di questo Governo all’Africa.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

ZIMBABWE: GRAZIATI 10 PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
3 novembre 2016: lo Zimbabwe la settimana scorsa ha graziato 10 prigionieri del braccio della morte che avevano chiesto la grazia presidenziale, mentre anche i restanti 80 prigionieri si salveranno dall’esecuzione nel caso il governo decida di abolire completamente la pena di morte per tutti i reati, ha dichiarato il Vice Presidente Emmerson Mnangagwa.
Le parole di Mnangagwa sono giunte durante la presentazione da parte dello Zimbabwe del suo rapporto nazionale sui diritti umani sotto gli auspici della Revisione Periodica Universale, il 2 novembre presso il Centro delle Nazioni Unite a Ginevra.
Mnangagwa, che è responsabile del Ministero della Giustizia, degli Affari Giuridici e Parlamentari, stava rispondendo a diverse sollecitazioni provenienti da diversi Paesi che hanno chiesto allo Zimbabwe di abolire completamente la pena di morte.
Tuttavia il Vice presidente ha detto che mentre il Paese ha accettato la raccomandazione di abolire la pena di morte in occasione dell'ultima RPU nel 2012, la maggior parte dei cittadini dello Zimbabwe che hanno partecipato al processo costituente hanno detto di volerla mantenere.
Ha detto tuttavia che il governo sta attuando campagne di sensibilizzazione a livello nazionale per rendere consapevoli i cittadini dello Zimbabwe sugli effetti della pena di morte.
Mnangagwa inoltre ha respinto le accuse da parte di alcuni Paesi secondo cui lo Zimbabwe ha prigionieri politici, dicendo che non è corretto.
"Sulla questione della pena di morte, posso dirvi che per oltre un decennio non abbiamo avuto esecuzioni in Zimbabwe", ha dichiarato Mnangagwa.
"Attualmente abbiamo 90 detenuti nel braccio della morte, e la settimana scorsa nel nostro Gabinetto abbiamo ricevuto 10 richieste di grazia presidenziale e tutte e 10 sono state concesse.
"Abbiamo quindi deciso che io, in qualità di Vice Presidente responsabile per l'amministrazione della giustizia, debba presentare un documento sulla questione dell'abolizione della pena di morte, che dobbiamo discutere."
Il vice presidente ha precisato che la nuova Costituzione impone la pena di morte solo ai maschi di età compresa tra 21 e 70 anni che sono condannati per omicidio aggravato, rispetto a quella precedente che aveva una gamma più ampia di reati per i quali si poteva essere condannati a morte, indipendentemente dal sesso.
I rappresentanti di diversi Paesi hanno detto che per lo Zimbabwe è fondamentale abolire completamente la pena di morte.
"Raccomandiamo che lo Zimbabwe abolisca completamente la pena di morte per tutti i reati e stabilisca una moratoria sulle esecuzioni e commuti rapidamente le condanne a morte in pene detentive", ha detto un rappresentante dell'Uruguay.
Il rappresentante del Portogallo ha dichiarato: "Il Portogallo raccomanda allo Zimbabwe di stabilire una moratoria sulla pena di morte in vista della completa abolizione sia in pratica che nel diritto, in tutti i casi e in tutte le circostanze."
I rappresentanti di Belgio e Slovenia hanno detto che, nonostante le campagne del governo dello Zimbabwe per informare i cittadini circa gli effetti della pena di morte, è importante che la pena capitale venga immediatamente sospesa.
La Svizzera ha espresso preoccupazione per il sovraffollamento e le cattive condizioni nelle carceri e ha chiesto al governo come intenda affrontare la questione.
Mnangagwa ha detto che ogni volta che la popolazione carceraria ha superato la capienza, il governo ha attuato vari interventi, tra cui il trasferimento dei detenuti in spaziose prigioni agricole, mentre altri sono stati liberati attraverso la grazia presidenziale.
In generale, la maggior parte dei Paesi hanno riconosciuto allo Zimbabwe l'attuazione delle 130 raccomandazioni che ha accettato all'ultima RPU.
Paesi Bassi, Danimarca, Portogallo, Russia, Spagna, Svizzera, Svezia, Ucraina, Gran Bretagna e Belgio sono alcuni dei Paesi europei che si sono congratulati con lo Zimbabwe per l'attuazione delle raccomandazioni.
Hanno apprezzato la Costituzione per la sua ampia Carta dei Diritti, ma hanno esortato il governo affinché garantisca la piena attuazione della legge.
La delegazione dello Zimbabwe riceverà un elenco completo delle nuove raccomandazioni.


SUDAN: AMNISTIA PRESIDENZIALE PER I RIBELLI DEL SPLM-N
27 ottobre 2016: il presidente del Sudan Omar Al Bashir ha deciso di liberare diversi membri del Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan-Nord (SPLM-N) che erano stati riconosciuti colpevoli di aver preso parte agli scontri con le forze governative a Ed Damazin nel 2011.
Un membro del consiglio di difesa, El Tijani Hassan, ha detto a Radio Dabanga che la decisione riguarda 64 condannati, 17 dei quali condannati a morte in contumacia, tra cui il capo del SPLM-N, Malik Aggar, e il Segretario generale Yasser Arman.
Tra i 64 figura anche Munnllah Hussein Huda, che è stato condannato a morte ed è imprigionato a Port Sudan.
El Tijani Hassan ha sottolineato che quelli che saranno liberati sono attualmente detenuti nella prigione di El Huda a Omdurman, così come nelle prigioni di Medani e Port Sudan.
Hassan ha attribuito la decisione di graziare i condannati ai notevoli sforzi compiuti dall'amministrazione del Nilo Blu e la buona volontà del governo nei confronti dei movimenti armati dopo gli esiti del dialogo nazionale.
Non è stato annunciato quando avverranno i rilasci.
Nel settembre 2011, il Nilo Blu ha assistito a pesanti scontri e bombardamenti aerei tra le forze armate del Sudan e l'SPLM-N.
Attualmente i combattimenti avvengono lungo un terzo fronte nel nord del Sudan, dove il conflitto era in corso nel Sud Kordofan e in Darfur. Le parti si accusano a vicenda di aver iniziato le ostilità.


KAZAKHSTAN: CONDANNATO A MORTE PER ATTACCO ISLAMISTA
28 ottobre 2016: un tribunale del Kazakistan, paese dell'Asia centrale, ha condannato a morte un uomo per aver ucciso 10 persone in un attacco islamista nella città più grande del paese, in precedenza quest'anno.
Il tribunale di Almaty ha concluso che il 27enne Ruslan Kulekbayev era guidato da "ideologia religiosa" quando a luglio attaccò con armi da fuoco una stazione di polizia locale, uccidendo otto agenti di polizia e due civili.
Kulekbayev, che si è dichiarato responsabile dell’attacco terroristico e di diversi omicidi, ha detto di voler vendicare i suoi "fratelli musulmani".
Altre cinque persone che avrebbero fornito le armi a Kulekbayev hanno ricevuto pene detentive da tre a 10 anni.
Il Kazakhstan ha introdotto una moratoria sulla pena di morte nel 2003, ma i tribunali sono ancora autorizzati ad emettere condanne capitali.


PAKISTAN: LA CORTE SUPREMA SOSPENDE L’IMPICCAGIONE DI UN MALATO MENTALE
31 ottobre 2016: la Corte Suprema pakistana ha sospeso l’esecuzione di Imdad Ali, un uomo schizofrenico condannato nel 2002 per aver ucciso un religioso. L'impiccagione è stata rinviata sulla base della malattia mentale di Ali.
La Corte ha informato l’Avvocato generale del Punjab, il Procuratore generale del Punjab e il Ministro della Giustizia, chiedendo i loro pareri sulla questione.
Le informative sono state inviate a seguito di una petizione per la revisione del caso presentata dalla moglie di Imdad Ali.
La Corte aveva già respinto un’istanza presentata dagli avvocati difensori secondo cui Ali non può essere giustiziato poiché non in grado di comprendere il suo crimine e la punizione.
Un panel di tre membri presieduto dal giudice Anwar Zaheer Jamali ha trattato il caso.
Le udienze riprenderanno nella seconda settimana di novembre.
I medici nel 2012 certificarono che Imdad Ali, 50 anni, è un soggetto schizofrenico paranoico, dopodiché l’imputato fu giudicato colpevole e condannato a morte per l'uccisione nel 2001 di un religioso.
Ali doveva essere giustiziato il 26 ottobre, in base all’ordine di esecuzione emesso la settimana scorsa.

Tuttavia la Corte Suprema ha accettato di rivedere la sentenza del 21 ottobre relativa all’appello finale di Ali, in cui la Corte ha stabilito che la schizofrenia non rientra nella definizione giuridica dei disturbi mentali.